Shabbàt 6-7 novembre, 2009
19-20 Cheshvàn, 5770
Entrata Shabbàt: 16,41
Uscita Shabbàt: 17,41
Parashà: Vayerà (Genesi 18 – 22)
Shabbàt 6-7 novembre, 2009
19-20 Cheshvàn, 5770
Entrata Shabbàt: 16,41
Uscita Shabbàt: 17,41
Parashà: Vayerà (Genesi 18 – 22)
Alle soglie dell’Egitto, Avrahàm disse a Sarà: Ecco, io so che sei una donna bella di aspetto. Quando gli egizi ti vedranno, diranno: “Costei è sua moglie!”; mi uccideranno e lasceranno te in vita. Per favore, dì che sei mia sorella affinché io abbia beneficio grazie a te e io sopravviva (Bereshìt 12, 11-12).
Sorge immediata la domanda: come avrebbe potuto Avrahàm mettere Sarà in una posizione di possibile pericolo, permettendole di essere portata al palazzo del faraone, con lo scopo di salvare la propria vita? Ancor più sconcertante è la capacità di Avrahàm di pensare ai benefici di cui avrebbe goduto esponendo sua moglie a un tale rischio. Anche se Avrahàm fosse stato costretto a lasciare che Sarà fosse portata via per risparmiare la sua vita, come avrebbe potuto dire: affinché io abbia beneficio?
In precedenza D-o aveva promesso ad Avrahàm che, lasciando il suo luogo di nascita e recandosi a Kena’an, sarebbe stato benedetto con la ricchezza, oltre che con tutto il resto. Avrahàm era sicuro che questa partenza forzata da Kena’an per l’Egitto, si riferisse in qualche modo a questa benedizione. Vedendo il suo viaggio come un mezzo possibile per esaudire la benedizione di D-o sulla ricchezza, Avrahàm chiese a Sarà “per favore, dì che sei mia sorella”.
Anche spiritualmente, la partenza di Avrahàm dalla terra natìa era mirata a consentirgli di vivere un’elevazione spirituale che gli permettesse di scoprire e perfezionare le scintille di santità presenti nel mondo. Questo era anche lo scopo spirituale del suo viaggio in Egitto, ossia di elevare le scintille di santità “perdute”, presenti in quella terra. Le mitzvòt, il cui scopo globale è il raffinamento spirituale del mondo fisico, devono essere compiute con mezzi naturali. Avrahàm pertanto esprime l’insolita richiesta a Sarà affinché la promessa dei doni materiali si realizzi nella maniera più naturale possibile.
Come poteva tuttavia Avrahàm rishciare che Sarà venisse disonorata? E’ risaputo che D-o ha “molti agenti”, tramite i quali provvede al sostentamento sia fisico che spirituale di coloro che Lo temono. Non avrebbe quindi Avrahàm dovuto aver fiducia nell’aiuto divino, risparmiando alla moglie un rischio del genere? Lo Zohar risponde a questa domanda affermando che Avrahàm non si basva suoi propri meriti, ma piuttosto su quelli della moglie: egli infatti avrebbe acquistato la ricchezza per merito di lei, in quanto essa si acquista per merito della moglie. Anche spiritualmente, la discesa di Avrahàm in Egitto per amore della “ricchezza spirituale” avrebbe potuto compiersi solo per merito di Sarà.
Per arrivare a raggiungere questo scopo, era necessario che lei discendesse addirittura fino alla casa del faraone. Poiché lo scopo ultimo della discesa in Egitto poteva raggiungersi solo in questo modo, lo Zohar conclude che AVrahàm aveva ragione di basarsi sul merito di Sarà, grazie alla quale lui non avrebbe subito torti e nessun danno sarebbe ricaduto su di lei.
da Likkuté Sichòt vol. XX
Tratto da “Genesi-Bereshìt” edizione Mamash
Continuai a parlare in tal modo finché si convinse completamente. Dopo un po’ mi diede la mia pratica e disse: “Vedo che sei un uomo onesto. Puoi tenere le tue carte tu stesso per il viaggio di domani. Viaggerò anch’io con te domani, ma in caso non ci fossi, va’ da solo.” E se ne andò.
Il giorno dopo non si fece vedere. Io presi il treno per Tashkent e arrivai all’ufficio di leva. Era completamente vuoto, perché era partito un grande trasporto proprio il giorno prima. C’era solo uno stanco supervisore seduto alla scrivania. Io posai le mie carte, ma lui non le aprì.

Gruppi di soldati sovietici in partenza per la fronte.Foto: wwiiphotos.blogspot.com
Alzò lo sguardo stancamente e mormorò: “Oh, tu sei uno di quei profughi polacchi arruolati per il lavoro.”
Posò da una parte la mia pratica, riempì un modulo e mi mandò in una fabbrica per un lavoro di tre giorni, ordinandomi di tornare dopo tre giorni per l’assegnazione del prossimo lavoro. Mi diede una tessera per la razione di cibo e me ne andai.
Invece di trattarmi come un disertore, mi aveva miracolosamente scambiato per un profugo e mi aveva dato documenti adatti a quel ruolo.
Era venerdì pomeriggio. Con tre giorni disponibili per la ricerca di un’esenzione permanente dal servizio militare, mi proponevo di cercare il mio amico ingegnere; forse ora avrebbe potuto aiutarmi.
Mentre stavo sull’autobus, udii qualcuno gridare: “Aaron! Cosa fai qui?”
Era un ebreo anziano che mi aveva riconosciuto. Gli raccontai le mie peripezie. “Va’ da Rav Twersky, il Rebbe di Machnovke,” mi consigliò. Si trattava dello stesso Rebbe di cui non avevo ascoltato il consiglio due anni prima! (Vedi Cap. 30: Occasione Mancata) Il Rebbe di Machnovke aveva condotto centinaia di chassidim via dalla sua città di Machnovke. Negli anni trenta, quando aveva visto che i comunisti stavano prendendo sempre più potere a Machnovke, si era trasferito a Mosca. Poi, durante la guerra, era fuggito a Tashkent. Manteneva regolarmente un minyan (gruppo di persone riunite per la preghiera, NDR) in casa di sua sorella, e molti ebrei chiedevano il suo aiuto e il suo consiglio.
Io cambiai direzione e mi diressi a casa del Rebbe. Arrivai lì di la vigilia dello Shabbàt che precede Pesach (‘erev-Shabbat “haGadol”).
Ascoltò il mio problema e organizzò in modo che sua moglie mi accompagnasse alle sei del mattino seguente a casa di un ebreo comunista che dirigeva un intero distretto di fabbriche dell’esercito. Normalmente ci voleva una settimana o più solo per ottenere un appuntamento per incontrare quell’uomo.
Il direttore aveva un caldo cuore ebraico nonostante l’affiliazione al partito, e quando sentì la mia storia disse: “se hai una nota che testimonia che sei stato mandato alla divisione del lavoro, per me va bene assumerti, e il resto lo sistemerò io. Ricordati, se incontri un ufficiale dell’ufficio leva o dell’esercito, digli solo che stai con me e che io ho tutti i tuoi documenti.”
Andai alla sua fabbrica alle nove e feci domanda al personale. Loro chiamarono il direttore, che firmò che aveva già preso in carico i miei documenti. Era un’iniziativa pericolosa per lui, ma la fece lo stesso. Quest’uomo e sua moglie, che ancora risiedono in Russia, si diedero da fare anche per molti altri ebrei. Nessun sacrificio era troppo grande ai loro occhi quando si trattava di carità e buone azioni.
Quando il direttore mi chiese che tipo di lavoro volevo, gli dissi che non faceva differenza, purché mi consentisse di rispettare lo Shabbat. Una settimana dopo Pesach del 1944, mi trovò un lavoro come guardiano in un magazzino di utensili dell’esercito. Mi trasferii con la mia famiglia in una piccola capanna dove rimanemmo fino alla fine della nostra permanenza a Tashkent, nel 1946. Avevamo come vicini gli Slavin (vedi cap. 27: I Miracoli Continuano), che erano anche loro fuggiti a Tashkent.
I miei orari giornalieri cambiarono. Lavoravo nel turno notturno nella fabbrica e venivo a casa la mattina. Stavo con le mie due figlie, ora di sei e tre anni, mentre mia moglie si occupava della spesa e di altre necessità.
In una mattina d’inverno mi addormentai mentre tenevo le bambine. Invece di lasciarmi fare un pacifico sonnellino, cominciarono a piangere e non smettevano più. “Perché fate tutto questo baccano?” gridai stordito, “lasciatemi dormire!” Ma loro continuavano a piangere. Mi faceva male la testa per la stanchezza, ma quando vidi che non sarebbero state zitte, dovetti alzarmi e vedere qual era il problema. Mi alzai, ma la testa cominciò a dolermi terribilmente e caddi sul pavimento. Mi sembrava come se qualcuno mi avesse colpito sulla testa. Tentai di alzarmi, ma caddi di nuovo, e questa volta non potei più alzarmi. Mi trascinai fino alla porta con la sensazione che il fumo mi stava soffocando. Non avevo neanche la forza di afferrare una delle bambine. Ebbi appena la forza di raggiungere la porta, aprirla e ruzzolare giù nella neve. L’aria fredda inondò la casa, mentre ne usciva fumo. Inspirai rapidamente l’aria mentre mi aggrappavo alla neve. Raccogliendo tutta la mia forza, gridai a un passante di entrare in casa e vedere se le mie figlie stavano bene. Chiesi poi a un secondo passante di bussare alla porta del mio vicino Reb Zev Slavin e chiedergli di occuparsi delle bambine. Grazie a D-o fummo salvati.
Mia moglie aveva acceso la stufa, ma il carbone non aveva preso fuoco bene, e il fumo aveva riempito la casa. Il fumo aveva riempito i miei polmoni mentre dormivo, e quelli delle mie figlie. E’ stato il loro pianto che ci ha salvato, Hashem ci aveva di nuovo tirato su dall’abisso della morte: mi aveva salvato dai nemici umani e continuava a proteggermi contro tutte le minacce alla mia vita.
La mia vita prese una nuova piega. Tashkent era una metropoli e ci vivevano migliaia di ebrei del posto. Il Rebbe di Chabad aveva inviato emissari anni prima per istruire questi ebrei di Buchara (Si tratta del Rebbe Shalom Dov Ber Schneersohn di Lubavitch, 1866-1920. NDR). Avevano tutte le attrezzature comunitarie – un mikvè, uno shochet, i rabbini – e osservavano apertamente le regole della kasherut e le feste ebraiche.
Ricordo ancora come uscivano dopo il Seder nella notte di Pesach con i loro migliori vestiti e danzavano nel cortile. Questo ambiente ebraico rendeva le cose più facili per le centinaia di migliaia di profughi ebrei che erano fuggiti lì. Mettevamo in comune tutto il cibo che potevamo. Nel 1944 avevamo pane e potevamo perfino procurarci verdure e un po’ di frutta. Qualche volta c’era riso e perfino pollo per Shabbat.
Dopo quattro mesi come guardiano dovetti lasciare quel lavoro. Il mio direttore ebreo si era messo nei guai e aveva dovuto fuggire. Senza il mio protettore, restare in quella fabbrica era un rischio senza senso.
Continuavo a sentire la presenza di Hashem dovunque andassi. Un amico pagò il dottore dell’esercito per farmi dare un’esenzione dal servizio di combattimento, ma fui di nuovo arruolato per il lavoro nell’industria di guerra. Con questa nuova esenzione fui in grado di ottenere un posto in una fabbrica che produceva maglieria per l’esercito. Un altro amico, Reb Pinchas Sudak, mi aiutò a comprare una macchina per produrre calzini. I direttori erano chassidim di Chabad, Reb Moshe Sudakevitch e Reb Zusia Rivkin. Essi impiegavano molti chassidim ed altri ebrei religiosi nella loro fabbrica, e naturalmente non li facevano lavorare di Shabbat. Avevano perfino organizzato un corso serale di Ghemarà, tenuto da Reb Moshe Shalit.
Continua…
Tradotto da Yisrael (Rudi) Lichtner, che dedica il lavoro in memoria della sua Nonna, i suoi Zii e i suoi Cugini, zichronam livrakhah, che furono distrutti nella Shoa.
Progetto a cura di Rav Shalom Hazan
Capitoli precedenti: Il Lago Rosso, La Rivoluzione, Il Comunismo, La Yevsektsiya, Le Fabbriche, La Guerra Contro Le Yeshivòt, Discussione Talmudica con le Autorità, Stalin Uccide i Chassidìm, La Fabbrica di Mattoni, La Lotta Per lo Shabbàt, La Strage dei Kolkhoz, La Fuga del Rav, La Lotta per Sopravvivere, Miracolo Nel Cimitero, La distruzione delle Sinagoghe. L’ufficio di Leva, Il Censimento di Stalin, La Famiglia Friedman, Nozze, Gli Anni del Terrore, Le Purghe di Stalin, L’esecuzione dei miei cognati, La Persecuzione dei Chassidìm, Fuga dall’Orfanatrofio, L’Armata Rossa, Preghiera Clandestina, I Miracoli Continuano, Sopravvivenza in Uzbekistan, Furto Sul Treno, Occasione Mancata, Le Prime Notizie della Shoà
© 2009 Shalom Hazan. Non è permesso riprodurre in alcun modo senza permesso per iscritto.
Accensione delle Candele a Roma
Venerdì 23/10: 18,00
Uscita Shabbat 24/10: 18,59
| Chabad Lubavitch Monteverde | 23-10-2009 | 5 Cheshvàn 5769 |
Cari Amici,Vi auguriamo un Shabbàt Shalom,Rav Shalom e Chani Hazan
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Shabbàt al Tempio – Le Lezioni della settimanaOrari delle Tefillòt per Shabbàt 23-24 ottobre: 23 ottobre venerdì sera: 18,00 24 ottobre shabbàt mattina: 09,30 Il Kiddush è offerto da Valentina Calò e Andrea Anticoli. Per offrire i prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie! lunedì 26 ottobre Tanya e Talmud: 20,00 mercoledì 28 ottobre Pensiero Ebraico: 20,30 |
Nel Midràsh si narra un’episodio accaduto nell’arca, la Tevà, mentre questa vagava sulle acque durante il diluvio universale. Noach (Noè), che aveva il compito di dare da mangiare alle bestie, un giorno portò il cibo del leone troppo tardi. Il leone affamato lo colpì e Noach rimase zoppo.
Tuttavia ciò non fece sì che Noach perdesse la pazienza e smettesse di fare il suo compito. Il giorno dopo continuò a nutrire tutti gli esseri viventi dell’Arca, anche coloro che non dimostravano l’apprezzamento per la sua opera…
Qui si nasconde una lezione di vita per ognuno di noi.
Così come Noach era un superstite dal diluvio, ognuno e ognuna di noi è un sopravvissuto al diluvio terribile dell’ultima generazione.
Nello stesso modo che Noach ricevette un’istruzione Divina di dare il cibo agli animali, ognuno di noi ha l’obbligo di nutrire, con cibo spirituale, gli ebrei in tutto il mondo.
La Torà dice che Noach era un uomo giusto ed aveva anche il merito di essere scelto come colui che avesse salvaguardato la continuità dell’umanità. Nonostante tutto ciò, vediamo che esce dall’arca con una ferita.
È una lezione per tutti noi: delle volte ci troviamo davanti a degli ostacoli che impediscono lo svolgimento della nostra missione. La Torà ci allude, quindi, che dobbiamo imparare da Noach e non lasciarci fermare anche quando un leone ci si mette davanti…
Ricordiamo che non abbiamo il permesso di “tardare il nutrimento” di qualsiasi persona e nonostante le difficoltà che ci vengono incontro non possiamo scordare il prossimo sopravvissuto.
Di rav Shalom Hazan
Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch
| Foto della Settimana
Questa è una fotografia vera di un modello del Bet Hamikdàsh, il Santuario, a poche centinaia di metri dal Monte del Tempio.
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1. Descrizione della personalità di Noakh e della situazione negativa del mondo. D-o decide di distruggere gli uomini salvando solo Noakh e la sua fmaiglia. Ordina di costruire l’arca e di raggrupparvi gli animali.
2. Cronologia del Diluvio.
3. Fine del diluvio. Ordine di uscire dall’arca. D-o promette di non distruggere più il mondo. Ordine all’umanità di prolificare.
4. Vicende dopo il diluvio.
5. Discendenze dei figli di Noakh.
6. Torre di Babele. Gli uomini decidono di costruire una torre alta fino al cielo per combattere il Creatore. D-o li disperde e confonde le loro lingue, in modo che non si capiscano più. Nascita delle lingue del mondo.
7. Discendenza di Shem, figlio di Noakh, fino ad Avrahàm.
(adattato dal Khumash Bereshìt edizione Mamash)
| Chabad Lubavitch Monteverde | 16-10-2009 | 28 Tishrì 5769 |
Cari amici, In una metafora esposta dal Baal Shem Tov, gli angeli del giardino dell’Eden si svegliano un bel mattino per raccogliere le opere buone dei uomini della terra e presentarli al Creatore. Abituati a vedere Tefillìn, mezuzòt e opere buone di tutti i tipi, rimangono sbalorditi quel mattino alla vista di suole di scarpe consumate, cappelli sporchi e schiacciati, e così via. Così gli angeli raccoglitori si recano presso il loro capo, l’angelo Michael, per chiedergli una spiegazione. “Ieri sera era Simchàt Torà”, spiegò l’angelo. “Gli ebrei si sono sforzati al massimo per ballare e gioire con la Torà. Questo è uno dei più grandi regali che possiamo portare dinanzi al Creatore…” Qui al tempio dei Colli Portuensi questa metafora si è realizzata nella gioia e l’allegria che tutti hanno sentito nei canti e balli con i Sefarìm la sera di Simchàt Torà e nella festa il giorno dopo. Ci siamo accorti che presto dovremo cercare una sede più ampia! Il Khattàn Torà, Giorgio Moresco, ha concluso il ciclo di lettura della Torà leggendo perfettamente l’ultima parte e domani Mauro Di Nepi, Khattàn Bereshìt, sarà onorato con la lettura dell’inizio di tutto…si ricomincia! Rav Shalom Hazan |
| Shabbàt al Tempio
Orari delle Tefillòt per Shabbàt 16-17 ottobre: 16 ottobre venerdì sera: 18,10 17 ottobre shabbàt mattina: 09,30 17 ottobre shabbàt sera: 18,10 Minchà e ‘Arvìt Per offrire il prossimi Kiddush gentilmente contatta Rav Shalom. Grazie! |
| Riprendono le Lezioni!
Al tempio Colli Portuensi lunedì 19 ottobre alle 20 riprende la lezione di Tanya e Talmud. Continueremo il viaggio nella profondità dell’anima come esposto sul Tanya e inizieremo un nuovo trattato talmudico, quello di Ta’anìt. Questo trattato, come suggerisce il nome, tratta le leggi dei digiuni minori (ossia non Kippur) ma come ogni trattato del Talmud approfondisce e tocca su miriadi di concetti e situazioni. La prima parte, ad esempio, tratta il concetto di ricordare e pregare per la pioggia, cosa che abbiamo iniziato a fare da poco nella Tefillà. (La lezione è per uomini dai 18 anni).
Riprende anche la lezione del mercoledì sul pensiero ebraico. Ore 20,30 per uomini e donne.
Il Progetto Talmud organizzato da rav Yitzhak Hazan riprende domenica 18 ottobre ore 20 a via Balbo con una lezione su Bereshìt tenuta dallo stesso rav. La lezione è in memoria di Marlene Gabizon Tesciuba. (E’ possibile dedicare le prossime lezione in memoria di un caro. Rispondi a questa mail). |
| Link della Settimana
Corriere.it: L’ultimo ebreo di Kabul “…Non sa l’ ebraico, se non poche sbiascicate parole delle preghiere. Parla in dari. Su una finestrella ha appese alcune pagine di un giornale della comunità Lubavitch di New York. «Ogni tanto mi aiutano. Inviano qualche soldo e a volte scatole di matzot (il pane azzimo per celebrare le feste, ndr.). In cambio prego per loro». Dovrebbe essere nato nel 1959. Cinquant’ anni portati decisamente male. Ma aiuta dirgli che sta benissimo e sembra più giovane. Se lo si mette di buon umore il suo racconto diventa uno spaccato affascinante della storia della comunità ebraica afghana. Si narra sia antica di oltre 2.500 anni, che risalga ai tempi del primo esilio babilonese….”
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| Sintesi della Parashà
1. Sette giorni della Creazione. 1° giorno: creazione della luce e sua separazione dall’oscurità. 2° giorno: creazione di una distesa fra le acque, del cielo e separazione fra le acque al di sotto e al di sopra della distesa. 3° giorno: creazione del mare radunando le acque in modo che si veda la terraferma, creazione di quest’ultima e della vegetazione. 4° giorno: creazione del sole, la luna, delle stelle e loro posizionamento nel cielo. 5° giorno: creazione dei pesci, degli uccelli e dei giganti marini. 6° giorno: creazione degli animali e dei rettili. Creazione di Adàm e Chavà. 7° giorno: santificazione dello Shabbàt. 2. Il serpente spinge la donna a mangiare il frutto proibito. La donna mangia e invita il uomo a fare lo stesso. Maledizione del serpente ed espulsione dell’uomo e della donna dal Gan ‘Eden. 3. Nascita di Caino ed Abele (Kain e Hevel). Sacrifici di entrambi e lite tra i fratelli. Kayin uccide Hevel. Maledizione di Kayin. La sua discendenza. 4. Le discendenze di Adamo fino a Noach. (adattato dal Khumash Bereshìt edizione Mamash) |
Perché si inizia dal secondo?
Perché la Torà inizia con la seconda lettera dell’alfabeto, la bet, e non con la prima, la alef? Perché il mondo è stato creato per due – bet – principi: la Torà e Israel (Rashì).
Il Rebbe di Lubavitch approfondisce il concetto ulteriormente: essa inizia con la bet, la seconda lettera, perché lo studio della Torà è solo una seconda fase, che deve seguire una seria preparazione, in cui è necessario meditare sulla santità e la grandezza di Colui che ci ha dato la Torà. Agendo altrimenti, si rischierebbe di studiarla con un approccio sbagliato, consideradola semplicemente un libro di morale o di saggezza. Solo dopo questo percorso di riflessione è possibile passare alla seconda fase – quella dello studio vero e proprio – il cui scopo essenziale è di avvicinarci e di unirci a Hashem. Infatti, ome scrivono i saggi, per studiaare la Torà occorre Emunà, fede, che iniza con la alef, la prima lettera dell’alfabeto.
La Khassidùt inotlre spiega: in pirncipio, prima di tutto, l’ebreo deve sapere che Dio ha creato il cielo e la erra: alla base di tutta la sua esistenza deve trovarsi la consapevolezza del fatto che ci sia Hashem, Colui che ha creato il mondo e che lo guida sempre.
Tratto dal Khumash Bereshìt edizione Mamash
…Su una finestrella ha appese alcune pagine di un giornale della comunità Lubavitch di New York. «Ogni tanto mi aiutano. Inviano qualche soldo e a volte scatole di matzot (il pane azzimo per celebrare le feste, ndr.). In cambio prego per loro»….
2° Giorno Mo’ed 10/10:
accendere da un fuoco già esistente dopo le
19,20
Falsità Giustificate
6 Novembre, 2009 di ravblogRav Levi Yizchak di Bardiciov incontrò un uomo mentre questo fumava di Shabbàt. “Caro figlio mio”, gli disse, “ti sei forse dimenticato che oggi è Shabbàt?” “No rabbino, so benissimo che oggi è Shabbàt”, rispose l’ebreo. “Allora forse ti sei dimenticato che di Shabbàt non è consentito fumare?!” “Stia tranquillo rabbino, so bene che di Shabbàt non si può fumare!”
A quel punto il rav alzò gli occhi verso il cielo e disse “Padrone del Mondo! Guarda come sono bravi i tuoi figli – non dicono mai una bugia!”
Il tema delle bugie e la falsità ricorre, anche se non in primo piano, nelle porzioni della Torà che leggiamo durante queste settimane. Avrahàm e Sarah vanno in Egitto dicendo che sono fratello e sorella e poi la situazione si ripete quando viaggiano a Gheràr, nella terra dei filistei. Troviamo che il figlio e la nuora, Yitzchàk e Rivkà (Isacco e Rebecca) raccontano la stessa storia quando viaggiano.
In un primo momento il fenomeno ci sembra un po’ strano. Persone che ricordiamo con un rispetto dato il loro essere considerati “giusti” in tutti gli aspetti della loro vita, che si “lasciano andare” con delle “piccole bugie”…
Con un po’ di riflessione ci accorgiamo però che si trattava di veri e propri pericoli di morte, considerando il livello morale della gente in alcuni luoghi in quell’epoca (purtroppo sono cose che si verificano ancora oggigiorno), dovevano prendere in seria considerazione il fatto che per appropriarsi di una donna di bell’aspetto erano più che pronti a farla “perdere” il marito.
[Questo ci apre la porta ad un'altro tema: Persone che hanno "timore del Cielo" a sufficienza per non prendere una donna sposata, non hanno alcun impedimento morale a uccidere il marito... Anche questo è un problema che si verifica oggi, ovviamente in altre maniere e in situazioni. Forse ne parleremo in un'altro momento.]
In diverse fonti talmudiche i saggi insegnano che esistono situazioni nelle quali non solo è permesso ma è adirittura consigliato non dire la verità. Un esempio classico è quello di dire una falsità per evitare un litigio, una discussione o una rottura di rapporti tra due persone o due gruppi. “La pace è più grande”.
Inoltre, secondo il Talmud bisognerebbe “uscire” dalla corsia “verità” anche per far sì che una persona si senta a pace con se stessa. L’esempio citato è quello della mitzvà di fare gioire lo sposo e la sposa al loro matrimonio. Per fare gioire lo sposo gli si comunicano le lodi della sposa che ha preso. “Una sposa bella e gentile”, secondo la casa di studio di Hillel. Su questo la casa di Shammai (più “conservatrice” di quella di Hillel) non poteva essere d’accordo: “La Torà dice che non si possono dire bugie! E se non è bella o gentile?”
“Se qualcuno acquista un bene al mercato, bisogna lodarlo ai suoi occhi o renderlo disprezzato ai suoi occhi?” Questa la risposta della casa di Hillel. Non è più una questione di dire la verità o di dire una bugia, è una questione di rapporti sociali corretti.
E la pace è più grande.
di rav Shalom Hazan
Tag: abramo, avraham, bugie, falsità, hillel, isacco, levi yitzhcak di berdiciov, rebecca, rivkah, sarah, shammai, talmud, yitchak
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