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L’Anima e il Grano

8 Maggio, 2009

Cos’è l’Omer?

Il periodo tra le due festività di Pesach e Shavu’òt è ben noto come “il periodo dell’Omer”. E’ un momento che molti associano con un periodo di lutto, ma in realtà il lutto è dato ad una situazione accaduta dopo il dono della Torà e l’Omer stesso non è legato all’osservare il lutto durante una parte di questo periodo.

La parola “Omer” è il nome di una misura. Il 16 di Nissan (il giorno che segue l’inizio di Pesach) un Omer di farina di orzo veniva offerto sull’altare nel santuario, poi si contavano 49 giorni al culmine dei quali si festeggiava Shavu’òt (che come data viene “cinquanta giorni dopo Pesach”) durante il quale si offriva un’offerta di farina di grano. Tutto ciò è chiaramente esposto nella Torà.

E’ chiaro che queste offerte sono delle espressioni di ringraziamento nei confronti del Creatore per averci dato la possibilità di effettuare la mietitura del nuovo grano.

Nello stesso modo che un ebreo non mangia prima di dire una benedizione per ringraziare il Sign-re, il popolo ebraico non mangiava grani della nuova raccolta prima di portare l’offerta di orzo il secondo giorno di Pesach. Inoltre, solo dopo l’offerta a base di grane durante Shavu’òt, fu permesso di portare offerte farinacee dal grano nuovo.

Il percorso dell’Omer quindi, è uno che va dall’orzo al grano.

Per approfondire un po’, vediamo cosa ne dicono i maestri della Kabbalà e del Chassidismo.

L’orzo è considerato un alimento principalmente per gli animali mentre il grano è più usato dagli esseri umani. Il percorso dell’Omer è anche uno che ci invita ad uscire dal nostro istinto animalesco per diventare “veri uomini”…

I nostri istinti, sentimenti ed emozioni sono divisi in sette categorie (benevolenza, rigorosità, armonia, ecc.) che a loro volta trovano espressione in ognuna delle sette. Ossia, ci può essere un’espressione di rigorosità (una mamma che dice No! al figlio) che in realtà è un’espressione di amore (non toccare il fuoco!).

Il nostro compito è quello di “pulire” e raffinare tutte queste quarantanove (7×7) sfaccettature del nostro io. E’ questo il percorso spirituale dell’Omer che dura appunta 49 giorni, dopo dei quali possiamo festeggiare Shavu’òt sperando di potere considerare noi stessi essere umani di livello un po’ più alto rispetto all’anno precedente!

(Nota bene: questo è un percorso personale e rivolto verso sé stessi – non è assolutamente un modo di guardare gli altri!)

di Rav Shalom Hazan