Morti Viventi e Viventi Morti

Una delle preghiere più famose di Rosh Hashanà è quella che descrive D-o come il Giudice che decide la sorte degli abitanti del mondo. Chi vivrà e chi morirà, chi sarà ricco e chi povero, e così via.

Fin da bambino mi sono chiesto la seguente semplice domanda: Se i nomi dei malvagi sono scritti nel libro dei morti e quelli dei giusti nel libro dei viventi, perché ogni anno vediamo morti che vivono e giusti che muoiono?

La risposta l’ho trovata nei Salmi di Davide. “I morti non lodano D-o” dice il salmista. Ma scusa, chiede il Talmùd, è forse necessario che David ci dica che i morti non lodano D-o – sono morti!

Il Talmùd risponde che David si riferisce ai malvagi che anche durante la loro vita si chiamano morti e ai giusti che anche dopo la loro morte si chiamano “viventi”. Si può quindi essere morti ma viventi e viventi ma morti…

Per capire ciò bisognerebbe definire meglio cosa è il significato di vita e morte nell’ebraismo.

La vita, spiega la mistica ebraica, è ciò che è eterno mentre la morte è ciò che viene interrotto, ciò che è transitorio e temporaneo.

Un piacere fisico potrebbe durare un certo tempo ma poi si interrompe.
Una mitzvà, d’altro canto, vuol dire un legame. Un legame con il Sign-re che trascende lo spazio e il tempo e continua ad esistere anche dopo la morte del corpo.

Se vuoi investire in un bene che rimane per sempre, fai una mitzvà.

Qual è la mitzvah speciale di questo nuovo anno? L’anno passato è stato l’anno della Shemittà, ossia l’anno sabatico di riposo della terra. Nell’epoca biblica, durante la festa di Sukkòt dell’anno successivo a quello sabatico, ci si riuniva in un raduno speciale nel Tempio di Gerusalemme. Questa è la mitzvà (n° 612 nella Torà) di “Hak’hel” – raduno. Durante questo raduno il re apriva il Sefer Torà dal quale leggeva dei brani per ricordare a tutto il popolo le basi della nostra fede.

Il Rebbe di Lubavitch ci insegnò che in mancanza del Tempio possiamo comunque fare dei mini-raduni per rispettare l’anno di Hak’hel. Al livello di famiglia possiamo prestare maggiore attenzione ai pasti del venerdì sera, anche assicurandosi che uno dei partecipanti abbia preparato delle parole di Torà da condividere a tavola.

Al livello comunitario cerchiamo di partecipare a quanti più eventi che riuniscono le persone. Questo è uno dei modi per aiutare le persone a passare questi tempi difficili. Non ci scordiamo anche che quando due ebrei si incontrano è un’opportunità per pensare al bene di un terzo…

Che D-o benedica tutti noi con un anno buono e dolce, shanà tovà umetukà.

Rav Shalom Hazan

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