Cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?
Continua da Nella Sede del Partito 1° Parte
Ci chiese di spiegargli cos’è il cibo kasher, e lo feci: “La carne deve essere kasher e il latte deve essere kasher. Ma non è nei nostri mezzi di comprarli.”
“E allora cosa riuscite a mangiare? I bambini hanno bisogno di mangiare, e anche voi dovete mangiare.”
“Una volta a settimana, per il giorno di riposo del sabato, che è Shabbat, ci permettiamo qualcosa di meglio. Il giorno prima andiamo al mercato e compriamo un pollo da un chilo e mezzo, il cui prezzo è sette rubli, e andiamo da uno shochet, un macellaio di carne kasher.”
“Dove lo macellano?”
“Non lontano da qui, dall’altro lato di Piazza Nogina. Nella Grande Sinagoga in via Archipova c’è uno shochet di turno che macella per chiunque porti un pollo.”
“Si paga per questo?”
“No, viene fatto per niente.”
“E vengono spennati?”
“Sì, lo fa lo stesso shochet. Per fare tutto questo e tornare a casa a Bolshevo ci vogliono otto ore, e tutto questo per un solo pollo, che deve poi essere diviso tra quindici persone. Non abbiamo soldi per comprare la carne bovina kasher e il latte kasher, che sono più cari.”
“E quindi cosa avete da mangiare?”

- Rav Mordechai (Motl) Lifshits

- Reb Motl sposa una coppia sotto una chuppà clandestinamente. Ha sposato, tra gli altri, il famoso refusenik Yuli Edelstein.
Reb Motl Lifshits era lo shochet e il mohel di mMosca per decenni, rimanendo nella città su istruzione del Rebbe di Lubavitch sino al 1993, quando raggiunse finalmente la sua famiglia nel quartiere Crown Heights di Brooklyn, ove risiede tuttora. Reduce del lavoro forzato nel Gulag nel periodo della guerra, Reb Motl fu uno dei punti di riferimento più importanti per l’ebraismo muscovita gestendo la shechità, la milà e i matrimoni (lontano dagli occhi dei comunisti). NDR
“Il mio salario basta solo a comprare verdure, durante la settimana. I nostri figli sono deboli e affamati, ” continuai, “e vengono maltrattati ogni giorno a scuola perché non scrivono di Shabbat, gli insegnanti li rimproverano di continuo. Quanto a me, non posso avere un lavoro con una paga decente, perché osservo lo Shabbat.”
“Avete figli sposati?”
“Tre delle mie figlie sono sposate.”
“I loro mariti sono relgiosi?”
“Sì.”
“Dimmi, dove hai trovato il tuo primo genero?”
“Mio genero non è russo, è uno dei rifugiati romeni. Era un orfano allevato religiosamente, e veniva a pregare nella nostra sinagoga.”
“E come è entrato in contatto con voi?”
“Naturalmente, anch’io vado in sinagoga, essendo religioso, e quindi molto naturalmente abbiamo fatto conoscenza. Mi ha detto di avere ventisei anni e che avrebbe voluto sistemarsi con una ragazza religiosa. Dopo averlo visto alcune volte, cominciò a piacermi, e gli dissi che avevo una figlia di diciotto anni, e poiché non c’erano giovani religiosi a Mosca, gli chiesi di venire a casa nostra in modo da conoscerci meglio. Accettò volentieri il mio invito, e gli diedi l’indirizzo. Venne e ci conoscemmo bene. Mia moglie ed io capimmo che era un giovane molto serio, e i due giovani accettarono l’un l’altro. Così venne organizzato il matrimonio.”
“E dove avete conosciuto il secondo genero?”
“Anche lui in sinagoga, e anche lui non è russo, viene da una famiglia religiosa della Bukovina. Trovandosi a Mosca, venne a pregare nella nostra sinagoga. Una volta finito il servizio militare, stava cercando di sposarsi. Così in modo simile facemmo conoscenza, e si organizzò il matrimonio.”
Non fece domande sul mio terzo genero.
“Vedo che la vostra sinagoga è come il nostro circolo. È lì che ci conosciamo e ci sposiamo.” Poi tacque. Mi disse ancora: “Tu sembri essere convinto che in Israele siano tutti religiosi. È un’idea completamente sbagliata, Israele è uno stato completamente laico.”
“I nostri parenti vivono a Bnei Brak, che è una città religiosa, ed è lì che noi intendiamo andare ad abitare.”
La nostra discussione continuò per un’ora in modo amichevole. Alla fine del nostro incontro Zakusin disse: “Non ha niente a che vedere con me, ma chiederò all’OVIR di riconsiderare la vostra richiesta.”
Cominciai a chiedergli di fare pressioni sull’OVIR, ma lui ribatté con decisione: “Non ho l’autorità per dare ordini, posso solo fare richieste, e questo ho promesso di fare.”
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
© 2011 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
Siamo Ciò che Mangiamo
25 marzo, 2011La Parashà odierna introduce le regole alimentari della Kasherùt. Gli animali devono essere ruminanti e avere lo zoccolo spaccato per essere considerati Kosher, i pesci devono dimostrare pinne e squame e vengono elencati gli uccelli non permessi.
Molti hanno l’impressione che le leggi della Kasherùt sono state istruite per tutelare la salute e l’igiene. Pur essendo una tesi che trova riscontro anche nelle opere classiche dei commentatori tradizionali, non può di certo essere l’unica spiegazione. Dopotutto, coloro che osservano la Kasherùt non sembrano essere più sani degli altri…
Bisogna dirlo chiaramente: Kosher non è solo per la nostra salute fisica ma per la “salute” spirituale. Non è per il corpo ma per il benessere dell’anima.
Mentre la Torà stessa non offre una motivazione per le regole alimentari, i nostri saggi e filosofi hanno elaborato e commentato riguardo lo scopo delle dette leggi.
Le leggi della Kasherùt agiscono contro l’assimilazione. Osservando la Kasherùt, si va a fare la spesa e si socializza con correligionari rimanendo inseriti nella vita comunitaria, aiutando a garantire quindi la continuità dell’esistenza del popolo ebraico.
Sul livello più profondo, l’osservanza della Kasherùt fa sì che l’anima sia più sensibile a questioni spirituali. Cioè, mangiando ciò che è considerato spiritualmente puro, la nostra parte spirituale rimane anch’essa pura e quindi più “sincronizzata” con la sua Fonte divina.
Così come alcuni cibi sono sconsigliati per il livello del colesterolo, i cibi non Kasher sono sconsigliati per l’anima – la neshamà.
La Torà fa riferimento alla distinzione, separare “il puro dall’impuro, e l’animale che è consentito mangiare da quello che non lo è”, ma una distinzione semplice tra il cibo buono e quello cattivo sono capaci a farlo anche altri esseri viventi a parte gli esseri umani.
L’alta moralità dell’uomo si esprime più che altro nel poter distinguere tra il “sì” e il “no” Divino espresso nella Torà, pur non avendo una logica umana da seguire. In questo modo ci si lega al Sign-re nella maniera più pura, senza alcun scopo oltre quello di avvicinarsi ad Esso.
Questo è vero per ogni mitzvà che osserviamo riconoscendo l’assoluta autorità del Creatore, ma è ancora più evidente nella Kasherùt, ove la mitzvà diventa parte della persona, poiché noi siamo quello che mangiamo.
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי“ע
Adattato da rav Shalom Hazan
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