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Sei Un Leader?

2 luglio, 2008

La parashà di questa settimana contiene uno dei misteri più profondi della Torà: le leggi della vacca rossa. Si tratta del rituale attraverso il quale ci si purificava dall’impurità causata da un contatto con un morto.

Sono talmente misteriose le norme di questa Mitzvà, che secondo i maestri del Talmud neanche il saggio re Salomone riuscì a comprenderle. Solamente Moshè ebbe questo merito, come è detto “a te rivelo la ragione della vacca [rossa]” (Bemidbàr Rabbà 19, 6).

Forse l’aspetto più strano di questa mitzvà è il fatto che i Cohanìm coinvolti nella preparazione delle acque che venivano spruzzate sulla persona impura per purificarla, diventavano a loro volta impuri. Ossia le stesse acque che purificavano rendevano loro impuri!

Cambiando il contesto, però, la cosa potrebbe diventare un po’ più chiara. Se i leader spirituali-religiosi sono come i Cohanìm, essendo responsabili della purezza spirituale del popolo, questi non possono sempre rimanere intoccabili dalle impurità che toccano la gente comune.

Un leader spirituale è uno che è disposto ad abbassarsi, a scendere al livello degli altri, anche se questo potrebbe avere un certo effetto su di lui stesso.

Perché è così? Secondo il Midràsh, riguarda anche la colpa commessa con il vitello d’oro. “Venga la madre (la vacca) ad espiare per il figlio (il vitello d’oro)”. Nello stesso modo, i leader sono considerati responsabili del benessere spirituale del popolo.

Questa domenica, il 3° di Tamuz (quest’anno il 6 luglio) ricorre l’anniversario della scomparsa del Rebbe di Lubavitch. Dal punto di vista di responsabilità, lui era un leader dell’ebraismo mondiale. Si sentiva responsabile di ogni ebreo. Dall’ebreo di Sydney a quello di Rio de Janeiro, dall’ebreo di Parigi a quello di Shanghai a quello di Haifa.

La prova della responsabilità non è il sentimento ma le azioni. Come disse il capo rabbino della Gran Bretagna, Jonathan Sacks, il Rebbe creò una comunità non di seguaci ma di leader, che mandò come suoi emissari a combattere l’assimilazione attraverso i più di 4.000 centri Chabad-Lubavitch nel mondo, innovando il concetto del “Jewish outreach” oramai adottata, grazie a D-o, da tutte le grandi organizzazioni ebraiche.

Ma il messaggio del Rebbe è ancora più profondo. Per lui, ogni persona era un leader. Da capo famiglia a capo reparto, ognuno in qualche modo è una guida ed ha una responsabilità nei confronti dei correligionari con i quali viene in contatto.

Diamoci quindi da fare, aggiungendo quest’estate almeno una Mitzvà!