Continua da Le Purghe di Stalin
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Avraham era altrettanto saggio e altrettanto amato quanto mio suocero. Aveva seguito l’esempio di Reb Zusia, tenendo una casa aperta. Parlava brillantemente e aveva un aspetto bello e regale. Quando aveva raggiunto l’età per sposarsi, gli furono offerte dozzine di shidduchìm (offerte di matrimonio) con figlie di famiglie ricche e di tradizioni rabbiniche, ma le rifiutò tutte, sposando invece la figlia di un mercante di media ricchezza che aveva sempre osservato ostinatamente la Torà e non aveva mai mandato i suoi figli alle scuole sovietiche.

Rav Avraham Friedman
Ebbe sei figli maschi, il maggiore dei quali era Aaron Nachman, che sia suo padre sia io stesso amavamo moltissimo. Il giovane Aarele era di buone maniere, era brillante e si comportava con grazia e raffinatezza, e in aggiunta era incredibilmente bello. Avraham aveva investito il massimo del suo tempo e dei suoi sforzi nell’educare questo figlio, portandolo ad un livello di preparazione e di timor di D-o che si trova raramente tra i ragazzi di quell’età, in qualsiasi luogo. Ho sentito dire che al suo Bar Mitzvà aveva fatto un discorso eccezionale. Spesso studiavamo insieme.
Crescendo, Aarele e i suoi fratelli avevano cominciato a rendersi conto di essere diversi dagli altri bambini. Fino a sei anni giocavano con gli altri in cortile, ma sapevano che dopo quell’età avrebbero dovuto cominciare a studiare seriamente la Torà, e infatti dopo quell’età stavano in casa e studiavano in segreto. I genitori non li lasciavano uscire quasi mai, sapendo che i pericoli all’esterno erano troppo reali per poter essere presi alla leggera.
Aarele e i suoi fratelli erano pieni di un’indomabile fiducia in D-o ed erano completamente dedicati alla Torà e alle mitzvòt. Anche se i più grandi tra loro erano soltanto degli adolescenti, non deviavano di un centimetro dalla via della Torà. Portavano le peyòt e non camminavano più di quattro passi senza indossare gli tzitzìt e la kippà, e si mettevano la cintura per pregare (come di usanza chassidica, NDR). Non mancavano mai di pregare mattina e sera e andavano al tempio con orgoglio. Tutti li guardavano, compresi i pericolosi agenti della GPU, e perfino i ragazzi ebrei per strada li prendevano in giro e tiravano loro i sassi. Io stesso assistei a uno di questi incidenti: un bambino tirò un sasso ad Aarele e dalla ferita colava il sangue. Passammo vicino a un gruppo di ragazze per strada, e una di loro gli sputò in faccia, e tutti loro subivano affronti del genere.
Non cambiarono neanche quando il loro padre fu arrestato, continuarono a pregare al tempio mattina e sera e anche senza l’insegnamento del padre studiavano Torà quanto possibile. Sara, la moglie di Avraham, prese un lavoro di filatura in una fabbrica tessile per portare a casa un po’ di cibo. Quasi nessuno osava andare a far loro visita, perché era risaputo in tutta Odessa che la GPU sorvegliava strettamente la casa, ma io decisi che, succeda quel che succeda, sarei andato a trovarli, e ci andavo il più spesso possibile per parlare con loro e tenerli su di morale, ma non potevo insegnare lì perché era troppo pericoloso: la legge proibiva di insegnare religione a chiunque fosse sotto i diciotto anni, ad eccezione dei propri figli. Perciò erano loro che venivano a casa mia, apparentemente per fare visita alla nonna, e in quelle occasioni insegnavo loro la Ghemarà. Intanto, mia suocera chiudeva a chiave la porta e si sedeva all’esterno: se fosse venuto un ospite indesiderato, gli avrebbe detto che quella casa era chiusa e che la chiave l’aveva sua figlia, che era uscita e non era ancora tornata. A volte mettevamo sul tavolo il domino e i dadi: se il campanello avesse suonato, avremmo nascosto le Ghemaròt e i bambini si sarebbero messi a giocare.
Nella stessa notte in cui fu arrestato Avraham, sparirono altre otto figure comunitarie religiose di Odessa, tra cui Rav Fishman, Rav Shmuel Dembo, lo chazàn Tevel, il Chassid Rav Shmuel-Aba Dulitzky e i gabbaìm di diversi templi. Non avevamo illusioni di rivederli, eppure i nostri spiriti furono sconvolti quando, qualche settimana dopo, sentimmo da qualcuno che aveva legami con la GPU cosa era successo: ufficialmente erano stati condannati a lunghi periodi di prigionia in Siberia, ma in effetti le autorità avevano deciso di metterli davanti a un plotone di esecuzione.
Nessuno di noi ebbe il coraggio di dirlo ai bambini. La data della loro esecuzione fu il 2 di nissàn 5698 (1938).
Mio cognato Shalom, che fu arrestato a Berdichev (vedi capitolo precedente), fu sottoposte a delle torture e nel giorno 13 di nissàn dello stesso anno fu ucciso, con l’accusa di mantenere l’ebraismo e di diregere la Yeshivà di Chabàd nella città.
Dopo che entrambi i miei cognati erano stati arrestati, uno dei rabbini cominciò a rimproverarci per la posizione insostenibile che avevamo preso. Sosteneva che rimanendo così ostinati avremmo solo incitato la GPU ad ulteriori azioni contro di noi. Un uomo che era osservante dello Shabbat espresse l’avviso che mio cognato non avrebbe dovuto mettere a rischio la sua vita rifiutando di mandare i figli alle scuole sovietiche. In questo modo aveva buttato via la sua vita, ed era tempo che noi imparassimo la lezione e iscrivessimo i nostri figli. “Tutti gli ebrei si sono sottomessi” disse un altro, “perché i vostri figli dovrebbero essere diversi dai figli degli altri rabbini?”. Un altro mi avvicinò e mi disse: “lascia che ti racconti una parabola: una volta un ebreo in una piccola città voleva dimostrare a tutti di essere molto devoto. Che fece? Si sedette su una pietra, digiunò, e si afflisse giorno dopo giorno. Tutti quelli che passavano lo vedevano e dicevano: “che forza che ha! Deve essere un sant’uomo!” e questi commenti rinforzavano la sua decisione di continuare. Dopo venne qualcuno più pratico, che gli disse: “sei pazzo? Perché fai così?”. Tutti lodavano tuo cognato per la sua abnegazione nell’educazione dei suoi figli, ecco perché ha insistito nelle sua ostinate abitudini. Ora è troppo tardi per lui, ma tu non essere altrettanto folle! Dimentica questi tuoi ideali. Non sai che tutti ridono di te?”.
Infinite volte ho sentito questo tipo di critiche, spesso anche da persone molto istruite. I miei cognati non avevano mantenuto ferme le loro convinzioni per la propria glorificazione, al contrario, avevano semplicemente rifiutato a qualsiasi costo di inchinarsi all’idolo del comunismo. I loro figli, allevati negli ideali senza compromessi, non avevano deviato dal loro cammino, anche nei tempi più tormentosi.
Non potevo sfuggire a questo tipo di discorsi demoralizzanti perfino in sinagoga. Una volta ero entrato per pregare e vidi Aarele, in piedi in un angolo, che parlava con un ebreo anziano che era venuto a Odessa per raccogliere denaro in segreto. Avvicinandomi, sentii che diceva: “perché ti comporti così? Porti le peyòt e ti metti un gartl (cintura) durante le preghiere! Non hai visto cosa hanno fatto a tuo padre? Ormai sei adulto: chi vorrà sposarti, se ti comporti così?”. In mezzo a questa predica si voltò verso di me e vedendomi là in piedi, cominciò a rimproverare anche me.
“Mi permetta di riferirle un’interessante interpretazione che ho udito anni fa in nome di Rav Yoel Shurin, l’Illuy di Zevihl” gli risposi. “È a proposito di un brano di Malachia (3:14-16): «voi avete detto: ‘è inutile servire D-o! Che cosa abbiamo guadagnato a mantenere la sua osservanza e a camminare sottomessi davanti a D-o della Schiere? Così adesso consideriamo beati i peccatori, che hanno fatto il male e ne hanno avuto bene, hanno sfidato D-o e l’hanno scampata’. Allora coloro che temono Hashem hanno parlato tra di loro e Hashem ha ascoltato e udito, ed è stato scritto davanti a lui un libro di memoria per coloro che temono Hashem e coloro che si occupano del Suo nome»; il significato di queste parole è che verrà un tempo in cui gli uomini chiederanno: “a che servono le mitzvòt? Perché faticare così tanto per esse?” Ora, se gente ignorante dice così, la situazione è ancora tollerabile, ma se ‘coloro che temono Hashem’ parlano così tra loro, allora ‘Hashem ascolterà e udrà’ e certamente mostrerà misericordia verso coloro che parlano di Lui e tengono in gran conto il Suo Nome. Se perfino persone come lei parlano in questo modo, allora mio nipote sicuramente merita molto credito per la sua ostinazione”.
L’uomo non seppe cosa rispondere e se ne andò. Non intendeva fare del male, aveva solo pietà di noi, pensava che andavamo troppo oltre nell’ideale del Kiddùsh Hashèm.
Da un lato venivamo attaccati dai non credenti, e dall’altro lato perfino i religiosi non ci appoggiavano. Certo, la realtà sembrava essere innegabilmente contro di noi: che speranza potevamo avere per il futuro restando attaccati all’ebraismo? Chi era rimasto in Russia che continuasse a credere come facevamo noi? E, davvero, dove avrebbero trovato una compagna per la loro vita Aarele e i suoi fratelli?
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin
© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
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