Guerra Allo Smartphone?

Caro rav Shalom,

Che ne pensi del contenuto di questo articolo? [L’articolo segue, ndr] La tua scuola di pensiero appoggia questa visione sefardita contemporanea sugli smartphone oppure si pone a distanza?

Lettera Firmata

Caro ——–,

In generale la filosofia del movimento Chabad Lubavitch, seguendo gli insegnamenti del Rebbe, e’ quella di usufruire di cio’ che il mondo ha da offrire, incluso il mondo della tecnologia, per fini positivi.

Il concetto appartiene ad una filosofia piu’ generale che vede il mondo come un “campo di battaglia” spirituale nel quale esiste il bene (cio’ che e’ richiesto dalla Tora’) ed il male (cio’ che la Tora’ richiede di evitare) mentre tra i due estremi vi e’ cio’ che rimane “neutro” ovvero tutto cio’ che si puo’ utilizzare sia per il bene che per il male.

Il libro base della filosofia hassidica Chabad, il Tanya, approfondisce molto il discorso. (Io tengo una lezione di Tanya ogni lunedi’ sera nel nostro centro).

L’esempio per illustrare il concetto potrebbe essere uno di estrema banalita’. Cosa c’e’ di piu’ banale di una semplice cena? Ebbene anche questa semplice cena potrebbe diventare un “campo di battaglia”. Come si comportera’, la persona, con la forza ed energia tratta da quel cibo? Se il suo sara’ un comportamento negativo avra’ fatto si’ che un semplice cibo “neutro” sara’ identificato con il “male”. D’altronde, se utilizzera’ quella forza per un’opera opera positiva, quel cibo sara’ elevato dalla neutralita’ alla positivita’ (o potremmo dire alla santita’).

Il Rebbe citava spesso il detto dei Maestri della Mishna’ “Tutto cio’ che il Santo, Benedetto Egli Sia, creo’ nel Suo mondo, non lo creo’ per altro che per la Sua gloria”.

E’ interessante notare inoltre che la Parasha’ che si legge questa settimana apre con le istruzioni che riguardano il comportamento dei soldati in guerra. Guerra che secondo i commentatori si riferisce metaforicamente anche a quella che avviene all’interno di noi stessi in tutti i tempi.

Detto questo vorrei precisare che ritengo questo articolo poco piu’ di un classico titolo clamoroso giornalistico ma con poca chiarezza reale. Questo perche’ anche questa scuola di pensiero sefardita non ha in realta’ dichiarato alcuna guerra sugli smartphone… Si tratta semplicemente delle regole che hanno imposto sui studenti delle loro scuole rabbiniche (Yeshivot). In una Yeshiva’ si studia la Torah, il Talmud, la Halacha (legislatura ebraica) e aspetti morali e mistici dell’ebraismo dalle 7 di mattina alle 9 di sera. Lo studio e’ intensivo e richiede molta concentrazione e focus. E’ chiaro che le regole di una istituzione di questo tipo saranno alquanto severe… (Immagino che si possano trovare paralleli anche in seminari e collegi laici o di altre religioni).
 
Esistono anche delle Yeshivot create appositamente per persone senza alcun background di studi d’ebraismo. Se dovessi essere interessato per approfondire la tua conoscenza d’ebraismo, facendo un corso di una o due settimane, fammi sapere…

A presto
Rav Shalom

Israele, i rabbini contro gli smartphone
«Pericolose depravazioni da strada»

GERUSALEMME – I cellulari di ultima generazione? «Statene alla larga, sono depravazioni da strada». I rabbini sefarditi di Israele dichiarano guerra agli smartphone e a tutti quei telefonini che «permettono di guardare filmati, navigare su Internet e, Dio sia clemente, di raggiungere anche i posti peggiori al mondo». Una dura presa di posizione contenuta in una circolare che è stata rilanciata dal sito del quotidiano “Yedioth Ahronoth”.

MODERAZIONE – «In un istante – si legge nella nota – un uomo può inciampare e cadere, Dio non voglia, nel fondo di un baratro». La circolare «intima» per questo agli studenti, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, di «rimanere alla larga da queste attrezzature pericolose, di mantenersi moderati e attenti». I leader religiosi sefarditi invitano quindi «i giovani intelligenti» a lasciarsi rafforzare dalla Torah e a dedicare ogni momento libero al suo studio, «con desiderio e gioia». Un appello tanto più importante, scrivono i rabbini, in un periodo in cui «si viene a sapere di disastri quotidiani a cui è difficile opporsi» e le strade sono piene di vecchie e nuove «depravazioni» che impediscono di dedicarsi alla religione. Solo lo studio della Torah, conclude la circolare, potrà tornare utile nel giorno del giudizio.
[Corriere.it]

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