Archive for agosto 2010

Guerra Allo Smartphone?

23 agosto, 2010

Caro rav Shalom,

Che ne pensi del contenuto di questo articolo? [L’articolo segue, ndr] La tua scuola di pensiero appoggia questa visione sefardita contemporanea sugli smartphone oppure si pone a distanza?

Lettera Firmata

Caro ——–,

In generale la filosofia del movimento Chabad Lubavitch, seguendo gli insegnamenti del Rebbe, e’ quella di usufruire di cio’ che il mondo ha da offrire, incluso il mondo della tecnologia, per fini positivi.

Il concetto appartiene ad una filosofia piu’ generale che vede il mondo come un “campo di battaglia” spirituale nel quale esiste il bene (cio’ che e’ richiesto dalla Tora’) ed il male (cio’ che la Tora’ richiede di evitare) mentre tra i due estremi vi e’ cio’ che rimane “neutro” ovvero tutto cio’ che si puo’ utilizzare sia per il bene che per il male.

Il libro base della filosofia hassidica Chabad, il Tanya, approfondisce molto il discorso. (Io tengo una lezione di Tanya ogni lunedi’ sera nel nostro centro).

L’esempio per illustrare il concetto potrebbe essere uno di estrema banalita’. Cosa c’e’ di piu’ banale di una semplice cena? Ebbene anche questa semplice cena potrebbe diventare un “campo di battaglia”. Come si comportera’, la persona, con la forza ed energia tratta da quel cibo? Se il suo sara’ un comportamento negativo avra’ fatto si’ che un semplice cibo “neutro” sara’ identificato con il “male”. D’altronde, se utilizzera’ quella forza per un’opera opera positiva, quel cibo sara’ elevato dalla neutralita’ alla positivita’ (o potremmo dire alla santita’).

Il Rebbe citava spesso il detto dei Maestri della Mishna’ “Tutto cio’ che il Santo, Benedetto Egli Sia, creo’ nel Suo mondo, non lo creo’ per altro che per la Sua gloria”.

E’ interessante notare inoltre che la Parasha’ che si legge questa settimana apre con le istruzioni che riguardano il comportamento dei soldati in guerra. Guerra che secondo i commentatori si riferisce metaforicamente anche a quella che avviene all’interno di noi stessi in tutti i tempi.

Detto questo vorrei precisare che ritengo questo articolo poco piu’ di un classico titolo clamoroso giornalistico ma con poca chiarezza reale. Questo perche’ anche questa scuola di pensiero sefardita non ha in realta’ dichiarato alcuna guerra sugli smartphone… Si tratta semplicemente delle regole che hanno imposto sui studenti delle loro scuole rabbiniche (Yeshivot). In una Yeshiva’ si studia la Torah, il Talmud, la Halacha (legislatura ebraica) e aspetti morali e mistici dell’ebraismo dalle 7 di mattina alle 9 di sera. Lo studio e’ intensivo e richiede molta concentrazione e focus. E’ chiaro che le regole di una istituzione di questo tipo saranno alquanto severe… (Immagino che si possano trovare paralleli anche in seminari e collegi laici o di altre religioni).
 
Esistono anche delle Yeshivot create appositamente per persone senza alcun background di studi d’ebraismo. Se dovessi essere interessato per approfondire la tua conoscenza d’ebraismo, facendo un corso di una o due settimane, fammi sapere…

A presto
Rav Shalom

Israele, i rabbini contro gli smartphone
«Pericolose depravazioni da strada»

GERUSALEMME – I cellulari di ultima generazione? «Statene alla larga, sono depravazioni da strada». I rabbini sefarditi di Israele dichiarano guerra agli smartphone e a tutti quei telefonini che «permettono di guardare filmati, navigare su Internet e, Dio sia clemente, di raggiungere anche i posti peggiori al mondo». Una dura presa di posizione contenuta in una circolare che è stata rilanciata dal sito del quotidiano “Yedioth Ahronoth”.

MODERAZIONE – «In un istante – si legge nella nota – un uomo può inciampare e cadere, Dio non voglia, nel fondo di un baratro». La circolare «intima» per questo agli studenti, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, di «rimanere alla larga da queste attrezzature pericolose, di mantenersi moderati e attenti». I leader religiosi sefarditi invitano quindi «i giovani intelligenti» a lasciarsi rafforzare dalla Torah e a dedicare ogni momento libero al suo studio, «con desiderio e gioia». Un appello tanto più importante, scrivono i rabbini, in un periodo in cui «si viene a sapere di disastri quotidiani a cui è difficile opporsi» e le strade sono piene di vecchie e nuove «depravazioni» che impediscono di dedicarsi alla religione. Solo lo studio della Torah, conclude la circolare, potrà tornare utile nel giorno del giudizio.
[Corriere.it]

L’Unanimita’ Salva

13 agosto, 2010
Giudizio Unanime

 

Il verso con il quale si apre la Parashà di questa settimana ci istruisce di nominare “giudici e amministratori” in ogni città. Contemporaneamente la Torà parla di norme e regole che definiscono e limitano il potere dei giudici e dei tribunali per assicurare che il giudizio venga eseguito con cautela e sensibilità.

 

Secondo le norme legislative della Torà un crimine molto grave viene giudicato da un tribunale di ventitrè giudici chiamato il “sinedrio minore”.

 

All’epoca, dopo aver sentito i testimoni, gli stessi giudici si dividevano in due gruppi. Quelli convinti dell’innocenza dell’accusato diventavano i suoi difensori e cercavano di dimostrare la logica della loro posizione, mentre i giudici propensi a condannarlo portavano le loro prove.

 

A questo punto si votava. Un solo voto di maggioranza era sufficiente per scagionare l’accusato, mentre una maggioranza di almeno due era necessaria per condannarlo.

 

Nel caso che tutti i ventitrè giudici fossero convinti della colpevolezza dell’accusato la legge della Torà dice che l’accusato non può più essere condannato.

 

In uno dei suoi discorsi, il Rebbe di Lubavitch spiegò la logica di questa norma. Non esiste un uomo talmente malvagio che non si possa trovare nessun argomento in sua difesa. Esiste sempre una spiegazione, una giustificazione o una prospettiva sotto la quale si può vedere un raggio della bontà della sua anima. Certo, questo non vuol dire che ogni crimine diventa innocente­; a volte le circostanze portano ad una condanna e a volte no. Ma il fatto che nessun membro del tribunale riesce a percepire il lato innocente della persona indica che la corte stessa non capisce bene chi è la persona e che cosa ha fatto. In effetti, il tribunale si è auto-squalificato dal giudicare questa persona del quale vedeva solo il negativo.

Resa dei Conti

6 agosto, 2010

Questa settimana avrà inizio il mese ebraico di Elul.

Che Significato Ha Elul?

Durante la permanenza degli ebrei nel deserto Moshé salì sul monte Sinai tre volte.

La prima fu quando ricevette la Torà.

La seconda fu per difendere il popolo e supplicare D-o per il perdono dopo l’episodio del vitello d’oro.

La terza, poi, fu proprio nel primo giorno del mese di elul, che precede il mese festivo di tishrì, per invocare la misericordia divina al fine di ottenere il completo perdono dopo il completo pentimento da parte del popolo di Israel.

Il Profeta rimase sul monte per quaranta giorni, fino al giorno di Kippur, quando tutto il popolo di Israel, passato e presente, è completamente puro, come se non si avesse mai peccato.

Sin da allora quei giorni sono segnati da una speciale Grazia Divina: durante tale periodo le nostre preghiere sincere sono sicuramente accettate con favore da D-o.

Le Usanze per il Mese di Elul

Il giorno di Rosh Chodesh (capomese) si suona lo shofàr (e alcuni continuano ogni giorno feriale, eccetto la vigilia di Rosh Hashanà).

Si aggiunge alle preghiere quotidiane del mattino e del pomeriggio il Salmo 27 (fino a Hoshaanna Rabbà).

È uso fare maggiore tzedakà ogni giorno.

Ogni giorno di questo mese (per i Sefarditi) si recitano le Selichòt (preghiere speciali di penitenza e pentimento).

Elul è un momento appropriato per riflettere in merito alle proprie azioni, ai comportamenti tenuti durante l’anno appena trascorso e per decidere di correggersi in preparazione di quello che sta per iniziare.

Salmo 27

Di David. Il Signore è la mia luce e la mia salvezza, chi dovrei temere? D-o è colui che dà forza alla mia vita, di chi dovrei aver paura?

Quando gli empi mi si avvicinano per divorare la mia carne, sono i miei avversari e i miei nemici che inciampano e cadono.

Se un esercito dovesse accamparsi contro di me, il mio cuore non avrebbe timore. Se scoppiasse contro di me una guerra, in questo io confido [nel Signore che è la mia salvezza].

Una cosa sola io domando a D-o, gli chiedo di abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita, per godere la gioia della presenza di D-o e meditare nel suo Santuario.

Poiché Egli mi darà rifugio nella sua capanna nei giorni della sventura, mi coprirà nel segreto della sua tenda e mi innalzerà sopra una roccia.

Ora il mio capo si erge in alto sui nemici che mi circondano, io nella sua tenda offrirò sacrifici di gioia. Canterò e loderò il Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce quando ti invoco, fammi grazia ed esaudiscimi.

A nome tuo il mio cuore ha detto: «Cerca il mio volto» e pertanto il tuo volto, D-o, cerco.

Non mi nascondere il tuo viso, non respingere con ira il tuo servo. Tu che fosti il mio aiuto, non mi abbandonare, non mi lasciare o D-o della mia salvezza.

Perché [anche se] mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, il Signore mi raccoglierà.

Insegnami, o D-o, la tua strada. Guidami sulla retta via per scampare ai nemici.

Non mi lasciare in balia dei miei avversari, perché si sono levati contro di me falsi testimoni e uomini intrisi di violenza.

Se non avessi creduto nel vedere la bontà di D-o nella terra della vita.

Spera, dunque, nel Signore, rafforza il tuo animo ed Egli darà forza al tuo cuore, spera nel Signore.