Posts Tagged ‘succot’

L’Umile Salice

18 ottobre, 2011

Di tutte le quattro specie che siamo tenuti a “prendere” durante la festività di Succòt il salice è indubbiamente il pià umile. Tutte le altre specie vantano un’aroma e/o un sapore particolare mentre il salice almeno all’apparenza è carente di tutto ciò (in realtà varie specie di salice trovano uso, tra l’altro, in farmaci).

Proprio “l’umile salice” sarà considerato preferito per un’altra mitzvà, quella di circondare l’altare del Tempio (Bet Hamikdash) e successivamente alla distruzione la Tevà (leggio centrale) dei piccoli templi. Con il salice in mano si chiede il Sign-re “Hoshi’a na” ovvero “Salvaci perfavore”, e il giorno della maggiore “Hoshannà” detto Hoshannà Rabbà, vengono fatti sette giri con il salice.

Perché proprio il salice?

Molto probabilmente non abbiamo una risposta precisa essendo questa mitzvà, secondo quasi tutte le opinioni una “halachà leMoshè miSinai” ossia trasmessa da Moshè sul monte Sinai senza spiegazioni.

Esistono tuttavia molte spiegazioni e tanti commenti in riguardo.

In questo periodo, quello di Succòt, il mondo è giudicato riguardo l’acqua per l’anno nuovo. Per questo le nostre preghiere mettono a fuoco la richiesta per l’acqua anche con simboli che lo ricordano. Il salice che necessita di molta acqua e che spesso cresce in riva ai fiumi, è un simbolo degno per il concetto che vogliamo trasmettere. Ovviamente però non è l’unico e ne avremmo potuto trovare altri.

Secondo alcuni maestri è prorio l’aspetto dell’umiltà del Salice, oltre quello legato all’acqua, che vogliamo ricordare (si ricorda che secondo l’usanza si prende il salice e lo si batte per terra).

Succòt arriva in un momento in cui ci sentiamo spiritualmente elevati, dopo la preparazione del mese di Elul, lo Shofar di Rosh Hashanà e la Teshuvà di Kippur possiamo comunque intrattenere una sensazione di soddisfazione o sicurezza di sé.

Nell’usare il salice è come se dicessimo “non facciamo la nostra richiesta in base alla nostra grandezza o elevatezza spirituale, che seppur importante rimane sempre umanamente limitata. Lo facciamo, invece con alla base la semplicità e l’umiltà della fede”.

di Rav Shalom Hazan

Pioggia e Sudore

2 aprile, 2010

Cari amici,

Il senso più semplice e di base delle preghiere quotidiane nell’ebraismo, è quello di richiedere le proprie esigenze al Creatore. Sia quelle personali che le esigenze generali dell’umanità. Per questo motivo in un determinato periodo dell’anno si chiede la pioggia, mentre quando si arriva a Pesach (che corrisponde alla primavera) si cessa di chiederla.

La nuova richiesta per la pioggia avrà inizio due settimane dopo la festività di Succòt nell’autunno. Perché due settimane dopo e non alla fine della festa stessa? Poiché all’epoca che si effettuavano i pellegrinaggi al Santuario di Gerusalemme, si fece un gesto di considerazione verso coloro che dopo la festa avrebbero dovuto impiegare molto tempo sul viaggio di ritorno a casa. Non sarebbe carino chiedere la pioggia sapendo che i viaggi di altre persone potrebbero diventare estremamente difficoltosi a causa di essa.

In teoria questa logica avrebbe dovuto essere seguita anche nel caso contrario: Avremmo dovuto cessare la richiesta per la pioggia due settimane prima di Pesach per rispetto di coloro che in quei momenti si mettevano in viaggio per il pellegrinaggio di Pesach… Eppure non è così. La richiesta per la pioggia continua sino alla vigilia di Pesach.

Troviamo nell’ebraismo che la prima mitzvà trasmessa direttamente da D-o è quella della Milà (circoncisione). Perché proprio questa?

Forse il Sig.re ci voleva insegnare che anche tutte le altre Mitzvòt dovrebbero lasciare un segno sulla persona, in maniera simile alla Milà.

Per un segno si intende anche la fatica ed il sudore che garantiscono che le mitzvòt effettuate diventino una parte della persona e non rimangano su un livello superficiale.

Potrebbe essere questo un motivo della “mancata considerazione” nella richiesta della pioggia. A Gerusalemme bisognrebbe andarci anche sotto la pioggia ed anche con grande fatica, cosa che contribuirà ad un’esperienza vissuta molto più profondamente e non facilmente dimenticabile.

La festa di Pesach oggi non è tanto diverso, per i molti preparativi e le fatiche che lo precedono. Eppure, potrebbe essere la festa più amata dal popolo ebraico.

Forse ora si capisce il motivo…

Shabbat Shalom e Hag Sameach!

Rav Shalom Hazan