Continua da Preghiera Clandestina
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Dopo la fine della preghiera un vecchio amico che avevo trovato lì, Reb Yochanan, mi invitò a casa sua per il pasto di Shabbat. Passai l’intera giornata da lui, che fece di tutto per farmi stare comodo. Mi disse che l’amico di mio padre, Schiff, era ancora vivo, all’età di quasi novant’anni. La domenica andai a trovarlo. Dopo che mi fui presentato, mi abbracciò tutto emozionato.
“Ringrazio D-o che tuo padre ha meritato un tale figlio!”
Parlammo a lungo e gli spiegai cosa mi aveva condotto da lui. Il maggior problema che avevo era di procurarmi un congedo permanente dall’esercito. Mi consigliò di parlare con i suoi nipoti Tzvi e Zev Slavin, che si davano molto da fare per compiere buone azioni e fare favori, e avevano influenza negli uffici del Governo. “Forse potranno aiutarti a uscirne fuori.”
Alle otto quella sera mi diressi verso la loro casa. La città era oscurata completamente, mentre cadevano bombe dappertutto. Tutto quello che potevo sentire era il tuono delle bombe e il rumore delle esplosioni. In tutte le direzioni si vedeva il fumo.
Riuscii a trovare la casa degli Slavin. Mi aprirono la porta e mi condussero in una stanza interna dove tremolava una debole luce. Davanti a me c’era un uomo anziano e i suoi figli seduti a studiare Sanhedrin (un trattato del talmud). Sentii un grande trasporto e parlai a lungo con l’uomo anziano e i suoi figli, mentre loro ascoltarono attentamente i miei problemi.
“Cercheremo un modo per farti ottenere un congedo completo,” disse, “e finché non lo troviamo starai da noi”.
Io accettai la sua ospitalità, dormii e mangiai nella loro casa. Continuavo tuttavia a mangiare in quantità minime, in caso dovessi sottopormi ad un’altra visita. Le settimane che passai a casa degli Slavin mi permisero di osservare la loro esemplare bontà di cuore e le loro buone qualità. Durante gli anni della guerra molti ebrei stavano vagando da una città all’altra. Questi rifugiati erano stati costretti a fuggire all’istante e non avevano nient’altro a parte i vestiti che portavano. Gli Slavin organizzavano luoghi per farli mangiare e dormire e cercavano anche di provvedere agli altri loro bisogni.

In piedi a destra: Tzvi Slavin
Seduti a capotavola, il Rebbe di Lubavitch e la sua madre, la rabbanìt Chana Scheerson. Parigi 1947. Foto. Shturem.net
Mi ricordo di una sera di Shabbat in cui il vecchio era seduto a tavola ed era pronto per fare il Kiddush, quando improvvisamente mise giù il bicchiere.
“Non posso fare il Kiddush,” disse, ”finché non avrò saputo se i profughi nel sotterraneo qui vicino hanno cibo.”
Uscimmo di casa per occuparci di loro. Solo dopo che tutti erano stati assistiti, lui tornò a casa e iniziò il pasto di Shabbat. La moglie era la sua aiutante in tutto ciò che faceva, e la sua cura di me e di innumerevoli altri era eccezionale.
La sua incredibile fiducia in D-o veniva espressa nella sua ingegnosità. Siccome era impossibile per i dipendenti del governo osservare lo Shabbat, gli Slavin avevano organizzato una loro fabbrica di tessitura, sotto la supervisione delle autorità. La famiglia impiegava operai russi durante la settimana, ma di Shabbat non lavorava nessuno – nemmeno i gentili, come richiesto dalle norme ebraiche – perché ogni settimana gli Slavin facevano saltare un fusibile. Anche se gli operai erano obbligati ad essere presenti, in effetti non lavoravano. Avevano sempre un scusa pronta se un supervisore fosse venuto a e avesse visto la loro inattività.
Mentre la guerra continuava ad infuriare, finalmente ricevetti il mio prezioso congedo dall’esercito. Un parente degli Slavin, che si era laureato alla scuola di medicina, aveva cominciato a lavorare nel dipartimento della tubercolosi in una clinica. Fu lui a scrivere una conferma del mio cattivo stato di salute, ma avevo bisogno di una seconda conferma da parte del dottore della commissione di leva. Gli Slavin riuscirono a raggiungere anche questo dottore. Naturalmente era necessario presentarsi a questo dottore con un regalo generoso, ma normalmente anche questo non sarebbe bastato, perché i dottori, come tutti gli altri, avevano paura di essere scoperti mentre facevano attività illegali.
Accadde tuttavia che gli uffici del governo ricevettero istruzioni da Mosca di evacuare la città, che stava probabilmente per cadere nelle mani dei tedeschi. Poiché la commissione di leva doveva comunque liquidare la sua pratica, il dottore dell’esercito si sentì abbastanza sicuro e accettò la nostra richiesta. Il congedo che mi diede salvò la mia vita e mi consentì di tornare in famiglia.
Dietro di me c’era stato un periodo in cui, in veloce successione, D-o mi aveva guidato da un miracolo all’altro. Il dottore della clinica che aveva visto il mio tallit katan, l’oscuramento nel deposito proprio prima che venissimo mandati al fronte, il treno che andava proprio a Voronezh, gli eventi miracolosi che avevano condotto alla mia esenzione dal servizio militare, tutti avevano contrbuito a salvare la mia vita. Hashem, che mi aveva protetto da infiniti pericoli, continuava a sostenermi.
Continua. . .
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina
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