Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Libertà e Diversità

27 marzo, 2010

Cari amici,

Questo Shabbàt è noto come “Shabbat haGadòl” – “Il Grande Shabbàt” – e vari sono i motivi per questo interessante appellativo.

Al livello più semplice, può esserci un motivo migliore del fatto che è lo Shabbàt che precede l’anniversario della nascita del popolo ebraico? Più grande di così…

Questa è una grandezza che però verrà subito contrapposta, durante la sera del Seder, con un simbolo di povertà ed afflizione.

Sebbene siamo abituati di vedere due pani al tavolo dello Shabbàt e delle festività (ricordando la doppia porzione di manna del venerdì), a Pesach ci troviamo con tre pani (azzime) davanti a noi.

Perché tre? La domanda, in realtà, è perché ce ne è una in più, visto che due ce ne sono sempre.

Cosa si fa con questa Matzà, questo pane, in più? Lo si spezza. Solo dopo averlo spezzato e scartato (per il momento) l’altra metà, si può iniziare il vero e proprio Seder, il racconto della storia dell’Esodo (Hagadà).

In altre parole ci serve una pane spezzato, quindi un pane povero o un pane della povertà e dell’afflizione che sia un simbolo della schiavitù e dell’oppressione da noi subiti in Egitto.

Grandezza, grandiosità, libertà, contrapposti dalla povertà, l’oppressione, l’afflizione.

Perché non rimanere con il sapore dello shabbat “grande” completo?

Perché chi pensa di essere uscito dall’Egitto si sta sbagliando. Certo, fisicamente non ci siamo più. Ma l’Egitto delle restrizioni e dei limiti, imposti dall’esterno o adirittura dall’interno del proprio io è ancora presente.

Ogni anno si rispezza la Matzà per riaprire anche il nostro cuore a questa realtà e quindi a superarla. Anno per anno, mese per mese, giorno per giorno.

Questa è l’uscita dall’Egitto.

Shabbàt Shalom e Hag Sameach!

Rav Shalom Hazan

Weekend!

23 marzo, 2010

Robba de Piazza

19 dicembre, 2009

Robba de Piazza

Il Merito di Sarah

30 ottobre, 2009

Alle soglie dell’Egitto, Avrahàm disse a Sarà: Ecco, io so che sei una donna bella di aspetto. Quando gli egizi ti vedranno, diranno: “Costei è sua moglie!”; mi uccideranno e lasceranno te in vita. Per favore, dì che sei mia sorella affinché io abbia beneficio grazie a te e io sopravviva (Bereshìt 12, 11-12).

Sorge immediata la domanda: come avrebbe potuto Avrahàm mettere Sarà in una posizione di possibile pericolo, permettendole di essere portata al palazzo del faraone, con lo scopo di salvare la propria vita? Ancor più sconcertante è la capacità di Avrahàm di pensare ai benefici di cui avrebbe goduto esponendo sua moglie a un tale rischio. Anche se Avrahàm fosse stato costretto a lasciare che Sarà fosse portata via per risparmiare la sua vita, come avrebbe potuto dire: affinché io abbia beneficio?

In precedenza D-o aveva promesso ad Avrahàm che, lasciando il suo luogo di nascita e recandosi a Kena’an, sarebbe stato benedetto con la ricchezza, oltre che con tutto il resto. Avrahàm era sicuro che questa partenza forzata da Kena’an per l’Egitto, si riferisse in qualche modo a questa benedizione. Vedendo il suo viaggio come un mezzo possibile per esaudire la benedizione di D-o sulla ricchezza, Avrahàm chiese a Sarà “per favore, dì che sei mia sorella”.

Anche spiritualmente, la partenza di Avrahàm dalla terra natìa era mirata a consentirgli di vivere un’elevazione spirituale che gli permettesse di scoprire e perfezionare le scintille di santità presenti nel mondo. Questo era anche lo scopo spirituale del suo viaggio in Egitto, ossia di elevare le scintille di santità “perdute”, presenti in quella terra. Le mitzvòt, il cui scopo globale è il raffinamento spirituale del mondo fisico, devono essere compiute con mezzi naturali. Avrahàm pertanto esprime l’insolita richiesta a Sarà affinché la promessa dei doni materiali si realizzi nella maniera più naturale possibile.

Come poteva tuttavia Avrahàm rishciare che Sarà venisse disonorata? E’ risaputo che D-o ha “molti agenti”, tramite i quali provvede al sostentamento sia fisico che spirituale di coloro che Lo temono. Non avrebbe quindi Avrahàm dovuto aver fiducia nell’aiuto divino, risparmiando alla moglie un rischio del genere? Lo Zohar risponde a questa domanda affermando che Avrahàm non si basva suoi propri meriti, ma piuttosto su quelli della moglie: egli infatti avrebbe acquistato la ricchezza per merito di lei, in quanto essa si acquista per  merito della moglie. Anche spiritualmente, la discesa di Avrahàm in Egitto per amore della “ricchezza spirituale” avrebbe potuto compiersi solo per merito di Sarà.

Per arrivare a raggiungere questo scopo, era necessario che lei discendesse addirittura fino alla casa del faraone. Poiché lo scopo ultimo della discesa in Egitto poteva raggiungersi solo in questo modo, lo Zohar conclude che AVrahàm aveva ragione di basarsi sul merito di Sarà, grazie alla quale lui non avrebbe subito torti e nessun danno sarebbe ricaduto su di lei.

da Likkuté Sichòt vol. XX
Tratto da “Genesi-Bereshìt” edizione Mamash

Orari Accensione Candele di Shabbat

23 ottobre, 2009

Accensione delle Candele a Roma

Venerdì 23/10: 18,00

Uscita Shabbat 24/10: 18,59


Clicca per visualizzare orari accensione nel mondo

Orari Shabbat Roma

11 settembre, 2009

Accensione delle Candele a Roma

11 settembre: 19,10

Uscita Shabbàt
12 settembre: 20,08

Parashà
Nitzavìm-Vayelech
(Deut. 29,9-31,30)

Lo Shofar e il Cane

11 settembre, 2009

I Tatuaggi Sono Permessi?

10 luglio, 2009

Cari amici,

In questa edizione potete leggere anche una breve corrispondenza che ho avuto con un amico riguardo i tatuaggi nell’ebraismo, che ritengo importante pubblicare dato che ultimamente sembra che il tatuarsi è diventata una “moda” abbastanza diffusa.

Vi auguro un buon weekend, buone vacanze e Shabbàt Shalom!

Rav Shalom Hazan
———
I Tatuaggi Nell’Ebraismo

Caro rav Shalom,

E’ vero che non è permesso tatuarsi secondo l’ebraismo? Ho sentito anche dire che chi ha un tatuaggio non potrà essere sepellito in un cimitero ebraico. E’ vero?

Attendo la tua risposta.
Angelo P.
—-
Caro Angelo,

Sì, è vero. La Torà proibisce esplicitamente i tatuaggi permanenti (nel libro di Vayikrà – Levitico 19,28). Questo vuol dire che in effetti è proibito tatuarsi nello stesso modo che è proibito consumare il prosciutto o mangiare durante il giorno di Kippur.

Cerchiamo di capire un po’ meglio questa proibizione. Nella Torà, questa proibizione fa parte di un contesto di altre proibizioni che riguardano l’allontanamento da comportamenti che sono legati al culto idolatro.

All’epoca (ed in alcune culture ancora oggi), persone dedicato al culto idolatro avevano comportamenti che definivano il loro legame al culto. Quindi, tra l’altro, si radevano la barba, facevano delle ferite sul proprio corpo e..si tatuavano. Il tatuaggio è un segno di appartenenza a un determinato “dio”, simile ad un “marchio” che un padrone imprimeva sulle proprie bestie ed adirittura anche sui propri schiavi.

La Torà comunque lo proibisce categoricamente a prescindere di quale sia l’intenzione della persona che si vuole tatuare.

Vi è anche un’altra considerazione in questa mitzvà ed è quella della “proprietà del proprio corpo”.

Secondo la Torà, il nostro corpo non è un tanto un dono quanto un pegno. Ossia, in realtà non appartiene a noi ed è quindi proibito danneggiarlo o mutilarlo … né usarlo come tela per motivi artistici o sentimentali.

Per quanto riguarda la seconda domanda in realtà anche un ebreo che si è fatto tatuare ha il pieno diritto, secondo la Halachà, di essere sepolto in un cimitero ebraico (anche se è possibile che diverse comunità impostano delle regole per i loro cimiteri e potrebbero quindi impedirlo, non su base halachica ma di uso del posto).

Comunque se stai pensando di tatuarti ti consiglio di vederlo dal punto di vista della vita anziché quella della morte…non pensare alla sepoltura ma all’importanza che l’ebraismo dà al corpo umano e al rispetto che gli è dovuto.

Spero di vederti presto!
rav Shalom
———-
Appuntamento al Tempio
Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 3-4 luglio:

3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,20

Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Consiglio, Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!

La lezione del lunedì è rimandata

Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45
—————-

calamita

calamita

Possibilità di Dedica o Pubblicità
Per la seconda volta, stiamo per stampare una calamita con gli orari di entrata e uscita di Shabbàt e le feste per l’intero anno nuovo da rosh Hashanà 5770 (2009-2010).
L’anno scorso ne abbiamo stampate 500 e sono esaurite subito. Abbiamo deciso quindi di stamparne 1000 pezzi quest’anno.
Questa è un’opportunità per potere dedicare l’iniziativa alla memoria di un tuo caro oppure per pubblicizare la tua attività nelle case della gente per un anno intero.
500 pezzi sono già stati dedicati. Il costo di ogni 100 pezzi è di 110 Euro.
Qui sopra vedi un’immagine della calamità dell’anno scorso (dimensioni: 10x18cm). La parte in basso è quella dedicata alla dedica o alla pubblicità.
Lo vuoi fare? Fammi sapere subito!
ravhazan@gmail.com
Hazzak e grazie!
——————–
Le Tre Settimane
Ieri, giovedì 9 luglio corrispondeva al 17 di Tamùz, un giorno di digiuno che segna l’inizio del periodo di lutto spesso detto “le tre settimane” che termina con un’altro digiuno, quello di Tish’à beAv.

Il 17 Tamùz fu il giorno che l’assedio a Gerusalemme da parte dei legionari romani ebbe successo e il muro della città cadde, dando inizio a una battaglia che culminò con la distruzione del Tempio nel nono giorno del mese di Av, Tish’à beAv.

Il periodo di lutto non é solamente una maniera per ricordare la tragica distruzione, ma anche un momento per migliorare i nostri aspetti spirituali e materiali affrettando così la redenzione finale, la ‘cura’ della distruzione.

Un maestro Chassidico raccontò la seguente storia: Un re andò a caccia con il suo miglior amico. Il clima era perfetto, non c’era una nuvola nel cielo. Ad un tratto però il tempo cambiò e nuvole tempestuose coprirono il cielo, scurendo la foresta. I lampi e i tuoni non tardarono ad arrivare e in pochi minuti il re e l’amico cercavano disperatamente un riparo dalle acque torrenziali.

Stavano per rinunciare quando videro una piccola luce in lontananza. Si avvicinarono a ciò che risultò essere una baracca
malandata e bussarono alla porta che venne aperta da un uomo
anziano, visibilmente molto povero. “Cosa volete?” li chiese.
“Solo un rifugio dalla tempesta,” risposero gli ospiti inaspettati.
Il pover’uomo poté offrirli solo un po’ di latte di capra e un po’
di paglia per appogiare la testa, piccoli segni di ospitalità che
furono molto apprezzati date le circostanze. La mattina dopo il
sole splendeva di nuovo e avendo ringraziato calorosamente il
povero vecchio, i due tornarono al palazzo.

Qualche giorno dopo il pover’uomo si sorprese vedendo
arrivare la carrozza reale che si fermò davanti alla baracca. “Che
cosa posso aver mai fatto?…” pensò.

Il re, vedendo che il vecchio non lo riconosceva, gli disse che si
erano già visti e che era venuto a dargli una ricompensa per la
sua gentile ospitalità. L’uomo diventò un aristocratico ricco con
vestiti costosi e una casa grande non lontano dal palazzo reale.

Un amico del vecchietto lo vide e, stupito gli chiese: “Come hai
fatto a cambiare la tua vita in questo modo?!” “Ho offerto latte
di capra e un po’ di paglia al re,” gli rispose.

Disse il maestro agli allievi: Immaginate se l’amico decidesse di
andare al palazzo reale con un bicchiere di latte e un sacchetto
di paglia, verrebbe anche egli ricompensato così? Certamente
no.

Quando il re è esiliato si accontenta anche di quel poco che
un pover’uomo può offrire. Ma quando si trova nel suo palazzo,
non gli basta neanche tutto l’oro e argento che ha.

Adesso, durante l’esilio nel quale ci troviamo da più di duemila anni, il “Re” si accontenta del poco che facciamo per Lui, considerando le circostanze. Ma dopo la futura redenzione non potrà certo bastare solo questo. Approfittiamone adesso che ancora possiamo!

בה
Cari amici,

In questa edizione potete leggere anche una breve corrispondenza che ho avuto con un amico riguardo i tatuaggi nell’ebraismo, che ritengo importante pubblicare dato che ultimamente sembra che il tatuarsi è diventata una “moda” abbastanza diffusa.

Vi auguro un buon weekend, buone vacanze e Shabbàt Shalom!

Rav Shalom Hazan

I Tatuaggi Nell’Ebraismo


Caro rav Shalom,
E’ vero che non è permesso tatuarsi secondo l’ebraismo? Ho sentito anche dire che chi ha un tatuaggio non potrà essere sepellito in un cimitero ebraico. E’ vero?
Attendo la tua risposta.
Angelo P.
—-
Caro Angelo,

Sì, è vero. La Torà proibisce esplicitamente i tatuaggi permanenti (nel libro di Vayikrà – Levitico 19,28). Questo vuol dire che in effetti è proibito tatuarsi nello stesso modo che è proibito consumare il prosciutto o mangiare durante il giorno di Kippur.

Cerchiamo di capire un po’ meglio questa proibizione. Nella Torà, questa proibizione fa parte di un contesto di altre proibizioni che riguardano l’allontanamento da comportamenti che sono legati al culto idolatro.

All’epoca (ed in alcune culture ancora oggi), persone dedicato al culto idolatro avevano comportamenti che definivano il loro legame al culto. Quindi, tra l’altro, si radevano la barba, facevano delle ferite sul proprio corpo e..si tatuavano. Il tatuaggio è un segno di appartenenza a un determinato “dio”, simile ad un “marchio” che un padrone imprimeva sulle proprie bestie ed adirittura anche sui propri schiavi.

La Torà comunque lo proibisce categoricamente a prescindere di quale sia l’intenzione della persona che si vuole tatuare.

Vi è anche un’altra considerazione in questa mitzvà ed è quella della “proprietà del proprio corpo”.

Secondo la Torà, il nostro corpo non è un tanto un dono quanto un pegno. Ossia, in realtà non appartiene a noi ed è quindi proibito danneggiarlo o mutilarlo … né usarlo come tela per motivi artistici o sentimentali.

Per quanto riguarda la seconda domanda in realtà anche un ebreo che si è fatto tatuare ha il pieno diritto, secondo la Halachà, di essere sepolto in un cimitero ebraico (anche se è possibile che diverse comunità impostano delle regole per i loro cimiteri e potrebbero quindi impedirlo, non su base halachica ma di uso del posto).

Comunque se stai pensando di tatuarti ti consiglio di vederlo dal punto di vista della vita anziché quella della morte…non pensare alla sepoltura ma all’importanza che l’ebraismo dà al corpo umano e al rispetto che gli è dovuto.

Spero di vederti presto!
rav Shalom

Appuntamento al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 3-4 luglio:

3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,20

Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Consiglio, Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!

La lezione del lunedì è rimandata

Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45

Possibilità di Dedica o Pubblicità

calamitaPer la seconda volta, stiamo per stampare una calamita con gli orari di entrata e uscita di Shabbàt e le feste per l’intero anno nuovo da rosh Hashanà 5770 (2009-2010).
L’anno scorso ne abbiamo stampate 500 e sono esaurite subito. Abbiamo deciso quindi di stamparne 1000 pezzi quest’anno.
Questa è un’opportunità per potere dedicare l’iniziativa alla memoria di un tuo caro oppure per pubblicizare la tua attività nelle case della gente per un anno intero.
500 pezzi sono già stati dedicati. Il costo di ogni 100 pezzi è di 110 Euro.
Qui sopra vedi un’immagine della calamità dell’anno scorso (dimensioni: 10x18cm). La parte in basso è quella dedicata alla dedica o alla pubblicità.

Lo vuoi fare? Fammi sapere subito!
ravhazan@gmail.com
Hazzak e grazie!

Le Tre Settimane

Ieri, giovedì 9 luglio corrispondeva al 17 di Tamùz, un giorno di digiuno che segna l’inizio del periodo di lutto spesso detto “le tre settimane” che termina con un’altro digiuno, quello di Tish’à beAv.

Il 17 Tamùz fu il giorno che l’assedio a Gerusalemme da parte dei legionari romani ebbe successo e il muro della città cadde, dando inizio a una battaglia che culminò con la distruzione del Tempio nel nono giorno del mese di Av, Tish’à beAv.

Il periodo di lutto non é solamente una maniera per ricordare la tragica distruzione, ma anche un momento per migliorare i nostri aspetti spirituali e materiali affrettando così la redenzione finale, la ‘cura’ della distruzione.

Un maestro Chassidico raccontò la seguente storia: Un re andò a caccia con il suo miglior amico. Il clima era perfetto, non c’era una nuvola nel cielo. Ad un tratto però il tempo cambiò e nuvole tempestuose coprirono il cielo, scurendo la foresta. I lampi e i tuoni non tardarono ad arrivare e in pochi minuti il re e l’amico cercavano disperatamente un riparo dalle acque torrenziali.

Stavano per rinunciare quando videro una piccola luce in lontananza. Si avvicinarono a ciò che risultò essere una baracca
malandata e bussarono alla porta che venne aperta da un uomo
anziano, visibilmente molto povero. “Cosa volete?” li chiese.
“Solo un rifugio dalla tempesta,” risposero gli ospiti inaspettati.
Il pover’uomo poté offrirli solo un po’ di latte di capra e un po’
di paglia per appogiare la testa, piccoli segni di ospitalità che
furono molto apprezzati date le circostanze. La mattina dopo il
sole splendeva di nuovo e avendo ringraziato calorosamente il
povero vecchio, i due tornarono al palazzo.

Qualche giorno dopo il pover’uomo si sorprese vedendo
arrivare la carrozza reale che si fermò davanti alla baracca. “Che
cosa posso aver mai fatto?…” pensò.

Il re, vedendo che il vecchio non lo riconosceva, gli disse che si
erano già visti e che era venuto a dargli una ricompensa per la
sua gentile ospitalità. L’uomo diventò un aristocratico ricco con
vestiti costosi e una casa grande non lontano dal palazzo reale.

Un amico del vecchietto lo vide e, stupito gli chiese: “Come hai
fatto a cambiare la tua vita in questo modo?!” “Ho offerto latte
di capra e un po’ di paglia al re,” gli rispose.

Disse il maestro agli allievi: Immaginate se l’amico decidesse di
andare al palazzo reale con un bicchiere di latte e un sacchetto
di paglia, verrebbe anche egli ricompensato così? Certamente
no.

Quando il re è esiliato si accontenta anche di quel poco che
un pover’uomo può offrire. Ma quando si trova nel suo palazzo,
non gli basta neanche tutto l’oro e argento che ha.

Adesso, durante l’esilio nel quale ci troviamo da più di duemila anni, il “Re” si accontenta del poco che facciamo per Lui, considerando le circostanze. Ma dopo la futura redenzione non potrà certo bastare solo questo. Approfittiamone adesso che ancora possiamo!

Shabbat Shalom!

3 luglio, 2009

Appuntamento al Tempio
Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 3-4 luglio:

3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,30

Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Segni, Hazzak!

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La lezione del lunedì è rimandata

Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45

La Vacca Rossa

Il Signore parlò a Moshè e Aharòn dicendo:  «Questo è lo statuto della legge che il Signore ha comandato. Dì ai figli di Israele che ti prendano una vacca rossa perfetta, che non abbia alcun difetto e sulla quale non sia stato messo giogo. Ciò sia per i vostri figli da osservare per fare dell’acqua purificatrice, è un Chattàt (espiazione)».

Un idolatra domandò a rabbi Jochannàn ben Zakkay:  «Quello che voi fate con la vacca sembrano stregonerie! Voi prendete una vacca, la bruciate, la sminuzzate, prendete la sua cenere e quando uno di voi si rende impuro a causa di un morto gli spruzzate due o tre gocce e gli dite: sei puro!».

Gli domandò a sua volta rabbi Jochannàn:  «Non ti è mai capitato che uno spirito maligno si sia impossessato di te?».
Gli rispose: «No».

Gli chiese ancora rabbi Jochannàn:  «Hai mai visto una persona posseduta da uno spirito maligno?».

Gli rispose: «Si».

Gli domandò ancora: «Voi cosa gli fate?».

Gli rispose: «Si prendono delle radici, le si bruciano, si spruzza contro lo spirito un po’ d’acqua ed esso fugge».

Gli disse rabbi Jochannàn: «Che le tue orecchie sentano ciò che la tua bocca ha pronunciato!».

Così questo spirito (della persona impura) è impuro come è scritto:  “eliminerò dalla terra i falsi profeti e ogni spirito impuro” (Zaccaria 13, 2); si spruzza quindi un po’ d’acqua pura ed esso fugge.

Quando l’idolatra uscì gli allievi dissero a rabbi Jochannàn: «Maestro, lui lo hai liquidato facilmente, ma a noi cosa rispondi?».

Rispose loro: «Non è un morto che rende impuri e non sono le acque che purificano, ma D-o: Una legge ho stabilito, un decreto ho decretato e tu non hai la facoltà di trasgredire il mio decreto!» (Bemidbàr Rabbà , 8).

Il problema della comprensione delle mitzvòt si presenta in modo particolare quando si affronta il tema della vacca rossa. Si sa che, tra le suddivisioni possibili, vi sono due tipi di mitzvòt:

Mishpatìm: norme comprensibili e razionali, per esempio non rubare e non uccidere.

Chuqqìm: leggi la cui comprensione sfugge al razionale, come le norme alimentari e la vacca rossa.

Quest’ultima, in particolare, si trova all’apice della difficoltà, tanto che i Maestri dissero che anche a Salomone, che comprese tutti i precetti, la questione della vacca rossa rimase oscura.
Il midràsh va letto tenendo conto dell’epoca in cui si colloca.

Ai tempi di rabbi Jochannàn era diffusa anche tra le persone colte la superstizione dell’esistenza dello spirito maligno, si può pertanto capire come la prescrizione della vacca rossa non fosse considerata una stregoneria, ma una pratica religiosa consueta.

La risposta, però, non accontenta gli allievi che non accettano semplicemente il riferimento agli spiriti maligni.

Allora viene la seconda risposta: ciò che importa è il comandamento, la regola vale perché è stata comandata.

I precetti in genere sono stati dati per il bene dell’uomo e hanno la capacità di conservare e di prevenire l’uomo dagli errori.

Si chiedono infatti i Maestri: perché si chiamano Chuqqìm, cioè Statuti? Perché sono incisi nell’uomo contro l’istinto del male e lo sostengono nella lotta contro il proprio istinto; l’uomo, quindi, osservandoli si purifica.

I precetti mettono l’uomo sempre alla prova e lo aiutano a compiere una continua verifica delle azioni che fa. Per questo l’ebreo deve tenere continuamente presente il sistema legislativo della Torà , perché fino a che è dentro tale sistema egli si eleva sempre di più giorno dopo giorno.

Per questo chi si rende impuro ha bisogno di un atto, sia pure formale, per rientrare dentro il sistema e tale atto assume importanza appunto perché dettato da D-o.

Se l’uomo trasgredisce la Legge si allontana automaticamente da D-o e dalla Torà, quindi per tornare, per espiare, non ha altro modo che quello di accettare e applicare un decreto Divino.

Tratto da Cyberdrasha.it

Eruv Tavshilin

28 Maggio, 2009

B.H.
ERUV TAVSHILIN

Al fine di permetterci di cucinare di Mo’ed per Shabbat (di regola è permesso cucinare di Mo’ed solo per il giorno stesso e solo da un fuoco già acceso da prima di Mo’ed), dobbiamo fare alla vigilia di Shavuot, giovedi 28 Maggio, l’Eruv Tavshilin: Si prendono due cibi cotti di almeno 30 gr. ciascuno (di solito una Chalà ed un’altra pietanza come uova, pesce ecc.), e si recita la benedizione con la formula scritta nel Siddur . Questi cibi dovranno poi essere consumati di Shabbat.

Ognuno è tenuto a fare l’Eruv a casa propria prima dell’accensione delle candele.
“Bediavad” (a posteriori) ci si può basare sull’Eruv pubblico fatto dal rabbino del proprio Tempio prima della festa, ma a priori ognuno faccia attenzione a compiere la Mitzvà personalmente.

Si alza l’Eruv e si recita la benedizione seguente:
BARUCH ATTA’ AD-NAI ELO-NU MELECH HA’OLAM ASCER KIDDESHANU B’MITZVOTAV VETZIVANU AL MITZVAT ERUV.

Dopo aver recitato la berachà si pronuncia il verso in aramaico o in alternativa la corrispondente traduzione in italiano:

CON QUESTO CI SIA PERMESSO CUCINARE, CUOCERE, ACCENDERE FUOCO* E FARE TUTTO IL NECESSARIO PER LO SHABBAT.

Hag Sameach,
Rav Yitzchak Hazan
Bet Chabad di Roma

*Da un fuoco già esistente da prima della festa.