Continua da la Creazione, Versione Sovietica
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?
I chadorim durarono fino a settembre del 1946, e cioè per tutto il tempo in cui i chassidim di Chabad ed io rimanemmo a Tashkent. Non avemmo mai uno spiacevole incidente, grazie alle strette misure di sicurezza che avevamo adottato. È anche possibile che le autorità abbiano scelto di chiudere un occhio finché c’erano in Russia i profughi dalla Polonia, pensando: “Non sono il nostro popolo, sono polacchi.”
Molti dei bambini che hanno studiato nei nostri chadorim stavano ancora osservando tutte le mitzvot che potevano, quando emigrarono dalla Russia trent’anni dopo. Alcuni di quelli che si sono stabiliti in America e in Eretz Israel hanno perfino mandato i loro figli nelle yeshivot.
Nel 1945, dopo che i russi erano avanzati in Polonia, incontrammo alcuni ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Avevano terrificanti storie da raccontare. Ormai non potevo avere più dubbi su quello che era avvenuto ai membri della mia famiglia.
Una notte sognai mia madre che stava in piedi davanti a me. Tremando le chiesi cosa era successo a mio fratello. “È stato ucciso,” rispose, e poi scomparve.
In un altro sogno, nel 1945, vidi che dormivo in un’aula vuota di un cheder. Mio padre e mio fratello erano sdraiati dietro di me. Desideravo parlare con loro, ma non potè uscirmi neanche una parola. Alla fine, sforzandomi, dissi: “Cosa è successo?”
“Ci hanno torturati.”
Io chiesi: “Quando?”
“Rosh Chodesh Elul.”
“Di giorno o di notte?”
Mio padre disse: “Di notte,” ma mio fratello rispose: “era ancora giorno.”
Mi svegliai scosso e andai dal Rebbe di Machnovka, Reb Avraham Yehoshua Heschel Twersky, a cui avevo già chiesto consiglio altre volte.
“Devo osservare Rosh Chodesh Elul come yahrzeit (anniversario, ndt),” gli chiesi, “anche se non mi è giunta nessuna notizia certa della loro morte?”
Il Rebbe pensava che fosse ancora troppo presto per definire una data. Io decisi di osservare Rosh Chodesh Elul come yahrzeit provvisorio, con gli yahrzeit futuri dipendenti dalle notizie che avrei potuto ricevere.
Quando giunsi a Mosca alla fine dell’estate del 1946, incontrai amici originari di Zevihl che portarono notizie devastanti. L’intera comunità ebraica di Krasnostav era stata spazzata via il sei di Elul. Solo due bambine erano sopravvissute, la figlia di Velvel Kelrich e la figlia del gabbai Yerachmiel. Erano scappate nella foresta vicina. Gli ottocentocinquanta ebrei della nostra città erano stati uccisi in una fossa. Perfino una famiglia che si era convertita prima della guerra fu uccisa insieme agli altri. Anni dopo, la figlia di Kelrich mi disse che subito prima dell’esecuzione mio padre aveva parlato con sentimento a tutti gli ebrei e che lui era stato il primo a essere colpito dai proiettili.
L’angoscia che provai fece dolere il mio cuore per molti mesi. Avevo già saputo che mio cognato Lezar Pinski era morto di tifo a Mosca. Di tutta la mia intera famiglia, ero l’unico rimasto.
Nel mezzo dell’inverno del 1945 sentii bussare alla porta. Davanti a me stava un estraneo sfinito, smunto, pallido e dall’aspetto malato.
“Aaron!” disse. “Grazie a D-o ti ho trovato!”
Fissai l’uomo, che per me era completamente irriconoscibile.
“Sono io, Yisrael Friedman, il figlio del fratello di tua moglie,” disse.

Israele, 2008: Yisrael Friedman mentre scrive una lettera in un Sefer Torà dedicato alla memoria dell'autore
“Yisrael, do-dov’è tua madre… Aarele… dove sono i tuoi fratellini?”
“Aaron… sono l’unico rimasto.”
Pur avendo solo vent’anni, ne dimostrava trentacinque: era talmente estenuato!
Ciascuno di noi l’unico sopravvissuto della sua famiglia, ci abbracciammo e piangemmo.
Portai Yisrael in casa, dove mia moglie gli offrì del cibo. Entrambi piangevamo per lui. Che brutto aspetto aveva, com’era gonfio per la fame, e che orrori erano accaduti alla sua famiglia! Le terribili sofferenze che aveva passato lo avevano fatto invecchiare. Era debole per mancanza di cibo, per il duro lavoro e le percosse.
Yisrael raccontò che poco dopo che i tedeschi avevano occupato Odessa, i partigiani avevano fatto esplodere il palazzo centrale del G.P.U., che veniva usato come quartier generale dei tedeschi, uccidendo decine di soldati nazisti. Per rappresaglia i tedeschi avevano riunito decine di migliaia di ebrei e li avevano massacrati in massa. Aarele era morto in quel massacro.
Poi i tedeschi cominciarono ad effettuare retate nelle case per reclutare i giovani per il lavoro forzato. Yisrael, che aveva sedici anni, fu preso, insieme col figlio di un loro vicino e altri cinquanta. Fecero un duro lavoro per i tedeschi per tutto quel giorno. In quel fatale primo pomeriggio, tuttavia, fu scoperto che uno dei giovani era scappato. I tedeschi decisero di punire tutti di quel gruppo: li portarono a uno stretto fosso e fecero inginocchiare i ragazzi dentro il fosso. Yisrael si era preparato e stava già dicendo lo Shemà e il Viddui, quando cominciarono i colpi. Il sangue cominciò a sgorgare, e presto riempì il canale raggiungendo il collo dei ragazzi. Poi i tedeschi si avvicinarono e colpirono ogni testa con il calcio del fucile per vedere se qualcuno di loro era ancora vivo. Soddisfatti del lavoro compiuto, se ne andarono.
Yisrael miracolosamente non fu colpito, ma era troppo spaventato per muoversi. Aspettò diverse ore prima di tirar fuori con cautela la testa dal fosso. Il campo era completamente deserto, eccetto per qualcosa di molto lontano: i tedeschi stavano svuotando una raffica di proiettili su un altro gruppo di vittime. Abbassò subito la testa e rimase nel fosso fino a che non fu più in vista nessun tedesco. Alla fine uscì lentamente e controllò gli altri corpi nel fosso. Erano tutti morti eccetto un ebreo che era stato gravemente ferito. Yisrael lo aiutò a uscire e lo sorresse finché l’uomo zoppicò fino a casa.
Lungo la via incontrarono una donna non ebrea e la pregarono di dare loro vestiti puliti, perché i loro erano impregnati di sangue. Ma la donna fuggì. Non c’era nessun altro per strada. Yisrael lasciò l’uomo a casa sua e tornò presso la sua famiglia. Entrando nel cortile incontrò la madre dell’altro ragazzo che era stato reclutato con lui.
“Dove eravate?” ella chiese ansiosa.
“Io ero nel mattatoio,” lui mormorò evasivamente. “Non hanno lasciato andare tutti a casa.”
“Se li corrompo,” disse lei, “pensi che lasceranno venire a casa mio figlio?”
Yisrael non sapeva cosa dirle. Lui era stato il suo unico figlio.
Yisrael stette attento a non incappare in ulteriori retate nelle case. I fratelli più piccoli stavano di guardia, e quando i tedeschi si avvcinavano, si nascondeva dietro un armadio. Alla fine venne il giorno in cui tutti i rimanenti ebrei furono riuniti e costretti a marciare in quello che sembrava un viaggio senza fine. Con minime razioni di cibo e nessuna assistenza medica, lo sforzo fisico si rivelò eccessivo per i prigioneri, già emaciati e deboli. Uno alla volta, i fratelli di Yisrael morirono. Yisrael era stato l’unico superstite.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà, Salvi dall’Incendio, Scuola Ebraica Clandestina a Tashkent, La Creazione, Versione Sovietica
© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.














Educazione: Casa o Scuola?
27 novembre, 2009Chi ha la responsabilità maggiore nell’educare le nostre prossime generazioni, i genitori o i maestri? La casa o la scuola? Mentre la logica ci detta che sono i genitori coloro che dovrebbero assumere la maggiore responsabilità, le azioni del pubblico parlano un’altra lingua. Scuola, programmi dopo-scuola, babysitter, PlayStation e Wii, fanno sì che genitori a volte vivono vite paralleli che si incrociano sempre di meno.
Questa settimana leggiamo il racconto di Giacobbe, Ya’akòv, esce dalla propria casa per arrivare in un paese per lui nuovo e strano. Arrivato alla città dello zio Labano, la città di Charàn, Ya’acòv non trova nessuna persona di fiducia. Suo zio, Lavàn, lo aveva ingannato. Lui comunque non perse la sua fede in D-o
Per molti anni lavorò duro e alla fine venne ricompensato, anche con la ricchezza, ma più importantemente con figli che seguono la via del loro padre, del nonno Yitzchàk e del bisnonno Avrahàm.
Da questa storia emerge un fatto sorprendente. Avrahàm ebbe un figlio che lo seguì ma anche un’altro che non lo fece, Yishmaèl. Anche Yitzchàk ebbe un figlio, Esaù, che non seguù la strada da lui indicata Sia Avrahàm che Yitzchàk allevarono i propri figli nella Terra Santa ma ciò non funse da garanzia per il loro benessere spirituale. I figli di Ya’acòv, da’altro canto, nacquero in “esilio”. Egli lavorava molto, anche di notte, e al tempo stesso dovette stare attento all’educazione dei figli e delle figlie in un ambiente estraneo che non conosceva il modo di vita di Avrahàm e Yitzchàk.
Nonostante tutto ciò, è proprio lui che meritò una progenia di giusti. La storia di Ya’acòv si rispecchia anche nella storia dei suoi nipoti in tutte le generazioni. Non è tanto il luogo nel quale ci troviamo quando il comportamento e il modo di vita che portiamo avanti che garantisce la continuità.
La Terra Santa di per sé non garantisce la santità dei suoi abitanti. Genitori che hanno la saggezza di trovare più tempo per i propri figli hanno poi la possibilità di godere di una posterità che li porta onore in qualunque luogo si trovino.
di rav Shalom Hazan
Etichette: avraham, educazione, figli, vayetze, yaakov, yitzchak
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