Quattro Tappe – Il Viaggio Verso Pesach

Durante il periodo che precede Pesach vi sono quattro Shabbatòt nelle quali si fanno uscire due Sefarìm. La prima, ovviamente, per la Parashà della settimana e la seconda fa parte di una serie di brani della Torà che ci aiutano a prepararci per Pesach.

Il primo brano si chiama Shekalìm. In questo brano si legge dell’obbligo di contribuire un mezzo Shekel per la costruzione del Tabernacolo. La seconda è Zachòr, il comandamento di ricordare ciò che fece il malvagio Amalek che fu il primo popolo ad attaccare il popolo di Israel dopo l’uscita dall’Egitto.
La terza, Parà, descrive la preparazione delle ceneri della vacca rossa che venivano usati per il processo di purificazione (senza la quale non era possibile portare il sacrificio pasquale). La quarta si chiama Hachodesh e parla della mitzvà di calcolare e santificare i mesi.

Qual è il significato di queste Parashiòt aggiuntive?

Prima della distruzione del Bet Hamikdàsh, ogni ebreo era obbligato a contribuire un mezzo shekel all’anno. Questi contributi servivano per finanziare i sacrifici offerti per l’espiazione collettiva del popolo. La lettura di questo brano serviva come ricordo del contributo che veniva fatto in quel periodo dell’anno. Il contributo del mezzo Shekel era uguale per ricchi e poveri. Non era permesso ai poveri dare di meno né era consentito ai ricchi dare di più. Andando incontro a Pessach – la festa dell’esodo di tutti – ci dobbiamo rendere conto dell’uguaglianza del popolo (oltre all’aiuto che si deve dare alle famiglie bisognose).

Questo concetto è sottolineato sul livello personale nella seconda tappa. “Cancellare la memoria di Amalek” oggigiorno vuol dire abassare il proprio ego. Amalek rappresenta una fredda presunzione, sia nei confronti di D-o che nei confronti di uomini. Amalek è il “chametz spirituale” che si è gonfiato troppo e deve essere eliminato. Prima di Pesach, quando si cerca e si elimina ogni briciola di pane lievitato, bisogna cercare e “bruciare” anche ogni minima presunzione all’interno di noi stessi.

A questo punto, avendo riconosciuto le proprie imperfezioni, ci si può avvicinare a D-o purificandosi. La terza tappa, quindi, è la purificazione, dettata nella lettura di Parashàt Parà.

Sbarazzati gli impedimenti interni e fatta la purificazione, la persona è pronta ad accettare ed a seguire la volontà di D-o. La prima mitzvà infatti che viene trasmessa all popolo ebraico è quella di Hachodesh – la mitzvà di santificare i mesi e di mantenere un calendario.

Tutto ciò ci permette di migliorare non solo noi stessi ma anche il tempo e l’ambiente nei quali viviamo, cosa che ci permette di festeggiare Pesach nel tempo giusto ma forse più importantemente con l’atteggiamento giusto.

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