Continua da La Persecuzione dei Chassidìm
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]
Tuttavia, non osarono tornare a Uman, e di conseguenza non erano lì al tempo della purga. Rav Bender seppe del destino della comunità di Uman dagli unici due sopravvissuti, un calzolaio e un altro uomo, i cui mestieri ‘proletari’ li rendevano innocenti anche agli occhi dell’NKVD.
Dai suoi magri guadagni dava assistenza a ebrei chassidici che erano all fame, con il rischio di essere accusato di aiutare i ‘controrivoluzionari’, un’accusa che comportava la pena di morte.
Molti anni dopo, a Londra, incontrai uno dei suoi nipoti, insegnante di Talmud in una scuola ebraica.
I due unici sopravvissuti di Uman riferirono che Reb Yaakov Kaufman, uno dei principali esponenti del gruppo dei chassidìm di Bretzlav, era stato torturato nel tentativo di estorcergli la firma sotto una dichiarazione che l’intero gruppo era coinvolto in una cospirazione contro il governo.
Naturalmente rifiutò ostinatamente di firmare qualsiasi cosa che avrebbe potuto danneggiare i suoi amati fratelli. Coloro che lo interrogavano lo fecero scendere a piedi nudi in una cantina gelida per parecchi giorni, fino a che i suoi piedi si congelarono completamente. Di conseguenza, i piedi si infettarono e dovettero essere amputati, per poterlo tenere vivo e continuare a torturarlo per farlo confessare.
Reb Yaakov Kaufman non sopravvisse alle prove cui fu sottoposto. Se ne andò da questo mondo come un santo, così come vi aveva vissuto. Si diceva di lui che, quando parenti che aveva all’estero gli mandavano del denaro, lo dava ad altri. In un nevoso venerdì pomeriggio andò al funerale di una donna che era morta per la fame ed era in procinto di essere seppellita senza il lenzuolo funebre: nonostante il clima gelido, si tolse la camicia pulita che aveva già messo per lo Shabbat, in modo che la donna potesse essere sepolta secondo la tradizione ebraica.
Anche la vita di mia sorella e di suo marito Lazar, che a quel tempo vivevano a Mosca, fu fatta a pezzi durante quegli anni: vennero degli uomini a cercare mio cognato, ma sentendo che stavano arrivando dei ‘visitatori’, fuggì e passò molto tempo alla macchia come un animale cui viene data la caccia. Non poteva nemmeno rischiare di vedere la moglie e i figli, per non parlare di andare a casa.
Nel 1939, quando le purghe ebbero una pausa a causa della guerra in Polonia, mio padre potè finalmente tornare nella nostra città natale di Krasnostav. Portò a casa mia sorella e i suoi figli per Pesach per alleviare il loro dolore. Ella accettò di restare per un certo tempo. Nel 1940 io le consigliai di tornare nella sua casa di Mosca per stare più vicina ai luoghi dove si nascondeva suo marito e agli amici e parenti che avrebbero potuto aiutarla. Sfortunatamente, rifiutò il mio consiglio, e si trovava ancora a Krasnostav quando ci fu l’invasione tedesca. Perse la vita insieme a tutti gli ebrei di Krasnostav, che furono uccisi tutti in uno stesso giorno, il 6 di Elul (29 agosto) del 1941.
A causa di tali terribili persecuzioni, non esisteva quasi più nessuna yeshivà. C’era una piccola yeshivà clandestina di Chabad, che in qualche modo aveva resistito, a Berdichev. Nel 1937 i comunisti la scoprirono ed esiliarono il suo Rosh Yeshivà di diciotto anni, Rav Moshe Rubinson (Karelevitcher), per dieci anni in Siberia. I suoi dodici studenti, di tredici e quattordici anni, furono messi in [galera per un mese e poi in] un orfanotrofio sovietico non ebraico. I ragazzi rifiutarono di mangiare qualsiasi cosa eccetto pane e acqua, e osservarono ostinatamente lo Shabbat.
[Clicca qui per leggere l'intera vicenda dalla testimonianza di uno dei ragazzi, Velvel Averbuch.]

I ragazzi e i maestri arrestati, in una foto scattata da un ufficiale sovietico. La fotografia è stata ottenuta dagli archivi sovietici dopo la caduta del comunismo. Foto: Chabad.org

Rav Yechezkel Brod, uno dei ragazzi arrestati a Berdichev, in un ballo Chassidico. La sua figlia, Chava Brod, sposerà il figlio dell'autore, Chaim Meir Chazan.
Il direttore dell’orfanotrofio allentava la guardia su di loro di Shabbat, perché aveva capito che non sarebbero scappati e non avrebbero viaggiato di Shabbat. Un ragazzo di quindici anni, Chanoch Rappaport, era assente quando i comunisti avevano messo sotto custodia i ragazzi della yeshivà.

Rav Berel Gurevitch, uno dei maestri della Yeshivà di Berdichev che furono arrestati.
Tornò a Berdichev con un piano: si nascose in attesa un venerdì sera all’ora in cui i ragazzi facevano una passeggiata, e quando vide che non c’era nessuno con loro, scivolò fuori del suo nascondiglio. Spiegò loro che la loro liberazione dai comunisti era senza dubbio una questione di vita o di morte, che consente la violazione dello Shabbat. A seguito di questo insegnamento corsero alla stazione, dove un treno stava per partire per Kharkov. Ciascun ragazzo entrò in un vagone diverso, e quando il treno raggiunse la destinazione, si nascosero senza lasciare tracce.
Dopo che questa yeshivà era stata dispersa, restò in tutta la Russia una sola yeshivà, una piccola yeshivà Chabad in Georgia, che rimase in funzione fino alla seconda guerra mondiale.
Questa storia mi è stata raccontata da Rav Chanoch Rappaport. Qualche anno dopo fu arrestato anche lui, e imprigionato per quindici anni, e a causa di quella prigionia divenne invalido. Dopo la fine della guerra venne a Mosca, e in seguito gli fu permesso di partire per Israele insieme alla sua famiglia.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm
© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Alimentazione Metafisica
18 febbraio, 2011Alimentazione Metafisica
Un assaggio del ragionamento di Yeshivà
La Torà ci racconta che Mosè salì sul monte Sinai e rimase lì per quaranta giorni e quaranta notti e non bevve né mangiò nulla durante quel periodo. Com’è possibile una cosa del genere?
Secondo la legge ebraica, la Halachà, è impossibile sopravvivere per più di sette giorni senza né mangiare né bere. Se una persona giura di non mangiare per sette giorni, questo giuramento è considerato falso!
Vi sono tre spiegazioni sul fenomeno della sopravvivenza di Mosè sul monte:
1) Pur trovandosi in un ambiente celeste il corpo di Mosè rimase umano, esigendo cibo, liquido e sonno. Fu il Sign-re che fece sì che Mosè rimanesse vivo “in maniera miracolosa” anche essendo privata dall’alimentazione fisica.
2) L’accaduto non era un miracolo ma piuttosto un fenomeno naturale di estrema rarità. Mosè era talmente contento da una parte ed impegnato mentalmente dall’altra nel ricevere la Torà che questa grande felicità e l’impegno forte fecero sì che nonostante il corpo fosse stanco e richiedesse le esigenze ad esso necessarie, Mosè non lo sentì.
3) Quando Mosè salì sul Sinai la natura del suo corpo cambiò e diventò come quello degli angeli. Così come gli angeli non necessitano di cibo e liquidi anche Mosè “in quei giorni” non aveva esigenze terrene. Secondo questa interpretazione Mosè non era stanco, affamato ed assetato perché si trovava in una realtà diversa.
Esiste una regola talmudica secondo la quale anche opinioni diverse od opposte potrebbero essere tutte valide. Si potrebbe spiegare che tutte le interpretazioni citate trovano riscontro nelle tre volte che Mosè salì sul monte.
La prima volta salì per ricevere le prime Tavole della Legge che erano “miracolose” poiché furono create ed incise dal Sign-re stesso. Anche il corpo di Mosè fu miracolosamente alimentato.
La seconda volta, quando Mosè salì per fare perdonare il peccato del vitello d’oro, fu talmente preso con le preghiere e le richieste che non sentì le “richieste” del proprio corpo.
La terza volta salì per ricevere le seconde Tavole. A questo punto aveva raggiunto un livello talmente elevato che il suo corpo era come quello di un angelo e non aveva bisogno di mangiare.
In effetti, solo dopo la terza volta che Mosè scese dal monte la Torà ci parla dei raggi di luce che emanavano dal suo volto. Era un’indicazione del livello elevato al quale era arrivato proprio quella volta, nella sua ultima salita al Monte Sinai.
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זצ”ל
Adattato da rav Shalom Hazan
Etichette: mosè, moshe, parashà, rebbe di lubavitch, talmud, torah, vitello d'oro, yeshiva
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