Archive for the ‘Miscellaneous’ Category

Serata in Giudaico Romanesco

30 dicembre, 2010


Cappelli Volanti

3 dicembre, 2010

The Washington Post

Il vento forte fa volare il cappello di Rabbi Levi Shemtov durante l’accensione della Chanucchià sulla spianata della Casa Bianca. Con lui si vedono il White House budget director Jacob Lew, al centro, e Rabbi Abraham Shemtov.

Raduno Lubavitch a Brooklyn – Galleria

11 novembre, 2010

Foto di Gruppo

Credit: Federica Valabrega http://www.federicavalabrega.com

Credit: Federica Valabrega http://www.federicavalabrega.com

Credit: Federica Valabrega http://www.federicavalabrega.com

Credit: Federica Valabrega http://www.federicavalabrega.com

Credit: Federica Valabrega http://www.federicavalabrega.com

Capo Rabbino di Regno Unito in Visita a Scuola Chabad

29 ottobre, 2010


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Lord Rabbi Jonathan Sacks, rabbino capo del Regno Unito, in un incontro informale con gli studenti del collegio rabbinico di Chabad Lubavitch in Atlanta, Georgia, ottobre 2010.


Il Rav Sacks raccontò in quella occasione:
“Quarant’anni fa ero un ragazzo esattamente come voi con un’unica differenza: non avevo il minimo desiderio di diventare un rabbino… Avrei voluto essere un avvocato, un economista, un filosofo o qualcosa di simile. Furono due incontri con il Rebbe di Lubavitch che cambiarono tutto.

“Durante il nostro primo incontro il Rebbe mi invitò ad assumere una posizione di leadership ebraica tra gli studenti ebrei di Cambridge. Il Rebbe era un grande leader. Buoni leader creano seguaci ma grandi leader creano altri leader. Ancora di più, il Rebbe creava dei leader anche da persone che non avevano alcuna intenzione di esserlo”.

Dopo il suo primo incontro con il Rebbe e alcuni mesi di studio nella Yeshivà Lubavitch a Kfar Chabad in Israele, il giovane Jonathan Sacks tornò dal Rebbe e chiese la sua benedizione per il proseguimento degli studi universitari.

“Il Rebbe mi disse che avrei dovuto diventare un rabbino, assumere una carica rabbinica e al tempo stesso essere coinvolto nella formazione di giovani rabbini.

“Il problema era che secondo le regole della comunità centrale in Gran Bretagna (la United Synagogues) il rabbino di un tempio doveva essere dedicata esclusivamente a quello e non all’insegnamento all’interno del sistema scolastico rabbinico.

“Parlando del problema con l’allora rabbino capo Lord Jakobowitz z.l e il rav Nachum Rabinowitz furono tutti e due d’accordo dicendo che se il ‘Rebbe ha detto che lo devi fare, lo farai!’. Da allora furono cambiate le regole della United Synagogues per accomodare situazioni come questa”

Foto della Settimana

22 ottobre, 2010

Foto della settimana

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Il Presidente della Repubblica Democratica dell’Azerbaijan all’inaugurazione della scuola Chabad Ohr Avner

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Il Presidente in una delle classi della scuola. Presenti anche rav Shlomo Amar, rabbino capo sefardita di Israele, rav Berel Lazar, rabbino capo della Russia, rav Segal, rabbino capo e shaliach di Baku, Azerbaijan e il benefattore Lev Leviev.

Il Miracolo dei Minatori

18 ottobre, 2010

Il mondo intero ha seguito dal vivo la storia incredibile dei minatori cileni. Cosa è realmente accaduto? Trentatre minatori che lavoravano in una miniera d’oro sono rimasti bloccati a settecento metri di profondità a causa di una frana. Le autorità comunicarono che le possibilità di trovarli erano praticamente nulli ma continuarono comunque con le ricerche.

Dopo diciasette giorni sono stati trovati vivi e dopo quasi settanta giorni sono tutti stati estratti dal ventre della terra sani e salvi.

Se non avessimo tutti visto l’accaduto con i nostri occhi, avremmo pensato che si tratta di una favola…

Con il passare dei giorni e la rivelazione di ulteriori dettagli ci si rende conto che si tratta realmente di un evento miracoloso. Il fatto che siano stati trovati, l’acqua che hanno trovato tra le rocce, il cibo che era sufficiente sino all’ultimo momento e molti altri dettagli.

Il Baal Shem Tov insegnò che ogni evento visto o udito dall’uomo gli può servire come fonte per un’insegnamento nel proprio servizio del Sign-re. A maggior ragione quando si tratta di una storia che ha toccato centinaia di milioni persone nel mondo intero; ci sarà sicuramente una lezione generale da applicare.

Come ben saputo, la parte della Torà che si legge ogni Shabbàt (la parashà) è suddivisa a sua volta in sette parti. L’usanza antica è di studiare ogni giorno della settimana una delle parti, iniziando con la prima parte di domenica, per arrivare pronti allo Shabbàt. Alcuni Maestri insegnavano che si può sempre trovare un legame tra la porzione letta in un giorno specifico e lo stesso giorno.

Lo scorso mercoledì, giorno in cui è uscito l’ultimo minatore, stavo studiando la parte della parashà legata al giorno e arrivato al seguento verso sono rimasto scioccato: “La valle di Sidìm era piena di pozzi di argilla; e i re di Sodoma e di Gomorra fuggirono cadnedo lì e i superstiti fuggirono verso i monti.” (Genesi 14,10)

Il verso sembra fare un riassunto di un evento drammatico accaduto durante una guerra di quattro re contro cinque altri re della zona ma non ci fornisce molti dettagli sull’accaduto. Rashì nel suo commento cita le fonti che ci aiutano a ricostruire la storia. “In quella zona vi erano molti pozzi dai quali si traeva l’argilla per le costruzioni” – si tratta quindi di una sorta di miniera nella quale sono sprofondate delle persone (vi ricorda qualcosa?). Rashì continua: “Un miracolo accadde per il re di Sodoma che uscì da lì”. Non ci sono stati trasmessi informazioni sulla tecnologia adoperata per il salvataggio ma il re di Sodoma si salvò in qualche modo dal ventre della terra. È incredibile che la storia si è letta nella stesso giorno che il mondo intero seguiva il salvataggio dei minatori, un evento molto simile, 4.000 anni dopo!

Tornando alla storia biblica la domanda è perché? Perché è stato salvato miracolosamente il re di Sodoma? Citiamo di nuovo Rashì che cita le fonti antiche: “Poiché vi erano tra i popoli alcuni che non credevano che Abramo era stato salvato dalla fornace ardente [nella quale era stato gettato dal re pagano perché non adorava gli idoli. NDT] ma quando videro che il re di Sodoma si salvò dall’argilla credettero a ritroso anche nel miracolo effettuato per Abramo”.

Rashì spiega in effetti che il miracolo accadde per rafforzare nel mondo la fede in D-o. Abramo, che divulgò l’unicità di D-o nel mondo, mettendosi contro tutti, fu gettato nella fornace ardente ad Ur Kasdìm e ne uscì senza danni, il miracolo servendo chiaramente da indicazione della presenza di D-o. Pur non essendo Sodoma molto vicina ad Ur Kasdìm, le voci del miracolo accaduto arrivarono anche lì ma vi era chi non ci credeva. Cosa fece il Sign-re? Dimostrò la Sua presenza ed il Suo coinvolgimento nel mondo facendo salvare miracolosamente il re di Sodoma (accanto al quale in quel momento lottava Abramo).

Quasi quattromila anni più tardi trentatre minatori rimangono bloccati nelle profondità. Durante i primi diciasette giorni l’umanità non pensa che siano ancora vivi. Non ricevono alcun segno da fuori. Come hanno potuto sopravvivere in questo periodo? Sappiamo che il cibo per due giorni è stato diviso tra “i 33” per durare 17 giorni. Mangiavano due cucchiai di tonno, mezzo bicchiere di latte ed un mezzo biscotto ogni quarantott’ore. Ma cosa li ha dato la speranza di essere trovati vivi? Da dove hanno tratto la forza per sopportare la situazione e sperare in bene?

Il più giovane tra i minatori, un dicianovenne, scrisse dall’interno del rifugio sotteraneo: “non pensate che siamo in trentatre, siamo trentaquattro. D-o è con noi”. In questa riga spiegò la possibilità di sopravvivenza nelle condizioni terribili nelle quali si trovavano. Se avessero creduto solo nella forza umana, le chances di essere trovati dopo oltre due settimane dalla scomparsa non sono molte. Quando l’uomo si accorge invece della presenza dell’Essere Divino che è presente nella realtà umana, sa bene di non essere mai solo e che quindi vi è sempre speranza.

Con la speranza e la fede i minatori non hanno rinunciato ed hanno fatto di tutto per uscire sani e salvi dalla loro situazione, dividendo il cibo per la durata più lunga possibile, cercando l’acqua e provando in ogni maniera a mandare messaggi alla superficie.

Come nel miracolo di salvezza dal pozzo quattromila anni fa, miracolo effettuato per rafforzare la fede in D-o, anche il miracolo nella miniera d’oro cilena porta un messaggio di fede udito da una parte del mondo all’altra: Qualora una persona si dovesse trovare in un luogo oscuro ed isolato, senza ombra di speranza, deve riconoscere che no è solo – il Creatore conosce lui e la sua situazione, conosce l’oscurità e la sofferenza. Questa stessa conoscenza rafforza e supporta la persona dandogli luce e speranza. La fede poi non rimane un sostituto dell’azione bensì diventa la motivazione di fare il massimo anche sotto le condizioni delle più grande difficoltà.

Le nostre preghiere e i salmi trasmettono spesso questo messaggio. “Inalzo i miei occhi verso i monti – dice il salmista – da dove giungerà la mia salvezza?!” La risposta è fornita subito “la mia salvezza giunge dal Sign-re, Creatore del cielo e della terra”.

“Anche se dovessi andare nella valle dell’ombra della morte, non temerò alcun male perché Tu sei con me” (Salmi 23, 4).

Questa è la nostra consolazione e la nostra speranza.

Di rav Meir Kaplan Chabad Lubavitch di Victoria, British Columbia
A cura di rav Shalom Hazan, Chabad Lubavitch di Monteverde

La Parola ai Hattanìm

15 ottobre, 2010

L’onore della Torà

Ho avuto l’onore di essere scelto come Hatan Torà da Rav Shalom Hazan ed ho provato in quei giorni (e anche ora…) una felicità veramente particolare.

E’ una gioia intima, del tutto personale ed anche difficile da esprimere, ma essere “lo Sposo della Torà” è stato da sempre per me il massimo riconoscimento che un ebreo possa avere. All’orgoglio di essere scelto tra tanti, alcuni sicuramente più meritevoli del sottoscritto, si è aggiunta la consapevolezza di una responsabilità presa nei confronti di KBU ma soprattutto verso me stesso.

Dal giorno della scelta fino all’arrivo della cerimonia, mi ha accompagnato lo studio della Parashà e la preparazione di una bella festa condividendo, giorno per giorno, questo grande onore con la mia famiglia, gli amici e tutti i frequentatori del Tempio.

Solo chi ha partecipato può capire la gioia contagiosa di tutti i partecipanti; parenti e amici, grandi e bambini tutti hanno avuto il loro momento di felicità. Canti e balli hanno accompagnato la cerimonia e tutti, anche i bambini, hanno avuto la possibilità di portare un Sefer e di salire in Tevà a festeggiare.

Un ringraziamento particolare agli amici del Tempio Colli Portuensi che mi hanno aiutato e sostenuto durante le preghiere (Alberto, Fabio, Eugenio, ‘Zi Picchio e tutti gli altri) e ad Alberto Levi, Hatan Bereshit, non solo per aver organizzato insieme il Kiddush per tutte le festività senza nessun problema ma, soprattutto, per la sua opera instancabile all’interno del Tempio.

Rav Shalom Hazan e Rav Mino Bahbout, che ringrazio personalmente per le belle parole che mi hanno detto durante e dopo la festa, sono stati molto apprezzati dal pubblico per le loro Derashot spiegate, come sempre, con un linguaggio semplice e coinvolgente. Credo che chi ha avuto la fortuna di essere presente porterà con se il ricordo di una serata e di due giornate meravigliose.

Una parola anche su Rav Shalom; a lui un ringraziamento particolare per avermi concesso questo immenso Kavod del quale porterò sempre un ricordo indelebile. Ho avuto il privilegio di conoscerlo quando era ancora un ragazzo, adesso è un Rav che guida in modo egregio questo nuovo Tempio.

Un ultima menzione vorrei farla proprio riguardo al Tempio. Sono passati appena due anni dalla sua apertura e le presenze  sono in costante aumento, cosi come le iniziative di studio e approfondimento proposte da Rav Shalom e dalla sua  infaticabile moglie Chani, sempre animati dal desiderio di dedicarsi alle nuove generazioni e di avvicinarle allo studio dell’ebraismo.

Il mio desiderio è di invitare chi non lo ha mai frequentato a passare un venerdì sera o uno Shabat da noi. Si renderà conto dell’atmosfera sempre calda e del coinvolgimento di ognuno dei partecipanti. Chiunque se la sente può officiare le preghiere, con il rito a lui più congeniale e partecipare attivamente a tutte le iniziative. Sarà immediatamente accolto con gioia e da subito coinvolto nella vita del Tempio. Vi aspettiamo, sarete i  benvenuti.

Raffaele Pace
Hattàn Torà

L’esperienza di essere Hattàn Bereshìt

“Sei stato nominato Hatan Bereshit del nostro Tempio!”

Queste le parole del mio Rav che in un caldo giorno della scorsa estate mi hanno letteralmente proiettato verso un’esperienza unica, che non avrei mai saputo immaginare se non mi fosse stata data direttamente l’opportunità di avere in prima persona questo onore nonché di viverne gli effetti.

Perché unica?

Per il senso di responsabilità, l’emozione e la gioia che mi hanno gradualmente pervaso, giorno dopo giorno, in un crescendo continuo che ha raggiunto il culmine proprio a Shabat Bereshit , con la lettura di una parte della Parashà. In quel periodo è come se avessi quasi potuto “toccare con mano” ciò che l’avvicinamento alla Torà trasmette già normalmente a chi vi si avvicina anche solo di poco; ho “sentito” interiormente, ed in modo molto particolare, la “forza” della continuità della lettura e dello studio della Torà e la sua assoluta necessità per poter affrontare con lo strumento migliore – la Torà, appunto – le esperienze che la vita ci pone davanti.

Non ringrazierò mai abbastanza chi mi ha scelto per questo incarico che mi ha certamente arricchito interiormente facendo sì che il desiderio di avvicinarsi sempre di più alla Torà (nei molti modi possibili) diventasse maggiore. E già questo, da solo, è un altro aspetto positivo in quanto il tutto non si è risolto solo con la lettura della Parashà, ma ha sviluppato in me effetti positivi anche per il futuro; effetti che ormai sano parte di me e della mia famiglia che come – ed insieme a me – ha vissuto questa meravigliosa esperienza.

Alberto Levy
Hattàn Bereshìt

Succà in Piazza Farnese

27 settembre, 2010

Da domenica 26/9 a mercoledì 29/9 è presente una Succà in Piazza Farnese a Roma,
organizzata da Chabad Lubavitch
con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio
e del Comune di Roma.

La Succà è aperta durante tutte le ore diurne per dare la possibilità di eseguire la mitzvà del Lulav e l’Etrog (le quattro specie)
e l’opportunità di stare sotto la Succà.

Vi auguriamo una buona festa di Succòt,
Chabad Lubavitch di Roma

-Comunicato Stampa-

Letta, Polverini, Casini all’inaugurazione della Succà in Piazza Farnese

***

From Sunday 9/26 to Wednesday 9/29 a Sukah will be available in Piazza Farnese in central Rome.

The Sukah is organized by Chabad Lubavitch with the assistance of the office of the Prime Minister, the hon. Silvio Berlusoni, and the office of Rome’s Mayor, the hon. Giovanni Alemanno.

Please join us during daytime hours to perform the mitzvah of the Lulav and Etrog (“the four kinds“) and to spend some time under the Sukah.

Wishing you a happy Sukot,
Chabad of Rome

Eruv Tavshilin

7 settembre, 2010

ERUV TAVSHILIN

Al fine di permetterci di cucinare di Mo’ed per Shabbat  (di regola è permesso cucinare di Mo’ed solo per il giorno stesso), dobbiamo fare alla vigilia del settimo giorno di Pesach, giovedì 12 aprile, l’eruv tavshilin:

Si prendono  due cibi cotti di almeno 30 g. ciascuno (di solito un pane ed un’altra pietanza come un uovo, pesce, ecc. –  di Pesach è consigliabile una matzà e un uovo sodo) e si recita la benedizione con la formula scritta nel Siddùr (riportata qui sotto). Questi cibi dovranno essere poi consumati di Shabbat.

Ognuno è tenuto a fare l’Eruv a casa propria prima dell’accensione delle candele il mercoledì sera.

Si alza l’Eruv (i due cibi) e si recita la berachà seguente:

BARUCH ATA ADONA-I ELO-HENU MELECH HAOLAM ASCER KIDESCIANU BEMITZVOTAV VETZIVANU AL MITZVAT ERUV.

Dopo aver recitato la berachà si pronuncia il brano in amaraico o la traduzione in italiano:

CON QUESTO CI E’ PERMESSO CUCINARE, ACCENDERE* E FARE TUTTO IL NECESSARIO PER LO SHABBAT.

*Si intende accendere un fuoco da un fuoco già acceso da prima della festa, visto che durante la festa non si può creare un fuoco nuovo.

Guerra Allo Smartphone?

23 agosto, 2010

Caro rav Shalom,

Che ne pensi del contenuto di questo articolo? [L’articolo segue, ndr] La tua scuola di pensiero appoggia questa visione sefardita contemporanea sugli smartphone oppure si pone a distanza?

Lettera Firmata

Caro ——–,

In generale la filosofia del movimento Chabad Lubavitch, seguendo gli insegnamenti del Rebbe, e’ quella di usufruire di cio’ che il mondo ha da offrire, incluso il mondo della tecnologia, per fini positivi.

Il concetto appartiene ad una filosofia piu’ generale che vede il mondo come un “campo di battaglia” spirituale nel quale esiste il bene (cio’ che e’ richiesto dalla Tora’) ed il male (cio’ che la Tora’ richiede di evitare) mentre tra i due estremi vi e’ cio’ che rimane “neutro” ovvero tutto cio’ che si puo’ utilizzare sia per il bene che per il male.

Il libro base della filosofia hassidica Chabad, il Tanya, approfondisce molto il discorso. (Io tengo una lezione di Tanya ogni lunedi’ sera nel nostro centro).

L’esempio per illustrare il concetto potrebbe essere uno di estrema banalita’. Cosa c’e’ di piu’ banale di una semplice cena? Ebbene anche questa semplice cena potrebbe diventare un “campo di battaglia”. Come si comportera’, la persona, con la forza ed energia tratta da quel cibo? Se il suo sara’ un comportamento negativo avra’ fatto si’ che un semplice cibo “neutro” sara’ identificato con il “male”. D’altronde, se utilizzera’ quella forza per un’opera opera positiva, quel cibo sara’ elevato dalla neutralita’ alla positivita’ (o potremmo dire alla santita’).

Il Rebbe citava spesso il detto dei Maestri della Mishna’ “Tutto cio’ che il Santo, Benedetto Egli Sia, creo’ nel Suo mondo, non lo creo’ per altro che per la Sua gloria”.

E’ interessante notare inoltre che la Parasha’ che si legge questa settimana apre con le istruzioni che riguardano il comportamento dei soldati in guerra. Guerra che secondo i commentatori si riferisce metaforicamente anche a quella che avviene all’interno di noi stessi in tutti i tempi.

Detto questo vorrei precisare che ritengo questo articolo poco piu’ di un classico titolo clamoroso giornalistico ma con poca chiarezza reale. Questo perche’ anche questa scuola di pensiero sefardita non ha in realta’ dichiarato alcuna guerra sugli smartphone… Si tratta semplicemente delle regole che hanno imposto sui studenti delle loro scuole rabbiniche (Yeshivot). In una Yeshiva’ si studia la Torah, il Talmud, la Halacha (legislatura ebraica) e aspetti morali e mistici dell’ebraismo dalle 7 di mattina alle 9 di sera. Lo studio e’ intensivo e richiede molta concentrazione e focus. E’ chiaro che le regole di una istituzione di questo tipo saranno alquanto severe… (Immagino che si possano trovare paralleli anche in seminari e collegi laici o di altre religioni).
 
Esistono anche delle Yeshivot create appositamente per persone senza alcun background di studi d’ebraismo. Se dovessi essere interessato per approfondire la tua conoscenza d’ebraismo, facendo un corso di una o due settimane, fammi sapere…

A presto
Rav Shalom

Israele, i rabbini contro gli smartphone
«Pericolose depravazioni da strada»

GERUSALEMME – I cellulari di ultima generazione? «Statene alla larga, sono depravazioni da strada». I rabbini sefarditi di Israele dichiarano guerra agli smartphone e a tutti quei telefonini che «permettono di guardare filmati, navigare su Internet e, Dio sia clemente, di raggiungere anche i posti peggiori al mondo». Una dura presa di posizione contenuta in una circolare che è stata rilanciata dal sito del quotidiano “Yedioth Ahronoth”.

MODERAZIONE – «In un istante – si legge nella nota – un uomo può inciampare e cadere, Dio non voglia, nel fondo di un baratro». La circolare «intima» per questo agli studenti, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, di «rimanere alla larga da queste attrezzature pericolose, di mantenersi moderati e attenti». I leader religiosi sefarditi invitano quindi «i giovani intelligenti» a lasciarsi rafforzare dalla Torah e a dedicare ogni momento libero al suo studio, «con desiderio e gioia». Un appello tanto più importante, scrivono i rabbini, in un periodo in cui «si viene a sapere di disastri quotidiani a cui è difficile opporsi» e le strade sono piene di vecchie e nuove «depravazioni» che impediscono di dedicarsi alla religione. Solo lo studio della Torah, conclude la circolare, potrà tornare utile nel giorno del giudizio.
[Corriere.it]