Siamo Ciò che Mangiamo

La Parashà odierna introduce le regole alimentari della Kasherùt. Gli animali devono essere ruminanti e avere lo zoccolo spaccato per essere considerati Kosher, i pesci devono dimostrare pinne e squame e vengono elencati gli uccelli non permessi.

Molti hanno l’impressione che le leggi della Kasherùt sono state istruite per tutelare la salute e l’igiene. Pur essendo una tesi che trova riscontro anche nelle opere classiche dei commentatori tradizionali, non può di certo essere l’unica spiegazione. Dopotutto, coloro che osservano la Kasherùt non sembrano essere più sani degli altri…

Bisogna dirlo chiaramente: Kosher non è solo per la nostra salute fisica ma per la “salute” spirituale. Non è per il corpo ma per il benessere dell’anima.

Mentre la Torà stessa non offre una motivazione per le regole alimentari, i nostri saggi e filosofi hanno elaborato e commentato riguardo lo scopo delle dette leggi.

Le leggi della Kasherùt agiscono contro l’assimilazione. Osservando la Kasherùt, si va a fare la spesa e si socializza con correligionari rimanendo inseriti nella vita comunitaria, aiutando a garantire quindi la continuità dell’esistenza del popolo ebraico.

Sul livello più profondo, l’osservanza della Kasherùt fa sì che l’anima sia più sensibile a questioni spirituali. Cioè, mangiando ciò che è considerato spiritualmente puro, la nostra parte spirituale rimane anch’essa pura e quindi più “sincronizzata” con la sua Fonte divina.

Così come alcuni cibi sono sconsigliati per il livello del colesterolo, i cibi non Kasher sono sconsigliati per l’anima – la neshamà.

La Torà fa riferimento alla distinzione, separare “il puro dall’impuro, e l’animale che è consentito mangiare da quello che non lo è”, ma una distinzione semplice tra il cibo buono e quello cattivo sono capaci a farlo anche altri esseri viventi a parte gli esseri umani.

L’alta moralità dell’uomo si esprime più che altro nel poter distinguere tra il “sì” e il “no” Divino espresso nella Torà, pur non avendo una logica umana da seguire. In questo modo ci si lega al Sign-re nella maniera più pura, senza alcun scopo oltre quello di avvicinarsi ad Esso.

Questo è vero per ogni mitzvà che osserviamo riconoscendo l’assoluta autorità del Creatore, ma è ancora più evidente nella Kasherùt, ove la mitzvà diventa parte della persona, poiché noi siamo quello che mangiamo.

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי“ע
Adattato da rav Shalom Hazan

Una Risposta to “Siamo Ciò che Mangiamo”

  1. Roberto Battistini Says:

    Splendido post. Interessante constatare, a mio avviso, come negli USA, i cibi certificati Kasher abbiano avuto negli ultimi anni un incremento di vendite anche e sopra tutto tra non ebrei. Sicuramente il fenomeno si è diffuso sulla falsariga del “salutismo alimentare”, ma…che non ci siano anche conseguenze, magari inconsapevoli, ma più profonde?
    Kol tuv! Shalom uvrahà, Roberto (Ben Noach) di Bologna

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