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Nel Profondo della Notte Sovietica 7° parte

8 maggio, 2008

Discussione Talmudica con le Autorità

Un giorno stavo ripassando a casa la Ghemarà che avevo studiato, quando un compagno di classe, agitato, bussò alla porta. Mi disse che un Yevsek conosciuto di nome Krupnik era entrato nel tempio e un poliziotto si era piazzato davanti alla porta. Fortunamente, in quel momento Rav Bruk non stava insegnando. Andai subito verso la Yeshivà. Quando chiesi al poliziotto di lasciarmi entrare, si fece da parte sdegnosamente. Nella sala di studio vidi tutti e quindici gli studenti seduti attorno al tavolo con le Ghemaròt aperte. Krupnik era vicino a loro.

Rav Chaim Shaul Bruk, Foto: Shturem.net

“È bene che sei venuto, mi disse, anche tu studi qui?”

“Sì”, risposi.

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Nel Profondo della Notte Sovietica 6° parte

3 aprile, 2008

La Guerra Contro le Yeshivòt

Fu solo questione di tempo prima che i comunisti indirizzassero la loro battaglia verso le Yeshivòt. La loro strategia era molto semplice: rendere la vita della gente delle Yeshivòt insopportabile e priva di alcun tipo di protezione. Sotto questa pressione, Rav Yoel Shurin (il genio di Zviehl) con tutta la sua famiglia scappò in Polonia. La sua Yeshivà, che contava quattrocento studenti, cessò di esistere. Chiusero molte altre Yeshivòt, alcune delle quali cercarono di riaprire in altri luoghi.

La Yeshivà di Novardok fu una di quest’ultime. Al principio i capi della Yeshivà di Novardok cercarono di mantenere la loro presenza in Russia divdendo la Yeshivà in molte piccole Yeshivòt clandestine. Quando fu chiaro che non era possibile fare sopravvivere queste Yeshivòt, decisero di evacuare tutti gli studenti, en masse, in Polonia. Questo accadde nel 1922 quando le frontiere erano nuove e protette male. I Novardokers trovarono in Polonia delle persone coraggiose e timorose di D-o che volevano aiutarli a salvare i giovani dalla distruzione spirituale in Russia.

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Nel Profondo Della Notte Sovietica 5° parte

24 marzo, 2008

Le Fabbriche

Nei primi anni ’20 Lenin istituì la linea politica della “collettivizzazione”, per la quale tutti i guadagni e ricavi economici venivano incanalati esclusivamente verso le esigenze dello stato. Imprese private furono proibite per legge. Non era raro sentire di imprenditori che furono assassinati. Mi ricordo una persona che fu assassinata per aver venduto del sale illegalmente. Tuttavia, anche con questo detterente, nessuno voleva lavorare senza un guadagno. Siccome mancava lo stimolo, l’economia russa si agitò fortemente.

Nel 1922, Lenin se ne uscì con un nuovo programma, la così detta Nuova Polizza Economica. La NEP era un periodo di nove anni di grazia durante il quale la gente poteva gestire le proprie imprese e fattorie, rimanendo in effetto finché il progetto della collettivizzazione nazionale poteva essere attuato nella maniera giusta.

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Nel Profondo della Notte Sovietica 4° parte

14 marzo, 2008

La Yevsektsiya

È possibile che i comunisti, esattamente come gli Czar, sarebbero arrivati alla conclusione che non avevano la forza requisita per eliminare la religione ebraica, se non per la Yevsektsiya che si apprestò ad aiutarli. [Yevsektsiya = Yevreiska Sektsiya, ossia la “sezione ebraica” del Partito Comunista. N.D.T.]

Senza fare passare molto tempo, inviati della Yevsektsiya giunsero in ogni cittadina e villaggio. Nelle città più grandi, furono gli ex-maskilìm che guidavano la Yevsektsiya, avendo adottato il comunismo come ideologia.

Nei villaggi invece, i comunisti nominarono come guide della Yevsektsiya specificamente i lavoratori più poveri, dello strato sociale più basso. Così facendo portarono anche in atto la loro linea politica: Chi era più povero meritava una responsabilità e autorità maggiore.

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Nel Profondo della Notte Sovietica 3° parte

7 marzo, 2008

Il Comunismo

Da quando ebbero iniziato a governare in Ucraina, i comunisti aprirono subito una campagna per spargere la loro ideologia. Ognuno era obbligato a fare la sua parte di “volontario” per fondare lo stato comunista. “Gli operai – dissero i comunisti – non saranno più sfruttati. Siccome tutti i cittadini diventeranno uguali, verranno tutti assunti dallo stato.”

È chiaro che gli operai e i lavoratori in generale si affrettarono ad unirsi a loro. Nei casi che la gente non rimase convinta dalla retorica dei comunisti, questi non avevano nulla contro l’impiego di altri metodi. Delle grandi fasce della popolazione vennero considerati “nemici del popolo”, ovvero persone che non sottoscrivono l’ideale comunista.

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Nel Profondo della Notte Sovietica 2° parte

28 febbraio, 2008

La Rivoluzione

Nel marzo del 1917 ebbe inizio la rivoluzione russa. Al principio fu organizzato un governo provvisorio. Sette mesi più tardi questo governo fu rimosso dai bolshevichi con furiose e sanguinose battaglie. Mentre tutto il paese era agitato e il governo stesso in disordine, diverse nazionalità cercarono di affermare i propri diritti. Gli ucraini furono uno di questi gruppi. Formarono un Partito Nazionalista per ottenere la scissione dalla Russia. Sotto l’autorità di vari generali ucraini, si formarono dei gruppi di contadini che andavano da cittadina a cittadina facendo incursioni e saccheggiamenti.

Lo scopo ufficiale dell’esercito ucraino era di liberare l’Ucraina dai comunisti e ogni ebreo era considerato comunista… Questa concezione nacque dalla presenza di molti ebrei rinnegati che furono importanti membri fondatori del Partito Comunista. Durante quei primi anni erano degli ebrei che avevano la maggior parte delle posizioni elevate del governo comunista. Questi ebrei erano fortemente opposti all’ebraismo ma, ironicamente, prestarono un connotazione ebraica al termine “comunista”, nonostante il fatto che le masse degli ebrei erano fedeli alla propria religione [e quindi non comunisti, N.D.T.]. Persino nel 1941, ancora veniva data mano libera ai soldati per saccheggiare e uccidere ebrei improtetti dovunque andassero. Il generale Denikin, il generale Petrula ed altri, adirittura incoraggiavano questi sfoghi brutali in quanto fossero un modo per rendere i soldati contenti e sotto controllo.

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Nel Profondo della Notte Sovietica

24 febbraio, 2008

Il Lago Rosso

Chiunque visitasse oggi il piccolo villaggio ucraino di Krasnostav avrebbe difficoltà ad immaginarlo come uno shtetel colmo di vita ebraica. Fu così, però, all’inizio del XX° secolo quando nacqui: più di duecentocinquanta famiglie ebraiche – artigiani e commercianti – abitavano lì.

La popolazione ebraica consisteva più che altro di Khassidìm di Ruzhin, Karlin e Cernobil la quale vita orbitava attorno al Bet HaMidràsh e i loro doveri religiosi. Andavano al tempio la mattina presto e la sera. I loro figli studiavano nel “Kheder” [tradizionale scuola materna ebraica dell’est Europa. N.d.t.]. Ogni Shabbàt mattina un uomo girava per svegliare gli ebrei per recitare Tehillìm (salmi). “Shteit oif, shteit oif le’avoidas haBoire! – Alzatevi a servire il Creatore!” Persino nel 1926, c’era ancora un uomo che girava il venerdì pomeriggio, prima dello Shabbàt, per ricordare a tutti di cessare il lavoro e chiudere le botteghe. E infatti chiudevano i negozi.

Il nome dello shtetel deriva dal suo lago, Krasnostav, che vuol dire “lago rosso”. Esiste una legenda secondo la quale, secoli fa, i cosacchi portarono tutti gli abitanti dell villaggio e li sterminarono in riva al lago. Il sangue dei cadaveri fece sì che il lago sembrasse rosso.

La vita nello shtetel ucraino era semplice. I residenti abitavano in piccole case mono-livello. Avevano imparato ad adattarsi al clima. La maggior parte della gente lavorava molto duro tutta l’estate. Durante gli inverni russi rigidi le famiglie si radunavano attorno al forno per il calore e il commercio si rallentava. L’acqua veniva dai pozzi. Per lavare i vestiti, un gruppo si avviava verso il lago, formavano un buco nel ghiaccio e lavavano gli abiti nell’acqua frigida.

Nonostante ciò, o forse proprio a causa di questo, le nostre vite non erano molto segnate dall’esistenza fisica quanto dalla dimensione spirituale, una dimensione che pervadeva la nostra vita quotidiana. La zona intorno a Krasnostav evocava la memoria di figure gloriose dell’ebraismo est-europeo. Nel raggio di settanta chilometri da Krasnostav si trovano il villaggio di Mezirich, casa del famoso Maghid rabbì Dov Ber [successore del Baal Shem Tov]; Anapoli ove viveva e insegnava il Rebbe Rabbì Zushe; Koritz, luogo dal quale Rabbì Pinchas sparse la luce della Khassidùt; Polno’ah, casa del allievo più illustre del Baal Shem Tov, Rabbì Ya’akòv Yossèf HaCohen; Sidilkov, casa dell’autore di Deghel Machanè Efraim, nipote del Baal Shem Tov; Novograd-Volynsk (conosciuto in Yiddish con l’antico nome Zviehl) dove viveva il Rebbe Shloimele [Goldman], e Shepetivka, casa del “Tzaddìk di Shepetivka”.

Io nacqui in una linea di rabbini distinti, una familia che era stata zelante nel mantenere la sua erudizione e leadership comunitaria per secoli. Mio nonno materno, Rav Moshe HaKohen Rapaport, era un discendente, l’ottava generazione, dal grande ShaCh, Rabbì Shabbetai HaKohen (1611-1663), una dei più grandi rabbanìm di Vilnius e Lituania, che scrisse l’opera “Sifté Kohen”, un commento sul Shulchàn Arùch [rimasto rilevante halakhicamente anche oggigiorno N.D.T.]. Questo nonno era un uomo la quale ogni azione rifletteva santità. Era il Rav del mio villaggio finché suo genero, mio padre, prese il suo posto. Trascorse i suoi ultimi anni nello studio costante della Torà e nell’isegnare me e mio fratello. Negli anni tumultuosi della rivoluzione, era lui il mio maggiore mentore. È da lui che ho acquisito “maestria” nello studio della Ghemarà [Talmud].

Rav Aharon Chazan

Rav Aharon Chazan (a destra) con il suo genero Rav Moshe Greenberg

Mio padre, Rav Mordechai Chazan, fu uno degli allievi importanti del famoso “Iluy [genio] di Zviehl, Rav Yoel Shurin, conosciuto prima come “il Genio di Poltava”. Per tutta la sua vita mio padre considerava Rav Yoel il suo mentore.

Apprezzando la sua Yir’at Shamayim [timore del Cielo], mio nonno materno decise di prenderlo come genero. La coppia sposò ed io fui il loro primogenito, nato all’uscita dello Shabbàt, 3 febbraio 1912. Mi chiamarono Aharon perché nella Parashà della settimana, Yitrò, si leggono le parole “ed Aharon e tutti i saggi di Israel vennero…” (Esodo 18, 2). Poco dopo la mia nascita, mio padre divenne il Rav di Krasnostav.

La struttura sociale di Krasnostav era simile a quella di altre comunità ebraiche. Lo status tendeva ad essere basato sul grado di erudizione di Torà e di devozione alle Mitzvòt. La posizione più importante era quella del Rav. I leader della comunità, i shochatìm, studiosi di Torà e persone di carattere elevata erano prossimi nella gerarchia. Poi c’erano i capifamiglia. Pur non essendo, per la maggior parte, eruditi, trovavano il loro posto nella società attraverso le loro buoni azioni.

Essendo figlio del Rav del villaggio venivo tenuto in grande considerazione. Anche da bambino, era scontato per la gente che io un giorno avrei assunto la posizione di mio padre. Non potevo sapere che il mio mondo sarebbe stato completamente capovolto.

© 2008 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.


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