La Strage dei Kolkhoz
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Quando furono finiti i “nove anni di grazia” (vedi capitolo 5) il governo sovietico iniziò seriamente ad eliminare ogni attività basata sulla proprietà privata. Lo status di “declassato” (vedi capitolo 9) fu esteso per includere anche commercianti e artigiani, una discriminazione che serviva a forzarli a sottomettersi alla volontà dei comunisti. I proprietari di fabbriche dovevano consegnare le loro industrie al governo per rimanere impiegati come manager. Era previsto che le persone benestanti consegnassero i loro beni al governo, mettendosi in una posizione di uguaglianza con le masse di lavoratori. I proprietari di terre, conosciuti come kulak, dovevano dare forfait sulle loro terre e i loro beni e diventare dipendenti delle fattorie collettive del governo, chiamate kolkhoz, che furono formate sulle loro terre. Questo processo si chiamava raskulacivaniye, ossia la eliminazione della classe dei kulak. Ovviamente, ci fu resistenza: nessuno voleva essere espropriato di ciò che aveva faticato tutta la vita per acquisire. Il racconto di come Stalin portò a termine questo progetto è uno degli episodi più barbari e brutali della storia.

Raccolta di pomodori in un Kolkhoz vicino a Mosca. Photo credit: Yale.edu.
All’inizio dell’inverno del 1931, Stalin comandò a tutti i proprietari di terreni ed agricoltori di entrare volontariamente nei kolkhoz. Avendo paura a disobbedire, tutti portarono i propri strumenti di lavoro ai magazzini del governo. In questo modo, quando sarebbe arrivata la primavera, avrebbero iniziato a lavorare insieme sotto la supervisione del governo.
In mezzo all’inverno ebbe inizio una protesta di massa, che si sparse per tutta l’Ucraina ed altre zone in Russia. Donne contadine manifestavano nelle strade, urlando “non vogliamo i kolkhoz!” Mi ricordo che nella mia piccola cittadina centinaia di donne uscirono a protestare. Tutto ciò ebbe l’effetto desiderato e il giorno dopo Stalin annunciò che chiunque non volesse aderire ai kolkhoz poteva prendere i propri arnesi e andarsene.
“Non forzeremo nessuno,” dichiarò. “Solamente coloro che vogliono aderire di propria volontà saranno accettati”.
Con grande sollievo, tutta la gente tornò ai magazzini del governo e recuperò i propri arnesi e strumenti. Nella primavera del 1932, ognuno seminò i propri campi diligentemente, e che raccolto abbondante ci fu! Tutti i proprietari di terreni ammassarono grosse quantità di frutta e verdura e e allevarono pecore e bestiame. La gente era sicura che il governo aveva imparato la lezione e che i kolkhoz sarebbe stati eliminati dal programma.

Manifestazione di membri di un Kolkhoz con la scritta “liquideremo la classe dei Kulak”. Inizio anni ‘30.
Photo credit: The New Republic, Yale.edu
Un mattino di ottobre, ci fu confusione al villaggio.
“Sai cosa è successo? Ieri sera sono venuti dei membri del Partito e hanno preso mio figlio. Sono molto preoccupato per lui. Cosa gli avranno fatto?”
“Anche da noi!” disse un secondo. “Hanno preso mia figlia”.
Tutti i giovani scomparsi facevano parte del Komsomol, il movimento giovanile comunista. Nessuno capiva il perché. Erano anche tutte famiglie povere.
“Forse ci sarà una guerra e li stanno portando al servizio militare senza farcelo sapere”, dissero certi.
Accanto a casa nostra abitava una vedova con le sue due figlie. Quando gli uomini del Partito vennero a prendere la figlia primogenita, la madre chiese dove stessero andando. Le dissero “non ti preoccupare, è un segreto. È tutto a posto”.
Durante tutta la settimana la gente non riuscì a sapere dove fossero stati portati i giovani. La nube si sollevò la domenica sucessiva, quando furono di nuovo organizzati i kolkhoz.
C’erano tre classi di persone – i ricchi, chiamati kulak, la classe media, chiamati serednyak, e i poveri. L’importanza maggiore veniva data ai figli dei poveri. Essi avevano pieni diritti e furono incoraggiati ad esprimere il loro odio verso i ricchi, anche se certi di essi erano abbastanza incapaci e primitivi.
I giovani presi da casa, si scoprì, erano stati portati nelle case dei kulak e di persone di classe media nelle cittadine e fattorie delle vicinanze. I comunisti piazzarono un giovane in ogni casa, con istruzioni di non lasciarla e di prendere nota di tutto. Questa “esplorazione” impedì agli agricoltori di unirsi contro la collettivizzazione. Nessuno sapeva ancora che cosa esattamente si dovevano aspettare.
Senza preavviso, gli ufficiali del governo iniziarono a confiscare tutto il cibo. Mobilitarono carrozze, cavalli e carretti per convogliare il tutto verso le stazioni ferroviarie. Tutti i tipi di cibo furono presi: patate, grano, orzo, avena, piselli, fagioli, carote, cipolle, tutti i tipi di frutta, oche e bestiame. Presero nota di tutto ciò che fu montato sui vari veicoli, e spiegarono che dovevano semplicemente fare dei controlli per vedere se il cibo era stato prodotto per uso personale oppure per vendita e profitto. Gli ufficiali rilasciavano ricevute firmate per tutto ciò che prendevano e le davano ai kulak e agricoltori confusi. Tutto il “bottino” fu messo sui treni e mandato a nord. Furono requisiti anche i macchinari agricoli, carrozze, cavalli, buoi, automobili e camion. Con un imbroglio, il governo collettivizzò la terra e svuotò l’Ucraina. I giovani del Komsomol, contenti del loro successo, tornarono a casa.
In poco tempo, la fame scese sulla terra. Si poteva comprare frutta e verdura solo a prezzi elevati. Chi non aveva soldi morì per la fame. La fame aumentava sempre di più. Le strade erano piene di persone gonfie dalla fame. Il pane si poteva acquistare solo a Kiev, la capitale dell’Ucraina, oppure a Kharkov dove c’erano le fabbriche. Coloro che lavoravano nelle fabbriche ricevevano del pane da mangiare sul posto di lavoro. Chi faceva altri lavori, non riceveva nulla. Dopo un po’ di tempo il pane non si poteva neanche comprare. Decine di migliaia di persone stavano morendo di fame in tutta l’Ucraina. Nella mia cittadina, vidi la morte lenta di un agricoltore e dei suoi figli. Furono sepolti insieme in una bara.
Gli agricoltori furono colpiti peggio degli altri, e dopo di loro ci fummo noi, gli abitanti dei piccoli villaggi. Con le nostre gambe gonfie dalla fame, sepellimmo degli ebrei morti di fame.
I kolkhoz iniziarono ad operare a pieno regime la primavera sucessiva. Disponevano di mense per distribuire cibo ai lavoratori. Non sorprendentemente, chiunque fosse rimasto vivo dopo il terribile inverno del 1933 aderì rapidamente ai kolkhoz.

Contadini impoveriti aderiscono a un Kolkhoz. Photo credit: Vor.ru.
Ora che la classe dei kulak stava andando verso l’estinzione, il governo non perse lo slancio per affliggere i commercianti, che fino ad allora avevano ancora il permesso di continuare le loro attività. Siccome, secondo la dottrina comunista, nessuno deve essere ricco o povero, ma tutti devono piuttosto condividere tutto ugualmente, i commercianti furono accusati di erodere il sistema. Inoltre, siccome il governo aveva molto bisogno di oro, argento e moneta estera per modernizzare l’industria russa, distruggere gli uomini d’affari divenne un dovere patriottico.
Nella prima fase, il governo raggiunse questo obiettivo aprendo i torgsin, dei negozi nei quali si vendevano pane ed altri prodotti di base a prezzi bassi, ma solo per chi pagava con moneta straniera o metalli preziosi. Molti ebrei portarono ornamenti che avevano – una chanukià di argento, argenteria per lo Shabbàt – e lo scambiarono con il pane. Chiunque avesse parenti all’estero si fece mandare dei dollari per poter comprare del cibo. Il governo, però, non fu ancora soddisfatto e chiese che tutto l’oro, l’argento e moneta straniera fosse espropriato e consegnato a loro.
Iniziammo a sentire storie di uomini che venivano di notte e deportavano la gente verso destinazioni sconosciute. Nessuno sapeva cosa si volesse da loro. Dopo un paio di settimane, la verità venne alla luce. La GPU (servizi segreti), con le loro schede su ogni persona, erano venuti a sapere che questa gente era in possesso di argento, oro o dollari. Quando le persone negavano di averli, venivano arrestati ed imprigionati in una piccola stanza. Cento uomini venivano affollati dentro una stanza adatta per trenta. Veniva messo un secchio al centro della stanza per i loro bisogni. Furono sottoposti ad un’alimentazione di razioni minime di pane ed acqua. Se i proprietari dei beni non confessavano dopo questo trattamento, venivano sottoposti dai comunisti alla tortura. Molti di essi morirono durante la tortura. Altri furono distrutti e confessarono, ammettendo di avere delle riserve nascoste. Furono costretti a portare la GPU alle proprie case e mostrare i tesori lì nascosti. Dopo di ciò, potevano tornare a casa. Molti impazzirono o morirono dopo questa esperienza traumatica.
Come sapeva la GPU chi sospettare? In ogni città e villaggio c’erano due consigli comunali, uno per gli ebrei e uno per i gentili. Le persone corrotte a capo dei consigli ebraici del nostro villaggio informarono le autorità circa gli ebrei che sapevano essere stati ricchi o di media classe anni prima. Il fatto che questi venissero uccisi o resi invalidi a causa delle loro informazioni, evidentemente, non disturbava le loro coscienze.
Nel prossimo capitolo: La Fuga del Rav
Si ringrazia il sig. Rudi Yisrael Lichtner per l’aiuto fornito nella stesura dei testi.
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt
L’autobiografia di Rav Aharon Chazan di Benè Beràk. Rav Chazan ha vissuto nell’Unione Sovietica dalla Rivoluzione fino al 1966, non lasciando per un giorno la sua osservanza forte dell’ebraismo, nonostante le minacce e l’oppressione dei comunisti. Il Rav ormai ha visto anche il crollo di quel regime brutale e ha testimoniato il risorgimento dell’ebraismo nell’ex-URSS. Oggi, alcuni dei suoi nipoti sono all’avanguardia della rinascita dell’ebraismo negli stessi luoghi dove una volta ha dovuto lottare per rimanere fedele alla tradizione.
© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
Tag: chazan, comunismo, comunisti, ebrei, GPU, kolkhoz, kulak, stalin, urss
22 Giugno, 2008 alle 9:53 am |
E’ molto interessante. Una piccola cosa – la parola “serednyak” sarebbe piu corretta invece di “srednyak”.
22 Giugno, 2008 alle 10:01 am |
Grazie! Ho modificato.
1 Luglio, 2008 alle 8:16 pm |
[...] Fuga del Rav – Notte Sovietica 12 Continua da “La Strage dei Kolkhoz“ [Che cosa è Nel Profondo della Notte [...]
25 Luglio, 2008 alle 12:48 pm |
[...] con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del [...]