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Alimentazione Metafisica

18 febbraio, 2011

Alimentazione Metafisica
Un assaggio del ragionamento di Yeshivà

La Torà ci racconta che Mosè salì sul monte Sinai e rimase lì per quaranta giorni e quaranta notti e non bevve né mangiò nulla durante quel periodo. Com’è possibile una cosa del genere?

Secondo la legge ebraica, la Halachà, è impossibile sopravvivere per più di sette giorni senza né mangiare né bere. Se una persona giura di non mangiare per sette giorni, questo giuramento è considerato falso!

Vi sono tre spiegazioni sul fenomeno della sopravvivenza di Mosè sul monte:

1) Pur trovandosi in un ambiente celeste il corpo di Mosè rimase umano, esigendo cibo, liquido e sonno. Fu il Sign-re che fece sì che Mosè rimanesse vivo “in maniera miracolosa” anche essendo privata dall’alimentazione fisica.

2) L’accaduto non era un miracolo ma piuttosto un fenomeno naturale di estrema rarità. Mosè era talmente contento da una parte ed impegnato mentalmente dall’altra nel ricevere la Torà che questa grande felicità e l’impegno forte fecero sì che nonostante il corpo fosse stanco e richiedesse le esigenze ad esso necessarie, Mosè non lo sentì.

3) Quando Mosè salì sul Sinai la natura del suo corpo cambiò e diventò come quello degli angeli. Così come gli angeli non necessitano di cibo e liquidi anche Mosè “in quei giorni” non aveva esigenze terrene. Secondo questa interpretazione Mosè non era stanco, affamato ed assetato perché si trovava in una realtà diversa.

Esiste una regola talmudica secondo la quale anche opinioni diverse od opposte potrebbero essere tutte valide. Si potrebbe spiegare che tutte le interpretazioni citate trovano riscontro nelle tre volte che Mosè salì sul monte.

La prima volta salì per ricevere le prime Tavole della Legge che erano “miracolose” poiché furono create ed incise dal Sign-re stesso. Anche il corpo di Mosè fu miracolosamente alimentato.

La seconda volta, quando Mosè salì per fare perdonare il peccato del vitello d’oro, fu talmente preso con le preghiere e le richieste che non sentì le “richieste” del proprio corpo.

La terza volta salì per ricevere le seconde Tavole. A questo punto aveva raggiunto un livello talmente elevato che il suo corpo era come quello di un angelo e non aveva bisogno di mangiare.

In effetti, solo dopo la terza volta che Mosè scese dal monte la Torà  ci parla dei raggi di luce che emanavano dal suo volto. Era un’indicazione del livello elevato al quale era arrivato proprio quella volta, nella sua ultima salita al Monte Sinai.

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זצ”ל
Adattato da rav Shalom Hazan

Fuga dall’Orfanotrofio – Notte Sovietica °24

20 marzo, 2009
Continua da La Persecuzione dei Chassidìm
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

Tuttavia, non osarono tornare a Uman, e di conseguenza non erano lì al tempo della purga. Rav Bender seppe del destino della comunità di Uman dagli unici due sopravvissuti, un calzolaio e un altro uomo, i cui mestieri ‘proletari’ li rendevano innocenti anche agli occhi dell’NKVD.

Dai suoi magri guadagni dava assistenza a ebrei chassidici che erano all fame, con il rischio di essere accusato di aiutare i ‘controrivoluzionari’, un’accusa che comportava la pena di morte.

Molti anni dopo, a Londra, incontrai uno dei suoi nipoti, insegnante di Talmud in una scuola ebraica.

I due unici sopravvissuti di Uman riferirono che Reb Yaakov Kaufman, uno dei principali esponenti del gruppo dei chassidìm di Bretzlav, era stato torturato nel tentativo di estorcergli la firma sotto una dichiarazione che l’intero gruppo era coinvolto in una cospirazione contro il governo.

Naturalmente rifiutò ostinatamente di firmare qualsiasi cosa che avrebbe potuto danneggiare i suoi amati fratelli. Coloro che lo interrogavano lo fecero scendere a piedi nudi in una cantina gelida per parecchi giorni, fino a che i suoi piedi si congelarono completamente. Di conseguenza, i piedi si infettarono e dovettero essere amputati, per poterlo tenere vivo e continuare a torturarlo per farlo confessare.

Reb Yaakov Kaufman non sopravvisse alle prove cui fu sottoposto. Se ne andò da questo mondo come un santo, così come vi aveva vissuto. Si diceva di lui che, quando parenti che aveva all’estero gli mandavano del denaro, lo dava ad altri. In un nevoso venerdì pomeriggio andò al funerale di una donna che era morta per la fame ed era in procinto di essere seppellita senza il lenzuolo funebre: nonostante il clima gelido, si tolse la camicia pulita che aveva già messo per lo Shabbat, in modo che la donna potesse essere sepolta secondo la tradizione ebraica.

Anche la vita di mia sorella e di suo marito Lazar, che a quel tempo vivevano a Mosca, fu fatta a pezzi durante quegli anni: vennero degli uomini a cercare mio cognato, ma sentendo che stavano arrivando dei ‘visitatori’, fuggì e passò molto tempo alla macchia come un animale cui viene data la caccia. Non poteva nemmeno rischiare di vedere la moglie e i figli, per non parlare di andare a casa.

Nel 1939, quando le purghe ebbero una pausa a causa della guerra in Polonia, mio padre potè finalmente tornare nella nostra città natale di Krasnostav. Portò a casa mia sorella e i suoi figli per Pesach per alleviare il loro dolore. Ella accettò di restare per un certo tempo. Nel 1940 io le consigliai di tornare nella sua casa di Mosca per stare più vicina ai luoghi dove si nascondeva suo marito e agli amici e parenti che avrebbero potuto aiutarla. Sfortunatamente, rifiutò il mio consiglio, e si trovava ancora a Krasnostav quando ci fu l’invasione tedesca. Perse la vita insieme a tutti gli ebrei di Krasnostav, che furono uccisi tutti in uno stesso giorno, il 6 di Elul (29 agosto) del 1941.

A causa di tali terribili persecuzioni, non esisteva quasi più nessuna yeshivà. C’era una piccola yeshivà clandestina di Chabad, che in qualche modo aveva resistito, a Berdichev. Nel 1937 i comunisti la scoprirono ed esiliarono il suo Rosh Yeshivà di diciotto anni, Rav Moshe Rubinson (Karelevitcher), per dieci anni in Siberia. I suoi dodici studenti, di tredici e quattordici anni, furono messi in [galera per un mese e poi in] un orfanotrofio sovietico non ebraico. I ragazzi rifiutarono di mangiare qualsiasi cosa eccetto pane e acqua, e osservarono ostinatamente lo Shabbat.

[Clicca qui per leggere l'intera vicenda dalla testimonianza di uno dei ragazzi, Velvel Averbuch.]

I ragazzi e i maestri arrestati, in una foto scattata da un ufficiale sovietico. La fotografia è stat ottenuta dagli archivi sovietici dopo la caduta del comunismo. Foto: Chabad.org

I ragazzi e i maestri arrestati, in una foto scattata da un ufficiale sovietico. La fotografia è stata ottenuta dagli archivi sovietici dopo la caduta del comunismo. Foto: Chabad.org

Rav Yechezkel Brod, uno dei ragazzi arrestati a Berdichev, in un ballo Chassidico. La sua figlia, Chava, in futuro sposerà il figlio dell'autore, Chaim Meir.

Rav Yechezkel Brod, uno dei ragazzi arrestati a Berdichev, in un ballo Chassidico. La sua figlia, Chava Brod, sposerà il figlio dell'autore, Chaim Meir Chazan.

Il direttore dell’orfanotrofio allentava la guardia su di loro di Shabbat, perché aveva capito che non sarebbero scappati e non avrebbero viaggiato di Shabbat. Un ragazzo di quindici anni, Chanoch Rappaport, era assente quando i comunisti avevano messo sotto custodia i ragazzi della yeshivà.

Rav Berel Gurevitch, uno dei maestri della Yeshivà di Berdichev che furono arrestati.

Rav Berel Gurevitch, uno dei maestri della Yeshivà di Berdichev che furono arrestati.

Tornò a Berdichev con un piano: si nascose in attesa un venerdì sera all’ora in cui i ragazzi facevano una passeggiata, e quando vide che non c’era nessuno con loro, scivolò fuori del suo nascondiglio. Spiegò loro che la loro liberazione dai comunisti era senza dubbio una questione di vita o di morte, che consente la violazione dello Shabbat. A seguito di questo insegnamento corsero alla stazione, dove un treno stava per partire per Kharkov. Ciascun ragazzo entrò in un vagone diverso, e quando il treno raggiunse la destinazione, si nascosero senza lasciare tracce.

Dopo che questa yeshivà era stata dispersa, restò in tutta la Russia una sola yeshivà, una piccola yeshivà Chabad in Georgia, che rimase in funzione fino alla seconda guerra mondiale.

Questa storia mi è stata raccontata da Rav Chanoch Rappaport. Qualche anno dopo fu arrestato anche lui, e imprigionato per quindici anni, e a causa di quella prigionia divenne invalido. Dopo la fine della guerra venne a Mosca, e in seguito gli fu permesso di partire per Israele insieme alla sua famiglia.

Continua…

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm

© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

La Fuga del Rav – Notte Sovietica 12

1 luglio, 2008
Continua da “La Strage dei Kolkhoz
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

La Fuga del Rav

…Mi ricordo di una persona che fu derubata di tutti i suoi beni. Si voltò verso l’ufficiale della GPU (servizi segreti) e chiese: “cos’altro volete da me? Non mi è rimasto nulla!”

“Vogliamo succhiare il sangue dalle tue vene,” gli rispose l’ufficiale.

Questi traditori non agivano per la disperazione della fame. Al contrario, durante gli anni della fame loro mangiavano più del necessario.

(continua…)

Nel Profondo della Notte Sovietica 8° Parte

15 maggio, 2008

Stalin Uccide i Chassidìm

Fino a questo punto ho raccontato la storia di Rav Bruk così come l’ho vista in prima persona. La continuazione l’ho sentita da altre persone.

Nel mese di novembre del 1928, il tribunale si convocò per sentire il suo caso. Rav Bruk assunse un avvocato non-ebreo che credeva nella sincerità delle affermazioni del Rav. Anche il fatto che i magistrati erano non-ebrei era a suo vantaggio: se fossero stati ebrei, non c’è dubbio che avrebbe perso la causa. Durante il processo, Rav Bruk ripetè la giustificazione che si trovava a Zevihl per apprendere il mestiere dello shochèt e mostrò il suo contratto con il mattatoio. Contrariamente al solito, la sentenza fu molto leggera: tre mesi di prigione con la condizionale.

(continua…)

Nel Profondo della Notte Sovietica 7° parte

8 maggio, 2008

Discussione Talmudica con le Autorità

Un giorno stavo ripassando a casa la Ghemarà che avevo studiato, quando un compagno di classe, agitato, bussò alla porta. Mi disse che un Yevsek conosciuto di nome Krupnik era entrato nel tempio e un poliziotto si era piazzato davanti alla porta. Fortunamente, in quel momento Rav Bruk non stava insegnando. Andai subito verso la Yeshivà. Quando chiesi al poliziotto di lasciarmi entrare, si fece da parte sdegnosamente. Nella sala di studio vidi tutti e quindici gli studenti seduti attorno al tavolo con le Ghemaròt aperte. Krupnik era vicino a loro.

Rav Chaim Shaul Bruk, Foto: Shturem.net

“È bene che sei venuto, mi disse, anche tu studi qui?”

“Sì”, risposi.

(continua…)

Nel Profondo della Notte Sovietica 6° parte

3 aprile, 2008

La Guerra Contro le Yeshivòt

Fu solo questione di tempo prima che i comunisti indirizzassero la loro battaglia verso le Yeshivòt. La loro strategia era molto semplice: rendere la vita della gente delle Yeshivòt insopportabile e priva di alcun tipo di protezione. Sotto questa pressione, Rav Yoel Shurin (il genio di Zviehl) con tutta la sua famiglia scappò in Polonia. La sua Yeshivà, che contava quattrocento studenti, cessò di esistere. Chiusero molte altre Yeshivòt, alcune delle quali cercarono di riaprire in altri luoghi.

La Yeshivà di Novardok fu una di quest’ultime. Al principio i capi della Yeshivà di Novardok cercarono di mantenere la loro presenza in Russia divdendo la Yeshivà in molte piccole Yeshivòt clandestine. Quando fu chiaro che non era possibile fare sopravvivere queste Yeshivòt, decisero di evacuare tutti gli studenti, en masse, in Polonia. Questo accadde nel 1922 quando le frontiere erano nuove e protette male. I Novardokers trovarono in Polonia delle persone coraggiose e timorose di D-o che volevano aiutarli a salvare i giovani dalla distruzione spirituale in Russia.

(continua…)

Nel Profondo Della Notte Sovietica 5° parte

24 marzo, 2008

Le Fabbriche

Nei primi anni ’20 Lenin istituì la linea politica della “collettivizzazione”, per la quale tutti i guadagni e ricavi economici venivano incanalati esclusivamente verso le esigenze dello stato. Imprese private furono proibite per legge. Non era raro sentire di imprenditori che furono assassinati. Mi ricordo una persona che fu assassinata per aver venduto del sale illegalmente. Tuttavia, anche con questo detterente, nessuno voleva lavorare senza un guadagno. Siccome mancava lo stimolo, l’economia russa si agitò fortemente.

Nel 1922, Lenin se ne uscì con un nuovo programma, la così detta Nuova Polizza Economica. La NEP era un periodo di nove anni di grazia durante il quale la gente poteva gestire le proprie imprese e fattorie, rimanendo in effetto finché il progetto della collettivizzazione nazionale poteva essere attuato nella maniera giusta.

(continua…)

Nel Profondo della Notte Sovietica 4° parte

14 marzo, 2008

La Yevsektsiya

È possibile che i comunisti, esattamente come gli Czar, sarebbero arrivati alla conclusione che non avevano la forza requisita per eliminare la religione ebraica, se non per la Yevsektsiya che si apprestò ad aiutarli. [Yevsektsiya = Yevreiska Sektsiya, ossia la “sezione ebraica” del Partito Comunista. N.D.T.]

Senza fare passare molto tempo, inviati della Yevsektsiya giunsero in ogni cittadina e villaggio. Nelle città più grandi, furono gli ex-maskilìm che guidavano la Yevsektsiya, avendo adottato il comunismo come ideologia.

Nei villaggi invece, i comunisti nominarono come guide della Yevsektsiya specificamente i lavoratori più poveri, dello strato sociale più basso. Così facendo portarono anche in atto la loro linea politica: Chi era più povero meritava una responsabilità e autorità maggiore.

(continua…)


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