Capitolo precedente: Nella Sede del Partito 2° parte
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Nel settembre del 1964 avevo tolto dalla scuola Chayim Meir e l’avevo mandato in fabbrica per alcune ore al giorno. Era troppo giovane per lavorare, secondo la legge, e il direttore ebreo di quella fabbrica aveva fatto di tutto per procurarmi questo favore: come molti altri che ho incontrato, voleva fare un favore a un ebreo religioso. Avrei voluto mandare sia Chayim Meir sia Batya a una scuola per lavoratori, che non aveva la sessione del sabato, ma non bastava avere un lavoro in fabbrica per potervi entrare: avrei anche dovuto ottenere il permesso della loro preside, che era la stessa donna che mi aveva accusato di essere anticomunista, ed era sempre in cerca di un modo per portarmi in tribunale: perché mai avrebbe dovuto appoggiare il mio piano, tanto più conoscendone i motivi? Mi decisi a intraprendere un piano più radicale, che avrebbe provato che le mie azioni erano in accordo con le leggi comuniste.
Un giorno andai da Rav Levin (rabbino capo di Mosca nominato dalle autorità sovietiche, NDR) e presentai una richiesta scritta a mano in ebraico, perché confermasse che la legge ebraica proibisce ai bambini di lavorare di Shabbat. Rav Levin lesse la mia nota e cominciò a tremare: “Temo di non poter dare questa conferma senza il permesso dell’Ufficio per gli Affari Religiosi,” disse, “ma dammi la tua domanda in modo che possa mostrargliela.”
Chiese al suo segretario di tradurla in russo, ed io me ne andai. Ci mise oltre una settimana per ‘trasmettere’ la mia lettera. Ogni volta che domandavo, mi diceva di averlo dimenticato. Poi il segretario mi disse in quale giorno lui abitualmente andava al Ministero. Seguii Rav Levin sull’autobus e gli diedi la copia tradotta, che il suo segretario mi aveva dato quando l’aveva tradotta in russo. Nonostante non fosse semplice per il Rav chiedere il permesso di darmi quella dichiarazione, io insistei.
Con sorpresa di entrambi, gli permisero di darmi la conferma richiesta. Andai dritto alla scuola e la mostrai alla preside.
“Qui c’è la prova,” dissi, “che sono un cittadino russo completamente leale. Perfino il Ministero degli Affari Religiosi, che ha autorizzato Rav Levin a darmi questa dichiarazione, è d’accordo che i miei figli non devono lavorare di Shabbat.”
“Va bene,” rispose evasivamente, “ti manderemo all’Ufficio Regionale per le Materie Educative. Forse ti permetteranno di mandare i tuoi figli a una scuola per lavoratori.”
Ecco il testo della lettera che avevo mandato e della dichiarazione che ricevetti:
Allo Stimato Rabbino, Rav Y. L. Levin shlit’a. (Acronimo che significa ‘che abbia una lunga vita’, NDR)
Io, Aaron Hazan, e mia moglie Lea Hazan, siamo stati educati in case rabbiniche ad osservare lo Shabbat, la Kasherut e tutte le altre mitzvot della Torà. Abbiamo educato i nostri figli a osservare le leggi della Torà esattamente come facciamo noi, e per questo motivo non scrivono a scuola di Shabbat. L’amministrazione della scuola ci accusa di essere controrivoluzionari, ed ha minacciato di aprire un procedimento contro di noi in tribunale. Io ho detto alla preside che siamo sinceri, e non siamo ribelli al governo. Semplicemente, siamo ebrei religiosi, che studiano e osservano le nostre leggi, che proibiscono a noi e ai nostri figli di violare lo Shabbat. Vorrei che l’Illustre Rabbino ci desse una conferma che agli ebrei, inclusi i figli minorenni, è fatto divieto di violare lo Shabbat, com’è scritto nella Torà, “non farai nessun lavoro, tu, tuo figlio e tua figlia,” ed è detto nella Mechilta che questo divieto include i bambini. Siccome si stanno anche avvicinando le Feste, essendo iniziato il nuovo anno scolastico, ho timore che il mio caso venga portato in tribunale. Noi confidiamo che Hashem, il D-o dei nostri santi genitori, che furono martirizzati per il Suo Santo Nome e per aver osservato i suoi comandamenti, ci proteggerà dall’inciampare proprio in quelle cose per le quali i nostri genitori hanno dovuto patire tali sofferenze.
Distinti saluti,
Aaron, figlio di Rav Mordechai Hazan z”l
Lea, figlia di Rav Zusia Friedman z”l
Questa è la conferma che ricevemmo poco dopo.
A Rav Aaron Hazan,
il quarto dei dieci comandamenti è la proibizione per gli ebrei di violare lo Shabbat. La Mechilta definisce questa proibizione come applicabile anche ai bambini. Allo stesso modo è vietato violare le feste di Rosh Hashanà, Yom Kippur, Sukkot, Pesach e Shavuot.
Rabbi Y. L. Levin, Rosh Yeshiva
Io presentai la mia richiesta alla scuola, e la richiesta fu inoltrata all’Ufficio Regionale per gli Affari Religiosi, Dipartimento della Delinquenza Giovanile. Quest’ufficio trattava le richieste di uscita anticipata dalle scuole, che di solito venivano accordate per i delinquenti giovanili o per i giovani inadatti agli studi superiori. Mi fu fissato un appuntamento per comparire in quell’ufficio, nel quartiere di Kaliningrad, alle due del pomeriggio della vigilia di Yom Kippur.
Io andai all’ora stabilita, ma fui chiamato soltanto alle 3:30. Durante l’attesa vedevo gente che entrava e usciva in rapida successione.
“Quando è il mio turno?” chiesi, “quanto ancora dovrò aspettare?”
“Tutti gli altri casi sono facili da decidere, perciò sono esaminati subito, ” mi dissero, “ma il tuo caso è molto serio, per cui ci è stato detto di farti aspettare finché non arriva il tuo sindaco.”
Finalmente fui chiamato. Entrai nella stanza, dove c’erano già sedute più di trenta persone. C’erano tutti i presidi delle scuole della regione, con a capo l’ex-preside della scuola che Batsheva aveva frequentato a Bolshevo, la signora Tichomirova (lo stesso nome dell’accusatore nel caso Beilis nel 1911), ora promossa Direttore dell’Educazione nella regione. C’era anche il sindaco, che presiedeva il gruppo.
Dissi loro che ognuno aveva diritto a educare i figli come desidera, per quanto riguarda l’osservanza religiosa, secondo le leggi del Paese. Inoltre, quando il padre di una famiglia numerosa non guadagna abbastanza per sfamare i suoi figli, può mandare un figlio o una figlia di quattordici anni a lavorare quattro ore al giorno, per contribuire al reddito della famiglia. Per permettere loro di continuare con le materie di studio, ci sono scuole speciali per lavoratori, dove possono avere un’istruzione andandoci tre giorni a settimana dalle otto di mattina all’una del pomeriggio.
Il sindaco espresse l’opinione che doveva essere consentito ai miei figli di andare a lavorare e di frequentare la scuola per lavoratori, ma la preside della scuola dei miei figli si alzò e protestò.
“Compagno sindaco,” iniziò con un tono risoluto, “il vero motivo per cui Chazan vuole togliere i suoi figli dalla scuola non è perché contribuiscano al sostentamento della famiglia, ma perché osservino lo Shabbat. Tutti i suoi figli studiano nella mia scuola, e
nessuno di loro scrive di Shabbat. Abbiamo dedicato strenui sforzi a convincere i figli a scrivere di Shabbat, ma continuano a essere ribelli. Non è permesso allevare i figli nel modo in cui li alleva Hazan, e perfino il suo Rabbino Capo non alleva i suoi figli in quel modo, studiano a scuola e ci vanno anche di Shabbat e negli Yom Tov. Hazan, non hai il permesso di allevarli secondo i tuoi desideri privati.”
La mia paura era che mandassero il mio caso alla sezione dei bambini delinquenti dell’ufficio dell’educazione. Lì il mio caso sarebbe stato giudicato come avevano fatto per alcune sette cristiane, che si oppongono completamente al governo. I bambini erano stati affidati a istituzioni comuniste, e i genitori mandati in prigione. Davvero minacciavano dello stesso trattamento me e la mia famiglia! Anche la preside che era stata a Bolshevo prima di lei, appoggiava la sua accusa.
“Mi ricordo molto bene di questo Hazan, anche se lui non si ricorda di me,” disse, “ogni venerdì pomeriggio veniva a prendere sua figlia Batsheva in anticipo per farla pregare con lui. Bisogna fargli capire che la conferma del rabbino Levin vale in Palestina, ma non nella Russia sovietica!”
“Anch’io mi ricordo molto bene di lei,” dissi con disgusto, “tutto quello che chiedo sono condizioni di vita decenti, che non posso avere, a meno che mio figlio e mia figlia mi aiutino!”
Ma le due presidi avevano convinto il sindaco, che cambiò tono. “Se il motivo di Hazan è quello, dobbiamo ricordargli la piena severità della legge,” disse. “Io suggerisco che se i suoi figli non scriveranno il prossimo Shabbat, gli assegneremo una multa di venti rubli, e se continueranno a ribellarsi la settimana successiva, lo porteremo in tribunale. Lui e sua moglie troveranno il loro giusto posto in prigione, dove lavoreranno per pagare per il mantenimento dei loro figli, che saranno affidati a istituzioni sovietiche.”
(Segue)
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
© 2011 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.



Il Conteggio dell’Omer
29 aprile, 2011Quando è Shavu’òt?
Il Conteggio dell’Omer si riferisce al periodo che porta dalla festività di Pesach a quella di Shavu’ot. A differenza di tutte le festività volute dalla Torà, per quella di Shavu’òt non viene indicata una data precisa.
“Dall’indomani del giorno di riposo (con questo si intende il 1° giorno della festa di Pesach), dal giorno in cui offrirete l’omer (una misura, in questo caso d’orzo), conterete sette settimane integre… conterete cinquanta giorni” (Levitico 23:15-16).
“Sette settimane conterai per te… e farai la festa di Shavu’òt per il Sign-re tuo D-o…” (Deuteronomio 16:9)
La data della festa di Shavu’òt corrisponde quindi al cinquantesimo giorno del Conteggio dell’Omer e poteva cambiare a secondo della lunghezza dei mesi di Nissàn e Iyàr poiché quando si stabilivano i mesi secondo la visione della nuova luna non si sapeva sino a fine mese se questo fosse stato di 29 o 30 giorni. (Oggi Shavu’òt viene sempre il 6 di Sivàn).
Il Significato
Vi sono vari elementi nel significato di questa mitzvà. Uno è quello agricolo, il festeggiare ed il ringraziare il Sign-re per la regolare produzione degli elementi base dell’alimentazione (elemento presente in tutte e tre le feste della Torà), simboleggiato nella misura (Omer) d’orzo offerta il 2° giorno di Pesach, per concludere il ciclo con la misura (Omer) di grano offerta durante la festa di Shavuòt, che viene anche nominato nella Torà “festa della primizie”. (Si noti che all’epoca l’orzo era considerato un cibo per le bestie mentre il grano era il cibo degli uomini, cosa che viene simboleggiata nel ‘percorso personale’ dell’Omer, vedi quanto segue).
Un secondo elemento sarebbe quello della preparazione alla ricezione della Torà da parte del popolo ebraico, cosa che avviene proprio cinquanta giorni dopo l’uscita dal Egitto. Durante la rivelazione Divina a Moshè presso il roveto ardente il Sign-re promise che “quando trarrai questo popolo fuori dal Egitto servirete il Sign-re su questo monte”. (Esodo 3:12).
In diverse fonti si ricorda che, come si fa per un evento molto atteso, gli ebrei contarono i giorni dal momento dell’Esodo sino a quello del Dono della Torà. Il conteggio dell’Omer assume quindi il ruolo di un percorso che porta dal pagamenismo egizio all’accettazione del giogo dell’Unico Creatore che dona la Torà. Il percorso, accompagnato dagli insegnamenti kabalistici e khasidici (mistici), assume un’importanza personale e specifica alle emozioni dell’essere umano, suddivise in sette categorie generali i quali vengono a loro volta suddivisi in sette, per dare un signifcato ed un insegnamento specifico ad ognuno dei quarantanove giorni del conteggio (il cinquantesimo giorno è la festa di Shavu’òt). Il concetto generale è quello di trasformare gli istinti base “animaleschi” in emozioni “umane” che possono essere simili a quelle Divine.
Clicca qui per un esempio di un insegnamento per ogni giorno del Conteggio dell’Omer. (In lingua inglese)
Normalmente le mitzvòt legate al calcolare dei tempi specifici (come la santificazione dei mesi, gli anni sabatici e i giubilei) sono affidati alla corte supremo ebraica che fanno le veci del popolo. Nel caso del calcolo dei giorni dell’Omer la mitzvà è affidata direttamente ad ogni individuo ebreo.
Alcune regole del Conteggio dell’Omer:
- Si conta l’Omer dopo il calare della notte. Ad esempio quest’anno il primo giorno dell’Omer è stato mercoledì 16 nissàn (20 aprile), martedì sera al calare della notte del 16 nissàn si è contato il primo giorno. Il momento più opportuno per il conteggio è alla fine della preghiera serale di ‘Arvìt.
- Prima di dire la benedizione bisogna informarsi del numero da contare (e non cercarlo dopo l’aver recitato la berachà).
- Dal momento del calare della notte non si menziona il nuovo numero dell’Omer perché questo sarebbe considerato come averlo già contato. Quella sera la persona non potrà più recitare la berachà apposita (visto che è come se avesse già contato l’Omer e la berachà deve precedere la mitzvà).
- Se durante la giornata la persona si ricorda di non aver contato l’Omer, conta durante il giorno (senza dire la Berachà) e poi riprende regolarmente a contare da quella sera in poi.
- Se invece si è dimenticato di contare durante l’intera giornata si potrà continuare a contare i giorni la sera regolarmente ma senza più recitare la berachà (fino al prossimo anno).
Il Conteggio dell’Omer Online
Il ricodo del conteggio ti arriva ogni giorno nella casella e-mail
Il Lutto
Per motivi storici una parte del periodo del Conteggio dell’Omer è segnato dall’osservanza di un lieve lutto (p. e. non si festeggiano matrimoni). Seguirà un articolo in riguardo.
© 2011 rav Shalom Hazan
è proibito riprodurre senza permesso dell’autore
Etichette: dono della torà, omer, pesach, shavuot, torah, torà
Pubblicato in Commenti sulla Torà | Lascia un commento »