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Voce Persa Lezione Presa

18 febbraio, 2011

Cari amici,

Visto che ‘lavoro’ molto con la voce, questa settimana l’ho proprio persa… cosa che mi ha costretto di parlare molto poco e anche quel poco solamente sussurando. Ho notato che molta gente rispondeva sussurando pur sapendo che non vi era motivo di parlare sottovoce e che io ne ero semplicemente rimasto senza.

Questo mi ha dato conferma e mi ha fatto riflettere su una verità: La gente ci risponde nella stessa maniera con la quale ci si rivolge ad essi.

Se un maestro si trova a meravigliarsi dei propri studenti che gli rispondono senza il rispetto dovuto, dovrebbe anche pensare ai metodi da esso adoperato nella comunicazione con gli stessi.

Se genitori si sentono rispondere in una maniera che li potrebbe fare arrossire per la rabbia, dovrebbero pensare a quali parole e toni usano loro nel parlare con i propri figli ma anche con i propri genitori! Molto spesso i figli rispondono ai genitori nella stessa esatta maniera che i genitori rispondono ai nonni! Ma ci si meraviglia comunque…

Alla luce di tutto ciò è stato un bel contrasto andare a trovare i bambini del nostro Talmud Torà il giovedì ed essere accolto con rispetto. E’ stato bellissimo sentire da loro non solo la storia di Purìm che stanno iniziando a studiare, ma anche approfondimenti sul significato della storia. Complimenti!

Anche nel nostro Gan Rivkà, sotto la guida di Chani, i bambini sanno che ci sono delle linee rosse che non vanno superate e questo è da loro apprezzato perché li aiuta a porre dei limiti a sé stessi, cosa che è difficile per i bambini fare da soli. Il problema è che spesso gli adulti si dimenticano di questo loro ruolo. La disciplina amorosa è il dono più grande che possiamo dare ai nostri figli!

Nella Parashà della settimana si parla proprio di noi “figli” disciplinati dal grande “Padre” per la vicenda del vitello d’oro. Vi invito a prendere in mano il libro e approfondire (con l’occasione non posso mancare di ricordarvi che abbiamo ancora disponibile il splendido libro Esodo dell’edizione Mamash a un prezzo ridotto).

Vi auguriamo un sereno e piacevole Shabbat,

Shabbat Shalom
Rav Shalom e Chani

Sfogarsi o Non Sfogarsi?

19 novembre, 2009

Il sig. Rossi tra poco arriverà a casa tardi dopo una giornata di lavoro. Ormai è “stracotto” ed è pronto a rilassarsi…sfogandosi con la propria moglie dal momento che varca la soglia della porta.

La sig.ra Rossi, stanca anche lei da una giornata di lavoro ed altri impegni, aspetta l’arrivo del marito per rilassarsi..sfogandosi con lui.

Basta leggere questo e sappiamo già come andrà a finire la serata a casa Rossi…

E’ giusto sfogarsi con il prossimo? E’ legittimo considerare il proprio marito / la propria moglie un bersaglio sul quale lanciare il proprio sfogo?

Secondo il Rebbe di Lubavitch un’episodio raccontato nella Parashà di questa settimana allude ad una risposta a questa domanda.

Rivkà (Rebecca) rimane incinta dopo molti anni di attesa solo per vivere una gravidanza estremamente difficile. Non sapendo come interpretare questa benedizione coperta di grande difficoltà, Rivkà và alla ricerca di qualche indicazione profetica per trovare un po’ di tranquillità.

Secondo le fonti midrashiche (riportate anche da Rashì in loco) Rivkà si reca dai maestri Shem (figlio di Noach) ed ‘Ever (nipote di Shem) i quali trasmettevano fedelmente la tradizione divina trasmessa da Adamo ed Eva fin dall’inizio di tutto.

Fatto alquanto strano dato che Shem non risiedeva nelle immediate vicinanze, suggerendo quindi che Rivkà abbia intrapreso un viaggio per consigliarsi con esso, nonostante abbia “dentro casa” la possibilità di consultarsi con due grandi potenze spirituali nelle persone di Abramo ed Isacco!

Questo racconto ci indica, secondo il Rebbe in un suo commento sulla Parashà, quanto sia importante considerare attentamente i sentimenti degli altri, sopratutto le persone che ci sono più vicine. La disperazione di Rivkà avrebbe potuto recare un profondo dispiacere al marito. Lei evita quindi di coinvolgerlo e cerca una risposta altrove.

Il sig. Rossi bussa* alla porta ed entra sorridente. “Com’è andata la tua giornata, cara?” “Abbastanza bene”, gli risponde la sig.ra, “vogliamo cenare prima? Poi ci sarà tempo per parlarne”…

di rav Shalom Hazan

*Non è un errore: secondo la Halachà (legge ebraica) anche entrando nella propria casa bisognerebbe bussare o comunque pre-annunciare la propria presenza, per evitare di cogliere di sorpresa chi si trova a casa.