Il Lago Rosso
Chiunque visitasse oggi il piccolo villaggio ucraino di Krasnostav avrebbe difficoltà ad immaginarlo come uno shtetel colmo di vita ebraica. Fu così, però, all’inizio del XX° secolo quando nacqui: più di duecentocinquanta famiglie ebraiche – artigiani e commercianti – abitavano lì.
La popolazione ebraica consisteva più che altro di Khassidìm di Ruzhin, Karlin e Cernobil la quale vita orbitava attorno al Bet HaMidràsh e i loro doveri religiosi. Andavano al tempio la mattina presto e la sera. I loro figli studiavano nel “Kheder” [tradizionale scuola materna ebraica dell’est Europa. N.d.t.]. Ogni Shabbàt mattina un uomo girava per svegliare gli ebrei per recitare Tehillìm (salmi). “Shteit oif, shteit oif le’avoidas haBoire! – Alzatevi a servire il Creatore!” Persino nel 1926, c’era ancora un uomo che girava il venerdì pomeriggio, prima dello Shabbàt, per ricordare a tutti di cessare il lavoro e chiudere le botteghe. E infatti chiudevano i negozi.
Il nome dello shtetel deriva dal suo lago, Krasnostav, che vuol dire “lago rosso”. Esiste una legenda secondo la quale, secoli fa, i cosacchi portarono tutti gli abitanti dell villaggio e li sterminarono in riva al lago. Il sangue dei cadaveri fece sì che il lago sembrasse rosso.
La vita nello shtetel ucraino era semplice. I residenti abitavano in piccole case mono-livello. Avevano imparato ad adattarsi al clima. La maggior parte della gente lavorava molto duro tutta l’estate. Durante gli inverni russi rigidi le famiglie si radunavano attorno al forno per il calore e il commercio si rallentava. L’acqua veniva dai pozzi. Per lavare i vestiti, un gruppo si avviava verso il lago, formavano un buco nel ghiaccio e lavavano gli abiti nell’acqua frigida.
Nonostante ciò, o forse proprio a causa di questo, le nostre vite non erano molto segnate dall’esistenza fisica quanto dalla dimensione spirituale, una dimensione che pervadeva la nostra vita quotidiana. La zona intorno a Krasnostav evocava la memoria di figure gloriose dell’ebraismo est-europeo. Nel raggio di settanta chilometri da Krasnostav si trovano il villaggio di Mezirich, casa del famoso Maghid rabbì Dov Ber [successore del Baal Shem Tov]; Anapoli ove viveva e insegnava il Rebbe Rabbì Zushe; Koritz, luogo dal quale Rabbì Pinchas sparse la luce della Khassidùt; Polno’ah, casa del allievo più illustre del Baal Shem Tov, Rabbì Ya’akòv Yossèf HaCohen; Sidilkov, casa dell’autore di Deghel Machanè Efraim, nipote del Baal Shem Tov; Novograd-Volynsk (conosciuto in Yiddish con l’antico nome Zviehl) dove viveva il Rebbe Shloimele [Goldman], e Shepetivka, casa del “Tzaddìk di Shepetivka”.
Io nacqui in una linea di rabbini distinti, una familia che era stata zelante nel mantenere la sua erudizione e leadership comunitaria per secoli. Mio nonno materno, Rav Moshe HaKohen Rapaport, era un discendente, l’ottava generazione, dal grande ShaCh, Rabbì Shabbetai HaKohen (1611-1663), una dei più grandi rabbanìm di Vilnius e Lituania, che scrisse l’opera “Sifté Kohen”, un commento sul Shulchàn Arùch [rimasto rilevante halakhicamente anche oggigiorno N.D.T.]. Questo nonno era un uomo la quale ogni azione rifletteva santità. Era il Rav del mio villaggio finché suo genero, mio padre, prese il suo posto. Trascorse i suoi ultimi anni nello studio costante della Torà e nell’isegnare me e mio fratello. Negli anni tumultuosi della rivoluzione, era lui il mio maggiore mentore. È da lui che ho acquisito “maestria” nello studio della Ghemarà [Talmud].
Rav Aharon Chazan (a destra) con il suo genero Rav Moshe Greenberg
Mio padre, Rav Mordechai Chazan, fu uno degli allievi importanti del famoso “Iluy [genio] di Zviehl, Rav Yoel Shurin, conosciuto prima come “il Genio di Poltava”. Per tutta la sua vita mio padre considerava Rav Yoel il suo mentore.
Apprezzando la sua Yir’at Shamayim [timore del Cielo], mio nonno materno decise di prenderlo come genero. La coppia sposò ed io fui il loro primogenito, nato all’uscita dello Shabbàt, 3 febbraio 1912. Mi chiamarono Aharon perché nella Parashà della settimana, Yitrò, si leggono le parole “ed Aharon e tutti i saggi di Israel vennero…” (Esodo 18, 2). Poco dopo la mia nascita, mio padre divenne il Rav di Krasnostav.
La struttura sociale di Krasnostav era simile a quella di altre comunità ebraiche. Lo status tendeva ad essere basato sul grado di erudizione di Torà e di devozione alle Mitzvòt. La posizione più importante era quella del Rav. I leader della comunità, i shochatìm, studiosi di Torà e persone di carattere elevata erano prossimi nella gerarchia. Poi c’erano i capifamiglia. Pur non essendo, per la maggior parte, eruditi, trovavano il loro posto nella società attraverso le loro buoni azioni.
Essendo figlio del Rav del villaggio venivo tenuto in grande considerazione. Anche da bambino, era scontato per la gente che io un giorno avrei assunto la posizione di mio padre. Non potevo sapere che il mio mondo sarebbe stato completamente capovolto.
© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
Etichette: chazan, ebraismo, krasnostav, sovietica, storia

26 febbraio, 2008 alle 10:58 am |
I commenti lasciati sul vecchio sito di Ravblog:
Ho trovato molto interessante questa storia. Grandi e gloriose sono le origini della tua famiglia ed eccezionale il modo in cui tuo nonno descrive l’ambiente sociale del tempo, sembra come rivivere nella propria mente la vita dello shtetel.
Hazak e continua così
– Daniele
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E un libro che dovrebbero Far Leggere nelle scuole alla pari di Anna Frank
– Anonimo
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Should it be also translated in Russian?
– Anonimo
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