Archive for Mag 2009

Orario Accensione Candele a Roma

28 Mag, 2009

Accensione 1° giorno mo’ed 28/5: 20,17

Accensione 2° giorno mo’ed e Shabbat 29/5, entro e non oltre le: 20,18

Uscita Shabbàt e mo’ed 30/5: 21,27

Eruv Tavshilin

28 Mag, 2009

B.H.
ERUV TAVSHILIN

Al fine di permetterci di cucinare di Mo’ed per Shabbat (di regola è permesso cucinare di Mo’ed solo per il giorno stesso e solo da un fuoco già acceso da prima di Mo’ed), dobbiamo fare alla vigilia di Shavuot, giovedi 28 Maggio, l’Eruv Tavshilin: Si prendono due cibi cotti di almeno 30 gr. ciascuno (di solito una Chalà ed un’altra pietanza come uova, pesce ecc.), e si recita la benedizione con la formula scritta nel Siddur . Questi cibi dovranno poi essere consumati di Shabbat.

Ognuno è tenuto a fare l’Eruv a casa propria prima dell’accensione delle candele.
“Bediavad” (a posteriori) ci si può basare sull’Eruv pubblico fatto dal rabbino del proprio Tempio prima della festa, ma a priori ognuno faccia attenzione a compiere la Mitzvà personalmente.

Si alza l’Eruv e si recita la benedizione seguente:
BARUCH ATTA’ AD-NAI ELO-NU MELECH HA’OLAM ASCER KIDDESHANU B’MITZVOTAV VETZIVANU AL MITZVAT ERUV.

Dopo aver recitato la berachà si pronuncia il verso in aramaico o in alternativa la corrispondente traduzione in italiano:

CON QUESTO CI SIA PERMESSO CUCINARE, CUOCERE, ACCENDERE FUOCO* E FARE TUTTO IL NECESSARIO PER LO SHABBAT.

Hag Sameach,
Rav Yitzchak Hazan
Bet Chabad di Roma

*Da un fuoco già esistente da prima della festa.

Il Latte e la Torà

28 Mag, 2009

Messaggio di Shavu’ot

28 Mag, 2009

Cari amici,

Colgo l’occasione per augurarvi Hag Sameach! In questa nostra “stagione di ricezione della Torà” ci auguriamo di realmente riaccettare ciò che D-o ci ha dato in mano e quindi ciò che già ci appartiene.

Che questa festa sia un’ulteriore opportunità per renderci conto della ricchezza che è di nostra proprietà da 3.321 anni!

A presto,

Rav Shalom Hazan

—-

Appuntamento al Tempio
Orari delle Tefillòt per Shavu’òt, 28-31 maggio:

giovedì sera: 20,00
venerdì mattina: 9,30
venerdì sera: 20,00
Shabbàt mattina: 9,30
Shabbàt sera: 20,15

Programma speciale:
I bambini avranno un programma speciale con giochi e premi svolto dalla morà Chani e la morà Karen dalle 10,30 di venerdì mattina, per poi partecipare alla lettura dei Dieci Comandamenti e il dono della Torà. Seguirà anche la berachà dei bambini.

Dopo la Tefillà gran kiddush a base di latte con tanto di gelato!

Il Kiddush è del primo giorno è offerto dalla famiglia Hazan.
Il Kiddush è del secondo giorno è offerto dalla famiglia Soliani.

Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom, grazie!

La Torà: Pace e Unità

Parlando del dono della Torà il Talmùd dice: “benedetto sia D-o che ha dato una triplice Torà a un triplice popolo, tramite un nato terzo nel terzo giorno del terzo mese” (TB Shabbàt 88a).

Ossia, la Torà include il Pentateuco, i Profeti e gli Agiografi, il popolo è diviso in tre: kohanim, leviti e israeliti. Moshè era il terzo figlio, dopo Miriam e Aharon. Il dono della Torà accadde nel terzo mese (Sivàn) al terzo giorno dalla interruzione di relazioni coniugali come preparazione al dono della Torà.

È chiaro che al numero tre viene attribuita una grande importanza. Per quale motivo?

Il numero tre è quello che simbolizza la possibilità di fare pace. Poiché quando c’è solo uno, che sia persona o idea, non ci sono dubbi né discussioni. Mentre quando esiste il due è chiaro che c’è un contrasto perchè non sono uguali (se fossero uguali sarebbero considerati “uno”). Quando vi è un “terzo” vuol dire che sia aggiunge qualcosa che i primi due non avevano.

Lo scopo del terzo quindi è quello di creare un compromesso tra i due precedenti per arrivare a fare pace. Ma la pace del terzo non è semplicemente una decisione di accettare uno dei due e scartare l’latro.

Una delle regole per lo studio della Torà è che quando ci sono due versetti che si contraddicono si trova un terzo che risolve il problema. Questo terzo non annulla nessuno dei due versetti-fanno parte della Torà!-ma ci illumina sulla spiegazione profonda dei versetti in modo che non c’è più contradizione.

La terza opinione decisiva è una nuova opinione più profonda con la quale possono essere d’accordo anche le due opinioni precedenti.

Un esempio dalla nostra vita: Abbiamo due “opinioni” dentro di noi, l’inclinazione verso il bene e quella verso il male. La terza forza, quella della risoluzione e la decisione, riconosce la raison-d’être profonda di tutti e due i punti di vista.

Il vero scopo dell’inclinazione verso il male non è di fare sbagliare l’uomo ma di metterlo alla prova in modo che possa scegliere il bene nonostante le tentazioni al contrario. Quindi le due inclinazioni del uomo hanno lo stesso scopo: portarlo a fare del bene e a portare una vera unità dentro di sé e nell’ambiente nel quale si trova.

di rav Shalom Hazan
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי“ע

Shabbat Shalom!

22 Mag, 2009

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 22-23 maggio:

venerdì sera: 20,00
Shabbàt mattina: 9,30

Shabbàt pomeriggio: 20,10

Il Kiddush è offerto da Mauro e Esther di Nepi. Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom, grazie!

Le Due Tavole in Arrivo!

Il prossimo venerdì mattina si riceve la Torà! Con la lettura dei Dieci Comandamenti proprio nel giorno che è stata data la Torà per la prima volta, ci prepariamo a sentirla e ad accettarla di nuovo!

La lettura del Séfer e la Tefillà sarà seguita da un mega-Kiddush a base di latte offerto e preparato da Chani….dalle 10,30 un programma speciale per i bambini…portateli tutti, anche i neonati…sono loro i garanti senza i quali D-o non ci avrebbe dato la Torà! Occhi aperti per ulteriori dettagli nella e-mail della prossima settimana!

Video Pensiero sulla Parashà

I Giornalisti nel Deserto



La Settimana Passata

15 Mag, 2009

La Settimana Passata
Abbiamo festeggiato Lag Ba’omer già da domenica a Fregene per continuare con una gita a Villa Pamphili martedì, il giorno stesso di Lag Ba’Omer. Assieme all’Ufficio Giovani abbiamo organizzato giochi, parole di Torà oltre che ghiaccioli e pop-corn per tutti e lo spettacolo del Mago Zoran…vedete le foto su Facebook (profilo Rav Shalom e Chani)
Vuoi incontrare Mosé? Maimonide? Rashì? Vieni a lezione!
Durante la lezione di Tanya il lunedì abbiamo approfondito il significato della depressione o dei momenti “giù” e abbiamo capito come si possono usufruire per un fine positivo che ci porta adirittura ad una gioia immensa…
La lezione del mercoledì ci è stato un approfondimento interessante su “cosa dice la Torà sullo studio della Torà“… Abbiamo cercato di capire cosa sia il vero senso dell’umiltà (non è quello che pensi!), com’è possibile che un’attività intelletuale (lo studio) ci può legare al Creatore, e molti altri temi…
Se non hai mai assistito a queste lezioni è questo il momento di fare una prova! La saggezza millenaria del nostro popolo accoppiata con una visione moderna e rilevante – non ne puoi fare a meno! (Non è richiesta alcuna preparazione precedente!)
Orari per Roma
Accensione delle Candele: venerdì 15 maggio     20:04
Uscita Shabbàt: Shabbat 16 maggio     21:11
Parashà: Behar-Bechukotai

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 15-16 maggio:

venerdì sera: 20,00
Shabbàt mattina: 9,30

Shabbàt pomeriggio: 20,00

Il Kiddush è offerto da Aron e Rosy Zanzuri. Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom, grazie!

Video Commento

Il commento di questa settimana non si legge – si vede e si sente! Andate su www.ugn.it per vedere il video commento di Rav Shalom. Oppure cliccate qui per scaricare direttamente.

Prossimi Eventi

11 Mag, 2009

In onore della giornata speciale di Lag Ba’Omer abbiamo organizzato, in collaborazione con l’Ufficio Giovani, un bellissimo evento per i ragazzi nel parco di Villa Pamphili.

Ci saranno giochi educativi legati al giorno, gare, merenda e molta allegria!

Contattaci per dettagli esatti!

—-martedì 12 maggio h10,30

Il Gan Rivkà ai Colli Portuensi  apre le porte alle mamme con i bimbi, che sono invitati a partecipare nella lezione speciale con Chiara, la nostra Morà della musica.

Si potranno anche avere informazioni riguardo l’iscrizione per l’anno 2009-2010.

L’evento interessa mamme e bimbi che compiono 2 o 3 anni entro gennaio 2010.

Se sei interessata, vieni! Non è necessaria la prenotazione.

Preghiera Clandestina – Notte Sovietica °26

8 Mag, 2009
Continua da L’Armata Rossa
[Che cosa è Nel Profondo della Notte Sovietica?]

Dovevo consegnare i risultati dell’esame al medico del campo, ma decisi di aspettare qualche giorno: forse il dottore comandante si sarebbe dimenticato i dettagli del mio caso e da quale dottore mi aveva mandato. Nel frattempo, però, tornai all’ambulatorio in città e dissi: “compagna dottoressa, per favore mi dia un’altra copia del suo rapporto: il mio comandante si è preso il rapporto che lei mi ha dato”. La dottoressa accettò e mi scrisse un altro rapporto.

Qualche giorno dopo andai dal medico del campo. Prima di bussare alla sua porta mangiai una cipolla dal sapore forte e fumai qualche forte sigaretta: mi venne la nausea e presi un colorito cinereo. Proprio mentre entravo nella stanza cominciai a vomitare.

“Che succede?” chiese il medico, preoccupato.

“Ho la nausea e non digerisco il cibo,” spiegai debolmente. “Ho tentato di bere un po’ di latte e mangiare un po’ di pane, ma anche quello non va giù.”
Gli feci vedere il rapporto della dottoressa del reparto tubercolosi. Come avevo sperato, si era dimenticato di avermi mandato dal dottore dell’esercito. Grazie al rapporto e al mio misero aspetto, mi mandò ad una commissione medica, che ascoltò i dettagli del mio caso e mi assegnò un mese di vacanza. Tuttavia non mi diedero i documenti che attestavano la mia vacanza, ma dissero che li avrebbero mandati direttamente al mio ufficiale comandante. Questo mi rese ansioso, perché ogni giorno nuove truppre venivano mandate al fronte, e presto sarebbe venuto il turno del mio plotone.

Ogni giorno andavo all’ufficio per domandare se i documenti erano arrivati, ma la risposta era sempre no.

Così, arrivò il giorno in cui la mia truppa doveva essere mandata al fronte. Ci mettemmo in fila, e un nuovo ufficiale prese il comando. Stava già facendo buio, quando cominciammo a marciare verso un deposito per ricevere nuove uniformi. Lungo la strada incontrammo alcuni capitani che erano appena tornati dal deposito: ci dissero di tornare indietro, perché la luce elettrica non poteva essere usata di sera, e sarebbe stato impossibile distribuire i vestiti al buio. Tornammo così alla nostra base.

La mattina dopo fummo di nuovo messi in fila per ricominciare a marciare. Decisi di provare ancora nei pochi minuti che rimanevano, e vedere se l’ufficio aveva ricevuto la richiesta per il mio mese di vacanza. Sapevo, tuttavia, che il mio comandante non avrebbe gradito: come avrei fatto ad uscire dalla fila?

“Compagno ufficiale, ho bisogno di andare al bagno.”

Corsi all’ufficio e chiesi all’impiegato se era arrivato il permesso per quelli per i quali era prevista una licenza. Erano arrivati proprio quella mattina! Gli chiesi il documento che confermava la mia licenza. Tuttavia c’era la regola che i documenti potevano essere consegnati solo su richiesta del comandante. Il mio ufficiale, che aveva fatto in modo che la mia permanenza nell’esercito non fosse troppo confortevole, non si sarebbe certo dato da fare per aiutarmi. Mi avrebbe rifiutato con una scusa, come “per ora vieni con noi, e quando riceverò in persona l’avviso, ti farò tornare dal fronte.” In questo modo tutto sarebbe stato perduto. Pensai in fretta e dissi all’impiegato: “Compagno, il mio comandante dice che non sa come formulare la richiesta: per favore scrivimi la formula, e la darò a lui da firmare.”

L’impiegato fece come gli avevo chiesto. Io presi la nota e la portai al comandante, che in quel momento stava parlando con un altro ufficiale. Quando mi fui avvicinato, il secondo ufficiale mi disse bruscamente: “cosa vuoi?” Gli diedi la nota, ma lui non capì cosa c’era scritto. “Che cos’è?” mi chiese. “Non so: me l’hanno data all’ufficio.” Il secondo ufficiale disse al mio ufficiale: “ascolta, va’ all’ufficio e senti di che si tratta”.

Il mio ufficiale prese la nota e corse all’ufficio, mentre io lo seguivo da vicino. Chiese all’impiegato: “cosa gli hai dato?”

“Compagno ufficiale,” disse l’impiegato, “Hazan ha un mese di licenza; è malato, lasciamolo riposare.”

L’ufficiale si girò per guardarmi con sospetto: “e da quando sei così malato?” ruggì.

Gli risposi con tono indignato che soffrivo da anni di tubercolosi.

Improvvisamente si mosse a compassione e disse: “non preoccuparti: avrai il tuo mese di licenza, e se starai ancora male potrai chiedere un prolungamento finché non starai bene. Poi potrai tornare da noi.”

Mentre andavo via mi avvisò di fare rapporto alla base alla fine del mese di licenza.

Che rivolgimento! Soltanto una settimana prima avevo discusso con Yaakov su cosa fare con le due ore di libera uscita che avevamo ogni settimana. Sarebbe arrivato presto Rosh Hashanà: avremmo dovuto usare quelle preziose due ore per ascoltare lo shofàr di yom tov, o per andare nella città vicina per fare hatarat nedarim (annullamento dei voti) prima di Rosh Hashanà? E ora avevo un mese di licenza! Quando partii, Yaakov pianse amaramente, e anch’io piansi nel lasciarlo. Fu l’ultima volta che vidi mio cognato: poco tempo dopo fu ucciso al fronte.

Avrei voluto usare questo mese per tornare da mia moglie e i miei figli a Odessa, ma l’area era stata isolata perché i tedeschi stavano avanzando verso la città. Decisi di andare a Saratov, lontano dal fronte, dove sapevo che c’erano degli ebrei. Salendo su un treno merci pieno di ebrei provenienti da Odessa che fuggivano dai tedeschi, trovai tra loro una persona che conoscevo, un ebreo istruito e timorato di D-o. Siccome era venerdì, cominciammo a discutere se fosse permesso viaggiare di Shabbat in quelle circostanze. Io conclusi che non ci fosse una necessità così pressante da permettere di violare lo Shabbat.

Il treno si era appena fermato a Lisk e stava già per ripartire, quando saltai giù dal vagone. Avevo pensato di poter passare lo Shabbat nella stazione e riprendere il viaggio sabato sera, ma l’insopportabile affollamento della stazione lo rese impossibile. Era piena di profughi che aspettavano dappertutto, aspettando di schiacciarsi nei pochi metri di spazio libero su ciascun treno. Mi ero già pentito di aver lasciato il mio posto sul treno. Proprio in quel momento degli aerei tedeschi, comparsi all’improvviso, bombardarono la città, e molte bombe caddero vicino a noi. I profughi corsero a cercare un riparo.

Due minuti dopo arrivò un piccolo treno diretto a Voronezh. Mi venne in mente che una famiglia chiamata Shiff, imparentata con l’Illuy di Zevihl, viveva in quella città. Il padre, uno shochet, era venuto in visita all’Illuy proprio quando era scoppiata la prima guerra mondiale, e aveva trovato un lavoro con l’aiuto di mio padre. Aveva anche vissuto con noi fino alla fine della guerra. Così decisi di andare a Voronezh.

Essendo arrivato soltanto mezz’ora prima di Shabbat, mi affrettai a scendere dal treno, strizzato tra la folla. Diedi subito il mio piccolo involto all’ufficio dei bagagli della stazione, e passai la notte nella stazione, andando in città la mattina dopo.

Per strada vidi un ebreo religioso, e lo salutai con un “buon Shabbat”.

“Buon Shabbat,” mi rispose. “Come va?”

“Mi dica, dove c’è un minyan?”

“Non c’è minyan qui. Sono stato qui per tre mesi, e non c’è assolutamente un minyan.”

“Per favore, mi permetterebbe di pregare in casa sua? Sono appena arrivato in città. Ho il mio cibo. Ho solo bisogno di un luogo dove pregare di Shabbat, e dire le Selichot stanotte.”

“Vivo con un parente che ha una casa molto piccola,” l’ebreo balbettò “già io stesso occupo troppo spazio” e rapidamente se ne andò.

Comprendevo le sue paure: ero ancora vestito nell’uniforme dell’esercito. In seguito incontrai altri ebrei e ricevetti lo stesso genere di cortesi risposte.

Alla fine vidi un vecchio ebreo con una barba fluente e le peyot. Il suo cappotto era talmente gonfio intorno al collo che ero sicuro che doveva indossare un tallit. Non avevo dubbi che stava andando a qualche minyan clandestino.

Mi rivolsi a lui e dissi: “Buon Shabbat”. Lui rispose al mio saluto e disse: “di dove sei?”

“Di Krasnostav”.

Fece un sorriso. “Io sono di Luber!” Era una città non lontano da noi.

“Sono il figlio di Rav Hazan di Krasnostav.”

“Certo, ho conosciuto tuo padre, e anche tuo nonno!”

Cominciammo una conversazione amichevole. Alla fine gli chiesi: “dov’è il minyan qui?”

“Non ce n’è”.

“Ascolti!” gli parlai seriamente “sono sei settimane che non ho pregato con un minyan. E stanotte iniziamo a dire le Selichot. Mi faccia un favore, e mi dica dove si riuniscono tutti per pregare. So che ci deve essere un minyan.”

Questa volta non potè rifiutare. “Va bene, seguimi a distanza, e guarda in quale porta entro. Ma non entrare subito dopo di me, o mi accuseranno di aver divulgato il segreto. Solo pochissimi sanno di questo minyan.”

Entrai pochi minuti dopo di lui. Tutti i fedeli mi fissarono spaventati. “Chi è quest’uomo? Come ha fatto questo soldato a trovarci? Chi gli ha detto del nostro minyan?”

“Non vi preoccupate,” li rassicurai “sono un ebreo che segue la Torà. Ho visto ebrei religiosi che entravano qui e ho capito che doveva esserci un minyan.”

“Non dire di noi a nessuno,” scongiurarono “abbiamo organizzato questo minyan solo per qualche giorno, è tutto qui.”

La stanza era stretta e buia. Chiesi e mi fu dato un tallit. Era meraviglioso poter pregare con un minyan dopo tutto quel tempo.

Continua. . .

Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.

Progetto a cura di Rav Shalom Hazan

Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa

© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.

Dovevo consegnare i risultati dell’esame al medico del campo, ma decisi di aspettare qualche giorno: forse il dottore comandante si sarebbe dimenticato i dettagli del mio caso e da quale dottore mi aveva mandato. Nel frattempo, però, tornai all’ambulatorio in città e dissi: “compagna dottoressa, per favore mi dia un’altra copia del suo rapporto: il mio comandante si è preso il rapporto che lei mi ha dato”. La dottoressa accettò e mi scrisse un altro rapporto.
Qualche giorno dopo andai dal medico del campo. Prima di bussare alla sua porta mangiai una cipolla dal sapore forte e fumai qualche forte sigaretta: mi venne la nausea e presi un colorito cinereo. Proprio mentre entravo nella stanza cominciai a vomitare.
“Che succede?” chiese il medico, preoccupato.
“Ho la nausea e non digerisco il cibo,” spiegai debolmente. “Ho tentato di bere un po’ di latte e mangiare un po’ di pane, ma anche quello non va giù.”
Gli feci vedere il rapporto della dottoressa del reparto tubercolosi. Come avevo sperato, si era dimenticato di avermi mandato dal dottore dell’esercito. Grazie al rapporto e al mio misero aspetto, mi mandò ad una commissione medica, che ascoltò i dettagli del mio caso e mi assegnò un mese di vacanza. Tuttavia non mi diedero i documenti che attestavano la mia vacanza, ma dissero che li avrebbero mandati direttamente al mio ufficiale comandante. Questo mi rese ansioso, perché ogni giorno nuove truppre venivano mandate al fronte, e presto sarebbe venuto il turno del mio plotone.
Ogni giorno andavo all’ufficio per domandare se i documenti erano arrivati, ma la risposta era sempre no.
Così, arrivò il giorno in cui la mia truppa doveva essere mandata al fronte. Ci mettemmo in fila, e un nuovo ufficiale prese il comando. Stava già facendo buio, quando cominciammo a marciare verso un deposito per ricevere nuove uniformi. Lungo la strada incontrammo alcuni capitani che erano appena tornati dal deposito: ci dissero di tornare indietro, perché la luce elettrica non poteva essere usata di sera, e sarebbe stato impossibile distribuire i vestiti al buio. Tornammo così alla nostra base.
La mattina dopo fummo di nuovo messi in fila per ricominciare a marciare. Decisi di provare ancora nei pochi minuti che rimanevano, e vedere se l’ufficio aveva ricevuto la richiesta per il mio mese di vacanza. Sapevo, tuttavia, che il mio comandante non avrebbe gradito: come avrei fatto ad uscire dalla fila?
“Compagno ufficiale, ho bisogno di andare al bagno.”

L’Anima e il Grano

8 Mag, 2009

Cos’è l’Omer?

Il periodo tra le due festività di Pesach e Shavu’òt è ben noto come “il periodo dell’Omer”. E’ un momento che molti associano con un periodo di lutto, ma in realtà il lutto è dato ad una situazione accaduta dopo il dono della Torà e l’Omer stesso non è legato all’osservare il lutto durante una parte di questo periodo.

La parola “Omer” è il nome di una misura. Il 16 di Nissan (il giorno che segue l’inizio di Pesach) un Omer di farina di orzo veniva offerto sull’altare nel santuario, poi si contavano 49 giorni al culmine dei quali si festeggiava Shavu’òt (che come data viene “cinquanta giorni dopo Pesach”) durante il quale si offriva un’offerta di farina di grano. Tutto ciò è chiaramente esposto nella Torà.

E’ chiaro che queste offerte sono delle espressioni di ringraziamento nei confronti del Creatore per averci dato la possibilità di effettuare la mietitura del nuovo grano.

Nello stesso modo che un ebreo non mangia prima di dire una benedizione per ringraziare il Sign-re, il popolo ebraico non mangiava grani della nuova raccolta prima di portare l’offerta di orzo il secondo giorno di Pesach. Inoltre, solo dopo l’offerta a base di grane durante Shavu’òt, fu permesso di portare offerte farinacee dal grano nuovo.

Il percorso dell’Omer quindi, è uno che va dall’orzo al grano.

Per approfondire un po’, vediamo cosa ne dicono i maestri della Kabbalà e del Chassidismo.

L’orzo è considerato un alimento principalmente per gli animali mentre il grano è più usato dagli esseri umani. Il percorso dell’Omer è anche uno che ci invita ad uscire dal nostro istinto animalesco per diventare “veri uomini”…

I nostri istinti, sentimenti ed emozioni sono divisi in sette categorie (benevolenza, rigorosità, armonia, ecc.) che a loro volta trovano espressione in ognuna delle sette. Ossia, ci può essere un’espressione di rigorosità (una mamma che dice No! al figlio) che in realtà è un’espressione di amore (non toccare il fuoco!).

Il nostro compito è quello di “pulire” e raffinare tutte queste quarantanove (7×7) sfaccettature del nostro io. E’ questo il percorso spirituale dell’Omer che dura appunta 49 giorni, dopo dei quali possiamo festeggiare Shavu’òt sperando di potere considerare noi stessi essere umani di livello un po’ più alto rispetto all’anno precedente!

(Nota bene: questo è un percorso personale e rivolto verso sé stessi – non è assolutamente un modo di guardare gli altri!)

di Rav Shalom Hazan