Nel Profondo della Notte Sovietica 3° parte

Il Comunismo

Da quando ebbero iniziato a governare in Ucraina, i comunisti aprirono subito una campagna per spargere la loro ideologia. Ognuno era obbligato a fare la sua parte di “volontario” per fondare lo stato comunista. “Gli operai – dissero i comunisti – non saranno più sfruttati. Siccome tutti i cittadini diventeranno uguali, verranno tutti assunti dallo stato.”

È chiaro che gli operai e i lavoratori in generale si affrettarono ad unirsi a loro. Nei casi che la gente non rimase convinta dalla retorica dei comunisti, questi non avevano nulla contro l’impiego di altri metodi. Delle grandi fasce della popolazione vennero considerati “nemici del popolo”, ovvero persone che non sottoscrivono l’ideale comunista.


La discriminazione fu specialmente forte nei confronti degli ebrei osservanti e contro gruppi con scopo nazionalista come i zionisti e i bundisti, due gruppi ebraici laici che non sottoscrivevano le idee comuniste. Solo gli ebrei che facevano parte del Partito Comunista potevano godere di una sicurezza temporanea.

I comunisti non tolleravano la religione; nella loro opinione i credi religiosi costituavano una fonte continua di odio e di dissidenza politica contro il comunismo. Secondo loro, l’unità voluta dallo stato comunista non avrebbe potuto essere realizzata qualora esistessero dei numeri abbondanti di religiosi.

Questo fu almeno la linea ufficiale. Usarono però una tattica diversa per convincere le masse. “La religione insegna che certi devono essere poveri ed altri ricchi, che si deve accettare la sofferenza, proclamarono. Questo è solo un sotterfugio per oprimere gli operai, un sotterfugio che dobbiamo abolire! La religione è l’oppio delle masse!”

Al momento della Rivoluzione, la maggior parte degli ebrei in Russia erano osservanti. Gli ebrei dei movimenti socialisti, riformisti e zionisti furono una piccola percentuale della popolazione ebraica. La forza di questi gruppi non era nei numeri ma nello zelo con il quale operavano, lavorando instancabilmente per convincere i loro correligionari ad abbandonare l’ebraismo e unirsi ai loro rispettivi movimenti.

Decenni prima, i maskilìm – ebrei che avevano abbandonato l’ebraismo in favore dell’“illuminismo” della cultura non-ebraica – fecero una breccia nella vita ebraica osservante. Aprirono teatri yiddish e pubblicarono centinaia di storie, romanzi e recite, tutti con il tema che la religione era fuori dal tempo. Solo gli ebrei delle piccole città e i villaggi non subirono l’influenza delle tendenze moderne.

Sia il Partito dei Lavoratori Ebrei (il Bund) che i zionisti, stabilirono delle scuole laiche ove insegnavano materie ebraiche in uno spirito apparentemente tradizionalista. In effetti, facevano ai bambini un lavaggio del cervello con le loro idee. Ebbero successo in parte a causa dello stato inferiore dell’educazione formale ebraica che in Russia esisteva solo dalla fine del diciannovesimo secolo.

Inoltre, proprio perché l’educazione ebraica era disorganizzata e i genitori usavano assumere dei maestri privati per i propri figli, oppure li insegnavano da soli, queste scuole, che sembrava offrivano il meglio dei due mondi, venivano accolti bene. Le materie insegnate davano ai loro figli la conoscenza necessaria per lavori più facili e rispettabili, mentre con le materie religiose si evitava il bisogno di assumere insegnanti privatamente. Furono molto pochi i genitori che si accorsero delle vere intenzioni dei dirigenti e istruttori di queste scuole.

Mio padre mi raccontò che una volta Rav Yoel Shurin vide degli alunni della scuola ebraica profanare lo Shabbàt in pubblico e chiamò a radunare tutti i cittadini ebrei di Zevihl.

“Stiamo dando i nostri figli in mano a persone furbe che li stanno strappando via all’ebraismo, chiamò. Adesso i nostri figli stanno seguendo i loro modi e profanano apertamente lo Shabbàt! I nostri saggi dichiarano che persone di questo tipo sono considerati morti anche nella loro vita. Dobbiamo osservare il lutto per i nostri figli come se fossero morti!” La sua voce si spaccò e si mise a piangere davanti a tutta l’assemblea.

Quando i comunisti vennero al potere, tutte le organizzazioni ebraiche, religiose e non, furono vietate. Chiunque volesse, invece, seguire il comunismo, veniva nominato ad una posizione rispettabile, gli venivano concessi dei privilegi particolari e veniva onorato pubblicamente.

La vita facile dei membri del Partito Comunista contrastava fortemente con lo sforzo di molti per sopravvivere. Una parte dei zionisti e maskilìm decise di prendere la via più facile iscrivendosi al Partito Comunista. Questi avevano un atteggiamento servile nei confronti dei loro leader. Infatti, non c’era nulla che non erano pronti a fare per provare la loro lealtà verso essi; alcuni adirittura tradendo i loro ex-amici e conoscenti.

Questi nuovi convertiti al comunismo furono imbrogliati dalle promesse di Lenin riguardo l’uguaglianza degli ebrei. Pensavano di poter conservare la propria identità ebraica e nel tempo stesso essere accettati dalla società assecondando l’ideologia comunista. Era questo gruppo che formò il nucleo della Yevsektsiya, un’organizzazione il quale obiettivo era di indottrinare gli ebrei con gli ideali del Partito.

Nel prossimo capitolo: La Yevsektsiya

© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

L’autobiografia di Rav Aharon Chazàn di Benè Beràk. Rav Chazàn ha vissuto nell’Unione Sovietica dalla Rivoluzione fino al 1966, non lasciando per un giorno la sua osservanza forte dell’ebraismo, nonostante le minacce e l’oppressione dei comunisti. Il Rav ormai ha visto anche il crollo di quel regime brutale e ha testimoniato il risorgimento dell’ebraismo nell’ex-URSS. Il suo nipote, Rav Avraham Wolff, è oggi rabbino capo di Odessa, e prega nello stesso tempio nel quale presedieva il suocero di Rav Aharon Chazan, il Rav Zushe Friedman. Il cerchio che si chiude…

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione

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Una Risposta a “Nel Profondo della Notte Sovietica 3° parte”

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