Posts Tagged ‘ebraismo’

Ebraismo e Facebook vanno d’accordo?

15 luglio, 2011

Cosa potrebbre avere l’ebraismo contro Facebook? O Google Plus e altre social network? Come quasi tutto ciò che esiste, anche questi sono elementi neutri. Si possono usufruire per cambiare il mondo in bene o diventare uno strumento di distruzione (ricordate la pagina facebook che chiamava alla terza intifada?).

Non vi è, dunque, qualcosa nell’ebraismo che sia contro i social network, ammesso che non vengano utilizzati per fini poco rispettosi.

Approfondiamo un po’ l’aspetto psicologico dietro la creazione di questi luoghi virtuali per capire meglio la posizione ebraica in riguardo.

Le social network hanno il fine di aiutarci ad avere più contatti e legami sociali (e il facilitare questi legami). Cosa che fanno benissimo. Se una volta dovevamo chiamare o trovarci di persona per poter sapere come stanno gli amici, oggi facendo scorrere la schermata si può sapere chi va in vacanza, chi ha l’influenza, chi è nato e chi cerca lavoro. Sarebbe stato meglio comunque una telefonata o una visita personale? Certamente. Ma siamo troppo occupati per tenere conto dei dettagli di tutti i rapporti d’amicizia e la social network ci aiuta ad avere queste informazioni.

Dopo essersi collegati a Facebook (per esempio) si scopre una realtà molto triste. Scopriamo di avere bisogno della conferma degli altri. Iniziamo a misurarci secondo i ‘mi piace’ che riceviamo. Ne ho ricevuti venti? Sono proprio popolare… Nessun ‘mi piace’? Non ho proprio amici…

Questa dinamica ci porta a diventare molto superficiali nei rapporti, cercando sempre ciò che è popolare e gratificante nel momento, pur sapendo che dopo pochi secondi si perderà nelle miriadi di informazioni virtuali che lo seguono. Ma è come se fossimo dipendenti da ciò.

L’ebraismo ha un punto di vista molto diverso. Il primo ebreo, Avraham, si chiamava Ivrì anche perché si trovava dall’altra parte (dalla parola ‘ever, lato), schierato contro la mentalità del resto del mondo.

La mishnà dice: [Se una persona dice] ho faticato ma non sono riuscito, non credergli. Non ho faticato e sono riuscito, non credergli. Ho faticato e sono riuscito – credigli.

Se volessimo arrivare alla meta – quel che sia – non sarebbe possibile senza lo sforzo e la fatica. Forse chi ci è riuscito senza faticare ha goduto per un momento. Ma non credergli, non ci è realmente riuscito.

Cosa ne dite? Siete d’accordo che le social network ci fanno diventare più superficiali? Che converrebbe staccarsi un po’ dall’attività sociale virtuale e tornare a connettersi realmente con le persone? Se sì, clicca ‘mi piace’ 😉

da un articolo di Mendy Kaminker per he.chabad.org.
tradotto e adattato da Shalom Hazan

I Tatuaggi Sono Permessi?

10 luglio, 2009

Cari amici,

In questa edizione potete leggere anche una breve corrispondenza che ho avuto con un amico riguardo i tatuaggi nell’ebraismo, che ritengo importante pubblicare dato che ultimamente sembra che il tatuarsi è diventata una “moda” abbastanza diffusa.

Vi auguro un buon weekend, buone vacanze e Shabbàt Shalom!

Rav Shalom Hazan
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I Tatuaggi Nell’Ebraismo

Caro rav Shalom,

E’ vero che non è permesso tatuarsi secondo l’ebraismo? Ho sentito anche dire che chi ha un tatuaggio non potrà essere sepellito in un cimitero ebraico. E’ vero?

Attendo la tua risposta.
Angelo P.
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Caro Angelo,

Sì, è vero. La Torà proibisce esplicitamente i tatuaggi permanenti (nel libro di Vayikrà – Levitico 19,28). Questo vuol dire che in effetti è proibito tatuarsi nello stesso modo che è proibito consumare il prosciutto o mangiare durante il giorno di Kippur.

Cerchiamo di capire un po’ meglio questa proibizione. Nella Torà, questa proibizione fa parte di un contesto di altre proibizioni che riguardano l’allontanamento da comportamenti che sono legati al culto idolatro.

All’epoca (ed in alcune culture ancora oggi), persone dedicato al culto idolatro avevano comportamenti che definivano il loro legame al culto. Quindi, tra l’altro, si radevano la barba, facevano delle ferite sul proprio corpo e..si tatuavano. Il tatuaggio è un segno di appartenenza a un determinato “dio”, simile ad un “marchio” che un padrone imprimeva sulle proprie bestie ed adirittura anche sui propri schiavi.

La Torà comunque lo proibisce categoricamente a prescindere di quale sia l’intenzione della persona che si vuole tatuare.

Vi è anche un’altra considerazione in questa mitzvà ed è quella della “proprietà del proprio corpo”.

Secondo la Torà, il nostro corpo non è un tanto un dono quanto un pegno. Ossia, in realtà non appartiene a noi ed è quindi proibito danneggiarlo o mutilarlo … né usarlo come tela per motivi artistici o sentimentali.

Per quanto riguarda la seconda domanda in realtà anche un ebreo che si è fatto tatuare ha il pieno diritto, secondo la Halachà, di essere sepolto in un cimitero ebraico (anche se è possibile che diverse comunità impostano delle regole per i loro cimiteri e potrebbero quindi impedirlo, non su base halachica ma di uso del posto).

Comunque se stai pensando di tatuarti ti consiglio di vederlo dal punto di vista della vita anziché quella della morte…non pensare alla sepoltura ma all’importanza che l’ebraismo dà al corpo umano e al rispetto che gli è dovuto.

Spero di vederti presto!
rav Shalom
———-
Appuntamento al Tempio
Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 3-4 luglio:

3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,20

Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Consiglio, Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!

La lezione del lunedì è rimandata

Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45
—————-

calamita

calamita

Possibilità di Dedica o Pubblicità
Per la seconda volta, stiamo per stampare una calamita con gli orari di entrata e uscita di Shabbàt e le feste per l’intero anno nuovo da rosh Hashanà 5770 (2009-2010).
L’anno scorso ne abbiamo stampate 500 e sono esaurite subito. Abbiamo deciso quindi di stamparne 1000 pezzi quest’anno.
Questa è un’opportunità per potere dedicare l’iniziativa alla memoria di un tuo caro oppure per pubblicizare la tua attività nelle case della gente per un anno intero.
500 pezzi sono già stati dedicati. Il costo di ogni 100 pezzi è di 110 Euro.
Qui sopra vedi un’immagine della calamità dell’anno scorso (dimensioni: 10x18cm). La parte in basso è quella dedicata alla dedica o alla pubblicità.
Lo vuoi fare? Fammi sapere subito!
ravhazan@gmail.com
Hazzak e grazie!
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Le Tre Settimane
Ieri, giovedì 9 luglio corrispondeva al 17 di Tamùz, un giorno di digiuno che segna l’inizio del periodo di lutto spesso detto “le tre settimane” che termina con un’altro digiuno, quello di Tish’à beAv.

Il 17 Tamùz fu il giorno che l’assedio a Gerusalemme da parte dei legionari romani ebbe successo e il muro della città cadde, dando inizio a una battaglia che culminò con la distruzione del Tempio nel nono giorno del mese di Av, Tish’à beAv.

Il periodo di lutto non é solamente una maniera per ricordare la tragica distruzione, ma anche un momento per migliorare i nostri aspetti spirituali e materiali affrettando così la redenzione finale, la ‘cura’ della distruzione.

Un maestro Chassidico raccontò la seguente storia: Un re andò a caccia con il suo miglior amico. Il clima era perfetto, non c’era una nuvola nel cielo. Ad un tratto però il tempo cambiò e nuvole tempestuose coprirono il cielo, scurendo la foresta. I lampi e i tuoni non tardarono ad arrivare e in pochi minuti il re e l’amico cercavano disperatamente un riparo dalle acque torrenziali.

Stavano per rinunciare quando videro una piccola luce in lontananza. Si avvicinarono a ciò che risultò essere una baracca
malandata e bussarono alla porta che venne aperta da un uomo
anziano, visibilmente molto povero. “Cosa volete?” li chiese.
“Solo un rifugio dalla tempesta,” risposero gli ospiti inaspettati.
Il pover’uomo poté offrirli solo un po’ di latte di capra e un po’
di paglia per appogiare la testa, piccoli segni di ospitalità che
furono molto apprezzati date le circostanze. La mattina dopo il
sole splendeva di nuovo e avendo ringraziato calorosamente il
povero vecchio, i due tornarono al palazzo.

Qualche giorno dopo il pover’uomo si sorprese vedendo
arrivare la carrozza reale che si fermò davanti alla baracca. “Che
cosa posso aver mai fatto?…” pensò.

Il re, vedendo che il vecchio non lo riconosceva, gli disse che si
erano già visti e che era venuto a dargli una ricompensa per la
sua gentile ospitalità. L’uomo diventò un aristocratico ricco con
vestiti costosi e una casa grande non lontano dal palazzo reale.

Un amico del vecchietto lo vide e, stupito gli chiese: “Come hai
fatto a cambiare la tua vita in questo modo?!” “Ho offerto latte
di capra e un po’ di paglia al re,” gli rispose.

Disse il maestro agli allievi: Immaginate se l’amico decidesse di
andare al palazzo reale con un bicchiere di latte e un sacchetto
di paglia, verrebbe anche egli ricompensato così? Certamente
no.

Quando il re è esiliato si accontenta anche di quel poco che
un pover’uomo può offrire. Ma quando si trova nel suo palazzo,
non gli basta neanche tutto l’oro e argento che ha.

Adesso, durante l’esilio nel quale ci troviamo da più di duemila anni, il “Re” si accontenta del poco che facciamo per Lui, considerando le circostanze. Ma dopo la futura redenzione non potrà certo bastare solo questo. Approfittiamone adesso che ancora possiamo!

בה
Cari amici,

In questa edizione potete leggere anche una breve corrispondenza che ho avuto con un amico riguardo i tatuaggi nell’ebraismo, che ritengo importante pubblicare dato che ultimamente sembra che il tatuarsi è diventata una “moda” abbastanza diffusa.

Vi auguro un buon weekend, buone vacanze e Shabbàt Shalom!

Rav Shalom Hazan

I Tatuaggi Nell’Ebraismo


Caro rav Shalom,
E’ vero che non è permesso tatuarsi secondo l’ebraismo? Ho sentito anche dire che chi ha un tatuaggio non potrà essere sepellito in un cimitero ebraico. E’ vero?
Attendo la tua risposta.
Angelo P.
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Caro Angelo,

Sì, è vero. La Torà proibisce esplicitamente i tatuaggi permanenti (nel libro di Vayikrà – Levitico 19,28). Questo vuol dire che in effetti è proibito tatuarsi nello stesso modo che è proibito consumare il prosciutto o mangiare durante il giorno di Kippur.

Cerchiamo di capire un po’ meglio questa proibizione. Nella Torà, questa proibizione fa parte di un contesto di altre proibizioni che riguardano l’allontanamento da comportamenti che sono legati al culto idolatro.

All’epoca (ed in alcune culture ancora oggi), persone dedicato al culto idolatro avevano comportamenti che definivano il loro legame al culto. Quindi, tra l’altro, si radevano la barba, facevano delle ferite sul proprio corpo e..si tatuavano. Il tatuaggio è un segno di appartenenza a un determinato “dio”, simile ad un “marchio” che un padrone imprimeva sulle proprie bestie ed adirittura anche sui propri schiavi.

La Torà comunque lo proibisce categoricamente a prescindere di quale sia l’intenzione della persona che si vuole tatuare.

Vi è anche un’altra considerazione in questa mitzvà ed è quella della “proprietà del proprio corpo”.

Secondo la Torà, il nostro corpo non è un tanto un dono quanto un pegno. Ossia, in realtà non appartiene a noi ed è quindi proibito danneggiarlo o mutilarlo … né usarlo come tela per motivi artistici o sentimentali.

Per quanto riguarda la seconda domanda in realtà anche un ebreo che si è fatto tatuare ha il pieno diritto, secondo la Halachà, di essere sepolto in un cimitero ebraico (anche se è possibile che diverse comunità impostano delle regole per i loro cimiteri e potrebbero quindi impedirlo, non su base halachica ma di uso del posto).

Comunque se stai pensando di tatuarti ti consiglio di vederlo dal punto di vista della vita anziché quella della morte…non pensare alla sepoltura ma all’importanza che l’ebraismo dà al corpo umano e al rispetto che gli è dovuto.

Spero di vederti presto!
rav Shalom

Appuntamento al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 3-4 luglio:

3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,20

Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Consiglio, Hazzak!

Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!

La lezione del lunedì è rimandata

Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45

Possibilità di Dedica o Pubblicità

calamitaPer la seconda volta, stiamo per stampare una calamita con gli orari di entrata e uscita di Shabbàt e le feste per l’intero anno nuovo da rosh Hashanà 5770 (2009-2010).
L’anno scorso ne abbiamo stampate 500 e sono esaurite subito. Abbiamo deciso quindi di stamparne 1000 pezzi quest’anno.
Questa è un’opportunità per potere dedicare l’iniziativa alla memoria di un tuo caro oppure per pubblicizare la tua attività nelle case della gente per un anno intero.
500 pezzi sono già stati dedicati. Il costo di ogni 100 pezzi è di 110 Euro.
Qui sopra vedi un’immagine della calamità dell’anno scorso (dimensioni: 10x18cm). La parte in basso è quella dedicata alla dedica o alla pubblicità.

Lo vuoi fare? Fammi sapere subito!
ravhazan@gmail.com
Hazzak e grazie!

Le Tre Settimane

Ieri, giovedì 9 luglio corrispondeva al 17 di Tamùz, un giorno di digiuno che segna l’inizio del periodo di lutto spesso detto “le tre settimane” che termina con un’altro digiuno, quello di Tish’à beAv.

Il 17 Tamùz fu il giorno che l’assedio a Gerusalemme da parte dei legionari romani ebbe successo e il muro della città cadde, dando inizio a una battaglia che culminò con la distruzione del Tempio nel nono giorno del mese di Av, Tish’à beAv.

Il periodo di lutto non é solamente una maniera per ricordare la tragica distruzione, ma anche un momento per migliorare i nostri aspetti spirituali e materiali affrettando così la redenzione finale, la ‘cura’ della distruzione.

Un maestro Chassidico raccontò la seguente storia: Un re andò a caccia con il suo miglior amico. Il clima era perfetto, non c’era una nuvola nel cielo. Ad un tratto però il tempo cambiò e nuvole tempestuose coprirono il cielo, scurendo la foresta. I lampi e i tuoni non tardarono ad arrivare e in pochi minuti il re e l’amico cercavano disperatamente un riparo dalle acque torrenziali.

Stavano per rinunciare quando videro una piccola luce in lontananza. Si avvicinarono a ciò che risultò essere una baracca
malandata e bussarono alla porta che venne aperta da un uomo
anziano, visibilmente molto povero. “Cosa volete?” li chiese.
“Solo un rifugio dalla tempesta,” risposero gli ospiti inaspettati.
Il pover’uomo poté offrirli solo un po’ di latte di capra e un po’
di paglia per appogiare la testa, piccoli segni di ospitalità che
furono molto apprezzati date le circostanze. La mattina dopo il
sole splendeva di nuovo e avendo ringraziato calorosamente il
povero vecchio, i due tornarono al palazzo.

Qualche giorno dopo il pover’uomo si sorprese vedendo
arrivare la carrozza reale che si fermò davanti alla baracca. “Che
cosa posso aver mai fatto?…” pensò.

Il re, vedendo che il vecchio non lo riconosceva, gli disse che si
erano già visti e che era venuto a dargli una ricompensa per la
sua gentile ospitalità. L’uomo diventò un aristocratico ricco con
vestiti costosi e una casa grande non lontano dal palazzo reale.

Un amico del vecchietto lo vide e, stupito gli chiese: “Come hai
fatto a cambiare la tua vita in questo modo?!” “Ho offerto latte
di capra e un po’ di paglia al re,” gli rispose.

Disse il maestro agli allievi: Immaginate se l’amico decidesse di
andare al palazzo reale con un bicchiere di latte e un sacchetto
di paglia, verrebbe anche egli ricompensato così? Certamente
no.

Quando il re è esiliato si accontenta anche di quel poco che
un pover’uomo può offrire. Ma quando si trova nel suo palazzo,
non gli basta neanche tutto l’oro e argento che ha.

Adesso, durante l’esilio nel quale ci troviamo da più di duemila anni, il “Re” si accontenta del poco che facciamo per Lui, considerando le circostanze. Ma dopo la futura redenzione non potrà certo bastare solo questo. Approfittiamone adesso che ancora possiamo!

Il Vitello d’Oro: Peccato Imperdonabile?

13 marzo, 2009

Questa settimana seguiamo il dramma che era il vitello d’oro. Il popolo che è uscito dall’Egitto, testimone delle meraviglie e dei prodigi effetuati da D-o, dalle piaghe all’apertura del mare al dono della Torà davanti al monte Sinai, lo stesso popolo adora un idolo. D-o stesso si adira talmente da dire che il popolo non potrà sopravvivere il peccato. Moshè prega il Sign-re affinchè Egli perdoni il popolo, dandoGli addirittura un ultimatum: “Ed ora, se li perdoni [bene]. Se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto” (Esodo 32,31).

Nessun essere umano è identificato con la Torà più di Moshè. D-o stesso, attraverso il profeta, la chiamò “la Torà di Moshè il mio servo” (Malachì 3,22) e il Midràsh spiega: “poichè lui ha dato la vita per essa, viene chiamata a nome suo.” (Mechiltà Beshalàch 15,1).

Eppure lo stesso Moshè è disposto a rompere il legame con la Torà per non perdere il legame con il popolo (“Cancellami dal Tuo libro…”).

In realtà, nel dare precedenza al popolo rispetto alla Torà, Moshè segue l’esempio del Creatore. Il fatto che la Torà parla al popolo è un indicazione, secondo il Midràsh, che quest’ultimo è d’importanza maggiore e la Torà è, come se fosse uno strumento progettato dal Signore per approfondire il legame tra Creatore e popolo.

È per questo che i saggi dissero “un ebreo che ha peccato è sempre ebreo” (Sanhedrìn 44a). La trasgressione ha macchiato il legame definito dalla Torà tra l’individuo e il Creatore. Ma c’è un aspetto di questo legame che è ancora più profondo e che quindi non è perso.

E’ come se Moshè dicesse a D-o: “è vero che hanno peccato. Se continui a vedere le cose solo attraverso le lenti della Torà è difficile trovare la via del perdono. Infatti prendo un’altra via:  “cancellami dal Tuo libro”.”

Se nel libro non si trova il perdono, lo cerchiamo altrove, su un piano ancora più elevato. Perché noi siamo uniti ad un livello che trascende la manifestazione Divina come si esprime nella Torà e che tocca proprio la Sua essenza.

Questa storia ci insegna la forza della Teshuvà – il ritorno (pentimento). Quando il libro dice “hai sbagliato” non significa che non esiste una possibilità di riparazione. Nonostante la gravità del peccato, esiste una possibilità e un modo per ritornare.

di rav Shalom Hazan
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי“ע