Archivio per aprile 2010

Amore Facile? No Grazie!

23 aprile, 2010

viaggio ganI Bambini del Gan nel loro viaggio in Erez Yisrael…

Amore Facile? No Grazie!

Rabbì Levi Yitzchak di Berdicev era famoso per la sua erudizione nell studio ma ancora di più per la sua forte ahavat Yisrael-amore verso il prossimo-che trovava espressione in tutte le sue interazioni con gli altri.

Si racconta che una volta il Rebbe di Berdicev vide un ebreo che mangiava durante Tishà BeAv, giorno di lutto e di digiuno in ricordo della distruzione del Santuario. Sorpreso, gli chiese se sapesse che fosse il nove di Av. L’ebreo rispose che ne era al corrente. “Forse non sai, disse il Rebbe, che oggi è un giorno di digiuno”. L’ebreo gli rispose che questo non gli era sfuggito.

“Sicuramente per ragioni di salute ti è stato permesso mangiare,” presunse il Rebbe. “Niente affatto, disse l’ebreo, mi va’ di mangiare…”

A questo punto il Rebbe rivolse gli occhi verso l’alto e disse: “Creatore del mondo, guarda come sono onesti i tuoi figli, non mentirebbero mai!”

La mitzvà di amare il prossimo come se stesso si nella Parashà odierna (Kedoshìm – Levitico 19, 18).

Rabbì Levi Yitzchak disse che il suo atteggiamento verso il prossimo gli si radicò nel cuore in merito di una spiegazione del Baal Shem Tov.

La Mishnà afferma che “lo studio della Torà che non sia accompagnato dal lavoro finisce per diventare futile” (Avòt 2, 2). Il Baal Shem Tov spiegò che, oltre il senso letterale, con “lavoro” si intende la mitzvà di amare il prossimo. Perché “lavoro”? Perché la mitzvà dovrebbe essere considerata come un lavoro fatto con cura, con vero impegno e talvolta anche con fatica…

Così come il commerciante non aspetta che la gente lo venga a cercare ma impiega varie strategie per attirare i clienti, anche noi non dovremmo aspettare che l’opportunità di fare qualcosa per un altro ci si presenti; dovremmo piuttosto andare a cercare l’occasione…

Questo è uno degli aspetti del “lavoro” di Ahavat Yisrael.

Un’altro aspetto potrebbe risultare ancora più faticoso: Quello di dimostrare amore e affetto al prossimo anche quando non pensiamo che costui ne è degno…

Amore facile? Certo, ma non ad esclusione di quello difficile!

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי”ע

La Lingua e Il Veleno

16 aprile, 2010

La Lingua…

La Forza della Parola

La Parashà di questa settimana parla della tzara’at (la “lebbra”). I commentatori spiegano che questa forma di lebbra non era una malattia naturale bensì un fenomeno soprannaturale che poteva colpire chi peccava di “Lashon Harà” una categoria nella quale si include non la maldicenza, pettegolezzi, calunnie e diffamazioni di ogni tipo.

Secondo Maimonide esiste tuttavia un’ulteriore dimensione: vi sono infatti cose che non sono né calunnie né pettegolezzi ma che trasmessi da una persona all’altra si potrebbero trasformare in qualcosa di negativo. Anche questo sarebbe proibito.

Varie situazioni in apparenza innocenti o adirittura positive potrebbero essere Lashòn harà, ad esempio lodare una persona in presenza di un suo nemico che potrebbe reagire in maniera negativa.

L’autore di “Orchòt Tzadikìm” (Le vie dei giusti) scrive che “prima di parlare, sei padrone delle tue parole. Dopo aver parlato, le parole sono padrone di te”.

Non di rado ci ritroviamo imprigionati dalle nostre parole, rendendoci conto di aver detto cose che sarebbe stato meglio non dire e che ormai non sono più sotto il nostro controllo.

Il Midràsh racconta che il saggio Rabban Shim’òn ben Gamlièl chiese al suo schiavo, Tavi, di comprargli qualcosa di buono al mercato. Tavi ritornò con un pezzo di carne, un taglio di lingua. Rabban Shim’òn gli chiese poi di portare qualcosa di cattivo dal mercato. Tavi tornò di nuovo con un pezzo di lingua.

“Com’è possibile, chiese il rav, ti ho chiesto qualcosa di buono e mi hai portato la lingua, e ti ho chiesto qualcosa di cattivo e mi porti la stessa cosa?!”

Disse Tavi: “La lingua ha sia il buono che il cattivo. Quando è buono, è molto buono, ma quando è cattivo può essere molto cattivo…”

Ci si può quindi chiedere come mai, data la gravità del peccato di Lashon Harà, perché non esiste più la tzara’at?

Secondo vari commentatori, il segno della tzara’at esisteva quando la Lashon Harà non era così comune e quindi poteva servire da ricordo nel caso servisse. E’ come se ci fosse una regola non scritta, che se dovessero essere puniti tutti, alla fine non si punisce nessuno. Evidentemente, in maniera alquanto ironica la tzara’at esisteva solo quando il popolo si trovava a un livello spirituale di gran lunga più elevato del nostro.

La tzara’at è superficiale – appare sulla pelle – e riflette un problema superficiale. Quando i problemi sono più profondi, vanno affrontati in profondità e il sintomo esteriore non è più sufficiente.

Ogni giorno diciamo migliaia di parole. Cerchiamo di rimanere consci del loro potere.

di rav Shalom Hazan

…e il Veleno

Humor ebraico

Un uomo si reca presso il proprio rabbino.

“Rav, qualcosa di terribile sta accadendo, mia moglie sta cercando di avvelenarmi”.

Il rav, sorpreso, si meraviglia: “Ma com’è possibile?”

L’uomo assicura il maestro che è proprio così.

Il rav si offre quindi di parlare con la signora e cercare di trovare una soluzione.

L’indomani l’uomo riceve una telefonata dal rabbino. “Allora, ieri ho parlato con tua moglie al telefono per tre ore. Vuoi sentire il mio consiglio?”

“Certamente rav”, risponde l’uomo.

“Bevi il veleno” ….

Un Miracolo di Purim (Complotto dei Medici II)

15 aprile, 2010

Continua da Il Complotto dei Medici
Cosa è Nel Profondo Della Notte Sovietica?

Durante quelle pazze giornate arrivò Purim ed io decisi che non dovevamo permettere che la situazione disperata spezzasse il nostro spirito. Per la prima volta da molto tempo facemmo progetti per celebrare la festa in una più ampia cerchia familiare. Invitammo Yisrael Friedman e un amico shochet e mohel, Reb Yaakov, con le loro famiglie. Si unì a noi anche Reb Berl dei chassidim del Rebbe di Machnovka. In tutto eravamo venticinque, tra uomini, donne e bambini, a celebrare la festa di Purim nel nostro appartamento.

La tristezza che permeava l’aria sembrava ancora più palpabile delle folate di vento gelido che soffiavano dalle finestre, che dei vicini non ebrei avevano rotto la notte precedente. Durante il pasto parlammo dei guai e delle persecuzioni che erano capitati agli ebrei nel passato e che sembravano ripetersi nel nostro tempo presente. Io ripetei ciò che aveva dichiarato l’Illui di Zevihl durante la famosa accusa del sangue (contro Mendel Beilis, NDR) del 1911:

“Il cielo non permetterà una tale scelleratezza abominevole! In Tehillim 55:24 leggiamo che tali uomini assassini e traditori ‘non vivranno la metà dei loro giorni,’ i nostri Saggi spiegano che questo verso si riferisce a Doeg e Ahitofel, i due principali consiglieri di Re Shaul e di Re David, che scelleratamente si rivoltarono contro i loro padroni. Da qui nasce l’ovvia domanda: c’era gente più malvagia di questi due, che almeno erano uomini molto istruiti. Perché le loro vite sono state abbreviate, mentre altri malvagi sono vissuti fino a tarda età? È perché D-o non sopporta abominevoli menzogne e perversioni contro gli ebrei. Vediamo questo anche dalla storia di Nabot di Yizre‘el, che era stato ucciso da Izevel moglie di Ahab per ereditare la sua vigna. Il profeta Elia discusse con lui: ‘hai ucciso e hai anche ereditato? Così dice Hashem: nel luogo in cui i cani hanno leccato il sangue di Nabot, lì leccheranno il tuo sangue. Hashem cancellerà tutta la tua discendenza in Israele.’ (1° Re 21:19) Perché Ahab meritò una punizione così severa per questo misfatto più che per tutti gli altri suoi peccati? È perché Hashem non tollera l’uccisione di un giusto sulla falsa accusa che sia completamente malvagio.”

Conclusi questo racconto dicendo che le accuse di assassinio contro questi dottori erano altrettanto perverse quanto quelle che erano state sollevate contro Beilis. Speriamo che questo sia un segno della salvezza che prossimamente giungerà da D-o.

Improvvisamente due dei bambini saltarono via dal tavolo – il mio Moshe Mordechai e il figlio di Yisrael, Naftali, entrambi di cinque anni. Misero ciascuno una mano sulla spalla dell’altro e cominciarono a danzare e cantare! Noi restammo attoniti davanti alla loro reazione spontanea, e questo sollevò il nostro spirito.

“Guarda questo!” esclamò Reb Berl, “se dei bambini ballano e cantano, è un segno che avverrà per noi un miracolo!”

Presto la mattina seguente sentimmo dalla radio che Stalin era malato. Quest’annuncio ufficiale della sua malattia fu inteso universalmente come un annuncio della sua morte già avvenuta, perché non veniva mai fatto un annuncio quando un alto membro del partito era malato.

Questo era un miracolo come il miracolo originale di Purim!

I benefici della morte del tiranno non tardarono a venire. I dottori furono liberati, e con essi migliaia di ebrei innocenti che erano prigionieri. L’antisemitismo fu ancora una volta, relativamente parlando, risospinto nella clandestinità. Tutto il nostro popolo sentì il sollievo. Pochi mesi dopo, quando ci nacque una figlia, la chiamammo Ester Malkà, come la regina Ester, in ricordo di questa liberazione moderna.

Le braci fumanti del malcontento ebraico, su cui era stato soffiato durante gli anni di Stalin, non si trasformarono in fiamme fino agli anni sessanta. Allora ebrei alla ricerca di significato ed espressione della loro specifica identità iniziarono a comparire a migliaia nelle sinagoghe in feste come Simchat Torà (le sinagoghe erano gli unici luoghi in cui potevano riunirsi senza permesso, perché ‘ognuno è libero di prestare culto come vuole’ nella democrazia sovietica). Ogni anno ragazzi e ragazze ebrei si riunivano nelle sinagoghe per cantare e ballare nelle strade; molti trovarono il loro compagno o compagna di vita in queste riunioni. Ci furono casi in cui sia i genitori che i figli erano usciti da casa in segreto, per poi scoprire che erano andati alla stessa destinazione.

Molti giovani erano arrabbiati con i loro genitori per non aver loro insegnato l’ebraismo. Essi formarono gruppi segreti di studio per studiare l’ebraismo e la lingua ebraica. Il loro nuovo sapere nutrì in loro il desiderio di lasciare l’URSS e di trasferirsi in Israele, dove avrebbero potuto vivere come ebrei osservanti. Questi giovani non sapevano che le danze miste sono vietate, non erano veramente informati sulla Torà, su come si prega, come si mettono i tefillin, come si osservano tutte le mitzvot. Molti non erano neanche stati circoncisi. Come avrebbero potuto sapere? Chi c’era per insegnare loro? Eppure queste anime ebraiche piangevano per essere liberate dalle catene dell’ideologia sovietica. Chiedevano di essere riportate al loro retaggio ebraico, che era stato così strettamente represso per due generazioni.

Tra i prigionieri che furono lasciati uscire dopo la morte di Stalin c’era una ragazza di nome Sara. La sua famiglia era stata catturata mentre cercava di attraversare la frontiera dopo la guerra. Suo padre, un famoso Rav, era stato torturato fino alla morte, e sua madre, malata, era morta poco dopo il suo rilascio nel 1953. Sara aveva un fratello che era rimasto in Uzbekistan dopo la guerra per continuare a studiare Torà in segreto, ma lei non aveva idea di dove fosse adesso. Temendo di essere imprigionata di nuovo (spesso gli ex-prigionieri venivano imprigionati di nuovo sulla base di false accuse) andò a Mosca sperando di far perdere le sue tracce in una più vasta popolazione. Per iniziare una nuova vita senza lo stigma della recente detenzione, si era fabbricato un nome diverso falsificando i suoi documenti d’identificazione.

Sara era venuta da noi a Mosca e ci aveva chiesto aiuto per trovare un lavoro. La sua situazione era piuttosto difficile. A parte il fatto che era religiosa e osservava lo Shabbat, che era già abbastanza un problema, era anche costantemente preoccupata di poter essere riconosciuta per strada. Mia moglie ed io, nonostante che vivessimo in una stanza e mezzo con sette figli e mia suocera, decidemmo di portarla a casa nostra, darle una macchina per tessere sciarpe e insegnarle come usarla. Io avrei tessuto l’ordito e lei la trama. In questo modo avrebbe potuto guadagnare un modesto reddito. Nel 1954 il lavoro a domicilio, sotto la direzione di una fabbrica, era permesso solo in casi speciali.  Chiedemmo alla figlia del nostro padrone di casa, vedova di guerra con due figli, di fare domanda a una fabbrica per un lavoro a domicilio, che poi sarebbe stato effettivamente svolto dalla ragazza. La vedova fu d’accordo di farci questo favore, e così Sara poté lavorare parecchi mesi a casa nostra senza attrarre l’attenzione. Col passare del tempo però cominciò a essere preoccupata di essere alla fine scoperta. Le consigliai di andare alla mia fabbrica e fare domanda per un lavoro. Lo fece, e lavorò lì per parecchi anni. Fortunatamente non ebbe mai problemi per il fatto di non lavorare di Shabbat. All’inizio probabilmente non fu neanche presa per un’ebrea: nonostante che Sara sia il nome della prima delle nostre matriarche fondatrici, era portato di rado dalle ragazze ebree. Era piuttosto un nome comune tra i gentili tatari: molto probabilmente era stata scambiata per una tatara.

Continua…

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà, Salvi dall’Incendio, Scuola Ebraica Clandestina a Tashkent, La Creazione, Versione Sovietica, Yisrael, unico superstite, La Cortina di Ferro Si Chiude, La Vita a Mosca, 1950, Figure Ebraiche di Mosca, Sacrifici Per Mitzvòt, Lottando Per Lo Shabbàt, Il Complotto dei Medici

© 2010 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

“Il Complotto dei Medici”

8 aprile, 2010

Continua da Lottando Per Lo Shabbàt
Cosa è Nel Profondo Della Notte Sovietica?

Naturalmente l’antisemitismo non era nuovo nella Russia sovietica. Era già esploso nel 1936, acquistando maggior peso ogni anno. Migliaia di ebrei scomparvero negli anni 1936-38, tra cui molti membri influenti del Partito Comunista. Anche se tali persecuzioni generalizzate furono sospese negli anni della guerra, gli ebrei erano ancora odiati. Scarsa simpatia veniva mostrata agli ebrei che riuscivano a fuggire dal territorio occupato dai tedeschi verso il territorio russo; spesso venivano accusati del ridicolo crimine di spiare in favore dei tedeschi, e puniti con la prigione o con la morte. Domandavano ai rifugiati: “perché sei rimasto vivo? Devi aver lavorato per loro!”

Niente rappresenta meglio questo sentimento nazionale della legge che Stalin promulgò dopo la guerra, che proibiva agli ebrei di vendicarsi sui collaboratori russi ed ucraini dei nazisti. Chiunque fosse stato sorpreso ad uccidere questi selvaggi assassini sarebbe stato fucilato. Questa legge fu approvata in un periodo in cui gli ebrei avevano sete di giustizia retributiva. Il popolo ucraino, in gran parte rabbiosamente anitsemita, era stato tenuto a freno durante i primi anni del regime comunista, quando tanti importanti dirigenti erano ebrei. Quando i nazisti occuparono la loro terra, tuttavia, questi gentili presero parte con entusiasmo ai massacri degli ebrei. Le truppe omicide naziste raramente avevano più di novecento soldati tedeschi a loro disposizione, ma erano in grado di uccidere decine di migliaia di ebrei in una volta per la zelante partecipazione degli ucraini locali. Perfino dopo che la guerra era finita questi contadini avevano sete di sangue, e non esitavano ad uccidere quegli ebrei sfiniti che riuscivano a tornare alle loro case nel tentativo di ricominciare da capo la loro vita. Oltre un milione e mezzo di ebrei morirono a causa della loro complicità.

Amare denunce piovvero sugli ebrei rimasti. Nonostante che la “democrazia utopistica comunista” proclamasse che tutte le nazionalità dovevano essere uguali, il sangue ebraico si rivelò più a buon mercato degli altri. Stalin distribuiva lodi nei confronti dei generali e del popolo russo, dichiarando che erano all’avanguardia tra tutte le nazioni che comprendevano la famiglia dei popoli sovietici. Sapeva bene che gli ebrei avevano combattuto come leoni. Ignorando deliberatamente il loro coraggio e la loro dedizione, le sue affermazioni tradivano una malcelata animosità dei russi nei confronti degli ebrei.

La maggior parte dei membri ebrei del governo, che avevano privato i loro compatrioti del loro retaggio ebraico, erano morti da tempo, vittime delle stesse macchinazioni politiche che tanto spesso loro stessi avevano adoperato. Avevano agito nella speranza che, una volta che l’ebraismo fosse stato soppresso, gli ebrei avrebbero raggiunto l’uguaglianza con tutti gli altri popoli. Questo si dimostrò essere nient’altro che una vana aspirazione. Ecco dove erano arrivati, erano cittadini russi che seguivano lealmente la linea del partito, ma erano ancora discriminati ed erano disprezzati dai loro concittadini.

Un’intera generazione di ebrei era stata educata nelle scuole sovietiche. Avevano creduto alla propaganda comunista contro la religione, che secondo loro era solo un mito creato da popoli primitivi, che non poteva più sostenersi contro il pensiero razionale moderno. Era stato loro insegnato che i termini ‘ebreo’ e ‘antisemitismo’ erano parole razziali anacronistiche che non potevano essere applicate a cittadini russi devoti come loro, soprattutto perché l’antisemitismo era stato il frutto di un complotto del passato regime zarista per distrarre la mente dei contadini dalla lotta per la loro emancipazione.

Ora improvvisamente scoprirono che i cittadini russi odiavano gli ebrei e che i soldati russi odiavano i loro commilitoni ebrei. I tedeschi stavano eliminando gli ebrei e i russi, che combattevano contro i tedeschi, odiavano anche loro gli ebrei. Ebrei confusi furono costretti ad ammettere che il destino ebraico era particolare. Chi è un ebreo? Perché gli ebrei sono disprezzati più di tutte le altre nazioni?

Questa rivelazione condusse ad una graduale ripresa di orgoglio e identità ebraica, quando gli ebrei cominciarono a rendersi conto di come erano stati imbrogliati da vuote promesse dei comunisti. La tragedia fu che non era rimasto nessuno che potesse dare a questi ebrei la guida che cercavano. Per tutto il tempo in cui fu vivo Stalin la protesta degli ebrei fu soffocata. Ma sopravvisse come un seme che attende l’opportunità per emergere attraverso una terra ostile.

Immediatamente dopo la seconda guerra mondiale le punizioni contro gli ebrei accelerarono. I pochi ebrei in posizioni importanti che rimanevano furono uccisi o mandati in Siberia. Le prossime a soffrire furono le masse ebraiche. Gli ebrei venivano licenziati dai loro posti di lavoro senza ragione – sia che fossero professionisti che operai. Ebrei venivano imprigionati sulla base di accuse costruite, fino al punto che le prigioni furono piene di ebrei. In un quartiere ebraico chiamato Davidovka gli ebrei furono cacciati nel giorno di Kippur e fu loro ordinato di lasciare Mosca. Ci furono perfino degli episodi in cui ebrei furono gettati fuori da treni o da autobus. Divenne comune che fossero insultati da teppisti.

Ogni giorno i giornali pubblicavano articoli pieni di menzogne e accuse contro gli ebrei. Declamavano contro gli ebrei che avevano osato adottare nomi russi e mettevano in guardia il pubblico dal pericolo di spie e traditori ebrei. Non ci fu nessuno che prendesse le parti degli ebrei, e la loro situazione si deteriorò seriamente.

Ricordo un episodio in cui la gente stava aspettando in una lunga fila davanti a un negozio di alimentari. Erano arrivate le teiere e tutti volevano comprarne una. Un ebreo anziano chiese alla commessa se poteva pagare per una scatola di candele mentre gli altri aspettavano, visto che non voleva una teiera. Lei rifiutò. “Lasciate che il poveretto la prenda,” qualcuno rise, “non sarà in giro per Mosca ancora a lungo. Entro qualche giorno saranno tutti espulsi.”

In quel tempo la nostra situazione era precaria. Come e da dove sarebbe venuta la nostra salvezza?

Poi, nel marzo del 1953, i giornali rivelarono il famoso ‘complotto dei dottori’. Stalin aveva ‘scoperto’ che la cerchia più vicina a lui di dottori ebrei, che si era occupata della sua salute per venti anni, ora stava progettando di avvelenarlo. Questi dignitari falsamente accusati furono imprigionati, per attendere un processo la cui conclusione era già prevista. L’opinione pubblica si sollevò di nuovo contro gli ebrei. Circolavano notizie circostanziate secondo le quali Stalin si preparava a mandare tutti gli ebrei in Siberia.

Continua…

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà, Salvi dall’Incendio, Scuola Ebraica Clandestina a Tashkent, La Creazione, Versione Sovietica, Yisrael, unico superstite, La Cortina di Ferro Si Chiude, La Vita a Mosca, 1950, Figure Ebraiche di Mosca, Sacrifici Per Mitzvòt, Lottando Per Lo Shabbàt

© 2010 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Pioggia e Sudore

2 aprile, 2010

Cari amici,

Il senso più semplice e di base delle preghiere quotidiane nell’ebraismo, è quello di richiedere le proprie esigenze al Creatore. Sia quelle personali che le esigenze generali dell’umanità. Per questo motivo in un determinato periodo dell’anno si chiede la pioggia, mentre quando si arriva a Pesach (che corrisponde alla primavera) si cessa di chiederla.

La nuova richiesta per la pioggia avrà inizio due settimane dopo la festività di Succòt nell’autunno. Perché due settimane dopo e non alla fine della festa stessa? Poiché all’epoca che si effettuavano i pellegrinaggi al Santuario di Gerusalemme, si fece un gesto di considerazione verso coloro che dopo la festa avrebbero dovuto impiegare molto tempo sul viaggio di ritorno a casa. Non sarebbe carino chiedere la pioggia sapendo che i viaggi di altre persone potrebbero diventare estremamente difficoltosi a causa di essa.

In teoria questa logica avrebbe dovuto essere seguita anche nel caso contrario: Avremmo dovuto cessare la richiesta per la pioggia due settimane prima di Pesach per rispetto di coloro che in quei momenti si mettevano in viaggio per il pellegrinaggio di Pesach… Eppure non è così. La richiesta per la pioggia continua sino alla vigilia di Pesach.

Troviamo nell’ebraismo che la prima mitzvà trasmessa direttamente da D-o è quella della Milà (circoncisione). Perché proprio questa?

Forse il Sig.re ci voleva insegnare che anche tutte le altre Mitzvòt dovrebbero lasciare un segno sulla persona, in maniera simile alla Milà.

Per un segno si intende anche la fatica ed il sudore che garantiscono che le mitzvòt effettuate diventino una parte della persona e non rimangano su un livello superficiale.

Potrebbe essere questo un motivo della “mancata considerazione” nella richiesta della pioggia. A Gerusalemme bisognrebbe andarci anche sotto la pioggia ed anche con grande fatica, cosa che contribuirà ad un’esperienza vissuta molto più profondamente e non facilmente dimenticabile.

La festa di Pesach oggi non è tanto diverso, per i molti preparativi e le fatiche che lo precedono. Eppure, potrebbe essere la festa più amata dal popolo ebraico.

Forse ora si capisce il motivo…

Shabbat Shalom e Hag Sameach!

Rav Shalom Hazan


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