Stalin Uccide i Chassidìm
Fino a questo punto ho raccontato la storia di Rav Bruk così come l’ho vista in prima persona. La continuazione l’ho sentita da altre persone.
Nel mese di novembre del 1928, il tribunale si convocò per sentire il suo caso. Rav Bruk assunse un avvocato non-ebreo che credeva nella sincerità delle affermazioni del Rav. Anche il fatto che i magistrati erano non-ebrei era a suo vantaggio: se fossero stati ebrei, non c’è dubbio che avrebbe perso la causa. Durante il processo, Rav Bruk ripetè la giustificazione che si trovava a Zevihl per apprendere il mestiere dello shochèt e mostrò il suo contratto con il mattatoio. Contrariamente al solito, la sentenza fu molto leggera: tre mesi di prigione con la condizionale.
Nonostante la chiara vittoria, il processo portò pubblicità negativa alla Yeshivà. Studiarci diventò sempre più difficile. I gabbaìm del tempio rifiutavano di lasciare entrare i ragazzi, per paura di essere puniti, in quanto responsabili del tempio, nel caso che la Yeshivà fosse stata scoperta. Alla fine il Rav decise di utilizzare un tempio abbandonato nella periferia della città, ma anche lì non fu lasciato in pace.
Nel mese di gennaio le autorità sorpresero Rav Bruk mentre insegnava, e il Rav fu portato in questura, dove il suo caso fu riaperto. Dovette firmare un impegno a non lasciare la città finché il caso fosse arrivato di nuovo in tribunale. Per il momento, però, era libero.
Avendo capito che non poteva più continuare le lezioni, decise di fare insegnare ai ragazzi più giovani da uno dei ragazzi più grandi. Qualche volta il ragazzo fu sorpreso mentre insegnava, ma essendo talmente giovane nessuno sospettava che fosse lui il maestro. Per quanto riguardava invece la classe più grande, il Rav controllava le lezioni da fuori della Yeshivà e insegnava la notte in una casa privata.
A causa del pericolo elevato, fu deciso che la Yeshivà non poteva più rimanere a Zevihl. Rav Bruk trasgredì alla sua ingiunzione e andò di nascosto a Costantine, dove contattò gli insegnanti della comunità osservante e chiese la loro assistenza. Questi furono d’accordo e dopo Pesach del 1928 la Yeshivà si trasferì a Costantine. Tuttavia la Yevsektsia di Costantine non era migliore. Dopo alcuni mesi capirono la situazione di Rav Bruk ed iniziarono a seguire gli studenti. Rav Bruk fu riportato a Zevihl.
Il caso del Rav fu riaperto dal tribunale dopo Pesach del 1929 e il Rav fu condannato a nove mesi di lavoro forzato, seguito dal confinamento nella sua città natia, Ilena. Il Rav protestò presentando appello al tribunale provinciale di Zhitomir, per poi continuare alla corte suprema a Kharkov, che confermò la sentenza originale.
Gli era permesso scegliere la città dove avrebbe lavorato sotto la supervisione della polizia. Il Rav decise di rimanere con la sua gente a Zevihl. Il suo lavoro forzato consisteva nel pulire le strade della città, e si rivelò un impegno non troppo gravoso. Inoltre poteva svolgere il lavoro nelle prime ore della mattina, rimanendo libero per il resto della giornata.
Rav Bruk continuò a studiare ogni giorno con tre giovani che rimasero a Zevihl. Uno si unì infine alla Yeshivà di Chabad a Kiev. Gli altri due erano fratelli orfani, i cui genitori erano stati uccisi nei pogrom. Il più giovane dei due finì per soccombere all’influenza dei comunisti. Il più grande, Yaakov Shatz, rimase con il suo maestro. Dopo qualche anno sposò la figlia di Rav Bruk e si stabilì con lei a Mosca. Nel 1937, durante il periodo terribile del governo di Stalin, Shatz fu arrestato assieme a molti Chassidìm Chabad e Breslav. In quel periodo questi arrestati ricevevano di norma una sentenza di dieci anni di “isolamento”, ma di fatto furono quasi tutti uccisi in prigione. Con la morte di Yaakov Shatz, sparì ogni traccia della Yeshivà di Zevihl.

Rav Shlomo Goldman, il Rebbe di Zevihl. Foto: Ladaat.net
La Yeshivà ebbe inizio nei primi anni ’20. Quando i comunisti iniziarono a perseguitare la religione e tutti i Chadarìm [scuole elementari ebraiche] furono chiusi, i maestri ebbero paura di insegnare perché la Yevsektsia conosceva ognuno di loro. Rav Shloimele Goldman, il Rebbe di Zevihl, un grande Tzadìk, era pronto a dare la vita per salvare l’ebraismo del posto. Organizzò quindi una scuola nella propria casa con circa trenta bambini, per la maggior parte orfani. Tra questi bambini c’erano quattro giovani di Bila-Tserkva: Naftali, Yosef, Zvi e Yitzchak, i cui genitori erano stati uccisi da Petlura e le sue bande. C’erano anche due orfani da Beresdiv che si chiamavano Yaakov e Moshe.
Nel 1926 la persecuzione si intensificò. Rav Shloimele si trasferì in Eretz Israel con sua moglie e il nipote più grande. Quando arrivò a Gerusalemme non si presentò come il Rebbe di Zevihl. Un ebreo americano in visita a Gerusalemme lo riconobbe come il grande Rebbe Reb Shloimele e da allora si formò un grande gruppo di studenti e seguaci per formare una dinastia che esiste ancora oggi.
Il figlio del Rebbe e la sua famiglia rimasero in Russia. I bambini rimasero a Zevihl come un gregge senza un pastore. Essendo forti nella loro fede e nel loro amore per D-o, non volevano andare alle scuole comuniste. Cercarono un luogo nel quale poter rimanere ebrei osservanti. Alcuni di loro vennero a sapere che nella cittadina di Uman, vicino a Kiev, c’era una zona di Chassidìm di Breslav (è lì che si trova la tomba del Rebbe di Breslav). Le dimore di questi Chassidìm erano concentrate in due strade e vivevano senza essere influenzati dai tempi che cambiavano. I loro figli non andavano alle scuole pubbliche e in qualche modo riuscirono a sopravvivere con tutte le tradizioni ebraiche.
Tre dei sei orfani menzionati sopra andarono a Uman e rimasero lì fino all’inizio della collettivizzazione nel 1929-30 (vedi capitolo Le Fabbriche). Di quei tre, due sono ancora vivi [negli anni ’70. NDT]; Naftali abita ora a Gerusalemme e Yosef è rimasto a Kharkov – tutti e due sono rimasti osservanti e Chassidìm. Yitzchak e gli orfani da Beresdiv rimasero a Zevihl. Questi tre furono i primi allievi di Rav Bruk quando arrivò a Zevihl. Quando la Yevsektsia sentì dell’esistenza della Yeshivà, Krupnik prese il più giovane, Yosef, che fu influenzato da loro e perso all’assimilazione. Yitzchak, sotto l’influenza di Rav Bruk, andò alla Yeshivà Chabad a Kiev. L’ultimo, Yaakov Shatz, rimase con Rav Bruk e, come riportato sopra, sposò sua figlia. Fu assassinato nel 1938 durante le purghe assieme a molti altri Chassidìm di Chabad e circa trenta Chassidìm di Breslav da Uman.
Si ringrazia il sig. Rudi Yisrael Lichtner per l’aiuto fornito nella stesura dei testi.
Nel prossimo capitolo: La Fabbrica di Mattoni
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità
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L’autobiografia di Rav Aharon Chazan di Benè Beràk. Rav Chazan ha vissuto nell’Unione Sovietica dalla Rivoluzione fino al 1966, non lasciando per un giorno la sua osservanza forte dell’ebraismo, nonostante le minacce e l’oppressione dei comunisti. Il Rav ormai ha visto anche il crollo di quel regime brutale e ha testimoniato il risorgimento dell’ebraismo nell’ex-URSS. Oggi, alcuni dei suoi nipoti sono all’avanguardia della rinascita dell’ebraismo negli stessi luoghi dove una volta ha dovuto lottare per rimanere fedele alla tradizione.
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