Archivio per ottobre 2009

Il Merito di Sarah

30 ottobre, 2009

Alle soglie dell’Egitto, Avrahàm disse a Sarà: Ecco, io so che sei una donna bella di aspetto. Quando gli egizi ti vedranno, diranno: “Costei è sua moglie!”; mi uccideranno e lasceranno te in vita. Per favore, dì che sei mia sorella affinché io abbia beneficio grazie a te e io sopravviva (Bereshìt 12, 11-12).

Sorge immediata la domanda: come avrebbe potuto Avrahàm mettere Sarà in una posizione di possibile pericolo, permettendole di essere portata al palazzo del faraone, con lo scopo di salvare la propria vita? Ancor più sconcertante è la capacità di Avrahàm di pensare ai benefici di cui avrebbe goduto esponendo sua moglie a un tale rischio. Anche se Avrahàm fosse stato costretto a lasciare che Sarà fosse portata via per risparmiare la sua vita, come avrebbe potuto dire: affinché io abbia beneficio?

In precedenza D-o aveva promesso ad Avrahàm che, lasciando il suo luogo di nascita e recandosi a Kena’an, sarebbe stato benedetto con la ricchezza, oltre che con tutto il resto. Avrahàm era sicuro che questa partenza forzata da Kena’an per l’Egitto, si riferisse in qualche modo a questa benedizione. Vedendo il suo viaggio come un mezzo possibile per esaudire la benedizione di D-o sulla ricchezza, Avrahàm chiese a Sarà “per favore, dì che sei mia sorella”.

Anche spiritualmente, la partenza di Avrahàm dalla terra natìa era mirata a consentirgli di vivere un’elevazione spirituale che gli permettesse di scoprire e perfezionare le scintille di santità presenti nel mondo. Questo era anche lo scopo spirituale del suo viaggio in Egitto, ossia di elevare le scintille di santità “perdute”, presenti in quella terra. Le mitzvòt, il cui scopo globale è il raffinamento spirituale del mondo fisico, devono essere compiute con mezzi naturali. Avrahàm pertanto esprime l’insolita richiesta a Sarà affinché la promessa dei doni materiali si realizzi nella maniera più naturale possibile.

Come poteva tuttavia Avrahàm rishciare che Sarà venisse disonorata? E’ risaputo che D-o ha “molti agenti”, tramite i quali provvede al sostentamento sia fisico che spirituale di coloro che Lo temono. Non avrebbe quindi Avrahàm dovuto aver fiducia nell’aiuto divino, risparmiando alla moglie un rischio del genere? Lo Zohar risponde a questa domanda affermando che Avrahàm non si basva suoi propri meriti, ma piuttosto su quelli della moglie: egli infatti avrebbe acquistato la ricchezza per merito di lei, in quanto essa si acquista per  merito della moglie. Anche spiritualmente, la discesa di Avrahàm in Egitto per amore della “ricchezza spirituale” avrebbe potuto compiersi solo per merito di Sarà.

Per arrivare a raggiungere questo scopo, era necessario che lei discendesse addirittura fino alla casa del faraone. Poiché lo scopo ultimo della discesa in Egitto poteva raggiungersi solo in questo modo, lo Zohar conclude che AVrahàm aveva ragione di basarsi sul merito di Sarà, grazie alla quale lui non avrebbe subito torti e nessun danno sarebbe ricaduto su di lei.

da Likkuté Sichòt vol. XX
Tratto da “Genesi-Bereshìt” edizione Mamash

Salvi dall’Incendio

29 ottobre, 2009
Continua da Le Prime Notizie Sulla Shoà
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

Continuai a parlare in tal modo finché si convinse completamente. Dopo un po’ mi diede la mia pratica e disse: “Vedo che sei un uomo onesto. Puoi tenere le tue carte tu stesso per il viaggio di domani. Viaggerò anch’io con te domani, ma in caso non ci fossi, va’ da solo.” E se ne andò.

Il giorno dopo non si fece vedere. Io presi il treno per Tashkent e arrivai all’ufficio di leva. Era completamente vuoto, perché era partito un grande trasporto proprio il giorno prima. C’era solo uno stanco supervisore seduto alla scrivania. Io posai le mie carte, ma lui non le aprì.

armata rossa

Gruppi di soldati sovietici in partenza per la fronte.Foto: wwiiphotos.blogspot.com

Alzò  lo sguardo stancamente e mormorò: “Oh, tu sei uno di quei profughi polacchi arruolati per il lavoro.”

Posò  da una parte la mia pratica, riempì un modulo e mi mandò in una fabbrica per un lavoro di tre giorni, ordinandomi di tornare dopo tre giorni per l’assegnazione del prossimo lavoro. Mi diede una tessera per la razione di cibo e me ne andai.

Invece di trattarmi come un disertore, mi aveva miracolosamente scambiato per un profugo e mi aveva dato documenti adatti a quel ruolo.

Era venerdì  pomeriggio. Con tre giorni disponibili per la ricerca di un’esenzione permanente dal servizio militare, mi proponevo di cercare il mio amico ingegnere; forse ora avrebbe potuto aiutarmi.

Mentre stavo sull’autobus, udii qualcuno gridare: “Aaron! Cosa fai qui?”

Era un ebreo anziano che mi aveva riconosciuto. Gli raccontai le mie peripezie. “Va’ da Rav Twersky, il Rebbe di Machnovke,” mi consigliò. Si trattava dello stesso Rebbe di cui non avevo ascoltato il consiglio due anni prima! (Vedi Cap. 30: Occasione Mancata) Il Rebbe di Machnovke aveva condotto centinaia di chassidim via dalla sua città di Machnovke. Negli anni trenta, quando aveva visto che i comunisti stavano prendendo sempre più potere a Machnovke, si era trasferito a Mosca. Poi, durante la guerra, era fuggito a Tashkent. Manteneva regolarmente un minyan (gruppo di persone riunite per la preghiera, NDR) in casa di sua sorella, e molti ebrei chiedevano il suo aiuto e il suo consiglio.

Io cambiai direzione e mi diressi a casa del Rebbe. Arrivai lì di la vigilia dello Shabbàt che precede Pesach (‘erev-Shabbat “haGadol”).

Ascoltò  il mio problema e organizzò in modo che sua moglie mi accompagnasse alle sei del mattino seguente a casa di un ebreo comunista che dirigeva un intero distretto di fabbriche dell’esercito. Normalmente ci voleva una settimana o più solo per ottenere un appuntamento per incontrare quell’uomo.

Il direttore aveva un caldo cuore ebraico nonostante l’affiliazione al partito, e quando sentì la mia storia disse: “se hai una nota che testimonia che sei stato mandato alla divisione del lavoro, per me va bene assumerti, e il resto lo sistemerò io. Ricordati, se incontri un ufficiale dell’ufficio leva o dell’esercito, digli solo che stai con me e che io ho tutti i tuoi documenti.”

Andai alla sua fabbrica alle nove e feci domanda al personale. Loro chiamarono il direttore, che firmò che aveva già preso in carico i miei documenti. Era un’iniziativa pericolosa per lui, ma la fece lo stesso. Quest’uomo e sua moglie, che ancora risiedono in Russia, si diedero da fare anche per molti altri ebrei. Nessun sacrificio era troppo grande ai loro occhi quando si trattava di carità e buone azioni.

Quando il direttore mi chiese che tipo di lavoro volevo, gli dissi che non faceva differenza, purché mi consentisse di rispettare lo Shabbat. Una settimana dopo Pesach del 1944, mi trovò un lavoro come guardiano in un magazzino di utensili dell’esercito. Mi trasferii con la mia famiglia in una piccola capanna dove rimanemmo fino alla fine della nostra permanenza a Tashkent, nel 1946. Avevamo come vicini gli Slavin (vedi cap. 27: I Miracoli Continuano), che erano anche loro fuggiti a Tashkent.

I miei orari giornalieri cambiarono. Lavoravo nel turno notturno nella fabbrica e venivo a casa la mattina. Stavo con le mie due figlie, ora di sei e tre anni, mentre mia moglie si occupava della spesa e di altre necessità.

In una mattina d’inverno mi addormentai mentre tenevo le bambine. Invece di lasciarmi fare un pacifico sonnellino, cominciarono a piangere e non smettevano più. “Perché fate tutto questo baccano?” gridai stordito, “lasciatemi dormire!” Ma loro continuavano a piangere. Mi faceva male la testa per la stanchezza, ma quando vidi che non sarebbero state zitte,  dovetti alzarmi e vedere qual era il problema. Mi alzai, ma la testa cominciò a dolermi terribilmente e caddi sul pavimento. Mi sembrava come se qualcuno mi avesse colpito sulla testa. Tentai di alzarmi, ma caddi di nuovo, e questa volta non potei più alzarmi. Mi trascinai fino alla porta con la sensazione che il fumo mi stava soffocando. Non avevo neanche la forza di afferrare una delle bambine. Ebbi appena la forza di raggiungere la porta, aprirla e ruzzolare giù nella neve. L’aria fredda inondò la casa, mentre ne usciva fumo. Inspirai rapidamente l’aria mentre mi aggrappavo alla neve. Raccogliendo tutta la mia forza, gridai a un passante di entrare in casa e vedere se le mie figlie stavano bene. Chiesi poi a un secondo passante di bussare alla porta del mio vicino Reb Zev Slavin e chiedergli di occuparsi delle bambine. Grazie a D-o fummo salvati.

Mia moglie aveva acceso la stufa, ma il carbone non aveva preso fuoco bene, e il fumo aveva riempito la casa. Il fumo aveva riempito i miei polmoni mentre dormivo, e quelli delle mie figlie. E’ stato il loro pianto che ci ha salvato, Hashem ci aveva di nuovo tirato su dall’abisso della morte: mi aveva salvato dai nemici umani e continuava a proteggermi contro tutte le minacce alla mia vita.

La mia vita prese una nuova piega. Tashkent era una metropoli e ci vivevano migliaia di ebrei del posto. Il Rebbe di Chabad aveva inviato emissari anni prima per istruire questi ebrei di Buchara (Si tratta del Rebbe Shalom Dov Ber Schneersohn di Lubavitch, 1866-1920. NDR). Avevano tutte le attrezzature comunitarie – un mikvè, uno shochet, i rabbini – e osservavano apertamente le regole della kasherut e le feste ebraiche.

Ricordo ancora come uscivano dopo il Seder nella notte di Pesach con i loro migliori vestiti e danzavano nel cortile. Questo ambiente ebraico rendeva le cose più facili per le centinaia di migliaia di profughi ebrei che erano fuggiti lì. Mettevamo in comune tutto il cibo che potevamo. Nel 1944 avevamo pane e potevamo perfino procurarci verdure e un po’ di frutta. Qualche volta c’era riso e perfino pollo per Shabbat.

Dopo quattro mesi come guardiano dovetti lasciare quel lavoro. Il mio direttore ebreo si era messo nei guai e aveva dovuto fuggire. Senza il mio protettore, restare in quella fabbrica era un rischio senza senso.

Continuavo a sentire la presenza di Hashem dovunque andassi. Un amico pagò  il dottore dell’esercito per farmi dare un’esenzione dal servizio di combattimento, ma fui di nuovo arruolato per il lavoro nell’industria di guerra. Con questa nuova esenzione fui in grado di ottenere un posto in una fabbrica che produceva maglieria per l’esercito. Un altro amico, Reb Pinchas Sudak, mi aiutò a comprare una macchina per produrre calzini. I direttori erano chassidim di Chabad, Reb Moshe Sudakevitch e Reb Zusia Rivkin. Essi impiegavano molti chassidim ed altri ebrei religiosi nella loro fabbrica, e naturalmente non li facevano lavorare di Shabbat. Avevano perfino organizzato un corso serale di Ghemarà, tenuto da Reb Moshe Shalit.

Continua…

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà

© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Orari Accensione Candele di Shabbat

23 ottobre, 2009

Accensione delle Candele a Roma

Venerdì 23/10: 18,00

Uscita Shabbat 24/10: 18,59


Clicca per visualizzare orari accensione nel mondo

I superstiti del Diluvio

23 ottobre, 2009
Chabad Lubavitch Monteverde

23-10-2009 | 5 Cheshvàn 5769

Cari Amici,

Vi auguriamo un Shabbàt Shalom,

Rav Shalom e Chani Hazan

Shabbàt al Tempio – Le Lezioni della settimana

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 23-24 ottobre:

23 ottobre venerdì sera: 18,00

24 ottobre shabbàt mattina: 09,30

Il Kiddush è offerto da Valentina Calò e Andrea Anticoli.

Per offrire i prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie!

lunedì 26 ottobre Tanya e Talmud: 20,00

mercoledì 28 ottobre Pensiero Ebraico: 20,30

I Superstiti del Diluvio

Nel Midràsh si narra un’episodio accaduto nell’arca, la Tevà, mentre questa vagava sulle acque durante il diluvio universale. Noach (Noè), che aveva il compito di dare da mangiare alle bestie, un giorno portò il cibo del leone troppo tardi. Il leone affamato lo colpì e Noach rimase zoppo.

Tuttavia ciò non fece sì che Noach perdesse la pazienza e smettesse di fare il suo compito. Il giorno dopo continuò a nutrire tutti gli esseri viventi dell’Arca, anche coloro che non dimostravano l’apprezzamento per la sua opera…

Qui si nasconde una lezione di vita per ognuno di noi.

Così come Noach era un superstite dal diluvio, ognuno e ognuna di noi è un sopravvissuto al diluvio terribile dell’ultima generazione.

Nello stesso modo che Noach ricevette un’istruzione Divina di dare il cibo agli animali, ognuno di noi ha l’obbligo di nutrire, con cibo spirituale, gli ebrei in tutto il mondo.

La Torà dice che Noach era un uomo giusto ed aveva anche il merito di essere scelto come colui che avesse salvaguardato la continuità dell’umanità. Nonostante tutto ciò, vediamo che esce dall’arca con una ferita.

È una lezione per tutti noi: delle volte ci troviamo davanti a degli ostacoli che impediscono lo svolgimento della nostra missione. La Torà ci allude, quindi, che dobbiamo imparare da Noach e non lasciarci fermare anche quando un leone ci si mette davanti…

Ricordiamo che non abbiamo il permesso di “tardare il nutrimento” di qualsiasi persona e nonostante le difficoltà che ci vengono incontro non possiamo scordare il prossimo sopravvissuto.

Di rav Shalom Hazan
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch

Foto della Settimana

Questa è una fotografia vera di un modello del Bet Hamikdàsh, il Santuario, a poche centinaia di metri dal Monte del Tempio.

mikdash

Sintesi della Parashà

1. Descrizione della personalità di Noakh e della situazione negativa del mondo. D-o decide di distruggere gli uomini salvando solo Noakh e la sua fmaiglia. Ordina di costruire l’arca e di raggrupparvi gli animali.

2. Cronologia del Diluvio.

3. Fine del diluvio. Ordine di uscire dall’arca. D-o promette di non distruggere più il mondo. Ordine all’umanità di prolificare.

4. Vicende dopo il diluvio.

5. Discendenze dei figli di Noakh.

6. Torre di Babele. Gli uomini decidono di costruire una torre alta fino al cielo per combattere il Creatore. D-o li disperde e confonde le loro lingue, in modo che non si capiscano più. Nascita delle lingue del mondo.

7. Discendenza di Shem, figlio di Noakh, fino ad Avrahàm.

(adattato dal Khumash Bereshìt edizione Mamash)

All’inizio…

16 ottobre, 2009
Chabad Lubavitch Monteverde

16-10-2009 | 28 Tishrì 5769

Cari amici,

In una metafora esposta dal Baal Shem Tov, gli angeli del giardino dell’Eden si svegliano un bel mattino per raccogliere le opere buone dei uomini della terra e presentarli al Creatore. Abituati a vedere Tefillìn, mezuzòt e opere buone di tutti i tipi, rimangono sbalorditi quel mattino alla vista di suole di scarpe consumate, cappelli sporchi e schiacciati, e così via. Così gli angeli raccoglitori si recano presso il loro capo, l’angelo Michael, per chiedergli una spiegazione.

“Ieri sera era Simchàt Torà”, spiegò l’angelo. “Gli ebrei si sono sforzati al massimo per ballare e gioire con la Torà. Questo è uno dei più grandi regali che possiamo portare dinanzi al Creatore…”

Qui al tempio dei Colli Portuensi questa metafora si è realizzata nella gioia e l’allegria che tutti hanno sentito nei canti e balli con i Sefarìm la sera di Simchàt Torà e nella festa il giorno dopo. Ci siamo accorti che presto dovremo cercare una sede più ampia!

Il Khattàn Torà, Giorgio Moresco, ha concluso il ciclo di lettura della Torà leggendo perfettamente l’ultima parte e domani Mauro Di Nepi, Khattàn Bereshìt, sarà onorato con la lettura dell’inizio di tutto…si ricomincia!

Rav Shalom Hazan
Direttore

Shabbàt al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 16-17 ottobre:

16 ottobre venerdì sera: 18,10

17 ottobre shabbàt mattina: 09,30
Il Kiddush e il rinfresco sono offerti dalla famiglia Di Nepi in onore del Khattàn Bereshìt, Mauro Di Nepi.

17 ottobre shabbàt sera: 18,10 Minchà e ‘Arvìt

Per offrire il prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie!

Riprendono le Lezioni!

Al tempio Colli Portuensi lunedì 19 ottobre alle 20 riprende la lezione di Tanya e Talmud. Continueremo il viaggio nella profondità dell’anima come esposto sul Tanya e inizieremo un nuovo trattato talmudico, quello di Ta’anìt. Questo trattato, come suggerisce il nome, tratta le leggi dei digiuni minori (ossia non Kippur) ma come ogni trattato del Talmud approfondisce e tocca su miriadi di concetti e situazioni. La prima parte, ad esempio, tratta il concetto di ricordare e pregare per la pioggia, cosa che abbiamo iniziato a fare da poco nella Tefillà. (La lezione è per uomini dai 18 anni).

Riprende anche la lezione del mercoledì sul pensiero ebraico. Ore 20,30 per uomini e donne.

Il Progetto Talmud organizzato da rav Yitzhak Hazan riprende domenica 18 ottobre ore 20 a via Balbo con una lezione su Bereshìt tenuta dallo stesso rav.

La lezione è in memoria di Marlene Gabizon Tesciuba.

(E’ possibile dedicare le prossime lezione in memoria di un caro. Rispondi a questa mail).

Link della Settimana

Corriere.it: L’ultimo ebreo di Kabul

“…Non sa l’ ebraico, se non poche sbiascicate parole delle preghiere. Parla in dari. Su una finestrella ha appese alcune pagine di un giornale della comunità Lubavitch di New York. «Ogni tanto mi aiutano. Inviano qualche soldo e a volte scatole di matzot (il pane azzimo per celebrare le feste, ndr.). In cambio prego per loro». Dovrebbe essere nato nel 1959. Cinquant’ anni portati decisamente male. Ma aiuta dirgli che sta benissimo e sembra più giovane. Se lo si mette di buon umore il suo racconto diventa uno spaccato affascinante della storia della comunità ebraica afghana. Si narra sia antica di oltre 2.500 anni, che risalga ai tempi del primo esilio babilonese….”


Sintesi della Parashà

1. Sette giorni della Creazione. 1° giorno: creazione della luce e sua separazione dall’oscurità. 2° giorno: creazione di una distesa fra le acque, del cielo e separazione fra le acque al di sotto e al di sopra della distesa. 3° giorno: creazione del mare radunando le acque in modo che si veda la terraferma, creazione di quest’ultima e della vegetazione. 4° giorno: creazione del sole, la luna, delle stelle e loro posizionamento nel cielo. 5° giorno: creazione dei pesci, degli uccelli e dei giganti marini. 6° giorno: creazione degli animali e dei rettili. Creazione di Adàm e Chavà. 7° giorno: santificazione dello Shabbàt.

2. Il serpente spinge la donna a mangiare il frutto proibito. La donna mangia e invita il uomo a fare lo stesso. Maledizione del serpente ed espulsione dell’uomo e della donna dal Gan ‘Eden.

3. Nascita di Caino ed Abele (Kain e Hevel). Sacrifici di entrambi e lite tra i fratelli. Kayin uccide Hevel. Maledizione di Kayin. La sua discendenza.

4. Le discendenze di Adamo fino a Noach.

(adattato dal Khumash Bereshìt edizione Mamash)

Perché si inizia dal secondo?

Perché la Torà inizia con la seconda lettera dell’alfabeto, la bet, e non con la prima, la alef? Perché il mondo è stato creato per due – bet – principi: la Torà e Israel (Rashì).

Il Rebbe di Lubavitch approfondisce il concetto ulteriormente: essa inizia con la bet, la seconda lettera, perché lo studio della Torà è solo una seconda fase, che deve seguire una seria preparazione, in cui è necessario meditare sulla santità e la grandezza di Colui che ci ha dato la Torà. Agendo altrimenti, si rischierebbe di studiarla con un approccio sbagliato, consideradola semplicemente un libro di morale o di saggezza. Solo dopo questo percorso di riflessione è possibile passare alla seconda fase – quella dello studio vero e proprio – il cui scopo essenziale è di avvicinarci e di unirci a Hashem. Infatti, ome scrivono i saggi, per studiaare la Torà occorre Emunà, fede, che iniza con la alef, la prima lettera dell’alfabeto.

La Khassidùt inotlre spiega: in pirncipio, prima di tutto, l’ebreo deve sapere che Dio ha creato il cielo e la erra: alla base di tutta la sua esistenza deve trovarsi la consapevolezza del fatto che ci sia Hashem, Colui che ha creato il mondo e che lo guida sempre.

Tratto dal Khumash Bereshìt edizione Mamash

L’ultimo ebreo di Kabul

14 ottobre, 2009

Vedi articolo su Corriere.it

…Su una finestrella ha appese alcune pagine di un giornale della comunità Lubavitch di New York. «Ogni tanto mi aiutano. Inviano qual­che soldo e a volte scatole di matzot (il pane azzimo per celebrare le feste, ndr.). In cambio prego per loro»….

Orari Accensione Candele a Roma

9 ottobre, 2009

Accensione delle Candele a Roma

Venerdì 09/10: 18,22

2° Giorno Mo’ed 10/10:

accendere da un fuoco già esistente dopo le

19,20


Uscita Mo’ed 11/10
19,18

La Festa di Succot

9 ottobre, 2009
Cari amici,

La festa di Succòt, momento di gioia per il tutto il popolo ebraico, si sta festeggiando con molta allegria.

Molti hanno partecipato alle tefillòt dei primi due giorni della festa mentre l’asilo ha continuato il suo percorso nei giorni intermediari. Lunedì 5 ottobre è stata inaugurata la Succà a Piazza Farnese da noi organizzata con patrocinio del Comune. L’ambasciatore di Israele, Ghideon Meir è venuto con il suo ospite, il presidente del parlamento israeliano, Reuven Rivlin, che ha parlato delle sue esperienze con il movimento Chabad in tutto il mondo dei ha detto di essere molto fiero sino a considerarci ambasciatori d’Israele… Presenti anche l’On. deputato Beatrice Lorenzin, l’On. Federico Rocca, consigliere del comune di Roma, l’On. Fabio De Lillo, consigliere del Comune di Roma, la dott.ssa Serena Forni dello staff del Sindaco e molte altre personalità ebraiche e non.

Vedete le foto sul nostro profilo facebook (Rav Shalom e Chani).

La stessa sera ci è stata una megafesta nella Succà centrale organizzata da rav Ronnie Canarutto per i giovani della città. La musica della Succà in Piazza Farnese era più forte (di sicuro spiritualmente) di quella accanto a Campo de’ Fiori…

Durante le giornate la Succà ha ospitato gruppi che chiedevano spiegazioni sulla festività, tra i quali anche una classe della Visconti giunti in visita “ufficiale” con il professore di religione.

Lo scopo della Succà, quello di portare il merito della Mitzvà a persone che non avrebbero avuto l’opportunità di farla, è stato riempito facendo dire la berachà sul Lulàv e sulla Succà a centinaia di persone di tutte le nazionalità. Molti ebrei israeliani, americani e…italiani hanno fatto la benedizione per la prima volta.

Grazie quindi al movimento Chabad Lubavitch e al comune di Roma per il supporto del progetto.

La nostra Succà qui al tempio di Colli Portuensi ha ospitato il primo incontro della JKC (Jewish Kids’ Club) per bimbi tra i 3-9 anni. Hanno creato una Succà commestibile (!) con l’aiuto delle moròt Chani e Karen.

Vi auguro una festa di Simchà Torà piena di gioia e allegria,

Rav Shalom Hazan
Direttore

Mo’ed al Tempio

Orari delle Tefillòt per Hoshannà Rabbà e Mo’ed, 9-11 ottobre:

9 ottobre venerdì mattina Hoshannà Rabbà: 07,30

9 ottobre venerdì sera: 18,20

10 ottobre shabbàt mattina: 09,30
Il Kiddush è offerto da Raffaele Pace e famiglia

10 ottobre shabbàt sera:
18,15 Minchà, 19,00 ‘Arvìt
Il Kiddush e il rinfresco sono offerti dai Khatanìm: Giorgio Moresco, Khatàn Torà e Mauro Di Nepi, Khatàn Bereshìt.

11 ottobre domenica mattina: 09,30
Il Kiddush e il rinfresco sono offerti dal Khatàn Torà, Giorgio Moresco.

11 ottobre domenica sera: 18,25 Minchà e ‘Arvìt

Per offrire il prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie!

Chabad Lubavitch, Succà in Piazza Farnese

6 ottobre, 2009

La Succà organizzata dal movimento Chabad Lubavitch in Piazza Farnese, con Patrocinio del Comune di Roma.

Succà di Chabad Lubavitch in Piazza Farnese. Foto Credit: Chabad Lubavitch

Succà di Chabad Lubavitch in Piazza Farnese. Foto Credit: Chabad Lubavitch


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