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Disabili o Speciali?

8 gennaio, 2010

Cari Amici,

Dopo la pausa invernale riprende l’attività della ludoteca Gan Rivkà.

Bentornati a tutti quanti!

fran

Questa settimana si inizia a leggere ed a studiare il libro di Shemòt – Esodo.

Si racconta che una volta una persona fu arrestata e messa in galera. Rimase lì per molti anni in assoluta solitudine. Sembrava che non ci fossero più gli ufficiali del carcere, che fossero andati via lasciandolo solo.

Un giorno passa una persona anziana e dalla finestra intravede la presenza dell’uomo carcerato. Cosa fai qui? gli chiede l’anziano. “Sono stato arrestato e sembra tutti si siano dimenticati di me”. La persona anziana si avvia verso la porta dicendo “ma hai provato ad aprire?” Con la mano gira la maniglia della porta che si apre tranquillamente…

Come dire, a volte la piccola redenzione che cerchiamo già c’è, basta rendersi conto…

Shabbat Shalom!
Rav Shalom e Chani Hazan

Shabbàt al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt 8-9 gennaio:

8 gennaio venerdì sera: 16,35
9 gennaio shabbàt mattina: 09,30
9 gennaio shabbàt pomeriggio: 16,30
Il kiddush di questo Shabbàt è offerto dalla famiglia Aron e Rosi Zanzuri. Hazzak!

Gli incontri della settimana

mini-lezione 1: venerdì sera tra Minchà e ‘Arvìt: lezione di Halachà
mini-lezione 2: Shabbàt mattina prima della Tefillà lezione sul significato delle preghiere

Shabbàt pomeriggio dopo minchà: lezione con rav Bahbout
domenica 10/01: Come leggere il Séfer ore 20,30
martedì 12/01: Tanya e Talmud ore 20,00 (per uomini)
mercoledì 13/01: “Prima di poter gestire la vita, la devi capire” . . . Un approfondimento sui concetti di ‘vita’ e ‘esistenza’ore 20,30 (uomini e donne)

Video della settimana

Nel 1976 i giochi paralimpici (l’equivalente dei giochi olimpici per atleti con disabilità fisiche o intellettive) ebbero luogo a Toronto nel Canada. Vi parteciparono un centinaio di atleti israeliani, molti dei quali furono feriti in guerra per la difesa della terra d’Israele.
Approfittando del viaggio in Nord America, il gruppo si recò a New York per incontrare il Rebbe di Lubavitch.
Nel suo discorso il Rebbe sollevò l’idea che i termini “handicappati” o “disabili” non fosse corretto e che un termine “speciale” o “eccezionale” sarebbe più coerente. Colui che ha perso la facoltà fisica di un arto o una parte del corpo, riceve delle altre capacità, anche spirituali, che gli consentono di vivere una vita completa e piena. (Si tratta del 1976, quando ancora non erano di modo i termini ‘politicamente corretti’…)

Clicca la foto per vedere l’incontro (sottotitoli in inglese):

mezuyanim

Clicca qui per leggere la storia dalla prospettiva di una delle persone “speciali” presenti. “Il Rebbe disse grazie” (in inglese)

Sintesi della Parashà
Shemòt

I figli d’Israele si moltiplicano in Egitto. Il Faraone ordina alle ostetriche ebree, Shifrà e Puà, di uccidere tutti i neonati maschi. Vedendo che esse non gli obbediscono egli ordina agli egiziani di gettare i neonati ebrei nel Nilo.

Yocheved, figlia di Levì, e il marito Amràm, hanno un figlio che viene messo in una cesta impermeabile nel fiume mentre la sorella maggiore, Miriàm, lo sorveglia dalla riva. La figlia del Faraone trova il neonato, lo porta a casa e lo cresce come suo figlio chiamandolo Moshè.

Moshè cresce e inizia ad uscire dal palazzo dove scopre le sofferenze del suo popolo. Vedendo un egiziano picchiare fortemente un ebreo lo uccide. Il giorno dopo vede due ebrei coinvolti in una lite, quando li ammonisce essi lo accusano dell’uccisione dell’egiziano il giorno prima, Moshè per paura di essere condannato, è obbligato a fuggire a Midiàn. Lì aiuta le figlie di Yitrò scacciate dal pozzo dai pastori, sposa la figlia maggiore, Tziporà, e diventa pastore del gregge di suo suocero.

Il Sign-re si rivela a Moshè in un cespuglio rovente ai piedi del Monte Sinai dove gli ordina di andare dal Faraone dicendogli:  “lascia andare il Mio popolo, affinché essi Mi possano servire”. Aharòn, il fratello di Moshè, fungerà da suo portavoce. In Egitto,

Moshè e Aharòn radunano i saggi dei Figli d’Israele per dirgli che è giunto il momento della loro redenzione. Essi hanno fiducia nelle parole di Moshè ma il Faraone rifiuta di lasciarli andare incrementando le sofferenze dei Figli d’Israele.

Moshè rivolge una protesta al Sign-re, “Come mai hai fatto male al Tuo popolo?” Il Sign-re lo assicura che la redenzione è alle porte.

Tratto dal sito chabad.org, traduzione di Chani Benjaminson per chabadroma.org e pensieriditora.it