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Sfogarsi o Non Sfogarsi?

19 novembre, 2009

Il sig. Rossi tra poco arriverà a casa tardi dopo una giornata di lavoro. Ormai è “stracotto” ed è pronto a rilassarsi…sfogandosi con la propria moglie dal momento che varca la soglia della porta.

La sig.ra Rossi, stanca anche lei da una giornata di lavoro ed altri impegni, aspetta l’arrivo del marito per rilassarsi..sfogandosi con lui.

Basta leggere questo e sappiamo già come andrà a finire la serata a casa Rossi…

E’ giusto sfogarsi con il prossimo? E’ legittimo considerare il proprio marito / la propria moglie un bersaglio sul quale lanciare il proprio sfogo?

Secondo il Rebbe di Lubavitch un’episodio raccontato nella Parashà di questa settimana allude ad una risposta a questa domanda.

Rivkà (Rebecca) rimane incinta dopo molti anni di attesa solo per vivere una gravidanza estremamente difficile. Non sapendo come interpretare questa benedizione coperta di grande difficoltà, Rivkà và alla ricerca di qualche indicazione profetica per trovare un po’ di tranquillità.

Secondo le fonti midrashiche (riportate anche da Rashì in loco) Rivkà si reca dai maestri Shem (figlio di Noach) ed ‘Ever (nipote di Shem) i quali trasmettevano fedelmente la tradizione divina trasmessa da Adamo ed Eva fin dall’inizio di tutto.

Fatto alquanto strano dato che Shem non risiedeva nelle immediate vicinanze, suggerendo quindi che Rivkà abbia intrapreso un viaggio per consigliarsi con esso, nonostante abbia “dentro casa” la possibilità di consultarsi con due grandi potenze spirituali nelle persone di Abramo ed Isacco!

Questo racconto ci indica, secondo il Rebbe in un suo commento sulla Parashà, quanto sia importante considerare attentamente i sentimenti degli altri, sopratutto le persone che ci sono più vicine. La disperazione di Rivkà avrebbe potuto recare un profondo dispiacere al marito. Lei evita quindi di coinvolgerlo e cerca una risposta altrove.

Il sig. Rossi bussa* alla porta ed entra sorridente. “Com’è andata la tua giornata, cara?” “Abbastanza bene”, gli risponde la sig.ra, “vogliamo cenare prima? Poi ci sarà tempo per parlarne”…

di rav Shalom Hazan

*Non è un errore: secondo la Halachà (legge ebraica) anche entrando nella propria casa bisognerebbe bussare o comunque pre-annunciare la propria presenza, per evitare di cogliere di sorpresa chi si trova a casa.

Strage al Centro Chabad di Mumbai

30 novembre, 2008

Rav Gavriel Noach e Rivka Holtzberg
Rav Gavriel Noach e Rivka Holtzberg
Roma, Italia – 30/11/2008 –
Chabad Lubavitch di Monteverde osserva un grave lutto per la perdita tragica della vita dei colleghi Rav Gavriel Noach e Rivka Holtzberg, brutalmente uccisi dai terroristi nel loro centro ebraico e casa in
Mumbai.
“Siamo rimasti scioccati dall’accaduto, dice Rav Shalom Hazan, direttore della filiale Chabad di Monteverde a Roma, Gabi era un amico e un compagno di studio nella Yeshivà (scuola rabbinica) a
Brooklyn”.
“Gabi e Rivky erano emissari dedicati del Rebbe, portando il suo messaggio di luce e bontà all’India. Hanno sacrificato il lusso di famiglia e convenienza, lui a New York e lei in Israele, per condividere la gioia dell’ebraismo con la comunità di Mumbai, i turisti e gli uomini d’affari che frequentevano il loro centro nel Nariman House.”
Gabi era il Mohel della comunità, nonché il Shochet che macellava ogni settimana 100 polli che Rivky poi puliva a casa per creare oltre 800 pasti a settimana (!).
Holtzberg era il rabbino della comunità, ufficiando matrimoni e funerali e fungendo da supporto morale e spirituale per centinaia di persone.”Ricordo bene la figura di Gabi alla Yeshivà, figura di un ragazzo perennemente sorridente – cosa che si può vedere sulle foto e i filmati pubblicizzati adesso su Internet. Gabi era uno studente modello molto erudito e con una memoria incredibile. Avrebbe potuto molto facilmente entrare nella facoltà di una Yeshivà in Israele o negli Stati Uniti, ma ha deciso invece di contribuire al popolo ebraico in una maniera molto più difficile.
“Ci siamo visti a Giugno, essendoci trovati entrambi a New York per osservare la ricorrenza dell’anno della morte del Rebbe, e abbiamo parlato delle condizioni del suo santo lavoro a Mumbai.”
Il piccolo Moishele, eroicamente portato in salvo dalla colf, Sandra, andrà con i nonni in Israele.
“L’intera comunità globale degli emissari Lubavitch adotta questo babmino che sabato ha compiuto due anni,” ha detto Rav Shalom. “Tutte le nostre case saranno la sua, e saremo tutti coinvolti  nell’assicurarlo un futuro con il massimo delle possibilità”.

E Adesso?

Un momento come questo ci ricorda quali sono le cose importanti della vita, specie in un momento oscuro quando i valori di luce e bontà sono fortemente minacciati. L’oscurità si può lottare solamente con la luce.

Illuminiamo quindi il mondo con ulteriori atti di bontà, di Mitzvòt e di Torà. Si può anche contribuire al fondo istituito per la ricostruzione del Centro Chabad a Mumbai, su http://www.chabadindia.org.

Il Rabbino Capo di Roma, Rav S. Riccardo Di Segni, ha offerto al movimento Chabad-Lubavitch di ospitare una cerimonia commemorativa nel Tempio di Roma. La data è ancora da stabilire e sarà comunicata al più presto.