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Kippur Sotto Stalin

25 settembre, 2009
Cari amici,

L’anno 5770 è iniziato da poco ma abbiamo già – ringraziando D-o! – molte novità da raccontare.

Il gruppo Donne di Monteverde si è radunato con grande successo prima di Rosh Hashanà nel tempio per una serata dedicata al Séder e ai vari simboli di Rosh Hashanà. Domenica 13 oltre 200 persone si sono riunite al Hotel Excelsior di Via Veneto per la tradizionale Giornata di Studio (dateci un po’ di tempo e vi faremo trovare online delle riprese di alcuni interventi). Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti, tra i quali rav Moshe Lazar appositamente venuto da Milano, rav Riccardo Di Segni, rav Yitzhak Hazan e altri, nonché le persone che hanno dedicato la giornata in memoria dei loro cari e il comune di Roma che ha dato il proprio patrocinio sull’evento.

A Rosh Hashanà qui ci è stata molta gente e aspettiamo altrettanti e di più a Kippur, se D-o vuole. L’esperienza della Tefillà in un ambiente, pulito, ben illuminato, silenzioso e con la possibilità di seguire per tutti, è stata apprezzata da tutti i presenti.

Se D-o vuole per Succòt sarà presente una Succà in Piazza Farnese, con il patrocinio del Comune, che sarà disponibilie per chi volesse fare una berachà o mangiare qualcosa in una Succà. Giovedì sera 8 ottobre grande festa di Succòt alla Succà di Piazza Farnese con canti e balli e divertimento per tutti. Segna la data!

Shabbat Shalom e Hatimà Tovà,

Rav Shalom Hazan
Direttore

Shabbàt e Kippur al Tempio

Orari delle Tefillòt per Shabbàt, 25-26 settembre:

25 settembre venerdì sera: 18,45
26 settembre Shabbàt mattina: 9,30
26 settembre Shabbàt sera: 18,40


Il Kiddush del è offerto dalla famiglia Hazan in onore del compleanno di Mendel.

Per offrire il prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie!

Orari delle Tefillòt per Kippur, 27-28 settembre:

27 settembre Kol Nedarim : 18,30
28 settembre Kippur: 9,00
Pausa:
14,30
Mincha e Ne’ilà:
17,00
Termine digiuno e Shofàr:
19,38

Foto della Settimana

ayalon

L’autostrada Ayalon a Tel Aviv vanta un traffico di più di seicentomila veicoli al giorno. Questa fotografia è stata scattata da un turista cinese il giorno di Kippur del 2008.

Kippur Sotto Stalin

Cari lettori, segue una storia accaduta con mio zio, rav Moshe Greenberg, che oggi risiede a Bené Berak. Verso la fine degli anni ’40 tentò la fuga dall’Unione Sovietica ma venne arrestato e mandato in un campo di lavoro forzato della Siberia per 25 anni. Fortunamente venne liberato nel ’53 dopo sette anni, con la morte di Stalin. Solo nel ’67 giunse in Israele.

Durante la giornata di Kippur del 1951, rav Moshe Greenberg riuscì a pregare recitando tutta la liturgia del giorno, con l’eccezione del Kol Nidré (Kol Nedarìm), considerata una delle preghiere più solenni.

Aveva vent’anni ed era imprigionato in un campo di lavoro forzato sovietico, separato dai suoi genitori e le due sorelle. Il fratello si trovava in un altro campo per una “trasgressione” simile.

Vi erano circa mille uomini nel campo, tutti occupati nel lavoro di costruzione di un’impianto di energia elettrica. Una ventina dei prigionieri erano ebrei.

Quando si avvicinò il termine dell’estate i prigionieri ebrei si potevano concedere solamente di sognare l’osservanza dei Giorni Solenni. Sapevano che non ci sarebbe stato lo Shofàr, il Séfer Torà e i Tallitòt, ma speravano di trovare un Machzor (libro di preghiera).

Mio padre si accorse della presenza di un uomo “da fuori”, un ingegnere civile che lavorava sull’impianto. Aveva il sospetto che questa persona fosse ebrea.

Quando si presentò l’opportunità rav Moshe si avvicinò e gli sussurò nell’orecchio in Yiddish “Kenstu mir efsher helfen?” (Forse mi potresti aiutare?).

All’epoca la maggior parte degli ebrei della Russia parlava il Yiddish. rav Moshe vide nei suoi occhi che comprese la domanda. “Mi potresti organizzare un Machzor per gli ebrei qui presenti?”. L’ingegnere esitò a rispondere. Una “transazione” di questo tipo metterebe in pericolo entrambi le loro vite. Comunque, l’ingegnere si impegnò ad aiutare.

Passarono vari giorni e rav Moshe gli chiese se ci fosse qualche novità.

“Notizie buone e cattive,” gli rispose l’ingegnere. Con molta difficoltà era riuscito ad individuare un Machzor ma era l’unico presente in tutta la zona e apparteneva al padre della sua ragazza. L’uomo si rifiutò nella maniera più assoluta di separarsi da questo Machzor proprio nel giorno di Kippur.

rav Moshe non si arrese e fece una proposta. Forse, suggerì, l’uomo ce lo potrebbe imprestare adesso e glielo restituiremo prima di Rosh Hashanà.

L’ingegnere riuscì a contrabbandare il Machzor all’interno del campo di lavoro.

Rav Moshe si costruì una grande cassa di legno nella quale entrava in ogni momento libero. Lì, nascosto da tutti copiò l’intero Machzor su un quaderno, parola per parola, riga per riga, pagina per pagina. Dopo un mese aveva copiato l’intero Machzor. Mancava però una sola pagina, quella della Tefillà che apre il giorno di Kippur, il Kol Nidré…

il Rav restituì il libro quando arrivò l’autunno. I prigionieri vennero a sapere le date esatte delle festività ebraiche attraverso le lettere giunte dai famigliari e durante Rosh Hashanà e Kippur riuscirono, con qualche manciate di sigarette, a convincere le guardiare di lasciarli in pace nella baracca, dove si svolsero le funzioni. Rav Moshe guidò le Tefillòt con il Machzor scritto a mano.

machzor
Il Machzor scritto a mano da rav Greenberg. Foto: Chabad Library

Dopo quasi sette anni di lavoro forzato rav Moshe con altri prigonieri politici fu liberato dopo la morte di Joseph Stalin. L’unico “souvenir” che gli rimase dal campo era il Machzor.

Si riunì con la propria famiglia a Mosca e poi incontrò e sposò la moglie Devora (Hazan) – oggi i loro 17 figli insegnano ebraismo in tutto il mondo.

a rav Moshe non piace ricordare quei momenti terribili (era stato anche torturato dai sovietici per svelare nomi di altri ebrei coinvolti in attività “contro-rivoluzianarie”. Ho sentito da un testimone che non ha parlato. NDR).

Nella rara occasione che racconta una storia di quei giorni, si rammenta con lacrime che non ci fu mai una Tefillà più sentita e significativa di quella trascorsa nel campo di lavoro.

Nel 1973 rav Moshe presentò il Machzor come regalo al Rebbe di Lubavitch e si trova oggi nella biblioteca del movimento Lubavitch a New York.

Quest’anno quando abbiamo la possibilità di dire tutta la Tefillà, facciamolo anche per coloro che non avevano o che non hanno questa possibilità.

Hatimà Tovà
Rav Shalom

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