Continua da Il Complotto dei Medici
Cosa è Nel Profondo Della Notte Sovietica?
Durante quelle pazze giornate arrivò Purim ed io decisi che non dovevamo permettere che la situazione disperata spezzasse il nostro spirito. Per la prima volta da molto tempo facemmo progetti per celebrare la festa in una più ampia cerchia familiare. Invitammo Yisrael Friedman e un amico shochet e mohel, Reb Yaakov, con le loro famiglie. Si unì a noi anche Reb Berl dei chassidim del Rebbe di Machnovka. In tutto eravamo venticinque, tra uomini, donne e bambini, a celebrare la festa di Purim nel nostro appartamento.
La tristezza che permeava l’aria sembrava ancora più palpabile delle folate di vento gelido che soffiavano dalle finestre, che dei vicini non ebrei avevano rotto la notte precedente. Durante il pasto parlammo dei guai e delle persecuzioni che erano capitati agli ebrei nel passato e che sembravano ripetersi nel nostro tempo presente. Io ripetei ciò che aveva dichiarato l’Illui di Zevihl durante la famosa accusa del sangue (contro Mendel Beilis, NDR) del 1911:
“Il cielo non permetterà una tale scelleratezza abominevole! In Tehillim 55:24 leggiamo che tali uomini assassini e traditori ‘non vivranno la metà dei loro giorni,’ i nostri Saggi spiegano che questo verso si riferisce a Doeg e Ahitofel, i due principali consiglieri di Re Shaul e di Re David, che scelleratamente si rivoltarono contro i loro padroni. Da qui nasce l’ovvia domanda: c’era gente più malvagia di questi due, che almeno erano uomini molto istruiti. Perché le loro vite sono state abbreviate, mentre altri malvagi sono vissuti fino a tarda età? È perché D-o non sopporta abominevoli menzogne e perversioni contro gli ebrei. Vediamo questo anche dalla storia di Nabot di Yizre‘el, che era stato ucciso da Izevel moglie di Ahab per ereditare la sua vigna. Il profeta Elia discusse con lui: ‘hai ucciso e hai anche ereditato? Così dice Hashem: nel luogo in cui i cani hanno leccato il sangue di Nabot, lì leccheranno il tuo sangue. Hashem cancellerà tutta la tua discendenza in Israele.’ (1° Re 21:19) Perché Ahab meritò una punizione così severa per questo misfatto più che per tutti gli altri suoi peccati? È perché Hashem non tollera l’uccisione di un giusto sulla falsa accusa che sia completamente malvagio.”
Conclusi questo racconto dicendo che le accuse di assassinio contro questi dottori erano altrettanto perverse quanto quelle che erano state sollevate contro Beilis. Speriamo che questo sia un segno della salvezza che prossimamente giungerà da D-o.
Improvvisamente due dei bambini saltarono via dal tavolo – il mio Moshe Mordechai e il figlio di Yisrael, Naftali, entrambi di cinque anni. Misero ciascuno una mano sulla spalla dell’altro e cominciarono a danzare e cantare! Noi restammo attoniti davanti alla loro reazione spontanea, e questo sollevò il nostro spirito.
“Guarda questo!” esclamò Reb Berl, “se dei bambini ballano e cantano, è un segno che avverrà per noi un miracolo!”
Presto la mattina seguente sentimmo dalla radio che Stalin era malato. Quest’annuncio ufficiale della sua malattia fu inteso universalmente come un annuncio della sua morte già avvenuta, perché non veniva mai fatto un annuncio quando un alto membro del partito era malato.
Questo era un miracolo come il miracolo originale di Purim!
I benefici della morte del tiranno non tardarono a venire. I dottori furono liberati, e con essi migliaia di ebrei innocenti che erano prigionieri. L’antisemitismo fu ancora una volta, relativamente parlando, risospinto nella clandestinità. Tutto il nostro popolo sentì il sollievo. Pochi mesi dopo, quando ci nacque una figlia, la chiamammo Ester Malkà, come la regina Ester, in ricordo di questa liberazione moderna.
Le braci fumanti del malcontento ebraico, su cui era stato soffiato durante gli anni di Stalin, non si trasformarono in fiamme fino agli anni sessanta. Allora ebrei alla ricerca di significato ed espressione della loro specifica identità iniziarono a comparire a migliaia nelle sinagoghe in feste come Simchat Torà (le sinagoghe erano gli unici luoghi in cui potevano riunirsi senza permesso, perché ‘ognuno è libero di prestare culto come vuole’ nella democrazia sovietica). Ogni anno ragazzi e ragazze ebrei si riunivano nelle sinagoghe per cantare e ballare nelle strade; molti trovarono il loro compagno o compagna di vita in queste riunioni. Ci furono casi in cui sia i genitori che i figli erano usciti da casa in segreto, per poi scoprire che erano andati alla stessa destinazione.
Molti giovani erano arrabbiati con i loro genitori per non aver loro insegnato l’ebraismo. Essi formarono gruppi segreti di studio per studiare l’ebraismo e la lingua ebraica. Il loro nuovo sapere nutrì in loro il desiderio di lasciare l’URSS e di trasferirsi in Israele, dove avrebbero potuto vivere come ebrei osservanti. Questi giovani non sapevano che le danze miste sono vietate, non erano veramente informati sulla Torà, su come si prega, come si mettono i tefillin, come si osservano tutte le mitzvot. Molti non erano neanche stati circoncisi. Come avrebbero potuto sapere? Chi c’era per insegnare loro? Eppure queste anime ebraiche piangevano per essere liberate dalle catene dell’ideologia sovietica. Chiedevano di essere riportate al loro retaggio ebraico, che era stato così strettamente represso per due generazioni.
Tra i prigionieri che furono lasciati uscire dopo la morte di Stalin c’era una ragazza di nome Sara. La sua famiglia era stata catturata mentre cercava di attraversare la frontiera dopo la guerra. Suo padre, un famoso Rav, era stato torturato fino alla morte, e sua madre, malata, era morta poco dopo il suo rilascio nel 1953. Sara aveva un fratello che era rimasto in Uzbekistan dopo la guerra per continuare a studiare Torà in segreto, ma lei non aveva idea di dove fosse adesso. Temendo di essere imprigionata di nuovo (spesso gli ex-prigionieri venivano imprigionati di nuovo sulla base di false accuse) andò a Mosca sperando di far perdere le sue tracce in una più vasta popolazione. Per iniziare una nuova vita senza lo stigma della recente detenzione, si era fabbricato un nome diverso falsificando i suoi documenti d’identificazione.
Sara era venuta da noi a Mosca e ci aveva chiesto aiuto per trovare un lavoro. La sua situazione era piuttosto difficile. A parte il fatto che era religiosa e osservava lo Shabbat, che era già abbastanza un problema, era anche costantemente preoccupata di poter essere riconosciuta per strada. Mia moglie ed io, nonostante che vivessimo in una stanza e mezzo con sette figli e mia suocera, decidemmo di portarla a casa nostra, darle una macchina per tessere sciarpe e insegnarle come usarla. Io avrei tessuto l’ordito e lei la trama. In questo modo avrebbe potuto guadagnare un modesto reddito. Nel 1954 il lavoro a domicilio, sotto la direzione di una fabbrica, era permesso solo in casi speciali. Chiedemmo alla figlia del nostro padrone di casa, vedova di guerra con due figli, di fare domanda a una fabbrica per un lavoro a domicilio, che poi sarebbe stato effettivamente svolto dalla ragazza. La vedova fu d’accordo di farci questo favore, e così Sara poté lavorare parecchi mesi a casa nostra senza attrarre l’attenzione. Col passare del tempo però cominciò a essere preoccupata di essere alla fine scoperta. Le consigliai di andare alla mia fabbrica e fare domanda per un lavoro. Lo fece, e lavorò lì per parecchi anni. Fortunatamente non ebbe mai problemi per il fatto di non lavorare di Shabbat. All’inizio probabilmente non fu neanche presa per un’ebrea: nonostante che Sara sia il nome della prima delle nostre matriarche fondatrici, era portato di rado dalle ragazze ebree. Era piuttosto un nome comune tra i gentili tatari: molto probabilmente era stata scambiata per una tatara.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà, Salvi dall’Incendio, Scuola Ebraica Clandestina a Tashkent, La Creazione, Versione Sovietica, Yisrael, unico superstite, La Cortina di Ferro Si Chiude, La Vita a Mosca, 1950, Figure Ebraiche di Mosca, Sacrifici Per Mitzvòt, Lottando Per Lo Shabbàt, Il Complotto dei Medici
© 2010 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
Amore Facile? No Grazie!
23 aprile, 2010Rabbì Levi Yitzchak di Berdicev era famoso per la sua erudizione nell studio ma ancora di più per la sua forte ahavat Yisrael-amore verso il prossimo-che trovava espressione in tutte le sue interazioni con gli altri.
Si racconta che una volta il Rebbe di Berdicev vide un ebreo che mangiava durante Tishà BeAv, giorno di lutto e di digiuno in ricordo della distruzione del Santuario. Sorpreso, gli chiese se sapesse che fosse il nove di Av. L’ebreo rispose che ne era al corrente. “Forse non sai, disse il Rebbe, che oggi è un giorno di digiuno”. L’ebreo gli rispose che questo non gli era sfuggito.
“Sicuramente per ragioni di salute ti è stato permesso mangiare,” presunse il Rebbe. “Niente affatto, disse l’ebreo, mi va’ di mangiare…”
A questo punto il Rebbe rivolse gli occhi verso l’alto e disse: “Creatore del mondo, guarda come sono onesti i tuoi figli, non mentirebbero mai!”
La mitzvà di amare il prossimo come se stesso si nella Parashà odierna (Kedoshìm – Levitico 19, 18).
Rabbì Levi Yitzchak disse che il suo atteggiamento verso il prossimo gli si radicò nel cuore in merito di una spiegazione del Baal Shem Tov.
La Mishnà afferma che “lo studio della Torà che non sia accompagnato dal lavoro finisce per diventare futile” (Avòt 2, 2). Il Baal Shem Tov spiegò che, oltre il senso letterale, con “lavoro” si intende la mitzvà di amare il prossimo. Perché “lavoro”? Perché la mitzvà dovrebbe essere considerata come un lavoro fatto con cura, con vero impegno e talvolta anche con fatica…
Così come il commerciante non aspetta che la gente lo venga a cercare ma impiega varie strategie per attirare i clienti, anche noi non dovremmo aspettare che l’opportunità di fare qualcosa per un altro ci si presenti; dovremmo piuttosto andare a cercare l’occasione…
Questo è uno degli aspetti del “lavoro” di Ahavat Yisrael.
Un’altro aspetto potrebbe risultare ancora più faticoso: Quello di dimostrare amore e affetto al prossimo anche quando non pensiamo che costui ne è degno…
Amore facile? Certo, ma non ad esclusione di quello difficile!
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי”ע
Etichette: ahavat yisrael, amore, ba'al shem tov, kedoshim, parashà, rabbi levi yitzchak di berdicev
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