3 luglio venerdì sera: 20,00
4 luglio shabbàt mattina: 9,30
4 luglio shabbàt sera: 20,30
Il Kiddush è offerto dalla famiglia Di Segni, Hazzak!
Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!
La lezione del lunedì è rimandata
Lezione di Parashà e Pensiero ebraico mercoledì alle 20,45
Il Signore parlò a Moshè e Aharòn dicendo: «Questo è lo statuto della legge che il Signore ha comandato. Dì ai figli di Israele che ti prendano una vacca rossa perfetta, che non abbia alcun difetto e sulla quale non sia stato messo giogo. Ciò sia per i vostri figli da osservare per fare dell’acqua purificatrice, è un Chattàt (espiazione)».
Un idolatra domandò a rabbi Jochannàn ben Zakkay: «Quello che voi fate con la vacca sembrano stregonerie! Voi prendete una vacca, la bruciate, la sminuzzate, prendete la sua cenere e quando uno di voi si rende impuro a causa di un morto gli spruzzate due o tre gocce e gli dite: sei puro!».
Gli domandò a sua volta rabbi Jochannàn: «Non ti è mai capitato che uno spirito maligno si sia impossessato di te?».
Gli rispose: «No».
Gli chiese ancora rabbi Jochannàn: «Hai mai visto una persona posseduta da uno spirito maligno?».
Gli rispose: «Si».
Gli domandò ancora: «Voi cosa gli fate?».
Gli rispose: «Si prendono delle radici, le si bruciano, si spruzza contro lo spirito un po’ d’acqua ed esso fugge».
Gli disse rabbi Jochannàn: «Che le tue orecchie sentano ciò che la tua bocca ha pronunciato!».
Così questo spirito (della persona impura) è impuro come è scritto: “eliminerò dalla terra i falsi profeti e ogni spirito impuro” (Zaccaria 13, 2); si spruzza quindi un po’ d’acqua pura ed esso fugge.
Quando l’idolatra uscì gli allievi dissero a rabbi Jochannàn: «Maestro, lui lo hai liquidato facilmente, ma a noi cosa rispondi?».
Rispose loro: «Non è un morto che rende impuri e non sono le acque che purificano, ma D-o: Una legge ho stabilito, un decreto ho decretato e tu non hai la facoltà di trasgredire il mio decreto!» (Bemidbàr Rabbà , 8).
Il problema della comprensione delle mitzvòt si presenta in modo particolare quando si affronta il tema della vacca rossa. Si sa che, tra le suddivisioni possibili, vi sono due tipi di mitzvòt:
Mishpatìm: norme comprensibili e razionali, per esempio non rubare e non uccidere.
Chuqqìm: leggi la cui comprensione sfugge al razionale, come le norme alimentari e la vacca rossa.
Quest’ultima, in particolare, si trova all’apice della difficoltà, tanto che i Maestri dissero che anche a Salomone, che comprese tutti i precetti, la questione della vacca rossa rimase oscura.
Il midràsh va letto tenendo conto dell’epoca in cui si colloca.
Ai tempi di rabbi Jochannàn era diffusa anche tra le persone colte la superstizione dell’esistenza dello spirito maligno, si può pertanto capire come la prescrizione della vacca rossa non fosse considerata una stregoneria, ma una pratica religiosa consueta.
La risposta, però, non accontenta gli allievi che non accettano semplicemente il riferimento agli spiriti maligni.
Allora viene la seconda risposta: ciò che importa è il comandamento, la regola vale perché è stata comandata.
I precetti in genere sono stati dati per il bene dell’uomo e hanno la capacità di conservare e di prevenire l’uomo dagli errori.
Si chiedono infatti i Maestri: perché si chiamano Chuqqìm, cioè Statuti? Perché sono incisi nell’uomo contro l’istinto del male e lo sostengono nella lotta contro il proprio istinto; l’uomo, quindi, osservandoli si purifica.
I precetti mettono l’uomo sempre alla prova e lo aiutano a compiere una continua verifica delle azioni che fa. Per questo l’ebreo deve tenere continuamente presente il sistema legislativo della Torà , perché fino a che è dentro tale sistema egli si eleva sempre di più giorno dopo giorno.
Per questo chi si rende impuro ha bisogno di un atto, sia pure formale, per rientrare dentro il sistema e tale atto assume importanza appunto perché dettato da D-o.
Se l’uomo trasgredisce la Legge si allontana automaticamente da D-o e dalla Torà, quindi per tornare, per espiare, non ha altro modo che quello di accettare e applicare un decreto Divino.
Tratto da Cyberdrasha.it


La Scomparsa di Un Giusto
24 Giugno, 2009 by ravblogב”ה
Cari amici,
La data ebraica di stasera e domani è il tre di Tammuz. Secondo le nostre fonti è questa la sera durante la quale il leader Yehoshu’a (Giosuè) miracolosamente fermò il sole durante i combattimenti per la conquista della terra d’Israel.
Per molte persone, il sole si tornò a fermare in questo stesso giorno, quindici anni fà, quando l’anima del grande Rebbe, Rav Menachem Mendel Schneerson זצוקלל”ה נבג”מ זי”ע, tornò al proprio Creatore.
Il Rebbe
Uso la metafora del sole perché il Rebbe era una fonte di luce che illuminava continuamente. Illuminava con la luce della Torà, le sue esposizioni finora stampate in più di duecento volumi. Illuminava con la sua saggezza pratica, consigliando leader politici di tutti gli schieramenti, capi di stato, scienziati e medici. Più che altro penso che illuminava con la sua anima e la sua autenticità, un’illuminazione apprezzata da bambini piccoli e i più grandi scolari nella stessa maniera.
Come vuole la tradizione, durante questa giornata molte migliaia di persone si avvieranno verso il quartiere Queens di New York per visitare la sua tomba e per chiedere alla sua anima di intercedere per noi nel Cielo.
Altri vi manderanno i propri nomi e le proprie richieste per essere letti lì durante questo giorno propizio per la Berachà.
Propizio per la Berachà, la benedizone, perché secondo gli insegnamenti dei Maestri il giorno della scomparsa di un giusto, di uno Tzadìk, è un giorno nel quale anche, e sopratutto, nel Cielo vengono ricordate ed esaltate tutte le sue opere della durata della sua vita. Per un Tzadìk queste opere non sono per un fine personale ma solamente per il bene degli altri e per adempire la volontà Divina. Questo vuol dire che vi è un livello di purezza, di innocenza e di autenticità che è difficile trovare in persone comuni.
Vi invito a riflettere questo giorno su una cosa nella vostra vita che possa essere migliorata — nei rapporti con gli altri oppure nei rapporti con D-o stesso — e ad trovare una maniera appunto per migliorarla, nel senso pratico della parola e non solo con la sola volontà.
Cito un piccolo commento del Rebbe in un suo discorso pubblico, che ho citato l’altra sera alla serata di beneficenza: La parola “vita” in ebraico è Chaim che in realtà è plurale, come se si dicesse “vite” e non vita. Questo, ha detto il Rebbe, è perché la vita è tale solamente quanto è vissuta insieme e condivisa. Nella mancanza di questo, è come se mancasse la vita stessa.
Aggiungo a questo un’altro insegnamento che ho tratto non da un discorso specifico ma da tanti insegnamenti e dall’esempio stesso del Rebbe: Se vuoi ammonire qualcuno, fallo a te stesso. Tieni il sorriso per un’altra persona. Sii forte, ma con te stesso, e sii dolce con gli altri. Questo li avvicinerà ancora di più alle vie della Torà.
La sua opera, i suoi insegnamenti ed il suo esempio continuano ad illuminare.
…
Vi auguro un Shabbàt pieno di luce e una settimana colma di successo, materiale e spirituale.
Shabbàt Shalom,
Rav Shalom Hazan
Questa sera, mercoledì 24 giugno alle 20,45, storie e lezioni di vita dal Rebbe di Lubavitch.
26 giugno venerdì sera: 20,00
27 giugno shabbàt mattina: 9,30
27 giugno shabbàt sera: 19,30 minchà, pasto festivo e ‘arvìt
Il Kiddush è offerto dalla famiglia Moscati in onore del compleanno della figlia. Hazzak e Mazal Tov!
La Seu’dà Shelishìt all’uscita dello Shabbat è offerta dalla famiglia Calò per festeggiare le nozze della figlia Valentina con Alberto Zarfati. Hazzak e Mazal Tov!
Per offrire i prossimi Kiddush contatta Rav Shalom. Grazie!
Il lunedì 29 giugno alle ore 20, lezione di Tanya e Talmud per uomini.
La lezione del mercoledì 1° luglio è rimandata.
Per mandare una lettera con richiesta di Berachà che sarà letta presso la tomba del Rebbe, clicca qui.
Informazioni sul Rebbe
La Fatica delle Nostre Mani
La gente pensa che siccome D-o non è materiale, sicuramente si trova nel Cielo. Ma i cieli – e tutto ciò che è spirituale – sono creati da D-o, come la terra. Meno dissonante, più armonioso, più lucido – ciò nonostante si tratta sempre di sfere limitate.
D-o non si fa trovare data la capacità del luogo, ma per il Suo desiderio di trovarsi in quel posto. Il Suo desiderio è di farsi trovare nella fatica delle nostre mani per riparare il Suo mondo.
Nei Cieli c’è la luce di D-o. Nella fatica delle nostre mani si esprime Egli stesso, la fonte della luce.
– Il Rebbe di Lubavitch (adattato da rav Tzvi Freeman)
Tag: rebbe di lubavitch
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