Archive for marzo 2011

Siamo Ciò che Mangiamo

25 marzo, 2011

La Parashà odierna introduce le regole alimentari della Kasherùt. Gli animali devono essere ruminanti e avere lo zoccolo spaccato per essere considerati Kosher, i pesci devono dimostrare pinne e squame e vengono elencati gli uccelli non permessi.

Molti hanno l’impressione che le leggi della Kasherùt sono state istruite per tutelare la salute e l’igiene. Pur essendo una tesi che trova riscontro anche nelle opere classiche dei commentatori tradizionali, non può di certo essere l’unica spiegazione. Dopotutto, coloro che osservano la Kasherùt non sembrano essere più sani degli altri…

Bisogna dirlo chiaramente: Kosher non è solo per la nostra salute fisica ma per la “salute” spirituale. Non è per il corpo ma per il benessere dell’anima.

Mentre la Torà stessa non offre una motivazione per le regole alimentari, i nostri saggi e filosofi hanno elaborato e commentato riguardo lo scopo delle dette leggi.

Le leggi della Kasherùt agiscono contro l’assimilazione. Osservando la Kasherùt, si va a fare la spesa e si socializza con correligionari rimanendo inseriti nella vita comunitaria, aiutando a garantire quindi la continuità dell’esistenza del popolo ebraico.

Sul livello più profondo, l’osservanza della Kasherùt fa sì che l’anima sia più sensibile a questioni spirituali. Cioè, mangiando ciò che è considerato spiritualmente puro, la nostra parte spirituale rimane anch’essa pura e quindi più “sincronizzata” con la sua Fonte divina.

Così come alcuni cibi sono sconsigliati per il livello del colesterolo, i cibi non Kasher sono sconsigliati per l’anima – la neshamà.

La Torà fa riferimento alla distinzione, separare “il puro dall’impuro, e l’animale che è consentito mangiare da quello che non lo è”, ma una distinzione semplice tra il cibo buono e quello cattivo sono capaci a farlo anche altri esseri viventi a parte gli esseri umani.

L’alta moralità dell’uomo si esprime più che altro nel poter distinguere tra il “sì” e il “no” Divino espresso nella Torà, pur non avendo una logica umana da seguire. In questo modo ci si lega al Sign-re nella maniera più pura, senza alcun scopo oltre quello di avvicinarsi ad Esso.

Questo è vero per ogni mitzvà che osserviamo riconoscendo l’assoluta autorità del Creatore, ma è ancora più evidente nella Kasherùt, ove la mitzvà diventa parte della persona, poiché noi siamo quello che mangiamo.

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי“ע
Adattato da rav Shalom Hazan

Il Vino: Sacro o Profano?

25 marzo, 2011

Cari amici,

Dal momento che è iniziato Purìm all’uscita dello Shabbàt abbiamo cercato di adempiere a tutte le mitzvòt della festa ed a festeggiare con grande allegria.

Come vedete, il nostro evento al Tempio Colli Portuensi sicuramente è stato uno dei più gioiosi della città! Questo grazie anche all’aiuto di tutti i volontari che hanno donato il loro tempo a creare un evento gioioso ma anche efficiente e professionale!

In particolare vorremmo ringraziare Rossella Bellandi, Simona Dell’Ariccia e Jolanda Spizzichino; Alberto Levy, Lello Della Rocca, Fabio Di Veroli e Massimo Micciulli. Un ringraziamento speciale ad Alberto Ouazana di Kosher Delight. Chiaramente ringraziamo inoltre tutti coloro che hanno partecipato!

In basso trovate l’articolo su tutti gli eventi che abbiamo organizzato per Purìm in giro per la città.

La giornata di mercoledì ci ha portato la triste notizia dell’attacco terroristico a Gerusalemme. Una signora scozzese, una studiosa cristiana della Bibbia, è rimasta uccisa e molti sono stati feriti, alcuni gravamente. L’amico romano Roy Doliner che si trova in questi momenti a Gerusalemme ci scrive: stavo nella Città Antica quando è successo l’attentato. Però, 2 ore dopo, ho preso un taxi da quasi lo stesso posto della bomba. Stasera, prima della mia conferenza, il pubblico ha recitato salmi per le vittime. Qui la gente non ha paura; è arrabbiata ma non terrorizzata. Noi abbiamo fede; i vigliacchi che sgozzano bimbi e lasciano bombe contro donne incinte non hanno nè D-o nè onore.

Poco dopo durante una lezione abbiamo studiato le norme che riguardano il Kiddush, la santificazione dei giorni dello Shabbàt e le festività che facciamo inalzando un calice di vino. La cosa mi ha fatto riflettere: C’è chi beve per dimenticare la realtà e c’è chi beve per “assumere coraggio”… Vi è anche chi beve prima di commettere atti come quell’attentato!

L’ebraismo ci insegna però che ciò che viene messo a nostra disposizione su questa terra deve essere utilizzato  per il bene. Prendiamo il vino e trasformiamolo in uno strumento per santificare; per introdurre l’armonia e la tranquillità dello Shabbàt.

Vi auguriamo un piacevole Shabbàt,

Rav Shalom e Chani

Gioia di Purim

24 marzo, 2011

Purim in Piazza 5771-2011

20 marzo, 2011

Grazie a tutti per un bel successo!Rav Yitzchak Hazan, On. Federico Rocca, Rav Shalom Hazan

Novità Settimanale 18-03-11

18 marzo, 2011

Cari amici,

L’inizio della settimana è stata segnata dai funerali dei cinque membri della famiglia Fogel trucidati nel sonno nella propria casa. Le lacrime sono ancora fresche e non vorrebbero fermarsi ma la vita richiede un continuo. Gli appuntamenti vanno rispettati. Per appuntamenti non intendo quelli del dentista o del commercialista ma quei appuntamenti fissi nei loro tempi nel nostro calendario. L’appuntamento è Purìm ed è un periodo che richiede l’allegria e la gioia.

L’ebreo sa piangere e gioire al tempo stesso. Il cuore si scioglie ma la mente tira avanti. E’ ciò che si richiede! E l’ebreo fa il massimo per mettere in atto.

Durante la lezione del lunedì abbiamo approfondito il concetto del legame dell’anima con il Sign-re, legame che viene paragonato ad una fune composta da molte fibre fini. Come si staccano le fibre? E’ possibile ricucirle in qualche modo? Vieni al prossimo appuntamento per sentire le risposte…

In un’altra lezione abbiamo approfondito il significato della Meghillà anche alla luce di scavi archeologici relativamente recenti.

Mentre si studia si cerca anche di non trascurare l’azione… Lunedì mattina ci ha trovato a Pescara negli uffici della Presidenza del Consiglio Regionale, ove abbiamo ottenuto dal presidente Pagano il gentile patrocinio ai campeggi Lubavitch (Gan Israel e Pardes Channa) che quest’anno si svolgeranno in una location meravigliosa in Abruzzo. (vedi foto). Mercoledì mattina sotto la pioggia incessante siamo stati al Portico d’Ottavia insieme all’ufficio addobbi del Comune di Roma per stabilire la postazione del palco per Purìm in Piazza la prossima domenica (vedi dettagli in basso).

Giovedì al Talmud Torà a Via Jenner ci siamo divertiti con i “Mishloach Manòt” in preparazione di Purìm. Per non parlare della recita che stiamo preparando al Gan Rivkà…

Mentre pensiamo alla festa i nostri colleghi in Giappone si stanno dando da fare per aiutare i colpiti. Cliccate su http://www.japanjewishrelief.com/ per leggere di cosa si tratta e per la possibilità di contribuire.

Shabbat Shalom e buon Purìm!
Rav Shalom e Chani

P.S. per tutte le info sull’osservare e apprendere le lezioni di Purìm accedete al nostro mega-sito in riguardo: www.chabadroma.org/purim.

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Gruppo di Donne si riunisce virtualmente per accendere le candele dello Shabbàt in memoria dei membri della  famiglia Fogel, uccisi dai terroristi lo scorso venerdì sera

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Per aderire all’iniziativa clicca qui (gruppo Facebook)

Per maggiori informazioni clicca qui

Orari al Tempio

18 marzo venerdì sera: 18,00

19 marzo shabbàt mattina: 9,30  

Per offrire il Kiddush gentilmente contattare rav Shalom.

19 marzo shabbàt pomeriggio : 18,30

19 marzo ore 20,30 lettura della meghillà e grande festa di Purìm!

21 marzo lunedì sera: Talmud e Tanya ore 20,15

4 marzo giovedì pomeriggio: Talmud Torà per bambini ore 17,00

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Segna la data!!!

19 marzo h20,30 Purìm a Parigi: Torna la tradizionale Festa di Purìm per tutta la famiglia  al tempio Colli Portuensi – lettura della meghillà – show per i bambini – truccatrice – ogni bambino in maschera verrà premiato!

20 marzo dalle 10.30 in poi:

Chabad Lubavitch Roma e la Comunità Ebraica di Roma

con la partecipazione di Gan Chaya, Gan Rivka, Ufficio Rabbinico, Scuole Ebraiche, Pitigliani, Benè Akiva, Hashomer Hatzair, Maccabi, Dipartimento Educativo Ufficio Giovani, Chabad Monteverde, Chabad Viale Libia e Chabad Giovani

presentano la sesta edizione di “Purim in Piazza”

10:30 e 13:00 Lettura pubblica della Meghilà

Spettacolo di magia alle 11:15

Luna Park, Gonfiabile, Biscotti, Zucchero Filato, Truccatrice, Foto con Esther e Mordechai, Crea un Raashan, La mascotte di Hello Kitty, Pagliacci, palloncini, Lotteria e Mishloach Manot!

Lettura non stop della Meghilà ogni mezz’ora.

Avviso per la maratona: L’accesso a Lungotevere dei Cenci sarà aperto già dalle ore 11 al traffico, le strade intorno non saranno chiuse.

Gli Abiti Fanno l’Uomo?

18 marzo, 2011

Gli Abiti Fanno l’Uomo?

La parashà di Tzàv riferisce in dettaglio il Servizio da svolgersi nel Santuario.

Uno dei compiti consisteva nel togliere e portare via la cenere che si accumulava sull’altare (Levitico 6, 3-4). Prima di tutto il sacerdote deve rimuovere l’accumulo di cenere in cui il fuoco avrà consumato l’olocausto sull’altare per porlo presso l’altare stesso. Terminato ciò, il kohèn cambia l’abito che reca le insegne sacerdotali con un altro, che lo distingue meno, e porta ciò che ha raccolto della cenere fuori dall’accampamento, in un luogo puro.

Il motivo del cambio d’abito sembra essere chiaro: rimuovendo la cenere probabilmente il sacerdote avrebbe sporcato i sui abiti e non sarebbero più stati appropriati o rispettosi. Un rapido sguardo ai compiti che spettavano al sacerdote, tuttavia, mostra come in altre circostanze la sue vesti non fossero affatto più “pulite”. Era sua incombenza, infatti, macellare gli animali per i sacrifici, raccoglierne il sangue, spruzzare con questo l’altare e, infine, rimuovere la cenere: chiunque può immaginare in che stato fossero ridotti gli abiti sacerdotali dopo tutto ciò! Perché allora il kohèn doveva cambiarsi d’abito per prendere la cenere e portarla fuori dall’accampamento.

Per rispondere a questa domanda Rashì introduce un paragone: sicuramente un servitore non indossa sempre il medesimo abito in ogni circostanza in cui serve il suo signore. Quando si trova alla sua presenza sicuramente il suo aspetto è improntato al massimo riguardo e al più alto rispetto. Ugualmente la Torà vuole sottolineare una differenza tra i servizio svolto all’interno del Santuario, in diretta prossimità con la Presenza Divina, e il servizio svolto all’esterno.

Forse potrebbe sembrare più appropriato che un altro kohèn si avvicendi al primo, prendendo la cenere e portandola fuori. In fin dei conti in una dimora regale il ruolo di cuoco e quello di valletto, generalmente, non sono espletati da due persone differenti? Il fatto che proprio lo stesso kohèn porti a termine sia entrambi i compiti permette di fare una riflessione sul vero significato del Servizio Divino.

Spesso sembra che determinati ruoli nella vita siano coronati da distinzione e rispetto. Li si svolgono mantenendo un atteggiamento di riguardo e indossando abiti costosi. Ci sono altre cose, invece, cui si tributa assai minore importanza, perché sono ritenute inferiori.

Colui che veramente dal cuore serve D-o sa bene come gestire, e comportarsi in entrambe le situazioni. E ben comprende, inoltre, la necessità che una sola persona, per essere completa, sia obbligata ad accettarle e a svolgerle con pari ardore.

Egli può passare dal Servizio svolto dentro il Santuario, a occupazioni più mondane che lo allontanano dal centro della Santità per calarlo nel mondo di tutti i giorni, perché capisce che tutto ha uguale importanza affinché si compia il Volere Divino.

La sua gratificazione deriva dal sapere che sta agendo, in ogni caso, al fine di rendere confortevole la dimora di D-o sulla terra.

Tratto da Cyberdrasha.it

Regione Abruzzo

16 marzo, 2011

Il Presidente del Consiglio regionale della regione Abruzzo concede il gentile patrocinio ai campeggi estivi Gan Israel e Pardes Channa, gestiti dal movimento Chabad-Lubavitch in Italia dal 1959.

Quest’anno i campeggi avranno luogo in una nuova location in Abruzzo.

Da destra: On. Attilio DI MATTIA – consigliere Provincia di Pescara, Rav Levi HAZAN – Org. Giovanile Lubavitch Milano,
Presidente Nazario PAGANO – Consiglio Regionale Abruzzo, Rav Shalom HAZAN – Chabad Lubavitch Monteverde Roma

Alti e Bassi tra Mosè e il Faraone

6 marzo, 2011

Le Quattro Parashiòt

3 marzo, 2011

Nel periodo che precede Purìm e Pesach sono stati stabiliti dai nostri Maestri quattro brani della Torà da leggere in aggiunta alla normale lettura della Parashà della settimana. Per motivi “tecnici” (per far sì che la lettura avvenga senza lunghe interruzioni) i Maestri hanno indicato che la lettura aggiuntiva venga fatta in un secondo Sefer Torà. (Nel caso si disponga solamente di uno, non vi è scelta e bisognerà ‘girarlo’ dopo la lettura della Parashà della settimana per poter leggere la Parashà aggiuntiva).

Shekalìm

Durante l’epoca del Bet Hamikdash (Santuario di Gerusalemme) ogni ebreo era obbligato a contribuire un mezzo shekel annualmente. La funzione primaria di questa raccolta era quella di finanziare le offerte quotidiane (tamìd), che venivano sacrificate a nome di tutto il popolo. I rimanenti fondi venivano indirizzati in varie maniere tra i quali lo stipendio dei giudici, la manutenzione del Santuario e le mura della città.

Mezzo Shekel d'argento scoperto ultimamente negli scavi archeologici del Monte del Tempio a Gerusalemme. Foto: Temple Mount Institute

La scadenza per il pagamento di questa tassa era il 1° del mese di Nissàn (considerato il primo dei mesi). Un mese prima, dal 1° di Adar, le corti iniziavano ad inviare annunci alla popolazione, per ricordarli della mitzvà.

In ricordo di questa mitzvà, si aggiunge la lettura del brano originale della Torà nel quale Moshè viene istruito per la prima volta riguardo il mezzo shekel (Esodo 30:11-16). Questo avviene durante lo Shabbàt che precede il capo-mese (Rosh Chodesh) del mese di Adàr, che precede quello di Nissàn.

(Si usa ancora dare un simbolico mezzo Shekel in tzedakà nella giornata della vigilia di Purìm, il digiuno di Esther che quest’anno (2012-5772) sarà mercoledì 7 marzo).

Zachòr

“Ricorda”. Il brano della Torà in Deuteronomio 25:17-19 viene letto in aggiunta alla parashà regolare, durante lo Shabbàt che precede la festa di Purìm (festa che quest’anno viene l’8 marzo ). In questi versi la Torà ci invita a ricordare e mai dimenticare le azioni del perfido popolo di ‘Amalek che fu il primo che si azzardò at attaccare il popolo ebraico in guerra dopo l’uscita dal Egitto.

Il sogno di ‘Amalek, quello dell’annientamento del popolo ebraico, fu lo stesso di un altro malvagio, Haman, protagonista della storia di Purìm con ruolo simile a quello di ‘Amalek (secondo la tradizione, Haman fu anche un discendente di quest’ultimo).

Secondo molte autorità halakhiche questa lettura è considerata un obbligo della Torà.

Parà

Di seguito alla festa di Purìm vi sono due brani aggiuntivi che si leggono in preparazione della festività di Pesach. La prima è ‘Parà’ (Numeri 19), brano che descrive il processo di purificazione da intraprendere per diventare puri dopo il contatto con la morte, per poter accedere al Santuario ed effettuare il sacrificio pasquale. Quest’anno verrà letto il 17 marzo.

Secondo molte autorità halakhiche questa lettura è considerata un obbligo della Torà.

Hachodesh

La lettura di questa brano (Esodo 12:1-20) racconta la storica comunicazione Divina a Moshè riguardo lo stabilimento del calendario-lunario ebraico, con Nissàn come primo mese. Inoltre si legge dell’obbligo del sacrificio pasquale, quello di mangiare la matzà e le erbe amare e di raccontare la storia dell’Esodo (la hagadà del Seder di Pesach). Quest’anno si leggerà il 24 marzo.