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Perché non mangiamo il maiale – Le Monete Brillavano

17 luglio, 2009

Cari amici,

Questa settimana vi offro, oltre alle altre informazioni, un’altra breve corrispondenza che risponde ad una domanda ricevuta dopo l’invio dell’edizione della scorsa settimana sul tatuarsi secondo l’ebraismo (se non l’hai letto puoi ancora vederlo qui). Spero vi interessi!

Vi auguro un buon weekend, buone vacanze e Shabbàt Shalom!

Rav Shalom Hazan

Perché non mangiamo il maiale?
Buongiorno Rav Hazan,

mi potrebbe dire anche in breve per non recarle troppo disturbo come mai non si può mangiare il maiale..?

grazie
Shabbat Shalom   .
Elisheva

—-
Cara Elisheva,

Per cercare di essere il più chiaro possibile, faccio alcune premesse prima di arrivare alla risposta.

La Torà è un documento divino che nella Sua infinita bontà ci ha donato anche per insegnarci a gestire la nostra vita nella maniera ottimale. Il termine Torà è legato alla parola “hora’à” ossia “istruzione” e in effetti la Torà è un manuale d’istruzioni.

Tra le varie istruzioni che D-o ci trasmette nella Torà vi sono alcune semplici che avremmo potuto anche indovinare da soli (p.e. non uccidere, non rubbare, ecc.) ma che facendo parte della Torà diventano anche una sorta di canale, di legame, che ci lega al Sign-re, poiché li osserviamo in quanto Sue istruzioni e non solamente come frutto di una logica umana limitata e mortale.

Poi vi sono le mitzvòt simboliche, quelle che esistono per commemorare eventi speciali e meravigliosi, come per esempio il Seder che festeggia e commemora l’esodo dall’Egitto.

La terza ed ultima categoria di istruzioni è quella che include tutte le mitzvòt per le quali non possiamo dare alcuna spiegazione logica secondo la mente umana e li conosciamo solamente come istruzioni divine per le quali ignoriamo le motivazioni.

Un esempio classico sono tutte le leggi legate alla “purezza e impurità” di oggetti, animali o esseri umani, leggi alle quali la Torà dedica molto spazio. A differenza del pensiero comune, queste leggi non hanno nulla a che vedere con sporcizia fisica, igiene o pulizia della persona. Sono dei concetti spirituali per i quali non conosciamo bene la dinamica e il motivo.

Per tornare al concetto in questione, quello appunto della Casherùt, forse non molti sanno che anche queste leggi relative all’alimentazione rientrano in questa terza categoria. D-o non ci ha mai rivelato il motivo per queste leggi e quindi non ne abbiamo un’idea chiara.

Certo, è una grande mitzvà approfondire la consocenza della Torà e delle Mitzvòt, e quindi molti maestri e commentatori cercano di spiegare in vari modi anche il concetto della Casherùt. Questo ci aiuta a spiegare meglio a noi stessi perché la dovremmo osservare, ma comunque la Casherùt nella sua essenza rimane uno dei misteri divini della Torà.

Tra le altre spiegazioni, i Saggi parlano della Casherùt come una difesa contro l’assimilazione. E’ ovvio che chi osserva questa Mitzvà è limitato anche nel socializzare in determinati luoghi, ecc., aiutandolo a rimanere in un ambiente frequentato dai proprio correligionari.

Un’altra spiegazione è più spirituale. I Maestri dicono che l’osservare la Casherùt aiuta l’anima a rimanere sensibile a questioni ebraiche e ad avere più diffcoltà ad ignorarle. Questo è ovviamente un concetto spirituale il quale è difficile sentire fisiologicamente ma secondo i Maestri è un dato di fatto (anche perché “siamo quello che mangiamo…”)

E il povero maiale? In realtà il maiale non è “meno casher” di altri cibi che non sono casher. Secondo la Torà, mangiare altri cibi che non sono Casher è grave quanto mangiare il maiale. E allora perché si parla così male proprio del maiale?

Ovviamente non è nulla di “personale” … ma esiste un Midràsh che forse ci può spiegare questo atteggiamento non tanto verso il maiale quanto verso ciò che rappresenta.

Come sappiamo, i segni degli animali Casher sono il ruminare e l’avere lo zoccolo spaccato. Il maiale è un animale che ha lo zoccollo spaccato ma non rumina. Come se mostrasse le zampe dicendo “guardatemi! sono Casher!”, anche se non lo è.

In realtà questa non è una lezione per il maiale innocente ma per noi uomini che dobbiamo imparare a non essere ipocriti, dimostrando i nostri pregi e nascondendo gli aspetti meno
gradevoli della nostra natura.

Shabbat Shalom!
rav Shalom

Le Monete Brillavano

La parashà di Mass’é menziona in modo speciale le figlie di Zelofhàd (Bemidbàr 36), che erano sagge e pie (cf Rachi a proposito di Bemidbàr 27, 4). La loro tradizione è stata perpetuata fedelmente e magnificamente dalle donne ebree di generazione in generazione e giunge a proposito riportare qui una storia chassidicha.

Reb Gavriel, un seguace dell’Alter Rebbe (Rabbì Shneur Zalman, autore del Tanya e Shulchan Aruch HaRav e fondatore del movimento Chabad) e sua moglie Chana Rivka erano sposati da venticinque anni, ma non avevano figli. Lui era stato un prospero mercante di Vitebsk, ma i tempi difficili e le persecuzioni avevano distrutto le sue sostanze.

L’Alter Rebbe si sforzava in quel tempo di ottenere la liberazione di alcuni prigionieri ebrei. C’era bisogno per questo di grandi somme di denaro, che il Rebbe cercava di raccogliere fra i suoi seguaci. Si riteneva che reb Gavriel fosse in grado di donare una certa somma, ma invece egli non aveva la possibilità di farlo ed era assai avvilito di non poter partecipare alla grande mitzvà del pidiòn Shevuyìm (il riscatto dei prigionieri) nella misura che ci si attendeva da lui.

Quando Chana Rivka venne a conoscenza di ciò che tanto addolorava il marito, ella vendette le sue perle e i suoi gioielli per raccogliere il denaro necessario. Poi strofinò e ripulì le monete fino a farle splendere e formulando la preghiera che pure per loro cominciasse a spendere una fausta sorte, fece un pacchetto e lo consegnò a reb Gavriel perché lo portasse al Rebbe.

Quando reb Gavriel giunse a Liozna dall’Alter Rebbe pose il pacchetto di fronte a lui sul tavolo. Il Rebbe gli chiese di aprirlo e ne uscirono le monete sfavillanti. L’Alter Rebbe rimase per qualche momento silenzioso, assorto nei suoi pensieri, poi disse: “Di tutto l’oro, l’argento e il rame che gli ebrei donarono per la costruzione del Mishkàn (il Santuario nel deserto) non vi era nulla che brillasse tanto: solo la conca di rame con il suo piedistallo”.

(Questi oggetti erano stati fatti con gli specchi di rame che le donne avevano donato al Mishkàn con grande generosità e con gioia. Cf Esodo 38, 8 e Rashi sullo stesso).

“Ditemi, continuò il Rebbe, da dove provengono queste monete?”

Gavriel raccontò al Rebbe come stavano le cose e come Chana Rivka avesse raccolto il denaro.

L’Aletr Rebbe, con il capo appoggiato sulla mano, rimase a lungo profondamente assorto. Poi alzò la testa e diede la sua benedizione a reb Gavriel e a sua moglie perché potessero avere figli e lunga vita, ricchezze e ogni altra specie di fortuna. Disse, poi, a reb Gavriel di liquidare la sua azienda a Vitebsk e di mettersi piuttosto a commerciare in diamanti e pietre preziose. Negli anni che seguirono la benedizione del Rebbe accompagnò sempre reb Gavriel che divenne ricco ed ebbe figli e figlie. Morì all’età di 110 anni e sua moglie gli sopravvisse di due anni.

Le monete di carità, di quella materiale come di quella spirituale, possono essere diverse per quanto riguarda valore e quantità, ma quando la mitzvà è fatta con il proprio sacrificio, e tuttavia con gioia, allora essa acquista un valore immensamente più grande e splende di una luce che illuminerà tutta la cita.

(Saggio basato su Liqquté Sichòt, vol IV, 1300; tradotto in Il Pensiero della Settimana a cura del rabbino Shmuel Rodal).