L’Ebreo e i Viaggi

Un’immagine forte e forse troppo costante… L’ebreo che viaggia. Purtroppo è un’immagine con brutte associazioni; l’esilio, la diaspora, le persecuzioni… C’è però l’aspetto contrario e quindi positivo, quello dei viaggi verso una redenzione, verso un bene.

Di questi viaggi parla la nostra Parashà che si intitola appunto “viaggi”. I viaggi e le tappe in questione sono quelli – quarantadue in totale – che portarono il popolo dal’Egitto alla Terra Promessa. I viaggi, secondo il Ba’al Shem Tov rappresentano anche il percorso dell’ebreo nel corso della sua vita. Ogni viaggio ed ogni tappa indicata dalla Torà corrisponde ad un viaggio e ad una tappa nella vita di ogni ebreo.

Ma come, chiede il Rebbe di Lubavitch, è forse possibile che le tappe che rappresentano un momento di debolezza, un peccato o adirittura una ribellione contro il Sign-re debbano trovare riscontro nel nostro percorso?!

Ebbene, la risposta è sì. La domanda è, però, che tipo di riscontro.

Le varie tappe del nostro percorso si possono considerare ambigue in un certo senso. È il nostro compito saperle gestire nel modo corretto e quindi trasformarle in qualche cosa di santo, di elevato.

Ciò che è stato gestito male nel passato può servire da lezione e come punto di partenza per noi quando ci troviamo in una situazione simile o analoga.

È importante ricordare inoltre che i viaggi degli ebrei nel deserto non erano dei semplici percorsi ma ogni viaggio ed ogni tappa furono comandati direttamente dal Sign-re. Neanche Moshè diceva al popolo quando e dove sarebbe stata la prossima tappa, o quando si sarebbero di nuovo messi in viaggio, perché lui stesso non lo sapeva. D-o lo indicava facendo salire o scendere la nube della Sua gloria.

Quindi bisogna ricordare questo insegnamento dell’ebraismo che la vita con i suoi percorsi ha un significato ed una coerenza. Non ci troviamo sempre immediatamente d’accordo con le situazioni che ci vengono incontro, ma alla fine ci rendiamo conto che la strada può essere lunga, dura e piena di vicissitudini ma è comunque sempre “secondo la parola di D-o”.

Shabbat Shalom!
Rav Shalom Hazan

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