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Aereo Dirottato Per Tefillìn

22 gennaio, 2010
Chabad Lubavitch di Monteverde
22 gennaio 2010 – 7 Tevet 5770

Cari Amici,

Chi avrebbe mai pensato che i giornali di tutto il mondo parlassero dei Tefillìn? E’ quello che sta accadendo, causa un ragazzo diciasettenne che si è messo a pregare con i Tefillìn durante un volo da New York al Kentucky. Vedete in basso il legame sorprendente con la Parashà di questa settimana…

Per informazioni sui Tefillìn in generale, clicca qui.

Altra notizia interessante: La banca americana Chase ha creato un programma di beneficenza per distribuire fondi a 100 associazioni caritatevoli che riceveranno 25,000 dollari. La banca ha aperto la votazione su Facebook per scegliere 5 vincitori il primo dei quali riceverà ben 1milione di dollari e gli altri quattro 100,000$ ciascuno.

Tra queste prime cinque vi è un’unica organizzazione ebraica: La Friendship Circle, un’associazione gestita da Chabad negli USA che si occupa di bambini disabili.

Attualmente la Friendship Circle è al quarto posto e la votazione avrà fine stasera! Aiutiamoli ad arrivare al primo posto! Si può votare solo su Facebook (quindi bisogna essere iscritti).

Clicca su: http://vote4fc.com e comunicalo a tutti i tuoi amici su FB!

Per ulteriori informazioni sul concorso clicca qui. Per info sulla Friendship Circle clicca qui.

Per informazioni sulla Chabad Haiti Relief Effort clicca qui.

Signore e Signorine, vedete in basso le info per la riunione delle Donne di Monteverde che si svolgerà questa settimana!

Shabbat Shalom!

Rav Shalom e Chani Hazan

Appuntamenti…Shabbàt al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 22-23 gennaio:

22 gennaio venerdì sera: 16,55

23 gennaio shabbàt mattina: 09,30

23 gennaio shabbàt pomeriggio: 16,50

Il kiddush di questo Shabbàt è offerto da Angelo Di Porto, Hazzak!

Gli incontri della settimana

mini-lezione 1: venerdì sera tra Minchà e ‘Arvìt: lezione di Halachà

mini-lezione 2: Shabbàt mattina prima della Tefillà lezione sul significato delle preghiere

Shabbàt pomeriggio dopo minchà:
lezione con rav Bahbout

martedì 26/01: Tanya e Talmud ore 20,00 (uomini)

mercoledì 27/01: lezione alle ore 20,30 (uomini e donne)

Gruppo Donne di Monteverde

La 2° edizione della preparazione della Challà con un intervento di un ospite speciale!

La Sig.ra Bassi Garelik di Milano interverrà sul tema “La donna nell’ebraismo, è sottomessa o sottomette?”

Non mancare a questa occasione speciale!

Martedì 27 gennaio alle 20,30 al Tempio dei Colli Portuensi

Foto della Settimana
Gan Rivkà
Colli Portuensi
Alef


Finalmente stiamo apprendendo le letterine… ed ecco la Alef!

Aereo Dirottato Per i Tefillìn

Questa settimana molti quotidiani hanno rubato il mio mestiere mettendosi a spiegare concetti ebraici come i Tefillìn…Almeno mi hanno lasciato qualcosa però: non si sono accorti che la Parashà che studiamo e leggiamo pubblicamente questa settimana include anche la fonte di questo precetto! (La mitzvà è ripetuta due volte, l’ultima è la conclusione dell’intera lettura settimanale).

Il contesto storico è quello dei momenti finali antecedenti l’esodo dall’Egitto. Le ultime tre piaghe saranno raccontate in questa Parashà e il popolo inizia a formarsi formalmente con l’acquisizione di precetti – mitzvòt – trasmessi da D-o attraverso Moshè.

Tra questi i Tefillìn che fanno parte delle molte mitzvòt e usanze che ci ricordano l’Esodo.

Nel ricordare l’Esodo non stiamo cercando solamente di non dimenticare l’accaduto ma anche di nuovamente vivere l’esperienza. L’esperienza è quella di un popolo schiavo di un’altro che diventa libero per servire l’unico D-o.

I Tefillìn, che si legano sulla fronte in corrispondenza al cervello e sul braccio in corrispondenza al cuore, rappresentano proprio questo: il concetto di legare la propria mente, l’intelletto, e i sentimenti, le emozioni, alla volontà del Creatore.

Ogni mattina quando si mettono i Tefillìn e si riconosce questo concetto (come il codice di legge, lo Shulchan Aruch, ci invita a fare) si esce nuovamente dal’Egitto della schiavitù personale per accedere e legarsi a qualcosa di più elevato.

Questo per quanto riguarda i Tefillìn in generale. Un’altro messaggio mi ha colpito ed è quello dei Tefillìn messi pubblicamente (in questo caso dal ragazzo sul aereo) che mi ricorda un’ulteriore aspetto della Parashà:

Nel momento che il faraone si arrende, durante la piaga della morte dei primogeniti, corre da Moshè e Aharòn e li prega di uscire dalla sua terra con il loro popolo.

Secondo il Midràsh, Moshè disse al faraone: “Siamo forse dei ladri che escono scappando in mezzo alla notte?! Usciremo in pieno giorno!”

Penso che le parole di Moshè si riferiscono anche al piccolo “faraone” che ognuno di noi si porta dietro… L’ebreo non ha motivo di trovarsi in imbarazzo o di vergognarsi quando si comporta da ebreo. Anzi, la fierezza di noi ebrei potrebbe alimentare la tolleranza e la comprensione su molti livelli.

di rav Shalom Hazan

P.S. Se sei un maschio ebreo che ha compiuto 13 anni e vuoi mettere i Tefillìn ma non sai come contattami scrivendo un commento qui sotto.

Sintesi della Parashà Bo

Esodo 10:1-13:16

Gli Egiziani vengono colpiti con le ultime tre delle Dieci Piaghe: uno sciame di cavallette mangia tutto il raccolto, un buio fitto copre la terra e tutti i primogeniti egiziani vengono uccisi allo scoccare della mezzanotte del quindicesimo giorno di Nissàn.

Il Sign-re comanda la prima mitzvà al popolo d’Israele, ovvero di stabilire un calendario basato sul ciclo della luna. Essi vengono anche ordinati di portare un sacrificio Pasquale di un capretto, dopo la shechità il sangue dovrà essere spruzzato sugli stipiti delle porte di ogni casa, affinché il Sign-re sappia quali case saltare durante l’uccisione dei primogeniti. La carne arrostita dovrà essere ingerita quella notte insieme alla matzà e alle erbe amare.

La morte dei primogeniti finalmente induce il Faraone ad abbandonare ogni resistenza, è lui in persona a mandare i Figli d’Israele via dalla sua terra. Essi partono con tanta fretta che non hanno il tempo di lasciare lievitare l’impasto del pane che portano con loro. Prima di lasciare l’Egitto chiedono ai vicini egiziani di dargli l’oro, l’argento ed i loro vestiti.

Il Sign-re comanda i Figli d’Israele di dedicargli ogni primogenito e di commemorare l’anniversario dell’Esodo ogni anno, togliendo ogni cibo lievitato dalla propria casa per sette giorni, mangiando la matzà e raccontando la storia della redenzione ai propri figli. Essi dovranno inoltre indossare i tefillìn sulla testa e sul braccio come ricordo dell’Esodo e del loro patto con D-o.

Tratto dal sito chabad.org, traduzione di Chani Benjaminson per chabadroma.org e pensieriditora.it

Il Merito di Sarah

30 ottobre, 2009

Alle soglie dell’Egitto, Avrahàm disse a Sarà: Ecco, io so che sei una donna bella di aspetto. Quando gli egizi ti vedranno, diranno: “Costei è sua moglie!”; mi uccideranno e lasceranno te in vita. Per favore, dì che sei mia sorella affinché io abbia beneficio grazie a te e io sopravviva (Bereshìt 12, 11-12).

Sorge immediata la domanda: come avrebbe potuto Avrahàm mettere Sarà in una posizione di possibile pericolo, permettendole di essere portata al palazzo del faraone, con lo scopo di salvare la propria vita? Ancor più sconcertante è la capacità di Avrahàm di pensare ai benefici di cui avrebbe goduto esponendo sua moglie a un tale rischio. Anche se Avrahàm fosse stato costretto a lasciare che Sarà fosse portata via per risparmiare la sua vita, come avrebbe potuto dire: affinché io abbia beneficio?

In precedenza D-o aveva promesso ad Avrahàm che, lasciando il suo luogo di nascita e recandosi a Kena’an, sarebbe stato benedetto con la ricchezza, oltre che con tutto il resto. Avrahàm era sicuro che questa partenza forzata da Kena’an per l’Egitto, si riferisse in qualche modo a questa benedizione. Vedendo il suo viaggio come un mezzo possibile per esaudire la benedizione di D-o sulla ricchezza, Avrahàm chiese a Sarà “per favore, dì che sei mia sorella”.

Anche spiritualmente, la partenza di Avrahàm dalla terra natìa era mirata a consentirgli di vivere un’elevazione spirituale che gli permettesse di scoprire e perfezionare le scintille di santità presenti nel mondo. Questo era anche lo scopo spirituale del suo viaggio in Egitto, ossia di elevare le scintille di santità “perdute”, presenti in quella terra. Le mitzvòt, il cui scopo globale è il raffinamento spirituale del mondo fisico, devono essere compiute con mezzi naturali. Avrahàm pertanto esprime l’insolita richiesta a Sarà affinché la promessa dei doni materiali si realizzi nella maniera più naturale possibile.

Come poteva tuttavia Avrahàm rishciare che Sarà venisse disonorata? E’ risaputo che D-o ha “molti agenti”, tramite i quali provvede al sostentamento sia fisico che spirituale di coloro che Lo temono. Non avrebbe quindi Avrahàm dovuto aver fiducia nell’aiuto divino, risparmiando alla moglie un rischio del genere? Lo Zohar risponde a questa domanda affermando che Avrahàm non si basva suoi propri meriti, ma piuttosto su quelli della moglie: egli infatti avrebbe acquistato la ricchezza per merito di lei, in quanto essa si acquista per  merito della moglie. Anche spiritualmente, la discesa di Avrahàm in Egitto per amore della “ricchezza spirituale” avrebbe potuto compiersi solo per merito di Sarà.

Per arrivare a raggiungere questo scopo, era necessario che lei discendesse addirittura fino alla casa del faraone. Poiché lo scopo ultimo della discesa in Egitto poteva raggiungersi solo in questo modo, lo Zohar conclude che AVrahàm aveva ragione di basarsi sul merito di Sarà, grazie alla quale lui non avrebbe subito torti e nessun danno sarebbe ricaduto su di lei.

da Likkuté Sichòt vol. XX
Tratto da “Genesi-Bereshìt” edizione Mamash

Dal Nilo al Hudson…

23 gennaio, 2009

Il racconto dell’esodo degli ebrei dall’Egitto sembra essere accompagnato da un fiume. Moshè incontra il faraone quanto costui si reca al fiume la mattina, alcune piaghe colpiscono il fiume o derivano da esso, e così via.

In realtà gran parte della cultura egiziana dell’epoca era centrata sul fiume.

Questo per il semplice fatto che il sostentamento – l’acqua e l’irrigazione – veniva dal fiume. Con il tempo il fiume stesso diventò oggetto di culto ed era proprio il contrastare questi’dea che fu uno degli obbiettivi delle piaghe; quello di fare capire al faraone e agli egiziani che vi è solo un D-o.

Il faraone, da parte sua, voleva invece che i bimbi ebrei venissero gettati nel fiume. A parte la brutalità di questo atto vi è anche un male più subdolo: “Fate vivere le femmine” disse il faraone alle levatrici ebree, una frase che sembra benevola ma nasconde un intento non meno pericoloso della prima parte, e cioè che lo stesso fiume – culturale – che uccide i maschi fà vivere le femmine. Ossia voleva che venissero educate con la cultura e il culto del fiume e che non siano più in grado di mantenere un’identità distinta, quella loro.

Ebbene, come non pensare al miracoloso atterraggio sul fiume Hudson nel cuore di New York?

Come disse il Ba’al Shem Tov, ogni cosa che una persona vede o sente può essere usufruita per trarrne una lezione nel proprio servizio divino.
Atterrare su un fiume sembrava impossibile ma la cosa si è verificata.

Pensiamo a tutte le cose che consideriamo “impossibili” e vediamo se possiamo noi fare qualche miracolo…

Shabbàt Shalom!
Rav Shalom Hazan