Nel Profondo della Notte Sovietica 6° parte

La Guerra Contro le Yeshivòt

Fu solo questione di tempo prima che i comunisti indirizzassero la loro battaglia verso le Yeshivòt. La loro strategia era molto semplice: rendere la vita della gente delle Yeshivòt insopportabile e priva di alcun tipo di protezione. Sotto questa pressione, Rav Yoel Shurin (il genio di Zviehl) con tutta la sua famiglia scappò in Polonia. La sua Yeshivà, che contava quattrocento studenti, cessò di esistere. Chiusero molte altre Yeshivòt, alcune delle quali cercarono di riaprire in altri luoghi.

La Yeshivà di Novardok fu una di quest’ultime. Al principio i capi della Yeshivà di Novardok cercarono di mantenere la loro presenza in Russia divdendo la Yeshivà in molte piccole Yeshivòt clandestine. Quando fu chiaro che non era possibile fare sopravvivere queste Yeshivòt, decisero di evacuare tutti gli studenti, en masse, in Polonia. Questo accadde nel 1922 quando le frontiere erano nuove e protette male. I Novardokers trovarono in Polonia delle persone coraggiose e timorose di D-o che volevano aiutarli a salvare i giovani dalla distruzione spirituale in Russia.

Mentre passavano furtivamente oltre la frontiera, i ragazzi cantavano il salmo “Sulle acque di Babilonia” (salmo 137), che ricorda la cattività in Babilonia. La cantavano con l’aria delle canzoni rivoluzionarie russe, per fare pensare alle guardie che fossero dei soldati bolscevichi. In questo modo, centinaia di studenti furono salvati.

Il nostro villaggio di Krasnostav, a venti chilometri dalla frontiera, fu una delle tappe di questi giovani. La sera arrivavano dei ragazzi che dormivano a casa nostra, e la mattina successiva delle carrozze tirate da cavalli li portavano oltre la frontiera, quindici o venti ragazzi alla volta. A circa un chilometro dalla frontiera abbandonavano le carrozza e continuavano a piedi sotto il cielo rosso della Russia. I soldati russi pensavano che fossero venuti per proteggere il confine come loro. Mio padre sapeva che se si fosse saputo che lui offriva rifugio a questi ragazzi, sarebbe certamente stato ucciso, ma l’urgenza aveva più peso del pericolo.

Mi ricordo che venti ragazzi ci sorpresero una vigilia della festa di Shavu’òt. Alloggiarono a casa nostra per la durata dei due giorni della festa. Mia madre mi mandò a raccogliere delle Challòt, dolci ed altro cibo dai vicini, perché era troppo pericoloso per i ragazzi di Yeshivà stessi uscire da casa ed essere visti. Nonostante il pericolo, cantarono e ballarono per tutta la durata di Shavu’òt. Alla conclusione della festa, i loro contatti vennero e li portarono oltre il confine.

Non eravamo l’unica famiglia ad assumersi il rischio di aiutare ebrei a fuggire dalla Russia. Varie famiglie in altre cittadine lungo la frontiera fecero la stessa cosa.

Varie volte pregai mia madre che mi lasciasse unirmi a questi gruppi, ma lei rispondeva: “Aharon, hai solo dieci anni. Chi si curerà di te in Polonia? Dove potresti andare? Aspetta che diventi più grande e poi potrai andare”. Nessuno prevedeva che con il passare di poco tempo i confini si sarebbero chiusi ermeticamente.

Poco dopo, le Yeshivòt di Mosca, Leningrado e Kiev chiusero le porte. Molti Chadarìm [scuole religiose dell’età delle elementari. NDT] e Yeshivòt gestite dai Chassidìm di Chabad diventarono clandestine. Continuarono ad esistere grazie a dei Chassidìm di un coraggio straordinario, la cui sorte racconterò nei prossimi capitoli.

Nel 1924 mia sorella si ammalò e doveva essere curata in città. Mio padre scrisse al suo maestro, il Rav Shurin, in Polonia per consultarsi con lui. Rav Yoel gli consigliò di trasferirsi a Zviehl, la capitale della provincia che si trovava a circa quaranta chilometri da Krasnostav. Lì si poteva trovare un buon medico. Inoltre, Rav Yoel suggerì che mio padre fosse nominato Rav della città. Molti studenti di Rav Yoel abitavano ancora a Zviehl e loro presentarono a mio padre la nomina a Rav, accogliendolo con molta gioia.

La mia famiglia si trasferì a Zviehl alla fine dell’estate. Per la maggior parte dei quattro anni che si trovarono lì io rimasi a Krasnostav, studiando in privato con mio nonno. Studiammo gran parte del trattato Chullìn del Talmùd e la sezione Yorè De’à dello Shulchan ‘Aruch, che desideravo conoscere bene. [Queste sono le fonti delle regole pratiche riguardanti la kasherùt, la purezza famigliare, ecc. L’autore voleva assicurarsi di conoscerle bene, prevedendo un futuro nel quale un ebreo osservante non avrebbe più potuto usufruire di una comunità sulla quale appoggiarsi per tutte le questioni di religione e di Halachà. NDT]

Mio fratello, più giovane di un anno e mezzo, si univa ogni tanto allo studio.

Il mio Bar Mitzvà ebbe luogo a Zviehl all’inizio del 1925 e il Rebbe della città, Rav Shlomo Goldman – con il quale mio padre si consultava spesso – fu presente alla festa. La vita spirituale, però, fu messa in ombra da segni sempre più minacciosi. Il Rebbe partì per la Palestina un anno dopo che un gruppo di ragazzi attaccarono suo nipote e gli tirarono le pe’òt [le basette che la Torà proibisce ai uomini di radere e che certi Chassidìm fanno crescere molto lunghe. NDT]. Questi ragazzi erano stati una volta i suoi compagni di classe nell’ambiente spirituale del Cheder! Stava diventando chiaro che per l’ebraismo non c’era un futuro in Russia.

Quando avevo quindici anni, un Chassìd Chabad-Lubavitch, Rav Mordechai Eliezer, aprì una Yeshivà, in clandestinità, a Zviehl. Mi chiese di venire, anche per aiutare i giovani studenti con le mie conoscenze. Dopo Pesach, un geniale Talmìd Chachàm, Rav Shaul Bruk, prese il posto di Rav Mordechai a capo della Yeshivà. Studiammo nella ex-Yeshivà di Rav Yoel, nella quale c’era anche una sinagoga. Mentre Rav Bruk insegnava, facevamo a turno per rimanere di guardia all’esterno. Nell’evento dell’approccio di un Yevsek [vedi capitolo La Yevsektsia], il Rosh Yeshivà saltava fuori dalla finestra nel cortile vicino dove si macellavano i polli. Lì iniziava ad affillare la lama del coltello come se fosse uno shochet. I bambini, a loro volta, facevano finta di giocare o a studiare per conto loro [cosa che era permessa dalla legge. NDT].

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche

© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

L’autobiografia di Rav Aharon Chazan di Benè Beràk. Rav Chazan ha vissuto nell’Unione Sovietica dalla Rivoluzione fino al 1966, non lasciando per un giorno la sua osservanza forte dell’ebraismo, nonostante le minacce e l’oppressione dei comunisti. Il Rav ormai ha visto anche il crollo di quel regime brutale e ha testimoniato il risorgimento dell’ebraismo nell’ex-URSS. Oggi, alcuni dei suoi nipoti sono all’avanguardia della rinascita dell’ebraismo negli stessi luoghi dove una volta ha dovuto lottare per rimanere fedele alla tradizione.

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Una Risposta a “Nel Profondo della Notte Sovietica 6° parte”

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