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Il Conteggio dell’Omer

29 aprile, 2011

Quando è Shavu’òt?

Il Conteggio dell’Omer si riferisce al periodo che porta dalla festività di Pesach a quella di Shavu’ot. A differenza di tutte le festività volute dalla Torà, per quella di Shavu’òt non viene indicata una data precisa.

Dall’indomani del giorno di riposo (con questo si intende il 1° giorno della festa di Pesach), dal giorno in cui offrirete l’omer (una misura, in questo caso d’orzo), conterete sette settimane integre… conterete cinquanta giorni” (Levitico 23:15-16).

Sette settimane conterai per te… e farai la festa di Shavu’òt per il Sign-re tuo D-o…” (Deuteronomio 16:9)

La data della festa di Shavu’òt corrisponde quindi al cinquantesimo giorno del Conteggio dell’Omer e poteva cambiare a secondo della lunghezza dei mesi di Nissàn e Iyàr poiché quando si stabilivano i mesi secondo la visione della nuova luna non si sapeva sino a fine mese se questo fosse stato di 29 o 30 giorni. (Oggi Shavu’òt viene sempre il 6 di Sivàn).

Il Significato

Vi sono vari elementi nel significato di questa mitzvà. Uno è quello agricolo, il festeggiare ed il ringraziare il Sign-re per la regolare produzione degli elementi base dell’alimentazione (elemento presente in tutte e tre le feste della Torà), simboleggiato nella misura (Omer) d’orzo offerta il 2° giorno di Pesach, per concludere il ciclo con la misura (Omer) di grano offerta durante la festa di Shavuòt, che viene anche nominato nella Torà “festa della primizie”. (Si noti che all’epoca l’orzo era considerato un cibo per le bestie mentre il grano era il cibo degli uomini, cosa che viene simboleggiata nel ‘percorso personale’ dell’Omer, vedi quanto segue).

Un secondo elemento sarebbe quello della preparazione alla ricezione della Torà da parte del popolo ebraico, cosa che avviene proprio cinquanta giorni dopo l’uscita dal Egitto. Durante la rivelazione Divina a Moshè presso il roveto ardente il Sign-re promise che “quando trarrai questo popolo fuori dal Egitto servirete il Sign-re su questo monte”. (Esodo 3:12).

In diverse fonti si ricorda che, come si fa per un evento molto atteso, gli ebrei contarono i giorni dal momento dell’Esodo sino a quello del Dono della Torà. Il conteggio dell’Omer assume quindi il ruolo di un percorso che porta dal pagamenismo egizio all’accettazione del giogo dell’Unico Creatore che dona la Torà. Il percorso, accompagnato dagli insegnamenti kabalistici e khasidici (mistici), assume un’importanza personale e specifica alle emozioni dell’essere umano, suddivise in sette categorie generali i quali vengono a loro volta suddivisi in sette, per dare un signifcato ed un insegnamento specifico ad ognuno dei quarantanove giorni del conteggio (il cinquantesimo giorno è la festa di Shavu’òt). Il concetto generale è quello di trasformare gli istinti base “animaleschi” in emozioni “umane” che possono essere simili a quelle Divine.

Clicca qui per un esempio di un insegnamento per ogni giorno del Conteggio dell’Omer. (In lingua inglese)

Normalmente le mitzvòt legate al calcolare dei tempi specifici (come la santificazione dei mesi, gli anni sabatici e i giubilei) sono affidati alla corte supremo ebraica che fanno le veci del popolo. Nel caso del calcolo dei giorni dell’Omer la mitzvà è affidata direttamente ad ogni individuo ebreo.

Alcune regole del Conteggio dell’Omer:

– Si conta l’Omer dopo il calare della notte. Ad esempio quest’anno il primo giorno dell’Omer è stato mercoledì 16 nissàn (20 aprile), martedì sera al calare della notte del 16 nissàn si è contato il primo giorno. Il momento più opportuno per il conteggio è alla fine della preghiera serale di ‘Arvìt.

– Prima di dire la benedizione bisogna informarsi del numero da contare (e non cercarlo dopo l’aver recitato la berachà).

– Dal momento del calare della notte non si menziona il nuovo numero dell’Omer perché questo sarebbe considerato come averlo già contato. Quella sera la persona non potrà più recitare la berachà apposita (visto che è come se avesse già contato l’Omer e la berachà deve precedere la mitzvà).

– Se durante la giornata la persona si ricorda di non aver contato l’Omer, conta durante il giorno (senza dire la Berachà) e poi riprende regolarmente a contare da quella sera in poi.

– Se invece si è dimenticato di contare durante l’intera giornata si potrà continuare a contare i giorni la sera regolarmente ma senza più recitare la berachà (fino al prossimo anno).

Il Conteggio dell’Omer Online

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Il Lutto

Per motivi storici una parte del periodo del Conteggio dell’Omer è segnato dall’osservanza di un lieve lutto (p. e. non si festeggiano matrimoni). Seguirà un articolo in riguardo.

© 2011 rav Shalom Hazan
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Come Si Festeggia Shavu’òt?

17 maggio, 2010
Ebbene, prima andiamo a vedere quando cade; qual è la data della festa di Shavuòt? Come?! Non ha una data? Una festa senza una data! Beh, in effetti c’è qualche indicazione. La Torà ci dice che dall’indomani del 1° giorno di Pesach si conteranno quarantanove giorni ed il cinquantesimo si festeggerà Shavuòt.

Ma se avesse indicato semplicemente la data? Non sarebbe stato pi facile? No! Perché la data di Shavuòt potrebbe cambiare. Cambiare? Ma se viene 50 giorni dopo Pesach come cambia?

Ah, bene, dovrei farti capire prima che i mesi non potevano essere indicati su un calendario prestampato, visto che ogni mese si aspettava che almeno due testimoni vedessero la “nuova” luna, che vengano a testimoniare tale visione dinanzi al sinedrio e che questi santifichino e fissino il nuovo capomese.

Dunque, il mese nel quale ricorre Pesach potrebbe durare 29 o 30 giorni, cosa che vale anche per il mese successivo. Se facciamo i calcoli ci troviamo con una festa di Shavu’òt che viene sempre il 50° giorno dopo Pesach, ma che potrebbe essere il 5, 6 o 7 di Sivàn…

Oggi quello che rimane di tutto ciò è lo studio poiché una volta fissato il calendario Shavu’òt cade sempre il 6 di Sivàn (giorno del dono della Torà).

Shavu’òt è una festività durante la quale, a differenza dello Shabbàt, è permesso cucinare (ciò che serve per il giorno stesso) e accendere il fuoco solamente da una fiamma rimasta accesa da prima dell’entrata della festa (sempre a differenza dello Shabbàt è permesso inoltre trasportare in luogo pubblico, da luogo privato a pubblico e viceversa).

Si usa in molte comunità mangiare cibi a base di latte, la mattina o a pranzo del 1° giorno della festa. Secondo diverse fonti uno dei motivi per quest’usanza è per le molte norme concernenti la preparazione della carne Kosher. Visto che queste norme sono entrate in vigore dal momento del Dono della Torà, il popolo in quel momento avrebbe avuto difficoltà a preparare il pasto a base di carne e quindi mangiarono latticini…

E’ comunque importante mangiare la carne (dopo pulire e sciacquare la bocca) come durante tutte le festività.

E’ obbligo gioire durante la festa (appunto mangiando carne e bevendo vino, facendo doni di vestiti o gioielli alle signore, e di dolciumi ecc. per i bambini).

L’obbligo di gioire si riferisce non solo alla gioia del corpo ma anche a quella dell’anima, che si esprime nelle Tefillòt e nello studio della Torà.

Il 1° giorno di Shavu’òt è l’anniversario della morte del Re David. Si usa quindi recitare dei salmi in sua memoria durante questo giorno. Lo stesso giorno venne a mancare anche rabbì Yisrael Baal Shem Tov, fondatore del Chasidismo.

Per questioni pratiche riguardo la festa si prega di recarsi al proprio Rav, visto che la giusta risposta di Halachà dipende anche dal conoscere la situazione specifica.

Pioggia e Sudore

2 aprile, 2010

Cari amici,

Il senso più semplice e di base delle preghiere quotidiane nell’ebraismo, è quello di richiedere le proprie esigenze al Creatore. Sia quelle personali che le esigenze generali dell’umanità. Per questo motivo in un determinato periodo dell’anno si chiede la pioggia, mentre quando si arriva a Pesach (che corrisponde alla primavera) si cessa di chiederla.

La nuova richiesta per la pioggia avrà inizio due settimane dopo la festività di Succòt nell’autunno. Perché due settimane dopo e non alla fine della festa stessa? Poiché all’epoca che si effettuavano i pellegrinaggi al Santuario di Gerusalemme, si fece un gesto di considerazione verso coloro che dopo la festa avrebbero dovuto impiegare molto tempo sul viaggio di ritorno a casa. Non sarebbe carino chiedere la pioggia sapendo che i viaggi di altre persone potrebbero diventare estremamente difficoltosi a causa di essa.

In teoria questa logica avrebbe dovuto essere seguita anche nel caso contrario: Avremmo dovuto cessare la richiesta per la pioggia due settimane prima di Pesach per rispetto di coloro che in quei momenti si mettevano in viaggio per il pellegrinaggio di Pesach… Eppure non è così. La richiesta per la pioggia continua sino alla vigilia di Pesach.

Troviamo nell’ebraismo che la prima mitzvà trasmessa direttamente da D-o è quella della Milà (circoncisione). Perché proprio questa?

Forse il Sig.re ci voleva insegnare che anche tutte le altre Mitzvòt dovrebbero lasciare un segno sulla persona, in maniera simile alla Milà.

Per un segno si intende anche la fatica ed il sudore che garantiscono che le mitzvòt effettuate diventino una parte della persona e non rimangano su un livello superficiale.

Potrebbe essere questo un motivo della “mancata considerazione” nella richiesta della pioggia. A Gerusalemme bisognrebbe andarci anche sotto la pioggia ed anche con grande fatica, cosa che contribuirà ad un’esperienza vissuta molto più profondamente e non facilmente dimenticabile.

La festa di Pesach oggi non è tanto diverso, per i molti preparativi e le fatiche che lo precedono. Eppure, potrebbe essere la festa più amata dal popolo ebraico.

Forse ora si capisce il motivo…

Shabbat Shalom e Hag Sameach!

Rav Shalom Hazan

Video Matzòt Artigianali

12 marzo, 2010

Cari Amici,

Mentre tutto il popolo ebraico si prepara per Pesach, i rappresentanti del movimento Lubavitch, nelle quattromila sedi sparse in tutto il mondo, cercano di distribuire la Matzà Shemurà a un numero ancora più elevato di correligionari.

“Shemurà” (o come si chiamano a Roma, “Shimurìm”) significa “sorvegliata” e “protetta”. La Torà ci comanda di fare attenzione alle matzòt (Esodo 12, 17).

Secondo il Talmùd ciò vuol dire che il grano deve essere meticolosamente sorvegliato e protetto da ogni contatto con l’acqua fin dal momento della mietitura, poiché l’acqua potrebbe causare la lievitazione, rendendo il prodotto non adatto all’uso durante Pesach.

Queste matzòt sono di forma rotonda, impastate e modellate a mano. Vengono cotte sotto una stretta supervisione rabbinica, per evitare ogni possibilità di lievitazione durante il processo di cottura.
Lo Zohar, principale testo della Caballà, attribuisce alla matzà shemurà delle energie spirituali che fanno di essa “il cibo della fede” e “il cibo della guarigione”. Cioè la matzà ha un’effetto sia sul corpo che sullo spirito.

matza

È per questo che il Rebbe di Lubavitch ogni anno ci ricordava dell’importanza della distribuzione della matzà shemurà a ogni ebreo.
Grazie alla generosità di Angelo Calò sono disponibili dei pacchi di tre matzòt shemuròt per il Seder per voi e la vostra famiglia. Facendo la vostra libera offerta che sarà divisa tra il Tempio dei Colli Portuensi e la Yeshivà di rav Cohen in Israele, potrete portare al vostro Seder queste matzòt artigianali.
Shabbat Shalom!

(Si noti che dato il trasporto e la fragilità di queste azzime non si garantisce che siano intere. Nel caso non fossero intere si consiglia quindi di fare il Seder con tre matzòt intere “normali” e distribuire a tutti i partecipanti un pezzo di matzà Shemurà da unire all’altra e da mangiare al momento della benedizione della Maztà).

Shabbat Shalom e buoni preparativi a tutti!

Rav Shalom Hazan

P.S. Si ricorda a tutti di effettuare la vendita del Hametz presso il proprio rav (se non ci fosse questa possibilità è anche possibile effettuarla via internet cliccando qui). Vuoi sapere cosa è la vendita del Hametz e perché si fa? Clicca….

Si possono effettuare le donazioni per le spese di Pesach con destinazione a bisognosi o per sostenere le attività cliccando il bottone ‘donazione’ a sinistra o attraverso bonifico al IT 05 Z 01030 03242 000000263684

Video Matzòt Artigianali

Clicca qui per vedere un filmino che riprende l’intero processo della preparazione delle Matzòt Shemuròt (Shimurìm)

video link

L’Anima e il Grano

8 maggio, 2009

Cos’è l’Omer?

Il periodo tra le due festività di Pesach e Shavu’òt è ben noto come “il periodo dell’Omer”. E’ un momento che molti associano con un periodo di lutto, ma in realtà il lutto è dato ad una situazione accaduta dopo il dono della Torà e l’Omer stesso non è legato all’osservare il lutto durante una parte di questo periodo.

La parola “Omer” è il nome di una misura. Il 16 di Nissan (il giorno che segue l’inizio di Pesach) un Omer di farina di orzo veniva offerto sull’altare nel santuario, poi si contavano 49 giorni al culmine dei quali si festeggiava Shavu’òt (che come data viene “cinquanta giorni dopo Pesach”) durante il quale si offriva un’offerta di farina di grano. Tutto ciò è chiaramente esposto nella Torà.

E’ chiaro che queste offerte sono delle espressioni di ringraziamento nei confronti del Creatore per averci dato la possibilità di effettuare la mietitura del nuovo grano.

Nello stesso modo che un ebreo non mangia prima di dire una benedizione per ringraziare il Sign-re, il popolo ebraico non mangiava grani della nuova raccolta prima di portare l’offerta di orzo il secondo giorno di Pesach. Inoltre, solo dopo l’offerta a base di grane durante Shavu’òt, fu permesso di portare offerte farinacee dal grano nuovo.

Il percorso dell’Omer quindi, è uno che va dall’orzo al grano.

Per approfondire un po’, vediamo cosa ne dicono i maestri della Kabbalà e del Chassidismo.

L’orzo è considerato un alimento principalmente per gli animali mentre il grano è più usato dagli esseri umani. Il percorso dell’Omer è anche uno che ci invita ad uscire dal nostro istinto animalesco per diventare “veri uomini”…

I nostri istinti, sentimenti ed emozioni sono divisi in sette categorie (benevolenza, rigorosità, armonia, ecc.) che a loro volta trovano espressione in ognuna delle sette. Ossia, ci può essere un’espressione di rigorosità (una mamma che dice No! al figlio) che in realtà è un’espressione di amore (non toccare il fuoco!).

Il nostro compito è quello di “pulire” e raffinare tutte queste quarantanove (7×7) sfaccettature del nostro io. E’ questo il percorso spirituale dell’Omer che dura appunta 49 giorni, dopo dei quali possiamo festeggiare Shavu’òt sperando di potere considerare noi stessi essere umani di livello un po’ più alto rispetto all’anno precedente!

(Nota bene: questo è un percorso personale e rivolto verso sé stessi – non è assolutamente un modo di guardare gli altri!)

di Rav Shalom Hazan

La Settimana Passata

13 aprile, 2009
Buon Mo’ed a tutti!
La festa di Pesach sta andando a gonfie vele, qui al centro Chabad di Monteverde.
La Fabbrica delle Matzòt nel nostro Centro ha ospitato oltre sessanta bambini tra i quali alcune decine del gruppo dell’Ufficio Giovani. Sembra che tutti si siano divertiti! Hanno anche portato a casa un pezzo di vera Matzà Shemurà fatta a mano, a parte, ovviamente, ciò che hanno creato con le loro mani…
Mercoledì mattina, la vigilia di Pesach, decine di persone sono venute per la tefillà seguita dalla conclusione di un trattato del Talmud e la benedizione del sole.
La sera del primo Seder il nostro centro è stato usato come una grande sala, piena dei 70 studenti americani che vi sono venuti a passare il Seder. Molti studenti stranieri arrivano a Roma per passare un semestre nelle università della città, tra i quali molti ebrei che cercavano un Seder. Sono ormai cinque anni che Chabad Lubavitch di Monteverde prepara un Seder su misura per loro!
Un ringraziamento speciale a Chezky Rosenfeld e Yoel New, giunti dalla Yeshivà Lubavitch centrale di New York, i quali hanno favolosamente guidato il seder e la serata, e un sentito ringraziamento a nome di tutti i partecipanti ai donatori che hanno reso possibile questo evento!
La seconda sera, come ormai da tradizione, molte famiglie romane della zona hanno partecipato al Seder.
Anche le tefillòt al tempio sono state un grande successo con molte persone presenti alle preghiere serali e mattutine.
Hazzak e buon proseguimento di Mo’ed!

Preparando il Seder

22 aprile, 2008

La Matzà Shemurà

18 aprile, 2008

Cari amici,

Mentre tutto il popolo ebraico si prepara per Pesach, i rappresentanti del movimento Lubavitch, nelle quattromila sedi sparse in tutto il mondo, cercano di distribuire la Matzà Shemurà a un numero ancora più elevato di correligionari.
“Shemurà” (o come si chiamano a Roma, “Shimurìm”) significa “sorvegliata” e “protetta”. La Torà ci comanda di fare attenzione alle matzòt (Esodo 12, 17). Secondo il Talmùd ciò vuol dire che il grano deve essere meticolosamente sorvegliato e protetto da ogni contatto con l’acqua fin dal momento del raccolto, poiché l’acqua potrebbe causare la lievitazione, rendendo il prodotto non adatto all’uso durante Pesach.
Queste matzòt sono di forma rotonda, impastate e modellate a mano, un po’ simili alle matzòt cotte dai nostri avi mentre uscivano dall’Egitto. Vengono cotte sotto una stretta supervisione rabbinica, per evitare ogni possibilità di lievitazione durante il processo di cottura.
Lo Zohar, principale testo della Caballà, attribuisce alla matzà shemurà delle energie spirituali che fanno di essa “il cibo della fede” e “il cibo della guarigione”. Cioè la matzà ha un’effetto sia sul corpo che sullo spirito.
È per questo che il Rebbe di Lubavitch ogni anno ci ricordava dell’importanza della distribuzione della matzà shemurà a ogni ebreo.
Vi auguro, come vuole la tradizione, un Pesach kasher e gioioso per voi e tutte lo vostre famiglie, e di poter sempre festeggiare buone occasioni insieme.

Rav Shalom Hazan
Chabad-Lubavitch di Monteverde

Suggerimenti per Pesach

11 aprile, 2008

Una risposta ad un amico:

Salve —, riguardo la tua domanda circa la prassi da seguire quest’anno che la sera del Seder viene all’uscita dello Shabbàt, ti scrivo in breve ciò che penso sia il modo più pratico per gestire la situazione abbastanza complessa. Per quanto riguarda i pasti di Shabbàt ci sono sicuramente altre soluzioni (ci sono dei libri interi dedicati a questa domanda…) ma ti scrivo quello che faccio e ciò ho visto fare.

Tengo a precisare che come in tutti i problemi halachici anche qui ci sono molti dettagli, eccezioni, domande ecc che saranno da chiarire per ognuno con il proprio rav.

Auguri di Pesach Kasher veSameach
Rav Shalom Hazan

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