Anniversario 9/11

Cari amici,

Nel dare il benvenuto a tutti al ritorno dalle vacanze, ricordo che la data ebraica di ieri, il 23 di Elul, è l’anniversario del giorno dell’attacco alle torri gemelle. Le immagini del fumo fittissimo visto dalle finestre del nostro apartamentino di Brooklyn sono tutt’ora chiare nella mia mente. La settimana precedente Chani ed io ci siamo sposati nella sua Pittsburgh. Quella mattina aspettavamo la consegna di un tavolo che non arrivava e i telefoni cellulari non funzionavano…

Il giorno dopo al tempio incontrai un amico che lavorava lì. “Sai, mi disse, mi sono salvato per le Selichòt”. Le Selichòt sono le preghiere penitenziali che si recitano nella tradizione ashkenazita durante la settimana che precede Rosh Hashanà (per i sefarditi invece per l’intero mese). L’aggiunta di queste preghiere fa sì che la tefillà concluda più tardi del solito ed il mio amico era arrivato tardi al lavoro quel giorno…

Ci domandiamo che senso hanno questi miracoli alla luce della tragedia? Non pretendo di essere all’altezza di poter rispondere ad una domanda di questo genere.

Forse possiamo trarre qualcosa dalla Parashà della settimana che ne unisce due, una intitolata “Nitzavìm” = fermi (tutto il popolo si mise fermo davanti a Moshè per formalizzare il patto con il Sign-re) e la seconda “Vayelech” = s’incamminò.

Il Rebbe di Lubavitch spesso ricordava l’evidente paradosso nell’unione tra questi due nomi per poi spiegare che il concetto è proprio questo.

A volte siamo fermi nel riflettere e a volte dobbiamo avanzare sulla nostra strada. Ci sono dei momenti nei quali si fanno tutte e due le cose contemporaneamente. E’ un cammino fermo, se vogliamo, un cammino potente che nel vedere tutto ciò che si ha intorno – sia il male che può accadere che i raggi di luce che alcuni chiamano miracoli – e trarre la forza per continuare crescendo.

Shabbàt Shalom!
Rav Shalom

Una Risposta to “Anniversario 9/11”

  1. Roberto Says:

    Splendida nota. Il contrasto tra movimento e il fermarsi, potrebbe anche essere un monito su un costume molto diffuso socialmente in questi tempi: l’essere apparentemente sempre di corsa, senza sosta tra lavoro e impegni personali, ma in realtà fermi, senza aver prodotto qualcosa di “Vero”, di valido per gli altri, di ricco nel cammino verso D-o.
    Troppo spazio concesso all’immagine e al fittizio, e poco alla sostanza, al reale. Grazie Rav per la nota.
    Roberto

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