Gli Abiti Fanno l’Uomo?

Gli Abiti Fanno l’Uomo?

La parashà di Tzàv riferisce in dettaglio il Servizio da svolgersi nel Santuario.

Uno dei compiti consisteva nel togliere e portare via la cenere che si accumulava sull’altare (Levitico 6, 3-4). Prima di tutto il sacerdote deve rimuovere l’accumulo di cenere in cui il fuoco avrà consumato l’olocausto sull’altare per porlo presso l’altare stesso. Terminato ciò, il kohèn cambia l’abito che reca le insegne sacerdotali con un altro, che lo distingue meno, e porta ciò che ha raccolto della cenere fuori dall’accampamento, in un luogo puro.

Il motivo del cambio d’abito sembra essere chiaro: rimuovendo la cenere probabilmente il sacerdote avrebbe sporcato i sui abiti e non sarebbero più stati appropriati o rispettosi. Un rapido sguardo ai compiti che spettavano al sacerdote, tuttavia, mostra come in altre circostanze la sue vesti non fossero affatto più “pulite”. Era sua incombenza, infatti, macellare gli animali per i sacrifici, raccoglierne il sangue, spruzzare con questo l’altare e, infine, rimuovere la cenere: chiunque può immaginare in che stato fossero ridotti gli abiti sacerdotali dopo tutto ciò! Perché allora il kohèn doveva cambiarsi d’abito per prendere la cenere e portarla fuori dall’accampamento.

Per rispondere a questa domanda Rashì introduce un paragone: sicuramente un servitore non indossa sempre il medesimo abito in ogni circostanza in cui serve il suo signore. Quando si trova alla sua presenza sicuramente il suo aspetto è improntato al massimo riguardo e al più alto rispetto. Ugualmente la Torà vuole sottolineare una differenza tra i servizio svolto all’interno del Santuario, in diretta prossimità con la Presenza Divina, e il servizio svolto all’esterno.

Forse potrebbe sembrare più appropriato che un altro kohèn si avvicendi al primo, prendendo la cenere e portandola fuori. In fin dei conti in una dimora regale il ruolo di cuoco e quello di valletto, generalmente, non sono espletati da due persone differenti? Il fatto che proprio lo stesso kohèn porti a termine sia entrambi i compiti permette di fare una riflessione sul vero significato del Servizio Divino.

Spesso sembra che determinati ruoli nella vita siano coronati da distinzione e rispetto. Li si svolgono mantenendo un atteggiamento di riguardo e indossando abiti costosi. Ci sono altre cose, invece, cui si tributa assai minore importanza, perché sono ritenute inferiori.

Colui che veramente dal cuore serve D-o sa bene come gestire, e comportarsi in entrambe le situazioni. E ben comprende, inoltre, la necessità che una sola persona, per essere completa, sia obbligata ad accettarle e a svolgerle con pari ardore.

Egli può passare dal Servizio svolto dentro il Santuario, a occupazioni più mondane che lo allontanano dal centro della Santità per calarlo nel mondo di tutti i giorni, perché capisce che tutto ha uguale importanza affinché si compia il Volere Divino.

La sua gratificazione deriva dal sapere che sta agendo, in ogni caso, al fine di rendere confortevole la dimora di D-o sulla terra.

Tratto da Cyberdrasha.it

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