Full Immersion

Chabad Lubavitch di Monteverde
15 gennaio 2010 – 29 Tevet 5770

Cari Amici,

La tragedia del terremoto a Haiti ha visto coinvolgere tutto il mondo nelle missioni di salvataggio e di supporto. I centri Chabad più vicini a Haiti sono coinvolti fin dai primi momenti nel supporto delle vittime e dei soccoritori.

Rav Shimon Pelman e Rav Mendy Zarchi, rispettivamente direttori del centro Chabad della Repubblica Dominicana e del Puerto Rico, comunicano le ultime notizie sul Chabad Haiti Relief Blog (ultima notizia: la comunità ebraica di Santo Domingo ha donato quattro camion di cibo per la popolazione di Haiti. Considerando la situazione al momento, il gesto darebbe la possibilità di cibarsi a centinaia di persone).

Per contribuire alla Chabad Haiti Relief Effort clicca qui.

Quando ci troviamo di fronte a tragedie il Maimonide (Rambam) ci invita non solo ad aiutare le persone colpite ma anche a cercare dentro noi stessi e migliorare i nostri modi. “Non dire ‘è un caso che può accadere'” scrive appunto Rambam.

Shabbat Shalom!

Rav Shalom e Chani Hazan

***

Appuntamenti…

Shabbàt al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 15-16 gennaio:

15 gennaio venerdì sera: 16,45

16 gennaio shabbàt mattina: 09,30

16 gennaio shabbàt pomeriggio: 16,45

Il kiddush di questo Shabbàt è offerto da Lello e Rossella Della Rocca in onore del anniversario del matrimonio. Mazal Tov e Hazzak!

***

Gli incontri della settimana

mini-lezione 1: venerdì sera tra Minchà e ‘Arvìt: lezione di Halachà

mini-lezione 2: Shabbàt mattina prima della Tefillà lezione sul significato delle preghiere

Shabbàt pomeriggio dopo minchà:
lezione con rav Bahbout

lunedì 18/01: Tanya e Talmud ore 20,00 (uomini)

mercoledì 20/01: lezione alle ore 20,30 (uomini e donne)

Gruppo Donne di Monteverde

La 2° edizione della preparazione della Challà con un intervento di un ospite speciale!

La Sig.ra Bassi Garelik di Milano interverrà sul tema “La donna nell’ebraismo, è sottomessa o sottomette?”

Non mancare a questa occasione speciale!

Martedì 27 gennaio alle 20,30 al Tempio dei Colli Portuensi

Per ulteriori info contatta Chani Hazan: chana.hazan@gmail.com

polizia Foto della Settimana
La Polizia al Gan Rivkà

I bimbi del Gan stanno seguendo un programma di studio sui vari mestieri. Che bella sorpresa quando sono arrivati due veri poliziotti a spiegarci cosa fanno! Per non parlare degli zainetti della Polizia che ci hanno regalato…

Grazie Fabio e Cristiano e tutto il commissariato di Monteverde!

Full Immersion
La Parashà precedente si conclude con la domanda-protesta di Moshè: “Da quando mi sono recato dal Faraone per parlare in Tuo nome, la sorte di questo popolo è peggiorata e non hai [neppure] salvato il Tuo popolo!”

È interessante notare che il primo versetto della risposta del Sign-re conclude la Parashà precedente e la risposta continua nell’inizio della Parashà in questione, Va’erà.

“Ora vedrai ciò che farò al Faraone, poiché con mano forte ti lascerà andare… Apparvi ad Avrahàm, Yitzchak e Ya’acòv come ‘D-o Onnipotente’, ma con il mio nome ‘Hashèm’ (il tetragramma) non mi feci conoscere da loro”. (Shemòt 6, 1-3).

In effetti D-o stava dicendo a Moshè che anche i patriarchi furono sottoposti a varie prove, ma non avevano posto in dubbio le Sue vie (Talmùd Sanhedrìn 111a).

È chiaro che Moshè non era un qualsiasi ribelle e che il suo atteggiamento andrebbe capito nel contesto del suo livello spirituale anche rispetto a quello dei patriarchi.

Rabbì Shneor Zalman di Liadì spiega nel suo Likutè Torà (Bemidbàr 94d) che Moshè serviva il Creatore principalmente attraverso l’intelletto (ed è proprio per questo che la Torà, la saggezza di D-o, fu da lui trasmessa) mentre l’aspetto essenziale dell’operato degli avi era quello che nasceva dai sentimenti emotivi del cuore.

Avrahàm, Yitzchak e Ya’acòv rappresentano infatti rispettivamente l’amore il timore e la misericordia, dei sentimenti, mentre Moshè rappresenta la saggezza.

Dunque la domanda di Moshè non era fuori luogo: l’impossibilità di percepire le vie del Sign-re avrebbe indebolito il suo legame con Lui, legame che si basava appunto sull’intelletto.

La domanda non era quindi una forma di mancanza di rispetto ma un modo per avvicinarsi al Sign-re cercando di capirne meglio le vie.

D-o ricorda a Moshè di esserglisi rivelato con il Tetragramma, ossia il nome che rappresenta la Sua trascendenza di tutti i limiti. Il messaggio sarebbe quindi che anche Moshè avrebbe dovuto trascendere i propri limiti e servire D-o non solo con l’intelletto ma anche con la fede e l’emozione, uscendo quindi dai propri limiti.

Il messaggio è concreto e valido anche oggi. Se sei razionale per natura, sappi che per servire D-o nella maniera più giusta e completa devi dare espressione anche ai lati emotivi che nascondi in te. Se invece sei di indole emotiva e sentimentale, lascia che anche il tuo intelletto scopra la bellezza che si cela
nella Torà.

Perché servire il Sign-re significa dedicargli tutto se stesso, tutta la propria persona, in ogni luogo e momento.

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch
di rav Shalom Hazan

Sintesi della Parashà
Vaerà

Esodo 6,2-9,35

Il Sign-re si rivela a Moshè. Usando le ‘quattro espressioni di redenzione’, promette di: far uscire I Figli d’Israele dall’Egitto, di liberarli dalla schiavitù, di redimerli e di prenderli come Suo popolo eletto al Monte Sinai; infine li porterà nella Terra che Egli ha promesso ai patriarchi come loro eredità eterna.

Moshè e Aharòn si presentano al Faraone diverse volte chiedendo in nome del Sign-re, “Lascia andare il Mio popolo affinché Mi serva nel deserto”.

Il Faraone rifiuta la richiesta ripetutamente. Il bastone di Aharòn si tramuta in un serpente che ingoia i bastoni dei maghi egiziani. In seguito il Sign-re scaglia la Sua ira con una serie di piaghe sugli egizi.

Le acque del Nilo si tramutano insangue, numerose rane infestano la terra e pidocchi coprono uomini e animali. Branchi di animali selvaggi invadono le città, un’epidemia uccide gli animali domestici, gli egizi vengono afflitti da dolorose piaghe sulla pelle. Nonostante tutto ciò, “il cuore del Faraone rimase ostinato ed egli non lasciò andare il popolo”, come il Sign-re aveva predetto a Moshé.

Tratto dal sito chabad.org, traduzione di Chani Benjaminson per chabadroma.org e pensieriditora.it

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