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Esci dalla Tua Scatola!

8 ottobre, 2010

Esci dalla Tua Scatola!

Nella Parashà di questa settimana la Torà ci racconta la famosa storia del diluvio dal quale si sono salvati Noè e la sua famiglia.


Alla conclusione del diluvio D-o si rivolge di nuovo a Noè dicendogli di uscire dall’arca con tutta la sua famiglia e tutti gli animali sopravissuti al diluvio. (Bereshìt 8, 16-17).

Perché serviva un comandamento speciale per uscire dall’arca?

In effetti, per Noè era molto più facile rimanere nell’arca e vivere nella maniera alla quale ormai, dopo un anno, si era abituato.


Non solo la loro salute materiale e l’alimentazione erano garantiti, ma anche dal punto di vista spirituale si stava meglio; non c’erano le distrazioni e gli ostacoli che la gente deve sempre affrontare, consentendo agli abitanti dell’arca di poter servire D-o su un livello più elevato.


È proprio per questo che D-o interviene e dice “esci dall’arca”. Il ritorno al mondo della realtà può sembrare una discesa verso un livello inferiore dove purtroppo bisogna avere a che fare con dei problemi che non contribuiscono al benessere spirituale della persona.


Tuttavia, ogni cosa ha il suo momento. Dopo il diluvio era importante lasciare l’arca ed affrontare i problemi reali del mondo, quindi illuminando anche gli aspetti più oscuri della realtà con la quale si viene in contatto. Questo è possibile, chiaramente, solo uscendo dall’arca.


Questo messaggio ci raggiunge in un momento nel quale potremmo considerarci simili a Noè.


Il mese delle festività appena passato, quello di Tishrì, potrebbe essere considerata “un’arca” per l’ebreo.


Dalla solennità di Rosh Hashanà e Yom Kippùr alla gioia di Succòt e Simchàt Torà egli vive un mese diverso, elevato e distinto da tutti gli altri.


Ora, entrando nel mese di Cheshvàn (che non ha alcuna festività) il compito è diverso ma può essere ancora più importante: non solo di godere della luce che già c’è – come durante le feste – ma di trasformare l’oscurità stessa in luce.


Tratto da un discorso del Rebbe di Lubavitch
1 cheshvàn 5749 – 12 ottobre 1988

Esci dall’Arca!

31 ottobre, 2008

Nella Parashà di questa settimana la Torà ci racconta la famosa storia del diluvio dal quale si sono salvati Noè e la sua famiglia.

Dopo il comandamento Divino di entrare nell’arca e l’anno che passò finché fu di nuovo possibile vivere sulla terraferma, D-o si rivolge di nuovo a Noè dicendogli di uscire dall’arca con tutta la sua famiglia e tutti gli animali sopravissuti al diluvio. (Bereshìt 8, 16-17).

A che cosa serviva un comandamento speciale per uscire dall’arca?

In efetti, per Noè era molto più facile rimanere nell’arca e vivere nella maniera alla quale ormai, dopo un anno, si era abituato. Poiché chi si trovava nell’arca non necessitava di nulla, l’arca era ben fornita.
Non solo la loro salute materiale e l’alimentazione erano garantiti, ma anche dal punto di vista spirituale si stava meglio; non c’erano le distrazioni e gli ostacoli che la gente deve sempre affrontare, consentendo agli abitanti dell’arca di poter servire D-o su un livello più elevato.

È proprio per questo che D-o interviene e dice “esci dall’arca”. Il ritorno al mondo della realtà può sembrare una discesa verso un livello inferiore dove purtroppo bisogna avere a che fare con dei problemi che non contribuiscono al benessere spirituale della persona.

Tuttavia, ogni cosa ha il suo momento. Dopo il diluvio era importante lasciare l’arca ed affrontare i problemi reali del mondo, quindi illuminando anche gli aspetti più oscuri della realtà con la quale si viene in contatto.Questo è possibile, chiaramente, solo uscendo dall’arca.

Questo messaggio ci raggiunge in un momento nel quale potremmo considerarci simili a Noè.

Il mese delle festività appena passato, quello di Tishrì, potrebbe essere considerata “un’arca” per l’ebreo.
Dalla solennità di Rosh Hashanà e Yom Kippùr alla gioia di Succòt e Simchàt Torà egli vive un mese diverso, elevato e distinto da tutti gli altri.

Adesso, entrando nel mese di Cheshvàn (che non ha alcuna una festività) il compito è diverso ma può essere ancora più importante: non solo di godere della luce che già c’è – come durante le feste – ma di trasformare l’oscurità stessa in luce.

Tratto da un discorso del Rebbe di Lubavitch, זי“ע
1 cheshvàn 5749 – 12 ottobre 1988