Continua da Il Problema Della Scuola
Cosa è Nel Profondo Della Notte Sovietica?
Batsheva aveva otto anni quando iniziò a frequentare la scuola. Dava molto fastidio al preside che un’alunna così bella e intelligente non si adeguasse alle regole della scuola. Le sue maestre cominciarono a fare pressioni su di lei perché andasse a scuola anche di Shabbat. Capivano che non avrebbero ottenuto niente se avessero parlato con il padre, così cercarono di convincere con l’inganno Batsheva a dire che desiderava andarci ma suo padre glie l’impediva.
“No,” rispondeva ogni volta, “sono io che non voglio andarci. Sono religiosa e osservo lo Shabbat.”
I loro decisi tentativi di convincerla fallirono. Un giorno tornai a casa a metà della giornata e trovai mia moglie e mia suocera che piangevano.
“Che è successo?” chiesi.
“Hai ricevuto una chiamata dalla scuola di andare a parlare col preside.”
Andai immediatamente nel suo ufficio.
“Chi sei?” mi chiese.
“Aaron Chazan.”
“Ah, sì, volevo parlare con lei.”
Mi portò nel suo ufficio privato, dove erano seduti il vicepreside e una donna. Lui mi scrutò da capo a piedi.
“Vorrei sapere perché Batsheva non viene a scuola il sabato.”
Fui onesto: “mia moglie ed io siamo ebrei religiosi e osserviamo lo Shabbat. È così che abbiamo educato i nostri figli durante tutta la loro vita, ed è per questo che loro non vogliono andare a scuola di Shabbat.”
“Non va bene, Chazan, non va bene,” disse, “mi dica, lei lavora di Shabbat?”
“No.”
“Come mai la fabbrica lo permette?”
“Alcuni giorni lavoro nel turno di mattina e altri giorni nel turno del pomeriggio. La direzione non sa neanche che io osservo lo Shabbat. Non ho mai lavorato di Shabbat in tutta la mia vita e non lo farò mai.”
Ci pensò sopra un po’ e poi disse: “Sia pure, lei è un adulto e non è mio compito educarla. Ma deve convincere la sua bambina a venire a scuola di Shabbat come tutti gli altri bambini.”
“Come può anche solo proporre una cosa simile?” esclamai, “i miei figli sanno che io sono un ebreo religioso senza compromessi. Se pure accettassi quello che lei mi chiede penserebbero che sia uscito di mente. In questo modo, mi ascolterebbero?”
Ignorai la sua richiesta e Batsheva continuò a restare a casa negli Shabbatòt come prima, ma il preside non si arrese. Ricorse ad un trucco, tentando di convincere Batsheva ad iscriversi ai Pionieri, l’organizzazione dei bambini comunisti. Pensava che, una volta entrata tra bambini che erano comunisti entusiasti, si sarebbe convinta a diventare come loro. Il compito fu affidato alla maestra di Batsheva, che cercò di convincerla a diventare pioniera.
Alla fine di una lezione fu ordinato agli alunni di rimanere per qualche minuto in più ai propri posti. La maestra chiamò Batsheva davanti alla cattedra, mentre gli occhi di tutti i suoi compagni erano puntati su di lei.
“Tu sei un’eccellente allieva, Batsheva, non pensi che meriti di diventare una pioniera?”
“No.”
“E perché no?”
“Perché sono un’ebrea religiosa.”
Quando tornò a casa e ci raccontò l’accaduto, fummo contenti della sua forza di carattere, ma io ero preoccupato che la sua risposta fosse stata troppo diretta e potesse comportare delle conseguenze. Tuttavia tenni la mia preoccupazione per me. Il giorno dopo fui chiamato di nuovo dal preside.
“C’è una regola nella vostra religione che proibisce di essere un pioniere?” mi chiese.
“No, non abbiamo una regola del genere,” risposi, “ma mia figlia ha rifiutato di iscriversi perché gli alunni della sua classe le hanno detto che come pioniera sarebbe costretta a scrivere di Shabbat. È giusto?”
“No,” rispose, “può fare la pioniera anche se non scrive di Shabbat.”
“Se la cosa non implica una violazione dello Shabbat,” dissi, “allora rinuncio alla mia resistenza.”
Adesso era ‘appartenente’, ma la cosa non ebbe alcun effetto su di lei.
Alcune altre volte dopo questi eventi il preside chiamò ancora Batsheva e cercò di convincerla a frequentare la scuola di Shabbat. Ella non ebbe paura di ribadire che credeva in D-o e non avrebbe mai violato lo Shabbat. Le maestre arrivarono fino a scrivere insulti su di lei sulla bacheca e a rimproverarla spesso davanti ai suoi compagni, ma lei non si arrese. Un giorno arrivò a scuola e fu sorpresa di trovare sulla porta dell’ufficio una caricatura che la ritraeva in modo ridicolo sullo sfondo di una chiesa sotto il titolo ‘Shabbat’.
Per tre anni Batsheva studiò in quella scuola sotto pressioni crescenti, fino a che ci trasferimmo ad abitare a Bolshevo.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà, Salvi dall’Incendio, Scuola Ebraica Clandestina a Tashkent, La Creazione, Versione Sovietica, Yisrael, unico superstite, La Cortina di Ferro Si Chiude, La Vita a Mosca, 1950, Figure Ebraiche di Mosca, Sacrifici Per Mitzvòt, Lottando Per Lo Shabbàt, Il Complotto dei Medici, Il Complotto dei Medici II, Il Direttore Ebreo, Il Problema della Scuola
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