Capitolo precedente: Il Ministero dell’Educazione – 1° parte
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Sentii il mio cuore afferrato da dita di ghiaccio, quando udii queste parole di minaccia. Ma improvvisamente lampeggiarono nella mia mente le parole dei nostri Saggi, “anche in tempo di pericolo un uomo non deve alterare le maniere rabbiniche del suo rango.” (Talmud Sanhedrin 92b).
Tremando, avanzai fino al tavolo. “Cosa!” gridai, “avete intenzione di istituire un’Inquisizione in Russia? I fanatici cristiani in Spagna sequestravano i bambini togliendoli ai genitori ebrei, e voi avete intenzione di fare lo stesso? Proprio la settimana scorsa sono stato all’ufficio centrale nazionale del partito comunista per parlare loro delle necessità religiose dei miei figli e mie. Non ho sentito da loro il tipo di minacce che sto affrontando qui!”
Il mio sfogo emozionale rese muta l’assemblea. Alla fine la preside si rivolse al comitato e disse: “allora, quale sarà il risultato?” “Per ora può andare a casa, ” disse il sindaco, “parleremo con lui un’altra volta.”
Avevo paura che la polizia mi venisse a prendere quella stessa notte. Quando arrivarono gli altri per pregare, raccontai loro quello che era successo quel giorno, e confidai loro le mie preoccupazioni in vista di un imminente arresto. “Forse sarebbe meglio che andassimo a pregare a casa di qualcun altro, in modo che nessuno di voi abbia a soffrire conseguenze a causa mia, ” suggerii.
Gli altri non furono d’accordo. Restarono in casa mia e pregarono insieme a me, gli uomini in una stanza e le donne in un’altra stanza. Reb Chayim Lazar Gurevitch, un chassid di Lubavitch, era stato nominato Baal Tefillà (ufficiante) e aveva già addosso il suo kittel (soprabito bianco che gli ebrei ashkenaziti usano indossare a Kippur ed in altre occasioni solenni. NDR) . “Forse, ” suggerì, “se è così, non dovrei guidare io la tefillà: giusto in caso che riceviamo visite.”
Va bene, ” dissi, “non è necessario, lo farò io.”
Aveva buone ragioni per essere in ansia. Per il ‘delitto’ di aver insegnato ai bambini, aveva scontato sette anni di una condanna a dieci anni di prigione. Siccome in prigione non era permesso nessun libro di nessun genere, diceva i tehillìm e le sue preghiere a memoria. Essendo un grande studioso, era in grado di ripassare la Torà e i testi chassidici a memoria. Comunque si tolse il kittel, per ogni evenienza. Io decisi che nonostante la tensione non avrei permesso al mio spirito di vacillare: mi misi il kittel e condussi il Kol Nidrè per più di quaranta persone. I miei figli mi aiutarono a cantare le preghiere.
Grazie a D-o i miei timori si rivelarono infondati. Yom Kippur passò senza sorprese, e così anche Sukkot. Tuttavia l’amministrazione della scuola non mi lasciò in pace. Dopo Sukkot ricevetti una convocazione urgente per andare al municipio. Appena arrivato mi fecero entrare dal vicesindaco, di professione avvocato.
“Perché i tuoi figli non vanno a scuola il sabato? ” disse con durezza.
“Sì, ci vanno.”
“E questo lo chiami andarci? ” disse, alzando la voce e battendo il pugno sul tavolo. “Fanno propaganda antisovietica, facendo vedere a tutti gli altri bambini che non scrivono di Shabbat. Ti denuncerò in tribunale. Stai commettendo un reato grave spargendo propaganda antisovietica, e ti toccherà una punizione ben meritata!”
“Cosa ho fatto di sbagliato? ” risposi indignato, “non volevo che i miei figli andassero a scuola di Shabbat, ma il sindaco, che è seduto qui accanto, non mi ha dato scelta. Lui stesso è stato d’accordo che potevano non scrivere di Shabbat” e qui anch’io alzai la voce, “di quale propaganda mi accusate? Volete dire che in Russia non è permesso agli ebrei osservare la loro religione? Shabbat è molto importante per noi. In ogni generazione i nostri padri si sono fatti uccidere piuttosto che trasgredire lo Shabbat. Questo attaccamento al nostro giorno di riposo è il nostro retaggio. ” A questo punto saltai su dalla sedia, urlando: “Cosa volete da me? Tutta la mia famiglia è stata massacrata dai nazisti e ora volete uccidere anche me!”
Anche lui si alzò e mi rispose anche lui urlando. Continuammo a gridarci addosso finché entrò la segretaria del Consiglio.
“Vi possono sentire tutti di fuori! ” disse, “abbassate la voce!” Il sindaco si rivolse a me. “Ascolta, Hazan, ” mi disse, “nel nostro Paese ci sono cristiani, mussulmani ed ebrei, e ciascuno di loro ha il suo giorno di riposo. I cristiani lo osservano di domenica, i mussulmani di venerdì e gli ebrei di sabato. Può forse il governo istituire tre giorni di riposo a settimana? Perciò è stato stabilito un giorno di riposo comune per tutti, la domenica. Tu devi capirlo, e devi obbedire alla legge.”
“Dimmi, compagno, ” dissi, “perché hanno assegnato la domenica come giorno di riposo? In considerazione di chi? Perché non hanno stabilito il giorno di riposo di lunedì o di martedì? A quanto pare hanno tenuto conto dei sentimenti del popolo russo per le loro tradizioni religiose. Perché non c’è la stessa considerazione per gli ebrei?”
A questo punto il sindaco tentò un approccio diverso. “Compagno Hazan, tu sei un semplice operaio. Dimmi, vuoi che i tuoi figli finiscano per fare lo stesso semplice lavoro? Se permetterai ai tuoi figli di scrivere di sabato, potranno andare all’università, e imparare una professione di più alto livello. Altrimenti, saranno dei semplici operai.”
“Mi è stato sempre insegnato che nella Russia comunista il lavoro manuale è onorevole, e ora sento dire da te che essere operaio è degradante. Dimmi, chi li fa quei lavori? Forse i cani? No, li fanno gli uomini. Il lavoro è lavoro, di qualsiasi tipo sia. Io non vedo niente di vergognoso nel fare qualsiasi lavoro onesto. Non mi importa se i miei figli dovranno fare gli operai, è più importante per me che osservino lo Shabbat.”
La nostra conversazione finì qui, e mi lasciarono andare.
Un mese dopo, stavo in casa a guardare i bambini, mentre mia moglie era andata a farsi visitare da un dottore. Comparve un’insegnante della scuola, e mi disse di andare all’assemblea dei genitori, che era stata indetta a quell’ora. Le spiegai che non c’era nessun altro per guardare i bambini, e pertanto non avrei potuto andarci.
“Ti consiglio per il tuo bene di andare all’assemblea, ” mi disse, “discuteranno proprio il tuo caso, e la votazione alla fine potrebbe avere gravi conseguenze per voi.”
Cosicché andai all’assemblea, che era molto affollata di genitori. Inizialmente discussero di cosa fare per alcuni casi di studenti delinquenti. Poi mi chiesero di andare sul podio. Il presidente dell’assemblea si lanciò in un’arringa su come io stavo portando i miei figli fuori della retta via, lontano dal glorioso ideale comunista. Dopo avere ascoltato questa tirata piena d’insulti e di accuse fortemente emotive, i genitori cominciarono ad agitarsi.
Quando finì il suo discorso, il presidente disse, alzando la voce: “Chi è d’accordo a portare Hazan in tribunale, alzi la mano!” Tutte le mani si alzarono. ”Chi è contrario?” Questa volta non si alzò neanche una mano.
“Come ti senti dopo la votazione dell’assemblea?” mi chiese la preside della scuola.
“Come mi sento?” tuonai, in modo che tutti potessero sentirmi, “come mi sono sentito quando i nazisti hanno ucciso milioni dei miei fratelli, quando hanno sparato loro gettandoli nelle fosse e li hanno bruciati vivi, quando li hanno gassati fino a morirne e torturati in ogni singola parte del corpo? Adesso mi sento nello stesso modo!”
La sala stette in silenzio. Alla fine un’insegnante osservò: “Ma, compagno Hazan, i nazisti uccidevano gli ebrei, mentre noi vogliamo aiutarli.”
“Oh, grazie!” dissi in tono di scherno, “Io sono ebreo e voglio rimanere ebreo. Non abbandonerò mai lo Shabbat né farò alcunché contro la mia tradizione ebraica.”
La riunione finì e andai a casa. Quello fu l’ultimo attacco che dovetti sopportare daparte dell’amministrazione scolastica. Quando mi mandarono una lettera minacciando di portarmi in tribunale, ero già partito per Israele. Ma i tempi difficili non erano ancora finiti.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
© 2011 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Il Teschio Galleggiante Risolto
13 maggio, 2011La scorsa settimana abbiamo citato il detto di Hillel (ca. 110 AEV-10 EV), capo del Sinedrio, del quale la Mishnà racconta: avendo veduto un teschio che galleggiava sulla superficie dell’acqua, gli disse: « Ti hanno sommerso perchè tu sommergesti (altri); ma la fine di coloro che ti sommersero è di esser sommersi ».
Abbiamo poi citato il commento del Rambam (Maimonide) che riflette sul fatto che la nostra vita molto spesso è una conseguenza delle nostre azioni e che Hillel stava sottolineando il concetto di ‘Middà keneghed middà’ ovvero “misura per misura”.
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Adesso affrontiamo il discorso da un punto di vista kabalistico:
Un nipote del Maimonide, Rabbì David Hanaghid (1233-1301), cita una tradizione trasmessa dalle generazioni precedenti, secondo la quale il teschio galleggiante al quale si riferiva Hillel non era altro che quello del faraone.
Hillel quindi gli disse: Dato che tu hai fatto affogare i neonati ebrei maschi nelle acque del Nilo, sei stato anche tu affogato nelle acque. Perché fu proprio Hillel ad affrontare la figura del faraone? Secondo gli insegnamenti del Ari (rabbì Yitzchak Luria, 1534-1572) uno dei più importanti kabalisti di tutti i tempi, l’anima di Hillel fu una reincarnazione di quella di Moshe.
Secondo questa interpretazione la seconda frase di Hillel si riferisce non al faraone ma al popolo ebraico: Così come perì il faraone, anche tutti i vostri persecutori troveranno la loro fine.
Il Rebbe di Lubavitch (1902-1994) vide nel commento dell’Ari delle parole di conforto all’anima stanca dell’ebreo in esilio. A coloro che hanno la sensazione di trovarsi davanti ad un ostacolo insuperabile o ad una nuvola di oscurità impenetrabile. Hillel, grande guida di Israele, si rivolge a queste persone dicendo:
“Se il faraone, l’incarnazione del male, l’uomo che riuscì a fare impaurire anche Moshè fino al punto che il Sign-re stesso disse ‘vieni dal Faraone – accompagnato da Me’ — quest’uomo rimase affogato nelle acque. Sicuramente tutti i grandi serpenti della storia che hanno cercato e cercheranno di farti affogare tramite persecuzione fisica e spirituale – anch’essi saranno affogati. Il male non ha alcuna base sulla quale porsi. Come il fumo che ci ostruisce la vista temporaneamente ma è prossimo a scomparire.
Perplessità
Nella frase di Hillel vi è un altro insegnamento:
Sembra strano che un uomo come Hillel, riconosciuto universalmente per la sua gentilezza, umiltà e pazienza infinta, rimproveri un uomo morto. Secondo la tradizione ebraica sarebbe proibito adempiere ad una qualsiasi mitzvà all’interno di un cimitero perché sarebbe considerata una presa in giro dei morti (che non possono adempiere alle mitzvòt).
Per quale motivo decise Hillel di rimproverare un povero morto che non avrebbe potuto comunque applicare il rimprovero per migliorarsi?
Soluzione
Quando Hillel vide il teschio del faraone si chiese: “Per quale motivo mi è stato dimostrato questo? Cosa è il messaggio che Hashem mi vuole mandare?” Arrivò quindi alla conclusione che era giunto il momento che l’anima del faraone trovasse la sua pace.
Usufruendo dell’esempio del faraone per trasmettere una messaggio e un approfondimento a tutte le generazioni successive, Hillel fece sì che l’anima del faraone si elevasse e arivasse al proprio riposo.
In Breve
Una semplice passaggiata in riva al fiume può essere fonti di vari messaggi positivi:
- La vita funziona misura per misura
- Anche il male più oscuro è temporaneo
- Ogni cosa che ti viene incontro ha un messaggio da trasmetterti. Non sempre è evidente ma quando lo è bisogna usufruirne per applicare l’insegnamento.
- Anche un faraone malvagio può essere redente quando arriva il suo momento…
Basato su un discorso del Rebbe di Lubavitch sul 2° capitolo delle Pirké Avòt. Adattato da Yosef Marcus e Shalom Hazan.
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