BEN HAMETZARIM 5768-2008 – di Rav Di Segni

Istruzioni per l’uso

La tradizione ebraica ha stabilito dei periodi speciali dell’anno dedicati alla memoria e alla riflessione su tragici eventi della storia ebraica. L’idea è che ci deve essere un tempo per piangere e un tempo per gioire. L’identità ebraica è fatta di cose liete e cose tristi, e non si possono dimenticare nè le une nè le altre. Ma la memoria delle cose negative non deve prevalere e non ci deve sopraffare. Non ci si può ricordare di essere ebrei solo perchè c’è l’antisemitismo o si è perseguitati.

Ne risulta un modo alterato di porsi nella realtà, che rischia di essere ossessivo, lamentoso, autocommiserativo. Non dimentichiamoci che molti, all’esterno del popolo ebraico, ricordano, ammirano e compatiscono gli ebrei solo perchè sono stati perseguitati, identificano gli ebrei con i campi di sterminio. La nostra realtà è ben diversa, dobbiamo malgrado tutto guardare con speranza e ottimismo alla storia e alla nostra identità collettiva. Proprio per questo appare con tutta evidenza la saggezza dei nostri Maestri che hanno voluto concentrare la riflessione sul negativo della nostra storia in alcuni giorni, evitando di trasformare questi ricordi in un ossessione di tutto l’anno.

Secondo l’impostazione ebraica tradizionale il ricordo si mantiene non solo con un semplice atto del pensiero, ma con manifestazioni e atti concreti che lo sostengono e lo alimentano; quando questi atti sono regole che tutta la comunità rispetta insieme si crea, grazie ad essi, un senso di condivisione e di unità. E’ con questo  spirito che vanno illustrate e comprese le regole di questi giorni, che vengono chiamati Ben hametzarìm. L’espressione significa “tra le ristrettezze”, ed è presa dal libro delle Lamentazioni di Geremia (1:3). E’ il periodo di tre settimane che va dal 17 di tamuz (quest’anno domenica 20 luglio) al 9 di Av (quest’anno domenica 10 agosto). Durante questo periodo, che culminerà con il digiuno del 9 di Av, sono prescritti alcuni divieti che creano un’atmosfera di progressiva mestizia.  I divieti si applicano con gradualità crescente e si distinguono per questo vari momenti:

dal 17 di Tamuz
dal Rosh Chodesh (primo giorno del mese di) Av
la settimana in cui cade il 9 di Av, fino al digiuno
la vigilia del 9 di Av.
il giorno successivo al 9 di Av (nel quale il Miqdash continuò a bruciare)
Sull’applicazione delle regole esistono tradizioni e rigori diversi e in generale gli Ashkenazim tendono ad essere più rigorosi ed estensivi.

Quest’anno è un anno particolare perchè il 9 di Av cade di domenica, quindi la vigilia cade di Sabato così come Rosh Chodesh (il 2 Agosto). Questo fa sì che almeno per certe cose e secondo certi usi molti dei rigori della settimana del 9 di Av non si applicano. Questo vale per Sefardim e Italiani, meno per gli Ashkenazim che anticipano alcuni divieti al Rosh Chodesh o a tutto il periodo.

Essendo la materia molto complicata, presentiamo qui di seguito alcune linee orientative su alcuni divieti.

Matrimoni: non si celebrano matrimoni, secondo le opinioni prevalenti, in tutto il periodo; per alcuni Sefardim dal Rosh Chodesh Av. Non si fanno i preparativi per i matrimoni (corredo ecc.) che possono essere rinviati a dopo .

Restauri e abbellimenti domestici privati: da non eseguire nei nove giorni di Av. Riparazioni essenziali e indifferibili sono permesse.

Frutta nuova: sulla quale si recita la benedizione shehecheyanu: non si mangia in tutto il periodo, fino al 10 Av compreso, tranne che di Sabato. Se dopo il periodo il frutto sarà irreperibile si può mangiare, ma preferibilmente di Sabato.

Vestiti nuovi per i quali si recita la benedizione shehecheyanu: non si indossano da Rosh Chodesh fino al 10 Av compreso, compreso il Sabato. Proibito tagliarli, cucirli e acquistarli; le scarpe per il 9 di Av, che devono essere senza pelle, si possono comprare nuove (indossandole un momento nella settimana precedente).

Controversie legali e liti con non ebrei: da evitare nei primi dieci giorni di Av.

Manifestazioni di gioia, feste, ascolto di musica: deve essere tutto ridotto a meno che non si tratti di occasioni indifferibili in cui bisogna seguire regole precise (milà ecc.).

Taglio dei capelli e della barba: per gli Ashkenazim proibito in tutto il periodo, per molti Sefardim e per gli Italiani è proibito solo nella settimana del  9 di Av, quindi per loro quest’anno secondo l’opinione prevalente il divieto non si applica. Chi applica il rigore si rade e si taglia i capelli il giorno 10; qualcuno aspetta l’11 di Av

Pettinarsi, tagliarsi le unghie, lucidare le scarpe: permesso in tutto il periodo (sabati esclusi).

Lavare abiti e indossare abiti puliti: la regola proibisce di lavare gli indumenti anche se non si indossano e di indossare abiti puliti anche se sono stati lavati prima; questo nella settimana in cui cade il 9 di Av (Sefarditi, Italiani) o da Rosh Chodesh (Ashkenazim). Quindi secondo Sefardim e Italiani la regola quest’anno non si applica, per gli Ashkenazim si. Per ovviare alle difficoltà che l’osservanza di questa regola pone con il clima caldo di questi giorni, si suggerisce, alla vigilia del periodo proibito, di preparare tutta la biancheria e gli altri abiti che si pensa di indossare, di indossarli per breve tempo (rav Ovadia Yosef dice un’ora) e quindi riporli per riusarli quando serve nel corso dei giorni successivi.

Lavaggio del corpo: proibito con acqua calda dal Rosh Chodesh (Ashkenazim e Italiani) o solo nella settimana del 9 di Av (maggioranza dei Sefardim), quindi per loro quest’anno il divieto non è in vigore. Comunque permesso alla vigilia di Shabàt. Permessa la tevillà in acqua calda alle donne (in tutto il periodo, escluso ovviamente il 9 di Av); agli uomini che hanno l’abitudine di farla alla vigilia del Sabato è permessa in acqua calda, negli altri giorni preferibilmente in acqua fredda.

Il bagno in mare non è incluso nel divieto, secondo i Sefardim. Alcuni Ashkenazim proibiscono anche il lavaggio del corpo intero con acqua fredda.

Pulizia della casa: c’è chi usa non farla nella settimana precedente, ma l’opinione prevalente è di permetterla. Secondo l’uso italiano e sefardita si pulisce casa dopo minchà del 9 di Av.

Carne: proibito mangiarla da Rosh Chodesh (qualcuno lo esclude dal divieto, non gli Italiani) fino al 10 compreso (maggioranza dei Sefardim). Di Sabato è permessa. La carne che avanza dal pasto sabatico secondo alcuni si può finire l’indomani. Si possono comunque cucinare cibi in recipienti di carne puliti. La carne dei volatili è compresa nel divieto e si può permettere in prima istanza a chi deve per motivi di salute mangiare carne.
Vino e alcolici: c’è chi si astiene dal vino dal Rosh Chodesh, chi si limita alla settimana del 9 (quindi quest’anno non si applica), chi non si astiene affatto (alcuni Sefardim); di Sabato il vino è permesso; il vino della Havdalà di Sabato 9 Agosto è permesso; all’uscita di Sabato 9 Agosto non si fa havdalà con  il vino. Birra e alcolici sono comunque permessi.

Sabato 9 Agosto, vigilia del 9 di Av si mangia regolarmente senza alcuna limitazione.

Bisogna fare molta attenzione al fatto che mangiare e bere è permesso solo fino alle ore 20.00 a Roma (non quando esce Shabat).

Per la compilazione di questa nota sono stati consultati: Shulchan ‘Aruch Orach Chayym 551-553 con commenti; Pisqè teshuvot al cap. 551:23; Yalqut Yosef pp. 661-668. Per il Minhag Italiano si è fatto riferimento a Shibbolè haleqet cap. 263-264.


a cura di Riccardo Di Segni

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