Nel Profondo della Notte Sovietica 2° parte

By ravblog

La Rivoluzione

Nel marzo del 1917 ebbe inizio la rivoluzione russa. Al principio fu organizzato un governo provvisorio. Sette mesi più tardi questo governo fu rimosso dai bolshevichi con furiose e sanguinose battaglie. Mentre tutto il paese era agitato e il governo stesso in disordine, diverse nazionalità cercarono di affermare i propri diritti. Gli ucraini furono uno di questi gruppi. Formarono un Partito Nazionalista per ottenere la scissione dalla Russia. Sotto l’autorità di vari generali ucraini, si formarono dei gruppi di contadini che andavano da cittadina a cittadina facendo incursioni e saccheggiamenti.

Lo scopo ufficiale dell’esercito ucraino era di liberare l’Ucraina dai comunisti e ogni ebreo era considerato comunista… Questa concezione nacque dalla presenza di molti ebrei rinnegati che furono importanti membri fondatori del Partito Comunista. Durante quei primi anni erano degli ebrei che avevano la maggior parte delle posizioni elevate del governo comunista. Questi ebrei erano fortemente opposti all’ebraismo ma, ironicamente, prestarono un connotazione ebraica al termine “comunista”, nonostante il fatto che le masse degli ebrei erano fedeli alla propria religione [e quindi non comunisti, N.D.T.]. Persino nel 1941, ancora veniva data mano libera ai soldati per saccheggiare e uccidere ebrei improtetti dovunque andassero. Il generale Denikin, il generale Petrula ed altri, adirittura incoraggiavano questi sfoghi brutali in quanto fossero un modo per rendere i soldati contenti e sotto controllo.

L’Ucraina era famosa per i suoi pogrom contro gli ebrei già dagli infami anni Tach-Tat (1648-49). Subito dopo la Rivoluzione e per i seguenti cinque o sei anni, ci furono molti pogrom dalle bande ucraine e ebrei furono uccisi. Ero un bambino di soli sette anni quando Petlura e la sua banda invasero il nostro shtetel un Shabbàt.

Giravano delle voci riguardo le atrocità da loro commesse, ma ancora non eravamo pienamente consci delle loro azioni. Un giorno, dei contadini selvaggi irruppero nella nostra casa, sequestrarono mio padre, mio nonno e due shochatìm che si trovavano in quel momento a casa nostra. Vidi come li fecero marciare verso il muro del tempio di fronte alla nostra casa e armarono il fucile per sparare. Fortunatamente, il fucile si bloccò e quei Petrulnik si dovettere accontentare colpendoli sulla testa, colpo dopo crudele colpo, con l’impugnatura del fucile.

In fine, mio nonno e mio padre caddero a terra dopo aver perso la coscienza. Apparentemente, questi contadini pensarono che le vittime erano già morte, perché prestarono la loro attenzione ai due shochatìm, trascinandoli nelle strade per la barba. Fortunamente, tutti e quattro riuscirono a recuperarsi.

Fummo infatti molto fortunati; altri ebrei del nostro villaggio non lo erano e furono uccisi. Dovunque andavano le bande, gli ebrei furono massacrati. Un’altra volta, quando ci furono delle voci, un venerdì, che Petlura stava tornando verso il nostro villaggio, mio padre prese i bambini e tutta la nostra famiglia scappò. Quando tornammo a casa, di domenica, trovammo due ebrei uccisi.

Scappammo anche la vigilia di Yom Kippùr verso il villaggio di Jablonivka. Assieme ad oltre cento altri ebrei, ci nascondemmo nella stalla di un contandino non-ebreo. Un ebreo che faceva chicchi di cereali frantumati aveva organizzato quel posto per noi. Rimanemmo lì, terrorizzati. Durante Yom Kippur, con non più di uno o due Makhzorìm [libri di preghiera], mio padre guidò le Tefillòt. Non andammo a casa alla conclusione del digiuno per paura dei Petlurniks. Fortunamente, quella sera dei gentili ci portarono delle patate per gli adulti e del latte per i bambini.

Zevihl [Novgorod-Volynsk], la capitale della nostra provincia, si trovava a quaranta chilometri da Krasnostav. Nell’autunno del 1919 i contadini di Zevihl si sfrenarono massacrando migliaia di ebrei. La situazione degli ebrei superstiti era orrenda. Chiunque aveva la possibilità di scappare lo fece. Reb Shloimele, il Rebbe di Zevihl, scappò a Krasnostav con tutta la sua famiglia e centinaia di altri ebrei. Ognuna delle duecentocinquanta famiglia ebraiche di Krasnostav ospitò due o tre famiglie di profughi. Molti altri abitarono nelle sezioni dei templi dedicati alle donne per tutta la durata dell’inverno, finché i “disturbi” passarono oltre.

Secondo le stime dell’epoca, alla conclusione dei due anni di battaglie tra i nazionalisti e i comunisti, più di centocinquantamila ebrei furono massacrati nei pogrom. Decine di migliaia di vedove e orfani si trovavano senza tetto e senza risorse.

Finalmente i comunisti, sotto la guida di Vladimir Ilyich Lenin, sconfissero gli ucraini. Comprensibilmente, molti ebrei accolsero con entusiasmo la loro vittoria e la videro come la fine delle atrocità ucraine. Per quanto fosse vero che i comunisti introdussero una certa misura di stabilità, questi servì solo come piattaforma sulla quale promuovere le loro atrocità ideologiche, atrocità simili e in certi sensi peggiori di quelle delle bande ucraine.

Continua…

© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

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4 Risposte a “Nel Profondo della Notte Sovietica 2° parte”

  1. Daniel Dice:

    Complimenti Shalom, ho letto ora entrambi i paragrafi:
    - la storia è molto interessante, finalmente si inizierà a colmare quel vuoto culturale (ebraico e non) relativo alla ferocia comunista…
    - la traduzione è già molto chiara;
    - ottima la scelta delle interruzioni finali, che lasciano una vera suspence!

    Grande idea!

    C u domenica @ Balbo,
    Daniel

  2. stefania Dice:

    interessante il racconto perchè ci fa capire dal profondo quanto la rabbia contro l’ebraismo sia stasta forte .Credo che però il persecutore sia sempre in agguato: cambia solo il nome

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