Archivio per aprile 2011

Il Conteggio dell’Omer

29 aprile, 2011

Quando è Shavu’òt?

Il Conteggio dell’Omer si riferisce al periodo che porta dalla festività di Pesach a quella di Shavu’ot. A differenza di tutte le festività volute dalla Torà, per quella di Shavu’òt non viene indicata una data precisa.

Dall’indomani del giorno di riposo (con questo si intende il 1° giorno della festa di Pesach), dal giorno in cui offrirete l’omer (una misura, in questo caso d’orzo), conterete sette settimane integre… conterete cinquanta giorni” (Levitico 23:15-16).

Sette settimane conterai per te… e farai la festa di Shavu’òt per il Sign-re tuo D-o…” (Deuteronomio 16:9)

La data della festa di Shavu’òt corrisponde quindi al cinquantesimo giorno del Conteggio dell’Omer e poteva cambiare a secondo della lunghezza dei mesi di Nissàn e Iyàr poiché quando si stabilivano i mesi secondo la visione della nuova luna non si sapeva sino a fine mese se questo fosse stato di 29 o 30 giorni. (Oggi Shavu’òt viene sempre il 6 di Sivàn).

Il Significato

Vi sono vari elementi nel significato di questa mitzvà. Uno è quello agricolo, il festeggiare ed il ringraziare il Sign-re per la regolare produzione degli elementi base dell’alimentazione (elemento presente in tutte e tre le feste della Torà), simboleggiato nella misura (Omer) d’orzo offerta il 2° giorno di Pesach, per concludere il ciclo con la misura (Omer) di grano offerta durante la festa di Shavuòt, che viene anche nominato nella Torà “festa della primizie”. (Si noti che all’epoca l’orzo era considerato un cibo per le bestie mentre il grano era il cibo degli uomini, cosa che viene simboleggiata nel ‘percorso personale’ dell’Omer, vedi quanto segue).

Un secondo elemento sarebbe quello della preparazione alla ricezione della Torà da parte del popolo ebraico, cosa che avviene proprio cinquanta giorni dopo l’uscita dal Egitto. Durante la rivelazione Divina a Moshè presso il roveto ardente il Sign-re promise che “quando trarrai questo popolo fuori dal Egitto servirete il Sign-re su questo monte”. (Esodo 3:12).

In diverse fonti si ricorda che, come si fa per un evento molto atteso, gli ebrei contarono i giorni dal momento dell’Esodo sino a quello del Dono della Torà. Il conteggio dell’Omer assume quindi il ruolo di un percorso che porta dal pagamenismo egizio all’accettazione del giogo dell’Unico Creatore che dona la Torà. Il percorso, accompagnato dagli insegnamenti kabalistici e khasidici (mistici), assume un’importanza personale e specifica alle emozioni dell’essere umano, suddivise in sette categorie generali i quali vengono a loro volta suddivisi in sette, per dare un signifcato ed un insegnamento specifico ad ognuno dei quarantanove giorni del conteggio (il cinquantesimo giorno è la festa di Shavu’òt). Il concetto generale è quello di trasformare gli istinti base “animaleschi” in emozioni “umane” che possono essere simili a quelle Divine.

Clicca qui per un esempio di un insegnamento per ogni giorno del Conteggio dell’Omer. (In lingua inglese)

Normalmente le mitzvòt legate al calcolare dei tempi specifici (come la santificazione dei mesi, gli anni sabatici e i giubilei) sono affidati alla corte supremo ebraica che fanno le veci del popolo. Nel caso del calcolo dei giorni dell’Omer la mitzvà è affidata direttamente ad ogni individuo ebreo.

Alcune regole del Conteggio dell’Omer:

- Si conta l’Omer dopo il calare della notte. Ad esempio quest’anno il primo giorno dell’Omer è stato mercoledì 16 nissàn (20 aprile), martedì sera al calare della notte del 16 nissàn si è contato il primo giorno. Il momento più opportuno per il conteggio è alla fine della preghiera serale di ‘Arvìt.

- Prima di dire la benedizione bisogna informarsi del numero da contare (e non cercarlo dopo l’aver recitato la berachà).

- Dal momento del calare della notte non si menziona il nuovo numero dell’Omer perché questo sarebbe considerato come averlo già contato. Quella sera la persona non potrà più recitare la berachà apposita (visto che è come se avesse già contato l’Omer e la berachà deve precedere la mitzvà).

- Se durante la giornata la persona si ricorda di non aver contato l’Omer, conta durante il giorno (senza dire la Berachà) e poi riprende regolarmente a contare da quella sera in poi.

- Se invece si è dimenticato di contare durante l’intera giornata si potrà continuare a contare i giorni la sera regolarmente ma senza più recitare la berachà (fino al prossimo anno).

Il Conteggio dell’Omer Online

Il ricodo del conteggio ti arriva ogni giorno nella casella e-mail

Il Lutto

Per motivi storici una parte del periodo del Conteggio dell’Omer è segnato dall’osservanza di un lieve lutto (p. e. non si festeggiano matrimoni). Seguirà un articolo in riguardo.

© 2011 rav Shalom Hazan
è proibito riprodurre senza permesso dell’autore


Il Ministero dell’Educazione – 1° Parte

29 aprile, 2011
Capitolo precedente: Nella Sede del Partito 2° parte
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

Nel settembre del 1964 avevo tolto dalla scuola Chayim Meir e l’avevo mandato in fabbrica per alcune ore al giorno. Era troppo  giovane per lavorare, secondo la legge, e il direttore ebreo di quella fabbrica aveva fatto di tutto per procurarmi questo favore: come molti altri che ho incontrato, voleva fare un favore a un ebreo religioso. Avrei voluto mandare sia Chayim Meir sia Batya a una scuola per lavoratori, che non aveva la sessione del sabato, ma non bastava avere un lavoro in fabbrica per potervi entrare: avrei anche dovuto ottenere il permesso della loro preside, che era la stessa donna che mi aveva accusato di essere anticomunista, ed era sempre in cerca di un modo per portarmi in tribunale: perché mai avrebbe dovuto appoggiare il mio piano, tanto più conoscendone i motivi? Mi decisi a intraprendere un piano più radicale, che avrebbe provato che le mie azioni erano in accordo con le leggi  comuniste.

Un giorno andai da Rav Levin (rabbino capo di Mosca nominato dalle autorità sovietiche, NDR) e presentai una richiesta scritta a mano in ebraico, perché confermasse che la legge ebraica proibisce ai bambini di lavorare di Shabbat. Rav Levin lesse la mia nota e cominciò a tremare: “Temo di non poter dare questa conferma senza il permesso dell’Ufficio per gli Affari Religiosi,” disse, “ma dammi la tua domanda in modo che possa mostrargliela.”

Chiese al suo segretario di tradurla in russo, ed io me ne andai. Ci mise oltre una settimana per ‘trasmettere’ la mia lettera. Ogni volta che domandavo, mi diceva di averlo dimenticato. Poi il segretario mi disse in quale giorno lui abitualmente andava al Ministero. Seguii Rav Levin sull’autobus e gli diedi la copia tradotta, che il suo segretario mi aveva dato quando l’aveva tradotta in russo. Nonostante non fosse semplice per il Rav chiedere il permesso di darmi quella dichiarazione, io insistei.

Con sorpresa di entrambi, gli permisero di darmi la conferma richiesta. Andai dritto alla scuola e la mostrai alla preside.

“Qui c’è la prova,” dissi, “che sono un cittadino russo completamente leale. Perfino il Ministero degli Affari Religiosi, che ha autorizzato Rav Levin a darmi questa dichiarazione, è d’accordo che i miei figli non devono lavorare di Shabbat.”

“Va bene,” rispose evasivamente, “ti manderemo all’Ufficio Regionale per le Materie Educative. Forse ti permetteranno di mandare i tuoi figli a una scuola per lavoratori.”

Ecco il testo della lettera che avevo mandato e della dichiarazione che ricevetti:

Allo Stimato Rabbino, Rav Y. L. Levin shlit’a. (Acronimo che significa ‘che abbia una lunga vita’, NDR)

Io, Aaron Hazan, e mia moglie Lea Hazan, siamo stati educati in case rabbiniche ad osservare lo Shabbat, la Kasherut e tutte le altre mitzvot della Torà. Abbiamo educato i nostri figli a osservare le leggi della Torà esattamente come facciamo noi, e per questo motivo non scrivono a scuola di Shabbat. L’amministrazione della scuola ci accusa di essere controrivoluzionari, ed ha minacciato di aprire un procedimento contro di noi in tribunale. Io ho detto alla preside che siamo sinceri, e non siamo ribelli al governo. Semplicemente, siamo ebrei religiosi, che studiano e osservano le nostre leggi, che proibiscono a noi e ai nostri figli di violare lo  Shabbat. Vorrei che l’Illustre Rabbino ci desse una conferma che agli ebrei, inclusi i figli minorenni, è fatto divieto di violare lo  Shabbat, com’è scritto nella Torà, “non farai nessun lavoro, tu, tuo figlio e tua figlia,” ed è detto nella Mechilta che questo divieto include i bambini. Siccome si stanno anche avvicinando le Feste, essendo iniziato il nuovo anno scolastico, ho timore che il mio caso venga portato in tribunale. Noi confidiamo che Hashem, il D-o dei nostri santi genitori, che furono martirizzati per il Suo Santo Nome e per aver osservato i suoi comandamenti, ci proteggerà dall’inciampare proprio in quelle cose per le quali i nostri genitori hanno dovuto patire tali sofferenze.

Distinti saluti,
Aaron, figlio di Rav Mordechai Hazan z”l
Lea, figlia di Rav Zusia Friedman z”l

Questa è la conferma che ricevemmo poco dopo.

A Rav Aaron Hazan,

il quarto dei dieci comandamenti è la proibizione per gli ebrei di violare lo Shabbat. La Mechilta definisce questa proibizione come applicabile anche ai bambini. Allo stesso modo è vietato violare le feste di Rosh Hashanà, Yom Kippur, Sukkot, Pesach e Shavuot.

Rabbi Y. L. Levin, Rosh Yeshiva

Io presentai la mia richiesta alla scuola, e la richiesta fu inoltrata all’Ufficio Regionale per gli Affari Religiosi, Dipartimento della Delinquenza Giovanile. Quest’ufficio trattava le richieste di uscita anticipata dalle scuole, che di solito venivano accordate per i delinquenti giovanili o per i giovani inadatti agli studi superiori. Mi fu fissato un appuntamento per comparire in quell’ufficio, nel quartiere di Kaliningrad, alle due del pomeriggio della vigilia di Yom Kippur.

Io andai all’ora stabilita, ma fui chiamato soltanto alle 3:30. Durante l’attesa vedevo gente che entrava e usciva in rapida successione.

“Quando è il mio turno?” chiesi, “quanto ancora dovrò aspettare?”

“Tutti gli altri casi sono facili da decidere, perciò sono esaminati subito, ” mi dissero, “ma il tuo caso è molto serio, per cui ci è stato detto di farti aspettare finché non arriva il tuo sindaco.”

Finalmente fui chiamato. Entrai nella stanza, dove c’erano già sedute più di trenta persone. C’erano tutti i presidi delle scuole della regione, con a capo l’ex-preside della scuola che Batsheva aveva frequentato a Bolshevo, la signora Tichomirova (lo stesso nome dell’accusatore nel caso Beilis nel 1911), ora promossa Direttore dell’Educazione nella regione. C’era anche il sindaco, che presiedeva il gruppo.

Dissi loro che ognuno aveva diritto a educare i figli come desidera, per quanto riguarda l’osservanza religiosa, secondo le leggi del Paese. Inoltre, quando il padre di una famiglia numerosa non guadagna abbastanza per sfamare i suoi figli, può mandare un figlio o una figlia di quattordici anni a lavorare quattro ore al giorno, per contribuire al reddito della famiglia. Per permettere loro di continuare con le materie di studio, ci sono scuole speciali per lavoratori, dove possono avere un’istruzione andandoci tre giorni a settimana dalle otto di mattina all’una del pomeriggio.

Il sindaco espresse l’opinione che doveva essere consentito ai miei figli di andare a lavorare e di frequentare la scuola per lavoratori, ma la preside della scuola dei miei figli si alzò e protestò.

“Compagno sindaco,” iniziò con un tono risoluto, “il vero motivo per cui Chazan vuole togliere i suoi figli dalla scuola non è perché contribuiscano al sostentamento della famiglia, ma perché osservino lo Shabbat. Tutti i suoi figli studiano nella mia scuola, e
nessuno di loro scrive di Shabbat. Abbiamo dedicato strenui sforzi a convincere i figli a scrivere di Shabbat, ma continuano a essere ribelli. Non è permesso allevare i figli nel modo in cui li alleva Hazan, e perfino il suo Rabbino Capo non alleva i suoi figli in quel modo, studiano a scuola e ci vanno anche di Shabbat e negli Yom Tov. Hazan, non hai il permesso di allevarli secondo i tuoi desideri privati.”

La mia paura era che mandassero il mio caso alla sezione dei bambini delinquenti dell’ufficio dell’educazione. Lì il mio caso sarebbe stato giudicato come avevano fatto per alcune sette cristiane, che si oppongono completamente al governo. I bambini erano stati affidati a istituzioni comuniste, e i genitori mandati in prigione. Davvero minacciavano dello stesso trattamento me e la mia famiglia! Anche la preside che era stata a Bolshevo prima di lei, appoggiava la sua accusa.

“Mi ricordo molto bene di questo Hazan, anche se lui non si ricorda di me,” disse, “ogni venerdì pomeriggio veniva a prendere sua figlia Batsheva in anticipo per farla pregare con lui. Bisogna fargli capire che la conferma del rabbino Levin vale in Palestina, ma non nella Russia sovietica!”

“Anch’io mi ricordo molto bene di lei,” dissi con disgusto, “tutto quello che chiedo sono condizioni di vita decenti, che non posso avere, a meno che mio figlio e mia figlia mi aiutino!”

Ma le due presidi avevano convinto il sindaco, che cambiò tono. “Se il motivo di Hazan è quello, dobbiamo ricordargli la piena severità della legge,” disse. “Io suggerisco che se i suoi figli non scriveranno il prossimo Shabbat, gli assegneremo una multa di venti rubli, e se continueranno a ribellarsi la settimana successiva, lo porteremo in tribunale. Lui e sua moglie troveranno il loro giusto posto in prigione, dove lavoreranno per pagare per il mantenimento dei loro figli, che saranno affidati a istituzioni sovietiche.”

(Segue)

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

© 2011 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Pesach Monteverde

22 aprile, 2011

Cari amici,

 Un breve resoconto delle prime due giornate di Pesach presso Chabad di Monteverde: La mattina della vigilia di Pesach, lo scorso lunedì 18 aprile, si è tenuta la consueta funzione mattutina concludendo con il ‘siyum’ – la conclusione di un trattato del Talmud. Questa vigilia di Pesach è stata diversa da tutte le altre perché abbiamo festeggiato anche il “bar mitzvà” dell’on. Attilio (Gedaliah) Di Mattia, consigliere della Provincia di Pescara, che per la prima volta è stato chiamato al Sefer Torah. Dopo la funzione tutti i presenti hanno partecipato al rinfresco offerto dal festeggiato, il tutto rigorosamente ‘kosher lepesach’.

 Per la prima sera abbiamo organizzato in una sala in zona Monteverde un Seder per gli studenti americani e anglofoni che si trovano nella capitale. Hanno partecipato più di cento persone. Già dalla settimana precedente il seder Chani Hazan, co-direttrice di Chabad Monteverde, si è impegnata a preparare tutto l’occorrente per il Seder. Dal menù all’organizzazione dei camerieri fino all’ultimo dettaglio nulla le è sfuggito e come sempre è riuscita a creare un evento con professionalità ed efficienza.

Il seder è stato guidato dal rav Mendy Schapiro giunto appositamente dagli USA ed ha accolto anche studenti erasmus dall’Olanda, la Spagna, Israele, Francia…

Il seder degli studenti è stato realizzato anche grazie all’aiuto dell’ufficio studenti del Centro Mondiale Chabad Lubavitch a New York. Il Centro mondiale Chabad di norma non interviene con aiuti economici per i centri Chabad nel mondo, che raccolgono fondi per la propria esistenza e le proprie attività nei luoghi ove operano. In questo caso hanno fatto un’eccezione, aiutando il nostro centro a servire gli studenti americani. Ringraziamo il rav Moshe Kotlarsky per il suo impegno nell’organizzare i sedarìm di Pesach in innumerevoli località del mondo, supportando l’invio di giovani studenti rabbinici che giungono con tutto l’occorente per la festività. Ringraziamo inoltre i signori Sion Burbea e Yosef Taché del Tempio Tripolino di Via Veronese, Lillo Naman, Vito Arbib, Alberto Ouazana e Tino, Alessio, Daniele e Dennis Tesciuba per le loro offerte per il Seder nonché a Marco Sed Yotvata e Giovanni Terracina LeBonTon per il dono di alcune casse di vino.

La seconda sera si è svolto il tradizionale Seder in rito romano organizzato da Chabad Lubavitch di Monteverde in una bellissima sala con il catering squisito del ristorante Yesh che ha offerto le classiche prelibatezze giudaico-romanesche. Al Seder hanno partecipato ottanta persone. Il piu anziano dei partecipanti vanta l’età di 85 anni e la più giovane una bimba di sei mesi. Prima della conclusione della serata abbiamo avuto l’onore della visita dell’on. Federico Rocca, consigliere di Roma Capitale, giunto per portare gli auguri della città ai partecipanti del Seder. Ringraziamo Federico per l’aiuto nella ricerca della sala più adatta alle nostre esigenze di Pesach.

Il centro Chabad Lubavitch di Monteverde come durante tutti i sabati e giorni festivi offre tutte le funzioni delle tefillòt mattutine e serali delle festività. Se sei in zona vieni a trovarci e sarai sorpreso dell’accoglimento, della chiarezza con la quale si possono seguire le funzioni, dell’ambiente caloroso e amichevole.

Vi auguro uno Shabbàt tranquillo e Hag Sameach!

Rav Shalom

Preparativi del Seder a Costa Rica. Foto: Chabad.org

Preparativi del Seder a Guangzhou. Foto: Chabad.org


Il Mese della Redenzione

8 aprile, 2011

Cari amici,

“Il mese della redenzione” è un riferimento dei Maestri del Talmud a questo mese, il primo dei mesi ebraici poi chiamato ‘Nissan’, mese nel quale avviene la nostra vera e propria nascita come popolo con la redenzione dal Egitto.

Il tema dell’uscita dal Egitto è uno che ricorre molto spesso nella Torà tanto che i Maestri dicono “ognuno deve sempre, in ogni generazione, considerare come se esso stesso fosse uscito dal Egitto.” Molti i messaggi che si cercano di trasmettere attraverso questo detto.

Forse in primis c’è quello che Moshè stesso dice (nel libro di Devarìm); la Torà non è stata data ai nostri avi bensì a noi stessi. Si fa notare che la benedizione che precede lo studio e la lettura della Torà parla nel presente: “Noten haTorà” – riferendosi al Sign-re come coLui che dà la Torà (non solo coLui che l’ha donata in passato). L’esperienza dell’ebraismo è sì colletiva ma deve anche essere molto personale. Si dice appunto che ognuno ha “la propria parte” della Torà, che di norma è quell’aspetto della Torà che più lo interessa.

Parlavamo proprio ieri con un amico riguardo la rilevanza eterna delle parole della Torà. Anche gli avvenimenti storici contengono delle lezioni che continuano ad illuminarci.

Durante questo mese si respira un’aria di redenzione… Mi auguro che arrivi anche la redenzione finale con il Mashiach e che anche tutti i popoli che in questi momenti cercano la loro libertà la possano trovare in maniera pacifica.

Shabbat Shalom!

Rav Shalom e Chani

P.S. Abbiamo vari annunci e novità su Pesach, vedete in basso!

Foto della Settimana

Il forno delle Matzòt Shemuròt nel quartiere
Crown Heights di Brooklyn

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Per aiutare la famiglia Fogel e tutte le famiglie colpite dalla bomba a Gerusalemme clicca qui

Orari al Tempio

 

8 aprile venerdì sera: 19,25

9 aprile shabbàt mattina: 9,30  

Il Kiddush è offerto dalla lista 2 Efshar. Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush gentilmente contattare rav Shalom.

 

9 aprile shabbàt pomeriggio : 19,30 minchà – seudà shelishìt – ‘arvìt

 

11 aprile lunedì sera: Talmud e Tanya ore 20,15

 

14 aprile giovedì pomeriggio: Talmud Torà per bambini ore 17,00

Orari e Info su Pesach

Matzà Shemurà

Come ogni anno vi offriamo la matzà shemurà (shimurìm) fatta a mano e “vigilata” dal momento della mietitura affinché non vi sia alcuna umidità per evitare che diventi Hametz. Queste speciali matzòt sono quelle più ideali per la sera del Seder e le mettiamo a vostra disposizione. Rispondete a questa mail per assicurare il vostro pacco.

Si ringrazia l’anonimo donatore che ha offerto le matzòt. Eventuali offerte saranno destinate al Tempio e all’assistenza di Pesach per i meno abbienti.

Vendita del Hametz

La Torà ci istruisce di non avere cibi lievitati (hametz) nel nostro possesso durante la festività di Pesach. Visto la difficoltà per alcuni di togliere tutto il hametz dal proprio possesso (cosa che include non solo il cibo ma anche il pentolame ecc. che non è adatto per l’uso di Pesach) è possibile delegare il Rav a vendere il proprio Hametz per il periodo di Pesach ad una persona che non ha questo obbligo. Vedi la spiegazione dettagliata cliccando qui.

Digiuno del Primogenito

La vigilia di Pesach – lunedì 18 aprile alle ore 7,45

si terrà la tefillà e la conclusione di un trattato del Talmud al Tempio Colli Portuensi (i primogeniti che saranno presenti potranno esentarsi dal digiuno partecipando alla funzione).

Il primo Seder di Pesach per studenti

Chabad di Monteverde organizza come ogni anno un Seder per circa 150 studenti americani presenti a Monteverde-Trastevere.

Alcuni di questi studenti vorrebbero partecipare ad un Seder con una famiglia durante la seconda sera. Chiunque potesse ospitare dei studenti per la seconda sera è pregato di rispondere a questa mail. Grazie!

Il Secondo Seder in rito Romano

Come da tradizione organizziamo la seconda sera di Pesach secondo il rito Romano e quest’anno anche con la classica cucina giudaico romanesca fornita dal

ristorante Yesh. Il Seder avrà luogo in una sala vicino a Largo La Loggia (ringraziamo l’On. Federico Rocca per la gentile assistenza). Il costo è di 45€ (35€ per bambini sotto i 12 anni).

Affrettati a rispondere per garantire il tuo posto!

Durante tutta la festività avranno luogo le consuete funzioni di tefillà nel nostro tempio, nella prossima mail includeremo gli orari esatti.

Per una guida dettagliata su Pesach clicca qui

Clicca qui per vedere il calendario dettagliato su tutto ciò che riguarda la festività:

Calendario di Pesach

Segna la data! Il 26 aprile, ultimo giorno di Pesach, si festeggerà la tradizionale “Se’udat Mashiach” al tempio dei Colli alle ore 19. Seguiranno dettagli…

La Parola Governa

1 aprile, 2011

Nella parashà di questa settimana si parla della tzara’at (la “lebbra”).

I commentatori spiegano che questa forma di lebbra non era una malattia naturale bensì un fenomeno sovrannaturale che colpiva colui che si macchiava della colpa  di lashòn harà, peccato in cui rientrano maldicenza, pettegolezzi, calunnie e diffamazioni di ogni sorta.

Secondo Maimonide esiste tuttavia un’ulteriore dimensione: vi sono infatti cose che non sono né calunnie né pettegolezzi ma che trasmessi da una persona all’altra si potrebbero trasformare in qualcosa di negativo. Anche questo sarebbe proibito.

Varie situazioni in apparenza innocenti o adirittura positive potrebbero essere Lashòn harà, ad esempio lodare una persona in presenza di un suo nemico che potrebbe reagire in un maniera negativa.

L’autore di “Orchòt Tzadikìm” (Le vie dei giusti) scrive che “prima di parlare, sei padrone delle tue parole. Dopo l’averle pronunciate, le parole sono padroni di te”.

Non di rado ci ritroviamo imprigionati dalle nostre parole, rendendoci conto di aver detto cose che sarebbe stato meglio non dire e che ormai non sono più sotto il nostro controllo.

Il Midràsh racconta che il saggio Rabbì Shimòn ben Gamlièl chiese al suo schiavo, Tavi, di comprargli qualcosa di buono al mercato. Tavi ritornò con un pezzo di carne: un taglio di lingua.

Rabbì Shimòn gli chiese poi di portare qualcosa di cattivo dal mercato. Tavi tornò di nuovo con un pezzo di lingua

“Com’è possibile, chiese il rav, ti ho chiesto qualcosa di buono e mi hai portato la lingua, e ti ho chiesto qualcosa di cattivo e mi porti la stessa cosa?!”

Disse Tavi: “La lingua ha sia il buono che il cattivo. Quando è buono, è molto buono, ma quando è cattivo può essere molto cattivo…”

Ci si può quindi chiedere come mai, data la gravità del peccato di Lashon Harà, perché non esiste più la tzara’at?

Secondo vari commentatori, il segno della tzara’at, essendo un fenomeno miracoloso deve essere meritato. Per potere meritare questa – o qualunque altra – manifestazione Divina, bisogna essere comunque di un certo livello spirituale.

La tzara’at è superficiale – appare sulla pelle – e riflette un problema superficiale. Quando i problemi sono più profondi, vanno affrontati in profondità e il sintomo esteriore non è più sufficiente e cessa di apparire.

Ogni giorno pronunciamo migliaia di parole. Cerchiamo di rimanere consci del loro potere.

di Rav Shalom Hazan


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