L’Armata Rossa – Notte Sovietica °25

Continua da Fuga dall’Orfanatrofio
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

Un anno dopo il mio matrimonio, poco dopo la nascita di mia figlia Debora, mi fu ordinato di andare nelle riserve dell’esercito. Arrivai al campo di addestramento di domenica, il primo luglio del 1938. Noi soldati passavamo la mattina facendo ginnastica e poi tornavamo alla base per il pranzo. Io passavo l’intervallo del pranzo camminando intorno da una stanza all’altra, in modo che nessuno notasse che non mangiavo. All’improvviso udii un grido.

“Chazan!” gridò un ufficiale, “dove vai? Perché non mangi?”

“Sì che mangio!”

“Dove?”

“Voglio dire, ho già mangiato.”

Il suo labbro si incurvò. “Non hai mangiato. Ora verrai con me, e mangeremo insieme.”

Ci furono serviti due piatti caldi di carne taref. Egli si sedette di fronte a me, prese una cucchiaiata e cominciò a mangiare.

“Prendi il tuo cucchiaio,” ordinò.

Io stavo zitto, non sapendo cosa fare. Pregavo: Sign-re, salvami Tu!
“Andiamo!” abbaiò “Mangia! Mangia! Stati tentando di farti cacciare dall’esercito? Avrai la punizione che meriti! Mangia subito, in questo momento!”

Io decisi di non mangiare, succeda quel che succeda. “Non mi sento bene, ho mal di stomaco, e non posso mangiare.”

“Ah, davvero? Sei malato, vero? Tu non sei malato!” tuonò. “Mangia!”

Io restai in silenzio.

“E va bene, cos’è’ che ti fa male?” disse.

“Lo stomaco,” risposi.

Vide che ero veramente deciso. “Molto bene, sistemeremo il tuo problema. Ti mando all’ospedale. Se risulterà che sei sano ti porterò dritto in tribunale. E sai cosa significa.”

“Va bene” dissi, mentre dentro di me ero terrorizzato.

Finì di mangiare e poi scrisse una richiesta per me per entrare all’ospedale, con una busta chiusa. Mi guardò mentre andavo via.

“Portami una risposta,” disse.

L’ospedale riceveva i pazienti nel tardo pomeriggio. Per tutto il pomeriggio non feci altro che correre e bere litri d’acqua. Quando entrai all’ospedale il cuore mi batteva forte.

Mi ricevette un dottore ebreo, che mi chiese allarmato: “che c’è che non va? Dove abiti?”

Gli risposi e lui mi diede una nota in busta chiusa. Quando tornai nell’esercito scoprii che c’era scritto che ero poco sano e inadatto al servizio militare. Fui rimandato a casa.

Questo fu solo l’inizio dei miei incontri con l’esercito.

GUERRA

Quando la Germania invase la Russia, nel giugno 1941, Stalin ordinò che tutti gli uomini validi si registrassero per la leva, sotto pena di morte. Mio cognato Rav Yaakov Friedman e io ci registrammo, e fummo chiamati il 6 luglio.
La maggior parte di quelli che venivano arruolati venivano spediti al loro battaglione entro il giorno dopo, ma io fui trattenuto presso il comando di Odessa per due settimane.

Durante questo tempo alcuni ufficiali continuavano a farmi pressioni perché mi tagliassi la barba, ma naturalmente non ci pensavo neanche. Poi un giorno mi ordinarono di comparire in un ufficio. Due nerboruti soldati mi fecero sedere a forza, e mi tennero le mani ferme, mentre un terzo soldato mi tagliava in modo approssimativo la maggior parte della barba con le forbici. Poi mi lasciarono andare. Se pensavano che dopo io avrei livellato gli ispidi rimasugli, si sbagliavano. L’ufficiale di turno disse: “adesso sì che hai davvero l’aspetto di un bravo ragazzo”. Gli risposi: “non l’ho fatto io, mi è stato fatto con la forza.”

Il 26 luglio, a Motzae Shabbat (sabato sera), partimmo da Odessa verso il Mar Nero con tre grandi navi, la Gruzia con settemila soldati, la Voroshilov con seimila e la Lenin con tremila.

La nave sovietica Gruzia. Foto: sovnavy-ww2.by.ru

La nave sovietica Gruzia. Foto: sovnavy-ww2.by.ru

Mentre facevamo sosta a Sebastopoli in Crimea, dove le tre navi dovevano sostare durante la notte, sentimmo all’improvviso un forte rumore: la Lenin era stata affondata, e soltanto duecentocinquanta soldati erano sopravvissuti.

Yaakov e io viaggiavamo sulla Gruzia. Ci fermammo a Mariupol, nel mare di Azov. C’erano solo due o tre ebrei religiosi sulla nave, e pregammo nella prua in mezzo a settemila soldati, con i nostri tefillin. Nessuno ci diede fastidio. A Mariupol passammo la notte all’aperto; quella notte ci fu una forte pioggia e la terra si impregnò d’acqua, mentre al mattino la rugiada ci coprì, tuttavia ci fu un miracolo, perché neanche uno delle migliaia di soldati si ammalò.

Durante le settimane successive fummo spostati da un accampamento all’altro in preparazione per essere mandati al fronte. Intanto io pensavo tutto il tempo a come poter lasciare il servizio militare. Da quando ero stato richiamato avevo mangiato il minimo necessario di pane e acqua (senza toccare la carne taref), nella speranza che il mio aspetto sottile e debole mi avrebbe fruttato l’esenzione. Non capivo perché dovevo essere separato dalla mia famiglia, essere costretto a vivere di una dieta da fame, solo per andare incontro a una morte quasi certa al fronte. E tutto questo per una “patria” che mi opprimeva!

La minaccia cui andavo incontro era di essere costretto a mangiare taref per rimanere vivo, e poi morire al fronte con la bocca resa impura dal cibo taref. Per lo stesso motivo indossavo un tallit katan di grande misura, in modo che in caso fossi caduto al fronte, almeno sarei stato sepolto con un tallit della dimensione giusta.

Sapevo che Krasnostav (il villaggio natio dell’Autore. Vedi capitolo “Il Lago Rosso”. NDR) era già nelle mani dei nazisti, essendo vicino al confine; tuttavia non mi ero ancora reso conto di quanto vasto fosse il loro piano di uccisione di massa degli ebrei. Il nostro ricordo dei tedeschi dal tempo della prima guerra mondiale era di salvatori dai pogrom. Questa volta, tuttavia, entro tre mesi dall’entrata dei nazisti in Ukraina gli ebrei di Krasnostav erano stati tutti massacrati.

Qualche settimana prima di Rosh haShanà il nostro plotone fu trasferito ad un altro accampamento a Mariupol. Il nostro comandante ci disse che si sarebbe assentato e sarebbe tornato dopo qualche ora. Nel frattempo camminammo in giro per la città. Passando in una strada notai un ambulatorio; entrai, e chiesi di essere visitato dal dottore di medicina interna, una donna di circa trent’anni, che aveva un aspetto ebraico e il cui nome era anch’esso ebraico.
“Qual’è il problema?” mi chiese.

“Ho dolori al cuore.”

Prese lo stetoscopio e mi visitò. “Non trovo niente che non va.”

“Ma se sono sano, perché sono così magro?”

“Forse hai dei problemi con i polmoni?”

“Quando ero piccolo avevo problemi con i polmoni, ma ora da molti anni non mi hanno dato più fastidio.”

Allora lei mi chiese: “cosa stai cercando di ottenere? Di essere curato o di essere esentato dall’esercito?”

“Non sto tentando di uscire dall’esercito,” dissi. “sono completamente solo qui e non ho nessun posto dove andare, ma siccome sono debole vorrei non dover fare esercizi tanto gravosi, vorrei avere compiti più leggeri.”

“Se è così ti manderò a fare un esame dei polmoni nell’edificio qui di fronte.”

“Togliti la camicia” mi ordinò la prossima dottoressa, una donna sulla quarantina. Io mi tolsi la camicia e il tallit katan (vestito con le frange indossato da ebrei osservanti. NDR), e lo feci in modo da tentare di nascondere il tallit katan, in modo da evitare che la donna goy cominciasse a fare domande.

“Cos’è quello?” chiese la dottoressa.

“Lo indosso per stare più caldo.”

“Non è vero! Questo è un arba kanfot (nel gergo ebraico est-europeo ci si riferiva in questo modo al vestito con le frange, parafrasando le parole della bibbia in riguardo. NDR).” Anche la seconda dottoressa era ebrea!

“Mi scusi, lei ha ragione, è proprio così,” dissi.

La dottoressa mi esaminò con uno stetoscopio e con i raggi X e disse: “respiri benissimo. Non trovo niente che non va in te.”

“Ma mi dà fastidio il cuore!” mi lamentai.

“Basta!” mi gridò.

Stavo per andarmene, quando lei mi disse di aspettare perché mi voleva fare una radiografia. Insieme a un’altra donna fecero la radiografia e poi valutarono attentamente i risultati.

Le sentii distintamente sussurrare, “Sta in perfetta forma.” Mi avviai per andare ma lei mi disse: “aspetta un minuto.”

Mi venne la bocca secca: questa dottoressa aveva capito che cercavo una scusa per evitare il servizio militare. Forse avrebbe informato il mio comandante e gli avrebbe detto che stavo cercando di disertare!

Scrisse un biglietto e me lo diede. Io uscii deluso e preoccupato, mi sedetti su una piattaforma di legno davanti a dei negozi, cercando di sbirciare il biglietto. Senza che me ne accorgessi un non-ebreo leggeva da dietro la mia spalla. Gridò meravigliato: “sei malato?” – aveva letto la parola “tubercolosi”.

“Sì,” risposi estatico.

Il biglietto dichiarava che ero affetto da una forma latente di tubercolosi. Camminai lungo la strada molto incoraggiato. Per il merito del mio tallit katan la dottoressa mi aveva dato un biglietto che avrebbe potuto salvarmi la vita.

Il giorno successivo tutti i richiamati dovevano schierarsi.

Il comandante gridò: “chi è malato alzi la mano.”

Io alzai la mano insieme a decine di altri. Fummo tutti mandati in un nuovo accampamento. Tre giorni dopo un comandante dell’accampamento precedente comparve per occuparsi degli ‘invalidi’.

“Siete tutti renitenti alla leva!” ci gridò, poi chiese a ciascuno di noi quale fosse il problema. Per tutti i nostri sintomi dava sempre la stessa risposta: “Bugiardo! Disertore!”

Chiunque non avesse una prova conclusiva della sua malattia fu messo da una parte, e quasi tutti andarono a finire da quella parte. Quando venne il mio turno gli feci vedere il biglietto che mi aveva dato la dottoressa, lui lo guardò e poi mi mandò dal dottore comandante dell’accampamento, che mi fece esaminare da un giovane dottore dell’esercito con l’attrezzatura per i raggi X.

Questo dottore dichiarò che ero completamente sano.

Continua. . .

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio

© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

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